Stamane avevo in mente un post sul mare. Un post triste, malinconico.
‘Perchè tergiversare sulla mestizia?’, ho pensato, e la solita lampadina si è accesa.
Oggi vi parlerò di una delizia che sconquassa anche gli appetiti più forti e vivaci.
Se passate a Bologna fermatevi in un informalissimo ristorante chiamato Mulino Bruciato.
E’ il posto in cui si ritrovano tutti i tassisti della zona dato che rimane aperto fino alle due (e anche le tre) di mattina, sempre pronti a cucinare e servire i più tenaci.
Io e i miei compari ci andiamo solitamente a tarda ora, e i camerieri ci conoscono bene. Sono simpatici, loro, e sanno che non appena varchiamo la soglia devono mettere il cuoco in allarme.
Quando arrivano al tavolo iniziano a snocciolarti il menù con memoria perfetta nominando piatti da infarto.
Caramelledipastaconradicchio.
Strozzapretizucchinepancetta.
I gnocchettiverdialgorgonzola!
Per non parlare dei mitici raviolitartufatiincoccio che un amico ha gustato mentre noi eravamo al dolce. Anche se l’abbiamo mandato dall’altra parte della sala col suo rovente piatto ne sentivamo il profumo.
Per molto tempo abbiamo optato per un tris di primi.
Poi un giorno ci siamo chiesti ‘Se i primi sono così buoni, come saranno i secondi?’.
E ci si è aperto un mondo.
L’universo della cotoletta alla bolognese.
Cioè, io sono bolognese e non ne avevo mai sentito parlare. Perchè, perchè?
Vi arriverà un grande piatto con una generosa porzione di carne.
D’accordo, ‘generosa’ è un eufemismo: pantagruelica è il giusto aggettivo.
Due cotolette a testa, impanate e fritte. Sottili e gustose.
Basterebbero queste, ma il bolognese style prevede una fetta di prosciutto crudo. Una spessa fetta, per inciso.
Finito? No. Arriva il colpo di grazia: tutto questo è ricoperto da una colata di formaggio fuso unito a panna.
Ripeto: formaggio fuso e panna.
Fate un rapido calcolo delle calorie.
E non pensateci più.
Si scioglie in bocca e, come nella migliore tradizione emiliano-romagnola, un intenso gusto casereccio vi coglierà impreparati.
C’è il croccante della cotoletta. Il salato del prosciutto. Il morbido del formaggio fuso. La freschezza data dalla panna.
Non terminarla è un segno di debolezza. E’ un’onta. Una tragedia.
Se riuscite a sopravvivere al tris di primi e alla cotoletta potete venirmi a sfidare (nel mio background c’è il titolo di ‘Oscura Fogna’, e sono a capo di una gilda di mangiatori provetti).
Esagero? No.
In un’occasione abbiamo vissuto un momento di vero panico.
In una ventina ci rechiamo nel ristorante proprio per la cotoletta. Finiamo i primi e al momento di ordinare i secondi il cameriere ci dice:
“La-friggitrice-è-rotta”.
… come?
… cosa?
Occhi sgranati. Agitazione.
NO!
“Porto la mia, la vado a prendere a casa!”, ha proposto un amico mentre il povero cameriere ci osservava con aria perplessa.
Qualcuno (io) si è trasformato in una statua di sale.
Ci sarà un perchè.
E’ divina.
Risolleva dalla depressione più totale.
Trasforma le giornate e le serate.
Provate.







