Soundtrack: Coldplay > The Scientist
Questo blog e la sua autrice sono attualmente sotto shock.
Più la sua autrice, ovviamente, che ieri sera ha infine compreso il senso dei termini ‘esperienza mistica’ presenziando al concerto dei Coldplay a Casalecchio di Reno.
‘E che sarà mai!’, penserà qualcuno.
Sicuramente questo ‘qualcuno’ non è mai stato al concerto del suo gruppo preferito, non ha uno stretto rapporto con la musica e non ha mai fatto pazzie e diventato isterico per assistere a un live (Nightwish a Milano, per esempio) o per comprare un cd di metal sinfonico scandinavo introvabile rischiando di rimanere chiuso in un negozio di Città del Messico.
I Coldplay sono Londra, con la sua vacanza studio e il cd di Parachutes ormai consumato, quando ancora nessuno li conosceva. Scoperti con Trouble e il suo video. E Yellow? E Don’t panic?
Sono la Provenza, il galoppo in Camargue e Spark in un hotel sperduto tra i campi di lavanda.
Sono il sollievo durante lo stage a Windsor e la colonna sonora dei treni da pendolare nella desolata campagna inglese. Sono i tramonti malinconici a tarda sera, sono Clock a tutto volume come ottima consolazione.
Sono un’estate passata tra Francia, Olanda, Belgio e Svizzera, con tante ore di viaggio e A Rush of Blood to the head. Il video di In my place era stata una delusione. God put a smile, invece, una fonte di entusiasmo.
I Coldplay sono stati dentro all’iPod in Grecia, che se un mp3 potesse rovinarsi per il troppo ascolto X&Y non si dovrebbe più sentire. Swallowed in the sea sarà passata centocinquanta volte.
Si inizia a pensare che quei musicisti non esistano davvero.
E che nel scrivere le loro canzoni ti spiino in grande segreto, altrimenti non si spiegherebbe come possano riguardarti e toccarti così personalmente.
Poi li trovi davanti a te.
Tra migliaia di farfalle colorate che cadono dall’alto illuminate dalle luci al neon.
Scherzano col pubblico, ridono, giocano, saltano, e improvvisamente spuntano sulle gradinate del palazzetto, in fondo, tra la folla in delirio.
E non ci puoi proprio credere.
Sono in carne e ossa davvero?
Perdi la voce per cantare ogni singola parola, e a metà sei già tanto stremata che la tua preziosa testina abitata deve sorreggerti.
E un po’ ti spiace che ci sia così tanta, tanta gente, per te che li hai apprezzati all’istante, prima dei grandi successi. Ne sei gelosa.
Quindi l’autrice di questo blog è sotto shock.
Non ci può mica credere.
Però si riprenderà.
Presto.
Proprio domani prenderà un grande spavento che la riporterà sulla terra: il suo compleanno.
Per ora rimarrà nel suo stupore.











