Uno di questi giorni, mentre giravo per Bologna alla ricerca di quell’impalpabile necessità chiamata “ispirazione”, mi sono imbattuta in un pensiero rivelatore.
Si è presentato alla mia mente con lentezza, ha preso i suoi tempi attendendo che fossi pronta a considerarlo senza che il mio animo ferito lo cacciasse con sdegno.
Sono occorse una grande dose di leggerezza (articolo da sempre raro, da queste parti), una ingente quantità di buon cibo, qualche ora in piscina e due fattori ancor più importanti: la cupa bellezza di Bologna – che mi soggioga, mi fa contrarre e espandere il mio cuore a ogni dettaglio, vicolo, colore, sentore, vista, ricordo – e il rendersi conto di avere una seconda famiglia, una scelta, che mi accompagnerà per sempre e che, se mi ha sopportata per tutti questi anni, continuerà a farlo ancora a lungo.
Con alcune di queste persone ho fatto viaggi di centinaia di chilometri cantando a squarciagola, con un’altra sono stata abbandonata per errore nel mezzo di una campagna nel Belgio, con altre ho girato città e paesi, con tutte ho mangiato l’inverosimile, con altrettante ho bevuto un tantino (vogliamo ricordare Roma, per dire), alcune sanno che considero casa loro un rifugio di tranquillità e benessere e, nonostante le distanze e l’essere dispersi ai quattro angoli d’Italia, quando ci troviamo la sensazione è quella di non essersi mai lasciati.
Stare con loro è l’unico momento in cui abbasso le difese e so che non ho assolutamente nulla da temere. Ripeto: l’unico.
Quindi, tornando al principio, qual era questo pensiero tanto importante, che ogni giorno sto affinando e comprendendo?
Eccolo.
Tutto ciò di cui ho bisogno è già qui.
È già con me, è attorno a me, è alla portata delle mie mani, occhi, voce, braccia.
Ho passato anni a correre dietro un ideale perfetto e immutabile, a cercare un posto in cui sentirmi azzeccata, a incolparmi di ogni minimo errore, a impormi di essere egoista e finire col comportarmi in modo diametralmente opposto.
E così, quando riflettevo su quale buon proposito potessi formulare per il 2013, ho deciso di accantonare i “Andrò in palestra”, “Mangerò meglio”, “Berrò di meno” e “Sarò meno pessimista”, che ormai sono logori, con un intento ben più concreto: protendermi verso ciò che già mi circonda e Imparare.
Basta con le domande sulla natura umana, col cercare di carpire i caratteri e i significati dei comportamenti: ciò che desidero è avvolgermi nella bellezza.
Apprendere ogni giorno una cosa nuova, sperimentare, approfittare delle novità, non dire mai di no, e nell’eventualità di confrontarsi con l’ignoto buttarsi.
Sono le esperienze che hanno salvato un 2012 tendenzialmente tragico; sono stati i viaggi e i libri, i ristoranti e i film, le mostre e i festival, la musica e i telefilm, gli impegni di lavoro e le opportunità giunte tramite i blog, gli amici sapienti e divertenti.
Sono un dato di fatto, sono un punto di partenza.
Voglio essere vorace, e non fermarmi mai.
Voglio perdere il meno tempo possibile, e voglio che ogni piccola cosa sia fatta per il mio bene.
Voglio essere curiosa e ispirata.
Ho tutto ciò che posso desiderare alla mia portata e non sarò mai sola: ho una seconda famiglia pronta a sorreggermi in ogni momento.
E probabilmente non mi basterà a diventare più saggia, ma di certo mi avvicinerà al concetto di sicurezza.
Buon 2013 a tutti.







