I 10 Artisti Musicali del 2011 (classifica opinabile di un’Altezzosa)

Mi ero promessa che il 2011 sarebbe dovuto essere un anno musicale, di concerti e scoperte, di album di chi invaghirsi e canzoni da venerare.

Posso finalmente dire di aver tenuto fede al mio proposito, e scusate se è poco: ho collezionato i biglietti di concerti ed eventi musicali, riempito e svuotato l’iPod di nuovi suoni.

Il difficile è stato scegliere i 10 artisti del mio 2011, coloro che ho ascoltato la prima volta e altri che hanno proposto nuovi album, ma lo ritengo un utile esercizio.

Rullo di tamburi…

1) Lykke Li
Eccola.
Lei è tutta la mia rinascita e la mia estate, la mia ricostruzione e la mia compagna per strade dissestate. Ha una voce delicata e lontana da gorghetti blues sempre più fastidiosi.
È semplice, incantevole, strepitosa.
I Follow Rivers, Little Bit, Let It Fall, ed è stato il flash mentale.

2) Florence and the Machine
Quando ho scoperto che il loro prossimo tour non avrebbe toccato l’Italia un’imprecazione è sgorgata spontaneamente. Tutto ciò è crudele.
Io voglio ascoltare dal vivo Remain Nameless, Seven Devils e Strangeness and Charm, le mie tre preferite dell’ultimo album, Ceremonials.
Florence, così mi costringi a venirti a trovare all’estero.

3) Within Temptation
Un po’ di sano metal ci vuole, no?
Quanto mi è piaciuto questo lavoro dei WT, ma quanto?! Belli (anzi, bella Sharon) e bravi, avete riempito un vuoto nel panorama musicale del genere (lo sapevate che sta per uscire un’altra aberrazione dei Nightwish post-Tarja? Eh già!).
Murder e Faster tra le mie preferite.

4) I Cani
Il cd dell’energia, ottimo per i risvegli, perfetto per il moderno flaneur che passeggia con cuffie ben piantate nelle (o sulle) orecchie. Il colpo al primo ascolto, l’impossibilità di rimanere fermi, l’essere travolti.
Un album da ascoltare a ruota libera.

5) Anna Calvi
Come ho già avuto modo di scrivere, lei è suadente.  Tutto in lei è fuoco e miele.
Love won’t be leaving è stata la canzone perfetta per lasciarsi trascinare e perdersi nella sua musica, mentre Blackout è l’esplosione.
Se ascoltate i suoi pezzi a occhi chiusi immaginate un ambiente fumoso e cupo, un vecchio locale americano con poche luci a faretto e rosso, rosso ovunque.
Fascino su note.

6) & 7) Dente e Brunori SAS
Li metto insieme, ebbene sì, perchè ritengo che siano due bei esempi di musica italiana di cantautori, ma forse negli ultimi anni si erano un po’ smarriti. Ascoltare i loro testi significa salire sulle montagne russe: seguire i loro tracciati arzigogolati e le loro trovate originali è un piacere.

Tante sfumature, molte sfaccettature, storie strazianti, racconti semplici.

8) Explosions in the sky
Dirò solo un titolo: Take Care, Take Care, Take Care.

Ricordi, tremori e sensazioni che scavano lo stomaco.
Non c’è scampo, ma solo molta meraviglia.

9) Verdena
WOW!
Chi se l’aspettava un doppio album (italiano) così carico e potente, delirante nelle parole e furioso nei ritmi, coinvolgente e contemporaneamente estraniante?
Una su tutte? Sarò ovvia, ma Loniterp (da qualcuno definita in modo perfetto “la Valvonauta del 2011″)

10) The Vaccines
Pretty girl, Wreckin’ Bar, rah rah rah rah, here you are…
Se cercate la musica per svegliarvi di buonumore l’avete trovata sicuramente: probabilmente vi ritroverete a saltellare per casa usando il phon come microfono, ma è il rischio del mestiere.
Canzoni brevi, album tutto sommato breve, ma potentissimo.
IMHO, eh.

Restano fuori dalla classifica due grandi uscite: i Coldplay e i Subsonica. Sì, alcune canzoni sono memorabili (Diluvio dei Subsonica uber alles), ma in generale non mi hanno colpita, impressionata. Forse sono troppo invaghita di alcuni loro precedenti lavori.

Eleggo anche la soundtrack dell’anno: per la sottoscritta, si tratta di quella del film “Drive”, altrimenti detta “Grazie a qualche divinità abbiamo avuto la possibilità di riscoprire queste chicche musicali” (avete mai ascoltato Nightcall di Kavinsky?).

Considerando che credo che quello sia stato anche il mio film preferito dell’anno, si può dire che sia stato un successo.

Cosa posso essermi dimenticata?
Cosa ho saltato?
Cosa ignoro?

Fatemelo sapere, nel caso.
Per il 2012 c’è posto, c’è posto!

Pubblicato in: on dicembre 22, 2011 at 5:30 pm  Commenti (1)  
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Ottobre 2011. Vivace.

In Ottobre hai la fortuna di prendere ben quattro aerei e di andare e tornare da due capitali europee.
In una di queste invecchi di un anno, e dallo scoccar della mezzanotte è stato tutto un messaggio e un augurio dall’Italia, ma tanto tu sei già là, a Parigi.
Il compleanno è un giorno da debellare, un giorno da riempire e impegnare il più possibile per non pensare. Missione assolutamente compiuta, si direbbe (e si è scritto).

Poi c’è stata la scoperta, Berlino.
Divorata in pochi giorni con occhi spalancati.
Si è persino assistito a un miracolo: far tornare la sottoscritta in bicicletta. Eh già.
Si tornerà presto. Please.

Lucca Comics.
Rimini, per addii al celibato in salsa horror e molte risate.

In Ottobre si va a concerti scoprendo che con alcune persone è meglio, che la situazione richiede empatia, una particolare predisposizione.
Anna Calvi. Così Suadente.
Gli Hurts.

Si sta bene in questo mese.
Da molteplici punti di vista.
Si ricomincia a ingrassare come se non ci fosse un domani.
I giorni corrono e sono pieni. Intensi.

E, soprattutto, Ottobre è il mese della scrittura.
Cos’è scattato, così prepotentemente, in questa testa?
Nasce The Royal Taster.
Le parole scivolano, scorrono, sorridono, danno assuefazione, accompagnano.

Cos’è sopraggiunto, a Ottobre, in questa testa?

Pubblicato in: on novembre 30, 2011 at 9:13 pm  Commenti (2)  
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Sorpresa (Settembre 2011)

Sorpresa

[sor-pré-sa] s.f.

1 Ciò che si verifica o si attua all’improvviso, in modo inatteso

 

Finalmente arriva un mese così intenso che per ricordare tutto ciò che è successo devi scorrere i social network a ritroso, ed è come se per ogni evento o novità guadagnassi le stelline di Super Mario: più ne hai, più vite ed energie possiedi. Tra le mani sento di averne in abbondanza. Vedi come brillano?

Mese di inizi, Settembre.
Mese in cui ti poni di fronte agli avvenimenti talvolta con raziocinio mai visto, altre con sfrontatezza, altre ancora lanciandoti, e non sai ben prevedere in che modo reagirai a ogni situazione.

Ci sono state delle sorprese.
Innanzitutto non sapevi che il filetto di tonno con le nocciole potesse essere così buono, ma l’hai scoperto a tuo vantaggio.
Che esiste un mondo. Un altro mondo. Lo osservi attentamente, cercando di abituartene, e intanto ne sperimenti gli innegabili benefici.
Non ti rendevi conto che è giusto essere circospetti. Eccome.
Che talvolta aspettare a lungo il soccorso stradale ha il suo perché.
Non sapevi che il silenzio di questa casa bolognese potesse essere tanto meraviglioso.

Poi arriva ciò che sai, ma non dai mai per scontato.
Le grigliate al lago con gli amici sono sempre immancabili, soprattutto se loro sanno preparare le braci.
Sai che puoi ancora ballare fino alle 5 di mattina.
E non c’è niente da fare: conosci sempre il miglior ristorante in cui portare gli amici e meravigliarli. Quei tocchetti di tagliata immersi nell’olio se li ricorderanno a lungo.
Sapevi che i Mogwai saranno incantarti, tra Autorock e Friend of the Night, ma anche che il pubblico del Magnolia Parade andrebbe percosso con una mazza ferrata per quanto poco è disciplinato e rispettoso.

Sapevi che ci saranno sempre troppi caffè giornalieri, nonostante i buoni propositi. Ci sarà tanto sushi e tante persone pronte ad accorrere per gustarlo.
Ci saranno canzoni che al primo ascolto ti trapassano il costato come una lancia, e che ti senti costretta a segnalare.
Che spesso darai al karma la colpa delle tue sviste e assurdità, e non alla tua testa tra le nuvole causa troppo multitasking.
Sapevi che adori scrivere, anche se non sei sicura del risultato.

Poi si vincono premi all’Instameet, si fa sbagliare fermata della metropolitana alle persone, si gustano caffè americani e cheesecake da California Bakery, brontosauri al Seven, crepe sui Navigli, fiorentine al BBQ, cocktail allo zenzero presso Lacerba, lardo di Colonnata e minestroni a casa di amici, popcorn al cinema.

Lo vedi quanto brillano, queste stelline tra le mie mani?
Super Mario sarebbe orgoglioso di me.

Pubblicato in: on ottobre 31, 2011 at 2:58 pm  Lascia un commento  
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Ricetta per.

Voi sapete che non so cucinare, vero?
Questo non mi impedisce di condividere con voi la ricetta del compleanno perfetto.

Prendi un aereo e vai a Parigi.
Vai in quella città che ti fa sentire a casa, ospitata da una persona che più volte e tante ancora ti ha ascoltata, supportata, aiutata.

Svegliati stiracchiati stropiccia sprimaccia.

Metropolitana, è ora di pranzo! Prima scendi a Bourse, e le prime parole che senti sono quelle di un ragazzo italiano. Oh, bene.
Pranza da Chez Miki, ristorante giapponese gestito da giapponesi e frequentato da giapponesi, che ti senti uno straniero non appena entri. Quattro anni che volevi andarci, e finalmente è aperto!
Pranza con le bacchette, the verde e cibi leggeri e deliziosi serviti nei box laccati.

Frappuccino, frappuccino da Starbucks, con i conseguenti dieci minuti per far capire precisamente come lo vuoi.
All’ombra si sta bene, seduti ai tavolini vicino a rue di Rivoli.

Salto ai giardini Les Tuileries dove, tra la terra bianca polverosa, si accalca tutto il mondo della moda, che esce da Viktor&Rolf. Riconosci stilisti e editor, giornalisti e pr, nonchè le divine modelle.

Conosci persone e personaggi, e vai a berci una Leffe da mezzo litro alle 15.30. Male non fa, con questo caldo.
Si chiacchiera, o si cerca di. Senti parlare di progetti e ottimismo da una venticinquenne canadese che realizza accessori e abiti con penne e piume, e un po’ di senti contagiata dal suo entusiasmo e dai suoi occhi azzurri.

Giro da Colette, perdersi nel vintage di Kiliwatch.

Attraversa la Senna, così dice la mia ricetta.
Raggiungi Pierre Hermé in rue Bonaparte, fai la fila ed esci con una scatolina di macaron da mangiare subito, sulle panchine della piazza vicina. Oh, così deliziosi!

E’ quasi tardi, vai alla sfilata di Jean Paul Gaultier.
Per qualche strano motivo alcuni blogger chiedono di fotografare come sei vestita, che forse la combinazione verde/nero è fashion ed è piaciuta.
Flash, grida, calca, affascinante.

Pian piano allontanati e dirigiti da Chartier, uno dei tuoi ristoranti preferiti.
Ordina tutto l’ordinabile ai camerieri sbrigativi ed efficienti, cibi francesi, menù non facile per gli italiani seduti a fianco che brontolano. Perditi nel guardare le vetrate, gli alti soffitti, i misteriosi cassettini di cui conosci il segreto.

Si sta bene, a Parigi.

Ultima tappa: scendi a Trocadero, e vai alla tour Eiffel.
Notte profonda, è bella, è unica, e lì vicino tante coppie ballano lentamente, chi con maschere sul viso chi con sorrisi.

I piedi saranno ormai stanchi, no?
Lentamente passeggia per quei giardini.
Lentamente torna a casa.

E’ scoccata un’altra mezzanotte.
Il tuo bel compleanno è terminato.

Pubblicato in: on ottobre 18, 2011 at 5:36 pm  Lascia un commento  
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Gualtiero Marchesi incontra il McDonald: non potevo resistere

Quarantacinque minuti fa entravo nel McDonald di Corso Vercelli (Milano), mi destreggiavo tra bambini urlanti, madri che avrei volentieri preso a badilate e gente molto rilassata e facevo check-in su Foursquare scrivendo “Gualtiero Marchesi son qui per te“.

Dopo aver ricevuto alcuni tweet, certi DM e diversi commenti che chiedevano un parere, ho deciso di scriverlo immediatamente qui.
Ebbene sì, il menù limited edition creato dal Maestro è giunto nei fast food.

Ho ordinato il menù col panino Vivace, mentre non mi sono arrischiata nell’ordinare il dolce Minuetto per due motivi:

1) Non impazzisco per i dolci;

2) un “tiramisù al panettone” mangiato in pausa pranzo con un intero pomeriggio di lavoro a seguire non mi sembrava ‘sta grande idea.

Quindi veniamo al panino.

“Un velo di maionese alla senape, spinaci spadellati, cipolla dolce e carne bovina. Tutto arricchito da un croccante strato di bacon e racchiuso in caldo pane ai semi di girasole“. Riprendo pari pari la descrizione ufficiale perchè temo di scordarmi qualcosa: è effettivamente un panino ricco di dettagli, e al primo assaggio devo dire che, tutto sommato, mi è piaciuto.

Ho apprezzato soprattutto gli spinaci (che si sente che sono cotti in padella), i semi di girasole e la carne (chi, come me, ha un master in “McDonald” noterà il sapore più autentico dell’hamburger).

Veniamo ai problemi: non si può controllare ogni McDonald, quindi capita che chi compone il panino sbagli qualcosa.
Nel mio caso più che un velo di maionese alla senape ho trovato una mestolata, e la croccante pancetta era ridotta a una sottile striscia dispersa chissà dove.

Lo rimangerei?
Sì, ma direi attentamente di mettere poca maionese, lo richiederei esplicitamente.

Soddisfatta?
Direi di sì, ma avrei preferito anche una versione “Marchesi” delle patatine fritte. Si sente la mancanza di un contorno.

E il tiramisù?
Non so se riuscirò ad affrontarlo.
E poi: parliamo di panettone a Ottobre? Di già?

Nel complesso l’operazione mi piace.

Aspetto di sentire le vostre opinioni!

Pubblicato in: on ottobre 7, 2011 at 11:56 am  Commenti (6)  
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Premio ai “Blogger che furono”

Io, alla BlogFest, non ci sono mai stata.
Ho sempre avuto altri impegni in quei giorni, come laurearmi o passare serate in compagnia di cotolette alla bolognese e amici per un’occasione che si ripete ogni anno da 27 anni (dicasi: compleanno).

Seguo virtualmente, leggo qualche recensione, guardo i premi, sfoglio le foto.

Quest’anno vorrei conferire il mio personalissimo premio a una categoria che ho appena inventato, con tutta la sua assente ufficialità: “Blogger nati ai tempi in cui manco si sapeva cosa fosse un blog e che avrebbero potuto dare tanto alla rete italiana“.
D’accordo, il nome è lunghino e complesso, ma stasera pecco di sintesi.

Ho una rosa di nomi, io, che mi sono approcciata al mondo “blog” nel lontano 2002, e che custodisco il ricordo di diverse personalità ormai scivolate via dalla memoria di molti (ma spero non di tutti).

Per me la vincitrice di tale premio è colei che, se scrivesse ancora, avrebbe pubblicato libri, possederebbe un dominio tutto suo, e non so quanti follower guadagnerebbe su Twitter.
Colei i cui post erano per me un appuntamento giornaliero immancabile, motivo per cui ho imparato il concetto di “feed”.
Colei che mi faceva piangere dal ridere davanti a uno schermo.
Colei che, tra i primissimi, pubblicava le proprie ricette online, parlava di libri letti, di musica, dei suoi interessi, con parole accorte e fresche.
Colei che improvvisamente sparì dalla rete (a causa di un fidanzato con scarso senso dell’ironia, si disse).

Si tratta di… Kikiblog.

Oh, chi la conosce potrebbe:
a) esclamare “Ma sì, ma certo!”;
b) storcere il naso;
c) dire “Ma per piacere!”.
d) provare una sensazione nostalgica, effetto Amarcord.

Ecco, io non so bene dove sia, cosa faccia, se stia bene, se si sia messa a scrivere per professione (avrebbe dovuto), se fosse un fenomeno circoscritto, se ne sento la mancanza solo io, ma era indubbiamente un personaggio divertente, in un periodo in cui non ci si esponeva di persona e il nickname era ancora tutto.
A me piaceva tanto.

Quindi vorrei assegnarle questo mio premio, ecco.
La pagina bianca del suo blog rimane a imperitura memoria di un presidio ilare, ironico, un po’ alla Kinsella, buffo, di quando leggere i blog era aprire la pagina di un libro e immergersi dentro, con tutte le sue trame e protagonisti quasi irreali.

Se avete anche voi dei “blogger che furono” del cuore, fatemi sapere.
Magari li leggevo a mia volta.

p.s. lo so, forse avrei potuto attribuire questa mia scelta a un blogger più “aulico”, ma che ci volete fare. Al tempo avevo 17, 18 anni, per me leggere era divorare e non averne mai abbastanza (ed è ancora così), e ricordo alcuni post, alcune immagini, alcune caratteristiche di quel blog con molta tenerezza.

Pubblicato in: on ottobre 4, 2011 at 5:51 pm  Lascia un commento  
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Decompressione (Agosto 2011)

È l’ultimo giorno di Settembre, quindi l’ultimo momento disponibile per parlarvi di Agosto.

Sono seduta al Panino Giusto dell’aeroporto Linate, in attesa per partire per Parigi, e qualcosa mi dice che sia il posto più adatto per parlare di un mese che ha visto la nascita di una nuova personale consapevolezza tra aeroporti, parole sconosciute, sveglie all’alba, mangiate colossali, ore su un pulmino su strade accidentate.

A inizio Agosto ho pianto le mie ultime lacrime di angoscia.
Ho raccolto tutto il mio coraggio e ho fatto ciò che andava fatto, sbattendo per l’ultima volta contro a un muro.

A inizio Agosto – qualche giorno dopo, ecco, ma era sempre l’inizio – ho pianto le mie prime lacrime di sollievo, una sensazione fremente partita dai piedi che mi ha scossa, e solo per aver compiuto pochi passi fisici!

In Agosto sono andata molto in piscina, prediligendo vasche totalmente in apnea, scivolando sul fondo, dove non senti niente se non qualcosa ovattato.

Poi si mandano email, si ride davanti a un computer, si esce con le fidate e adorate persone che sempre ci sono e ci saranno – senza dubbio!

È stata la fase di decompressione.
I muscoli si sciolgono, la mente si alleggerisce, e ciò che era costretto tra le catene si fa lieve.

E si parte.
Si prepara la valigia, si va in aeroporto, si passano ore in luoghi chiusi che sanno di aria condizionata.
Si incontrano persone nuove, persone diverse, si sperimenta e osserva, si assaggiano cibi e gustano bevande (ok, diciamo la verità: solo birre).

Non se ne ha mai abbastanza, di tutte queste cose, che ti strapazzano e ti fanno crollare nel sonno alla fine di ogni giornata. E se appunto il giorno dopo è programmata una sveglia così cattiva che solitamente ci si intristirebbe, stavolta non importa, anzi!

Bucarest, Sibiu, Brasov.
Non disfare mai quella valigia.
Aerei ad andare e tornare.

Poi Praga, in un hotel delizioso, ristoranti straordinari, luoghi letteralmente d’incanto, un Nazgul di notte, risate e, all’improvviso, la sensazione di avercela fatta a oltrepassare quanto basta quel dolore.

Ricaricarsi, rigenerarsi prima di ripartire.
Stiracchiarsi sornioni.

Adorare l’assenza di ansia e librarsi tra ciò che più piace.

Io in Agosto sono tornata a vivere.

Pubblicato in: on settembre 30, 2011 at 6:06 pm  Lascia un commento  
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Viaggio in Romania/part. 2 Cucina e affini

Dopo “Perchè proprio la Romania?” la seconda domanda che mi è stata
rivolta con maggiore frequenza dopo il viaggio è stata “Cos’hai
mangiato in Romania?”.
Chissà come mai.
Vuoi forse che sia perchè ovunque vado semino morte e distruzione
sulle tavole, terrore nelle dispense e rendo i frigoriferi deserti?
Oh, può essere!

Partiamo da un presupposto: io me magno anche i sassi. Se avvolti nel
lardo di Colonnata, anche meglio.
Quindi, se dico che la cucina rumena non è esattamente leggera,
dev’essere proprio così.

In tre parole, ecco il mio riassunto: carne, aglio, birra.
Sono i tre elementi che si presentano con maggiore frequenza nei
piatti tradizionali, accompagnati da ottima frutta e verdura,
incredibilmente gustosa.
In effetti un altro piatto tipico che si trova davvero ovunque è la
zuppa, che può essere di verdura, carne, con una sorta di panna acida
e in molte altre varianti, ma torniamo ai nostri tre elementi
principali.

Carne.
Di ogni tipo, selvaggina compresa, e cotta nei modi più disparati. Il
gulash si trova molto spesso.
La prima sera, durante la cena a Bucarest, mi sono trovata nel piatto
un’enorme cotoletta accompagnata da riso e verdure. Pensavo fosse
pesantina, ma era perchè non sapevo cosa mi sarebbe toccato il giorno
dopo.
Lo chiamerò “l’involtino di Marte”, perchè ha il suo stesso peso
specifico: carne macinata mescolata a un trito di verdure sottolio, il
tutto impanato e fritto. Dicono sia una specialità, vuoi lasciarla lì?
Non sia mai!

Tanto aglio.
Non fatemi la battuta “Ah, allontana i vampiri della Transilvania”
perchè, come vi ho già spiegato, di essere zannuti non ce n’è manco
l’ombra.
Vorrei citare una crema di melanzane e aglio condita con un filo
d’olio: sarebbe stato un antipasto da spalmare sui crostini, ma io me
lo sono finemente mangiato a cucchiaiate.
Se è vero che l’aglio fa bene, sono immortale.

Birra.
Ursus, Silva e Ciuc sono le tre marche locali più diffuse, e
sinceramente tutte e tre di mio gusto.
Il costo della birra è davvero basso: al ristorante o nei locali costa
1 euro e 20 per mezzo litro.
Che ve lo dico a fare? Ho sperimentato assai.

Una delle cose che invece non m’aspettavo proprio?
I bretzen. In Romania si mangiano bretzen come se non ci fosse un domani.
Si comprano soprattutto dalle mini panetterie le cui piccole finestre
quadrate s’affacciano sulle strade, e li vendono legati a degli
spaghi. Io già li adoravo, quindi ho fatto overdose.
In generale però i prodotti da forno rumeni sono degni di nota -
quindi non si capisce perchè nei ristoranti servono pane in cassetta:
avendo assaggiato deliziosi panini al formaggio, bocconcini col
pomodoro, pagnottelle dolci, era proprio un peccato.

Caffè.
C’è una spaventosa diffusione di ottimo caffè Illy, con bar che
servono eccellenti espressi. No, per dire, se non potete vivere senza
ora potete stare tranquilli.

Bene, gli elementi principali li avete.
Ora andate, e mangiate.

Pubblicato in: on settembre 7, 2011 at 6:48 pm  Lascia un commento  
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Viaggiare in Romania / Part. 1

Filarmonica nazionale (Bucarest)

Alla domanda “Perchè vai in vacanza in Romania?” ho sempre risposto con un “Perché non ci sono mai stata”, ma mentre ero in viaggio la reale motivazione si è dipanata.

Avevo bisogno di staccare totalmente.
Avevo bisogno di passare del tempo senza avere aspettative, senza pensare a cosa avrei dovuto vedere, trovare, fare, giorni in cui lasciarsi trasportare dalla corrente.

Ecco perché quando mi hanno fatto questa proposta ho accettato.

Il massimo della preparazione pre-partenza è stata leggere la pagina su Wikipedia, conoscere la storia del paese, dare una veloce occhiata ai cibi locali, scorrere sommariamente il programma e, ovviamente, fare la valigia.

Non avevo idea di cosa avrei trovato: son troppo piccola per ricordare la rivoluzione del 1989, sebbene al tempo le immagini siano state trasmesse in tv e ora si possano ritrovare su YouTube.
Tabula rasa, insomma.

Ogni mattina sono salita su quel pulmino e ho macinato centinaia di chilometri per strade sconnesse in stile “montagna russa” e semplicemente ho lasciato che i posti, le cose, le città mi sorprendessero di volta in volta, il che è stato terapeutico, ha avuto un ottimo effetto “decompressione”.

Ora la domanda è: “Com’è la Romania?”.
- Ho tentato di imprimere nella mia mente una formula esatta per descrivere i paesaggi e le città, e ciò che più gli si avvicina è: “Le campagne sembrano quelle dell’Olanda, vaste e piane, ma la profondità del cielo mi ha ricordato l’America. E le colline? Come quelle di Bologna, però ricoperte da boschi secolari. Bucarest? Un buon tocco di Oaxaca mescolato a Parigi, Madrid e alla riviera romagnola, con distese di tavolini fuori da ogni locale ma la totale decadenza dei palazzi dal secondo piano in su, come nella città messicana”.
Insomma, avete capito, no?
Ah! Se potessi, tornerei subito a Brasov.

- In Romania non hanno mezza idea di cosa sia il marketing applicato al turismo, credo. 
Voglio dire: il turismo in Romania non è incentivato e non è sfruttato. Prendiamo un esempio: Dracula, i vampiri. Storia infondata, e va bene, ma leggenda che non morirà così facilmente (e non in senso letterale)? Certo. Non credo sia saggio continuare a ripetere che “Noi con i vampiri e Dracula non centriamo nulla”. … ma come? Alimentate il fascino del racconto, se non altro! E invece no, i rumeni ci tengono proprio ad abbassare i toni. E così si finisce al castello di Bran e pare di essere a Mirabilandia, perché tutti sanno che non è il vero castello di Dracula, le guide lo ripetono fino all’esasperazione, e tutto il baraccone costruito attorno è degno dei migliori parchi giochi (ma senza souvenir in tema. Manco un paletto di frassino, manco un mantello bicolor. Cioè, voglio dire).
A pelle credo sarebbe necessario uno sviluppo delle possibilità turistiche rumene.

- Alcune briciole e alcuni tips.
La vita (e la birra, of course) costa pochissimo, per noi euro-muniti. Non pensate però di fare acquisti vantaggiosi: i prezzi di abbigliamento, tecnologia, ecc. sono equiparabili a quelli italiani. Quindi… .
Le autostrade sono due. O tre. Il resto della rete stradale è composto da statali non ben asfaltate su cui sobbalzare in continuazione. La gioia, dato che guidano come dei folli.
La cucina meriterà una dissertazione a parte, ma per ora dirò che non è tra le più leggere al mondo e che, sì, abbonda di aglio. Frutta e verdura sono sorprendenti: sono tanto più gustose, fresche, hanno un sapore genuino, sono lontane anni luce dai prodotti che talvolta si trovano in Italia, dal vago retrogusto di plastica.
Un consiglio: non capitate mai in una chiesa ortodossa il giorno in cui si festeggia il patrono.
In Romania è impossibile viaggiare con i mezzi pubblici: se avete intenzione di visitarla le opzioni sono affittare un’auto/pullman o aggregarsi a viaggi organizzati.
Gli hotel? Ottimi, a parte quello di Sighisoara. Sarà stata la vicinanza con la casa natale di Vlad Dracul, ma ammetto che il bagno arancione/rosso mi ha vagamente inquietata.
La mia colonna sonora? Lykke Li, Kate Bush e David Bowie, cosa voler di più?
Volete andare in vacanza in un posto in cui sarete certi di non incontrare frotte di turisti e decine di italiani? La Romania fa per voi.
Sibiu è deliziosa, sia di notte sia di giorno, ma Brasov… Brasov! Ah, splendida!
In Romania la connessione wi-fi free è ovunque, dai paesini più sperduti a ogni singolo ristorante: è notevole, è impressionante.
Infine, ci sono statue della lupa capitolina ovunque. A pensarci, da dove verrà mai il nome “Romania”? Abbiamo qualche idea.

Sibiu

In poche parole: la Romania è il paese perfetto per evadere, sospendere le congetture e lasciarsi meravigliare da una bellezza grezza, da persone gentilissime, da una cultura che nella maggior parte dei casi sa tanto di Medioevo, un intenso Medioevo che connota un paese uscito da appena un ventennio da un feroce regime comunista.
In ancora meno parole, anzi, in una? Sorprendente.

Pubblicato in: on agosto 29, 2011 at 5:42 pm  Lascia un commento  
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Faster (Luglio 2011)

Devo ancora parlarti di Luglio, S., e probabilmente il momento è giunto.

Ti ho parlato di uno schiaffo che, a inizio mese, mi ha schiantata a terra. Bam, sul terreno, un’altra volta.
Eppure sai cosa capita quando la superficie su cui posi i piedi è fatta di vetro percorso da crepe? A un certo punto si spacca, e così è stato: sono passata attraverso al dolore, sono andata oltre l’angoscia, sono in scesa così giù da giungere al mio inferno personale, come se avessi percorso tutti i gironi.
Tu sai cosa mi anima, e quindi capirai che dire “inferno” non è negativo, anzi: lo schiaffo ha risvegliato una parte assopita, quieta, quella più contraddittoria. Oh, quanto incarno bene le contraddizioni, io.

Sarà stata la musica ad aiutarmi? La situazione, il momento, lo sguardo glaciale?
Sta di fatto che precipitando mi sono elevata. S., tu mi capisci.
I fili di nylon che stringevano il mio cuore l’hanno infine trapassato e diviso in pezzi macilenti. Everytime you close your eyes, lies, lies.

Per questo mi sono alzata e all’inizio ho faticato a stare in piedi, è certo. Poi piano ho iniziato a incespicare, barcollando ho mosso dei passi, ho voltato le spalle e.

E ho iniziato a camminare, ad allontanarmi, a sfuggire, a mettermi in salvo. I passi si sono fatti più veloci.

E ho iniziato a correre. Correre, correre, correre via, sempre più rapidamente tanto che i pensieri atroci non hanno potuto rimanere aggrappati al mio cervello, correre e lasciare indietro brandelli decomposti. Correre, correre, liberarsi dalla polvere che si era posata sulla mia pelle, correre e saltare gli ostacoli, sorpassare, senza una meta, ma andare avanti, dannazione. Sentirsi senza rimpianti, stare sui propri piedi fieramente, e nemmeno rimorsi. Scoprire di preferire i secondi ai primi, al contrario di.

E non è stato facile: quanti rallentamenti, quanti tracolli! Eppure la corsa mi ha dato assuefazione.
Correre, correre, mettere due enormi punti, prendere decisioni, alleggerirsi, sentire che quella parte risvegliata non ha bisogno di un cuore integro, dettaglio sopravvalutato, ma di poliedricità di pensiero e visioni.

Durante la corsa ho incontrato attestati di stima, viaggi tra montagne – tra polenta e un’aria così frizzante e profumata che ti permette di immaginare non solo quali fiori la compongono ma anche i loro colori – e laghi – tra aoline e ruote bucate, cigni assassini e carlini/botoli, tra cocktail sulla sabbia e sdrai sulla riva -, speck e annunci, regali saluti e regali fotomontaggi, sushi e visite, persone che ricompaiono e una corsa in moto, ventilatori e televisori, una bolognese preziosa in visita a Milano, un’adorabile e inaspettata apparizione direttamente dall’estero e una conseguente caduta a terra – ma questa volta per la gioia -, bloody mary.

S., chi si ferma è perduto.
Luglio non è stato il mio Gennaio, non è stato il punto del nuovo inizio: troppo presto, troppo frastornata, troppo sofferente. C’è voluto ancora tempo per sentirsi davvero alleggeriti.
Ad Agosto, quindi, che ancora non è terminato ma.

Pubblicato in: on agosto 23, 2011 at 6:26 am  Lascia un commento  
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