Amici di FaceBook (?)

Ieri sera un ragazzo ferma la mia testina abitata mentre insieme tergiversavamo al Meridiana di Casalecchio.
Mi sembra di averlo già visto.
So che ha a che fare col gioco di ruolo, certo, ma chi è?
Eppure, quella faccia…

La mia testina ci presenta. Ci stringiamo la mano.
Anche il nome mi è famigliare.
… ma chi è?

Lui e la mia testina abitata chiacchierano, e io tento di ricomporre i pezzi.
Aspetta, aspetta.
Niente.

Poi lui se ne va.
‘Ma chi è?’ chiedo.
E quando sento il suo nome e cognome…
‘Ah! Ecco dove l’ho visto! E’ un mio amico di FaceBook!’.

… l’assurdo diviene assolutamente 2.0.

Published in: on febbraio 28, 2009 at 1:55 pm  Lascia un commento  
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Come fare il frico

L’abbiamo stressata per due anni, la nostra friulana di quartiere e, finalmente, quando meno ce lo aspettavamo, ci ha accontentati: William Perry ci ha preparato il frico.

‘Cos’è?’, direte voi.
Potete semplicemente provare a cucinarlo.
Ecco la ricetta del frico alla William Perry.

Ingredienti:
Patate lesse a cubetti
Formaggio a cubetti
Grana grattuggiato
Olio
Sale

Mettere un filo d’olio in una padella antiaderente.
Attendere qualche istante e versare uno strato di patate lesse tagliate grossolanamente a cubetti.

Aggiungere il formaggio tagliato a cubetti. Non tanto quanto le patate, eh.

Far ben accomodare patate e formaggio nella pentola. Se necessario aggiungete un pizzico di sale.

Completate con una manciata di grana grattuggiato e lasciare abbrustolire per un po’.
Sentirete un ottimo profumo di formaggio fuso…


State sbavando sulla tastiera?
Ok, passiamo alle prossime fasi.

Quando la parte a contatto con la padella sarà ben abbrustolita dovete capovolgere il frico.
Usate una padella più grande, non un coperchio (altrimenti rischierete di spargere frico ovunque. Vero WP?).

Lasciate cuocere anche dall’altro lato.
E il frico sarà pronto!

Non è impossibile, dai.
Comunque, nel caso in cui non abbiate voglia di mettervi ai fornelli, la nostra WP accetta prenotazioni.
Così dice.

Ecco la mitica storia del frico.

(p.s. si ringrazia Diegu che, cimentandosi nella preparazione di un frico, ci ha allietati con urla che manco le torture medievali)

Published in: on febbraio 27, 2009 at 10:45 am  Commenti (6)  
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Il carrello volante

Va bene il maltempo.
Le trombe d’aria che hanno investito Pesaro.
Il vento furioso sul lungomare.

… ma qui davvero stiamo esagerando.
C’è qualcosa che non va.

(n.b. trova l’intruso nella foto)

Published in: on febbraio 26, 2009 at 12:46 pm  Commenti (7)  
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C’è crisi!

Una crisi c’è sempre ogni volta che qualcosa non va’, direbbero i buoni Bluvertigo.
Probabilmente questa è la canzone più rispolverata degli ultimi mesi, dato che, beh, del tema principale si parla in ogni dove.

Anche Bologna si adatta alla difficile realtà, per forza di cose, con strategie d’alto impatto e sicuro richiamo.

Vince la medaglia d’oro l’edicolante all’angolo tra via Indipendenza e via Ugo Bassi, che opta per un messaggio chiaro e una soluzione immediata.

Caro edicolante,
se solo tu fossi ubicato in una zona a me più congeniale non avresti il minimo problema: con tutte le riviste che acquisto ogni mese sto pagando l’istruzione ai figli di altri svariati punti vendita.
Che tu però debba appendere un annuncio simile, tu, che più centrale di così non si può, mi inquieta davvero tanto.

Resisti, edicolante. Resisti.

p.s. per la foto orripilante si ringrazia la non-collaborazione del mio BlackBerry Pearl.

Published in: on febbraio 23, 2009 at 1:21 pm  Commenti (7)  
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Se questa è una vetrina/3

Aspiranti ereditiere!
Voi, che avete portato in auge i cagnolini da borsetta, i furetti, gli ermellini e qualsiasi animale tenero tascabile.
Voi, che possedete un pastore maremmano anche se abitate in 30 mq.
Voi, che avete capito benissimo quando Charlotte di Sex and the City si compra un cagnolino.
Voi, che calcolate nei minimi dettagli non solo il vostro look ma anche quello del vostro cane.

Questo negozio fa per voi.

Già il nome dice tutto: Pets and the City. Cosa vorreste di più?

Unire il vostro telefilm preferito, il vostro cucciolo e l’alta moda francese?
Fatto.

Notate le scatole nere di Chanel che appaiono sull’armadio rosa.
Notate la sagoma fashion della presunta acquirente.
Notate la profusione di ‘roseità’, dettagli e adorabilità.
Notate la sinuosa scala che fa tanto ’boutique parisienne’.

Nel pieno centro di Bologna, vicino alle due Torri, trovate la giusta alternativa ai negozi d’articoli per animali che di solito sono così… così poco chic!

Il cappottino fucsia per il chihuahua? C’è.
Il collare di strass? C’è.
La cuccia in cachemire? C’è.

… allora, vorrei precisare: io non lo faccio apposta.
Non è che vada in giro per Bologna appositamente per cercare le vetrine più assurde.
… ma qui mi si istiga proprio!

Il paese degli omini

Come ho già avuto modo di scrivere, la città in cui studio, ‘piccina picciò’, mi appare come l’ambientazione perfetta di una serie televisiva.
Giustamente quindi sono stati creati una sequela di neologismi più o meno assurdi.
Alcuni riguardano certi personaggi che assolvono a diverse funzioni in questo panorama: sono identificativi chiari giacchè con quel nome riusciamo a individuare quella e solo quella persona in maniera inequivocabile.
Sono nati spontaneamente, talvolta sovvertendo le definizioni comuni (‘fruttivendolo’, per esempio), talvolta inventando definizioni per mestieri a noi ignoti.
Vediamoli.

Omino fruttino
Rappresenta l’ortofrutta di piazza Primo Maggio, il posto con i prezzi più bassi mai visti. Puoi svaligiarlo ma quando arriverai alla cassa e sentirai il responso dello scontrino ti meraviglierai. Come è mai possibile? Sia sempre lodato.

Omino edicolino
Praticamente si sostenta grazie a noi: è l’edicola sul lungomare pesarese che svaligiamo spesso e volentieri, gestita da due simpatici fratelli. Ci conoscono così bene che ci offrono il caffè.

Omino tabacchino
Solitamente s’intende il negozio di tabacchi sempre sul lungomare.

Omino fotocopino
Un uomo, un perchè.
Il nome dice tutto, suppongo.

Omino sdraino
… ci vuole un excursus temporale.
In una notte del Maggio di due anni fa ci aggiravamo tra gli stabilimenti balneari ancora chiusi. Stavamo per appropriarci di alcuni sdrai per accomodarci quando dal buio più totale sopraggiunge una voce cavernosa che inizialmente ci rimprova poi ci consente l’illegittimo gesto.
Risultato? Due anni di meno causa spavento e una serata a delirare sui pescherecci lontani.

Insomma, io non saprei come chiamarli altrimenti.
Benvenuti nel paese degli omini.

Spot & Soundtrack

Sono una di quelle persone che mai, e dico mai, ha avuto l’abitudine di saltare le pubblicità, fossero televisive o radiofoniche.
Sono una di quelle persone che al cinema si sorbisce quasi volentieri i venticinque minuti di spot e trailer che precedono il film, commentando talvolta spietata talvolta entusiasta quei concentrati di messaggi.
Sono una di quelle persone che quando era piccola si è fatta regalare le compilation Top of the Spot contenenti le più memorabili soundtrack delle pubblicità.

Questo non vuol dire che l’invasione di ‘spot canterini’ debba farmi gioire.
Sono d’accordo sulla loro maggiore memorabilità, ma abbiamo raggiunto livelli di saturazione musicale niente male.

Tutti cantano.
Tutti.

I supermercati. Dal banco macelleria al reparto frutta e verdura.
Le persone in fila alla cassa (n.b. se un omino si azzardasse a mettersi a cantare a qualsiasi cassa di Bologna verrebbe tramortito in meno di cinque secondi dalle borsettate di una z’daura che mica ha tempo da perdere).
I McDonald con gli alpini che inneggiano alla genuinità del nuovo panino.
Le banche! … ma cos’hanno da cantare, le banche? “E’ la banca per meee! Fatta apposta per meee!”. Devono mettere in piedi un intero musical con settanta interpreti citando Broadway e Via Col Vento per promuovere le banche? … ma poi, che banca sarebbe?
I servizi telefonici. Possono inventarsi qualsiasi cantilena ma la mia top of mind non cambierà: i due omini baffuti con parrucca platinata e abiti rossi non li estirpa nessuno. Trovo particolarmente fastidiosa quella pubblicità cantata in presunto romagnolo, quella della scimmietta: in tal caso mi sfugge la simpatia che tal accetto dovrebbe tipicamente suscitare.
Il caso più clamoroso degli ultimi tempi riguarda quel buontempone di Little Tony che si presta come testimonial per la Danacol: il sottofondo è la sua ‘Cuore matto’ e consiglia di bere lo yogurt (o quel che è) per prevenire i problemi cardiaci, lui che ne ha avuti in passato. Che ansia! Ed è pure doppiogiochista: la stessa canzone era stata ripresa e adattata da un’altra banca.
A proposito: ultimamente vengono riproposti classici della canzone italiana con le parole cambiate a seconda dello scopo. Se ne sentiva il bisogno, forse?

Nella mia personale lista dei peggiori spot cantati vince quello di certi innocui e deliziosi biscottini ipercalorici che alcuni pubblicitari hanno posizionato nella giungla. Già così pare abbastanza assurdo, ma l’ultimo episodio di questa saga raggiunge l’insopportabile.
Chi hanno fatto cantare?
Un coccodrillo.
Perchè? mi domando, Perchè? Qual è l’attinenza, il nesso?

Avrei dovuto fare un rapido sondaggio al pubblico femminile che Sabato sera si è sorbito questo spot prima della proiezione de ‘Il curioso caso di Benjamin Button’.
Scommetto che almeno l’80% avrebbero preferito il suddetto rettile in versione ‘borsetta’.

Effetti collaterali/2

Ammetto che quando qualcuno giunge a questo blog cercando sui motori di ricerca ‘Sapphire Dreamalot’ mi sento come se avessi attaccato addosso un marchio, un brand e insieme un pay off inestinguibile.
E’ abbastanza inquietante.
Chi mai può voler sapere che fine ha fatto la giocatrice di un gioco di ruolo online, dopo anni dall’abbandono?

Non perdiamoci d’animo, però.
Insieme ai pazzi scatenati che vogliono costruire lanciafiamme di ogni tipo, il mio caloroso saluto viene rivolto anche a tutti i Lottiani.

Simeht rules.

Published in: on febbraio 14, 2009 at 11:11 am  Commenti (2)  
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Se questa è una vetrina/2

Sai quando passeggi tranquillamente per le vie di una città che adori, godendo dei dettagli che sembrano sbocciare al tuo passaggio, fregi che non avevi mai notato prima, e con la coda dell’occhio noti qualcosa di… strano?
Ti fermi. Indietreggi. Volti il capo lentamente.
Ed ecco.
Nella tua mente appare la frase: ‘Ma… ma… che cosa sarebbe?!’.

Ciò è capitato a me e alla mia testina abitata mentre percorrevamo le strade sotto alle due Torri, nella mia beneamata Bologna.

“Cosa vi ha destabilizzati?”, vi chiederete voi, probabilmente.
Osservate.

Avete individuato gli esseri mostruosi esposti in vetrina tra gli articoli di grandi brand?
Non sono assolutamente inquietanti?
Voglio dire, il porcellino della prima foto (accanto a un composto trench), formato da braccia di legno che si conficcano nel presunto busto, è veramente terrorizzante. Mi meraviglio che non si sia ancora presentato nei miei incubi.

Insomma, a chi è venuto in mente di creare una vetrina simile?
Paura. Creatività deviante.
Certamente attira l’attenzione, ma c’è un piccolo particolare che stona: saranno anni che passo davanti al suddetto negozio, ma non ho ancora capito come si chiami. So solo che è ‘quel posto un po’ strano vicino alla libreria Nanni’.
Esporre un’insegna non sarebbe una buona mossa? Tanto per iniziare, s’intende.
Si attendono le nuove proposte immaginative.

Karma & Caffeina

Soundtrack > Ella Fitzgerald feat. Louis Armstrong – Let’s Call the Whole Thing Off

Avevo parlato del bar della stazione in toni non propriamente esaltanti, e stamane son stata ‘punita’ della suprema forza del karma.

Ero al lato estremo del bancone, attendendo il mio mesto cappuccino (“Che lo prendi a fare?”, direte voi. “Eh, mi illudo sia di Starbucks”, rispondo io. In realtà devo assumere qualcosa di minimamente commestibile altrimenti a] mi addormento, b] svengo), quando sento una voce maschile alle mie spalle.

Con la coda dell’occhio noto un omino che pretende di essere servito subito, ora, immediatamente, in fretta, A-D-E-S-S-O! Un omino simpatico, insomma, che subito dopo esclama ad alta voce:

“Certo, quando il grattacielo qui presente finisce il suo cappuccio in tuuutta calma e mi fa spazio, ovviamente!”.

Il ‘grattacielo qui presente’ sarei io.
Che mi volto appena.
Lo squadro.
Lui mi rivolge un sorriso tirato.
E un po’ come Ally McBeal immagino che una roccia piombi dal cielo e ne sopprima l’esistenza.

Finisco il mio cappuccino e me ne vado continuando a osservarlo. Lui si gira pian piano continuando a fronteggiarmi, temendo forse un assalto alle spalle, poi s’impossessa del suo mezzo metro di bancone richiedendo il caffè.

Karma.
O solo un maledetto omino.

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