Come fare una zucca di Halloween

Procuratevi una zucca.

Poi prendete tre studenti universitari e un pomeriggio libero.
Stipulate un’assicurazione sulle vostre dita o lasciate lavorare qualcuno che sappia ben maneggiare i coltelli.

1. Lavate la zucca e disegnate con una matita i contorni di occhi e bocca che poi inciderete.

2. Con un coltellaccio tagliate la sommità della zucca, in modo da creare un coperchio.

3. Con un coltello fate un buco circolare sulla sommità della zucca, mantenendo un bordo piuttosto spesso.

4. Svuotate la zucca con cucchiai, mani e coltelli. Deve risultare pulitissima, quindi togliere polpa, semi e sfilacci di ogni sorta. L’interno diventerà liscio.
D’accordo, ora casa vostra sarà invasa da un odoraccio, quindi aprite la finestra.

5. Con un coltello a punta incidete i contorni già disegnati, cercando di passare da parte a parte anche se la zucca è piuttosto dura e spessa.
Nel caso tenete a portata di mano i cerotti di Winnie Pooh.

6. Con un coltello seghettato tagliate i contorni disegnati: dovrete ‘semplicemente’ unire le incisioni già fatte.
A questo punto spingete i pezzi di zucca in modo da lasciare vuoti gli spazi previsti.

7. Continuate così anche per gli occhi.
Prima quello sinistro…

8. … poi quello destro.

9. Pulite bene l’interno e l’esterno della zucca e cercate di non fare salti di gioia e gridolini scomposti (cosa che noi, però, abbiamo fatto presi dall’esaltazione).
Prendete una candelina e posatela sul fondo della zucca.
Accendetela con un accendi-gas.
Mettete il coperchio.

E otterrete una zucca così carina e adorabile che terrete sicuramente fino a Pasqua, che troverete così irresistibile da darle pure un nome.
Signore e signori, ecco a voi Pumpky!

Published in: on ottobre 31, 2008 at 4:08 pm  Commenti (5)  
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Vita da fiction

Videography: Tori Amos > Cornflake Girl

Ho sempre affermato che stare a Pesaro è come entrare in un telefilm.
Si vive nell’assurdo, circondati da personaggi improbabili e situazioni che ti fanno alzare un sopracciglio per la perplessità.
Spesso le persone frequentano locali e luoghi per ritrovare l’atmosfera di un film o telefilm (Sex and the city? Un cupcake da Magnolia, New York) mentre in casi opposti è il luogo stesso a creare le dinamiche della fiction.
C’è una qualche forza che attira qui tutte le stranezze?
O sono io?

Comunque.

Così può accadere che un omino edicolino sul lungomare (‘edicolante’ per i comuni mortali ma, come in ogni telefilm che si rispetti, anche qui si è venuto a creare un linguaggio specifico fatto di neologismi e parole chiave) non solo sa il tuo nome, non solo ti saluta ogni mattina sbracciandosi, non solo conosce i tuoi gusti, non solo riconosce il tuo profumo (vedi William_perry), ma ti invita pure a entrare nel chiosco, accedere all’altra parte della barricata e ti offre un buon caffè.

… paradossale.
Tanta gentilezza e simpatia è rara.
Così tanto che sembra di essere in un telefilm.

Published in: on ottobre 29, 2008 at 10:48 am  Commenti (4)  
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100 ragioni per avere un lanciafiamme

Soundtrack > Gang of Four – Natural’s Not In It

Inauguro oggi questa nuova categoria dopo aver assistito all’ennesimo fatto assurdo che avrebbe richiesto il suddetto lanciafiamme a portata di mano per compiere una meritata strage.

Quante volte vi capita di voler distruggere tutto?

In ufficio, in università, in casa, per strada, o semplicemente leggendo un quotidiano, accendendo la televisione o chiacchierando scatta un impeto di rabbia, come una scossa e una saetta, che vi trapassa da parte a parte, e un lanciafiamme, una katana, uno spadone a due mani, un mazzafrusto o una mitragliatrice sarebbero davvero comodi per calmare l’animo.
Dato che tutto ciò è vagamente illegale, rimane solo una grande sensazione di frustrazione e indignazione.

Inizio quindi questa sequela di post descrivendo l’evento a cui mi riferivo prima.

Vi sembrerà folle, certo.

Alla fermata del bus in quel di Pesaro, città tranquilla rispetto alla mia natia Bologna, vedo una comitiva di ragazzini in bicicletta svoltare l’angolo, e uno di questi cerebrolesi cosa fa?
Si accosta a un suo compagno e lo spinge a terra con una mano.
Lo ribalta in mezzo alla strada con due automobili in arrivo.
E il resto della combriccola ride o scuote la testa guardando il povero malcapitato che, oltretutto, non rivela segni di collera.

Voi non sapete quanto avrei voluto rincorrere un paio di questi soggetti armata del fedele lanciafiamme.
Ero tentatissima di raggiungerli e fare un paio di urli che manco una cantante lirica.
Nel minimo tempo di cinque secondi ho sfogliato mentalmente tutte le possibilità, le eventualità e le probabilità, passando da ‘Ma che razza di genitori hanno questi?’ a ‘Io li manderei tutti in un collegio svizzero, o in miniera!’.
Poi? Beh, le automobili hanno inchiodato e i ragazzetti sono ripartiti come se nulla fosse. Come se fosse tutto… normale.

Che nervi.
A volte rimpiango di non essere l’incredibile Hulk.

Guida allo shopping da combattimento

Soundtrack: Nine Inch Nails > Just Like You Imagined
(colonna sonora di ’300′)

Battaglie campali, scontri feroci, attacchi epici, barricate, duelli, strategie oculate, e la volete sapere una cosa?
Penso che Napoleone in persona si arrenderebbe di fronte a un Sabato pomeriggio da Zara, quando aprono le gabbie delle shopaliche e nessuno ha più scuse per evitare un’innocua visita ai negozi.

Dovete sapere che dentro ogni shopaholica è sito lo spirito di uno spartano di 300: testarda, decisa, non arretrerà mai di fronte ai nemici, andrà dritta verso il suo obiettivo. Magari un po’ più vestita, ecco: dicono che il nude look non sia di moda.

Pensate che sia un fenomeno circoscrivibile a una setta di folli dalla carta di credito facile? Vi faccio un esempio tratto dal passato: pare che Marie Antoinette sia riuscita a dilapidare il patrimonio di un intero stato in scarpette e vestiti. E gioco d’azzardo, scandali ‘della collana’, feste, tempietti ellenici e una fattoria personale nel giardino di Versailles, ma questo non ci riguarda [n.b. da tutti questi particolari si potrebbero evincere due cose: 1) la sottoscritta è appassionatissima delle vicende di Maria Antonietta; 2) la sottoscritta ha visto almeno otto volte tutto Lady Oscar. Di cui è appassionatissima, ovviamente].
Avete visto il film di Sofia Coppola incentrato sull’ultima sovrana francese? Se sì avrete sicuramente presente quella che io chiamo ‘la scena memorabile’: alla regina vengono presentati scarpe, tessuti pregiati, stramberie modaiole come le piume di struzzo, il tutto circondato da macaron, soufflé, tarte au citron e champagne, bien sur.
Se fate ben attenzione individuerete anche un paio di Converse All Star lilla tra le richelieu e le decolleté.

Chiunque può fare shopping, ma la shopaholica si contraddistingue per l’acquisto compulsivo, le palpitazioni di fronte a una maglia dalla taglia e dal colore giusto e una memoria ferrea: se non è riuscita ad accaparrarsi l’oggetto del desiderio continuerà a pensarci per mesi. Anni.
Io sogno ancora una bellissima camicia da notte Oysho vista della collezione Halloween di almeno cinque anni fa, per dire.

La mia ‘esperienza’ in questo (spesso) dannato campo mi spinge a inaugurare così una serie di interventi sul famigerato mondo degli acquisti che, come avrete capito, ha una logica tutta sua.

Come?
Pensavate che lo shopping fosse una cosa carina, magari rilassante?
Beh, anche, ma spesso e volentieri lo shopping è guerra (che poi… ormai mi chiedo cosa non lo sia).
Quindi necessita di un suo manuale, una guida per evitare di inciampare in errori clamorosi e per uscire vincitori, brandendo il sacchetto giusto al momento giusto e nel modo migliore.

Non può essere un caso

Soundtrack > The Ting Tings – Shut up and let me go

I distributori della mia facoltà mi odiano, è cosa certa.
Una volta manca il latte, una volta le palettine, l’altra non c’è lo zucchero.
E quando rimangono incastrate le merendine in quelle maledetti spirali rotanti? Ho assistito alle scene di violenza più atroci verso una macchinetta colpevole di tale crimine.
E’ sempre una scommessa, in fondo: non si sa mai cosa uscirà, o come uscirà. Il perchè sembrerebbe certo: perchè inserisco i soldi. E invece no, potrebbero rubarteli.

Ma che io, in una giornata, provi a prendere il the caldo due volte in due distributori diversi e che due volte mi venga servita una generosa quantità di acqua calda senza alcuna traccia di teina et similia… è un complotto bello e buono ai miei nervi!

Quando si dice ‘tutte a me’…

Starbucks, dove sei?

p.s. pensavo che questo fosse l’evento-assurdo della giornata.
Non avevo ancora incontrato il barbone che si aggira nell’atrio di Pesaro Studi con aria poco raccomandabile e che scruta computer, cellulari e borse con massima attenzione, come se soppesasse il loro valore.
… sono pronta a rincorrerlo in qualsiasi momento brandendo una sedia, sappiatelo.

Published in: on ottobre 15, 2008 at 3:35 pm  Commenti (14)  
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Cari creativi della Sky…

… voi sì che avete capito tutto, e per questo ci avete in pugno.
Le vostre pubblicità sono sempre molto originali e divertenti, ma questa volta vi siete superati.
Siete andati a scavare nel cuore di ogni italiano vissuto durante gli anni Ottanta e avete scovato il suo punto debole. Avete il coltello dalla parte del manico, e pare vi divertiate a punzecchiare e tormentare. Fate bene, è il vostro lavoro, certo, ma siete spietati.
Mi riferisco all’ultima pubblicità di Sky, quella del bambino con l’orsetto.
Questo bimbo se ne va in giro per negozi e vicoli del Bronx a cercare il piccolo orso di peluche perso, sotto la pioggia e al vento, attaccando i suoi volantini disegnati a mano, uno ad uno. Con l’orsetto che fa lo stesso.

Maledetti.
Con la vostra perspicacia avete compreso che mettendo insieme un essere teneroso, un po’ di pioggia, un bambino adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico e una soundtrack dolce con risvolti da grande film epico chiunque, e dico chiunque, inizierà a piangere come un vitello o, nel migliore dei casi, sentirà qualcosa affiorare dal marasma di ricordi.

Cosa?
La mitica pubblicità del gattino della Barilla.
Stessi elementi: un essere teneroso, un diluvio universale, una bambina adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico (leggasi: che i genitori lascino che il povero micio entri in casa) e la mitica musica ‘quella-della-Barilla’, per intenderci.
Aveva funzionato al tempo, volete che non funzioni ora?
Assolutamente no! quindi ecco un’altra storia strappalacrime per noi spettatori dal cuore tenero e dalla lacrima facile.

Tutto ciò è subdolo.
E’ cattivo.
E’ adorabilmente geniale.
E’ perfido.

Creativi della Sky, siete veramente crudeli.
E io che mi ero appena dimenticata di quel gattino.

Published in: on ottobre 9, 2008 at 3:13 pm  Commenti (9)  
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Avvistati!

Un gruppo di frate e suore ballerini della Missionegiovani hanno invaso Pesaro Studi alle ore 10 circa.
Armati di musica ad altissimo volume e microfono hanno colto gli studenti durante il momento topico della pausa-lezioni e si sono esibiti in alcune coreografie di gruppo comprendenti salti, giravolte e movimenti convulsi di braccia.
Presentandosi come missionari di non so chi ne’ perchè, hanno provocato la perplessità, l’ilarità e lo sconcerto dei presenti, e hanno distribuito poster e cartoline in tutta la facoltà.

Un commento?
Io non ci posso credere.
Questa sì che è una strategia di marketing.

Published in: on ottobre 8, 2008 at 9:18 am  Commenti (5)  
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Se questa è una vetrina…

Soundtrack > Portishead – All mine

In via Portanuova c’è un piccolo negozio di scarpe.
Un giorno, mentre andavo da Stregate passeggiando lungo i portici sempre più bui, la mia attenzione è stata catturata da un cumulo di pietre e macerie posate elegantemente sopra un tavolo di vetro: tra la polvere grigia cosa spuntava? Un paio di scarpe dal tacco altissimo, dal colore vivace e dal prezzo che avrebbe presupposto una maggiore considerazione per quelle due poverine.

Ultimamente devono aver capito che compiere tali sacrifici è immorale.
E sono passati dalla parte opposta.
Così:

Non è forse deliziosa, questa presentazione?
Un paio di scarpe in una culla, e tutto ciò che serve per prenderne cura attorno.
Non è convincente?
Non è decisamente originale?
E non è un messaggio che colpisce ogni vera shopaholica?
Tornerò per vedere maggiori sviluppi.

p.s. Si necessita un aggiornamento al post di qualche giorno fa sulle riviste femminili.
Questo mese anche Marie Claire propone la costante lotta contro i chili di troppo e le braccia rilassate: lo fa con un numero diviso in due volumi per un totale di 888 pagine, e allegando un campione del nuovo mascara di Chanel.
Peso? Due chili e due etti.
Serviti in una comoda busta di plastica trasparente che si presta benissimo al sollevamento e trasporto.
Grazie, editori italiani. Grazie.

Published in: on ottobre 2, 2008 at 2:52 pm  Commenti (2)  
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