Soundtrack > Nightwish – Walking in the air
(sì, lo so, non c’entra niente col soggetto del post, ma sono nel pieno di un revival metal)
Ascanio Celestini sa come mantenere il ritmo. Certamente.
Entra, si siede e parla per brevi frasi assonanti, rivoltando e capovolgendo le parole per giungere a insospettate conclusioni.
In uno schema A-B-A in cui la B si compone di moduli C-D-C ma anche E-F-E. Per concludere con una A. Un circolo di argomenti e espressioni.
Accompagnato talvolta da un sottofondo di fisarmonica, chitarra e violoncello. I tre musicisti si fermano, si muovono lentamente, le loro luci si abbassano e rimangono quasi immobili nel soffuso.
Propone alcune sue canzoni su dipendenti licenziati, su una prossima e auspicata rivoluzione, su situazioni d’attualità e cronaca. Non fa mai nomi, ne’ cita marche, eppure tutti sappiamo di cosa sta parlando.
Inizia velocemente, Celestini. Come se scagliasse una pietra contro il muro immaginario tra lui e noi, il pubblico.
Ascanio Celestini sa come rimanere serio. Sicuramente.
Così serio che suscita dubbi sulla sua ironia, confermata solo dal lungo silenzio senza applausi da parte nostra, il pubblico.
Parla di quei giornali femminili alti tre dita colmi di pubblicità. Di quartieri romani e della sua famiglia. Di comunisti e marziani. Di lavori in call-center e del Mulino Bianco senza più il fiume accanto. Impersona una certa Marinella e suona un carillon mentre continua a raccontare.
Sa usare i silenzi.
Non si trincera dietro le quinte prima dello spettacolo.
Esce con non chalance, saluta, prende una maglia e fa cenno con una mano come per dire ‘ci vediamo dopo’.
A termine spettacolo, due ore di monologo senza pausa, in cui avrà bevuto piccoli sorsi d’acqua quattro volte, durante il bis, scoppia in una breve risata come se avesse perso il filo del discorso e dice ‘Vabbè, andiamo avanti’.
“Appunti per un film sulla lotta di classe”, andato in scena il 15 Marzo al teatro Fenice di Senigallia, è uno spettacolo tanto divertente quanto acre composto da racconti in cornice.
Provoca la risata spontanea e chiassosa quanto il sorriso amaro.
E lunghi applausi finali di noi, soddisfatti spettatori.






Molto interessante l’analisi sullo schema. Si capisce come la creatività richieda vincoli. Ma giustamente è lo spettatore che conta
Complimenti Ari bellisimo post, come la domenica appena trascorsa.
Un bacio
A
@lgemini: suppongo che normalmente lo spettatore non dovrebbe ragionare sul testo in termini di moduli e schemi. Non se ne dovrebbe accorgere. Credo che le mie passate esperienze teatrali mi influenzino in tal senso e mi permettano di intravedere gli eventuali schemi.
@Anna, grazie! Hai ragione, è stata un’intensa Domenica. Bacio
[...] 17 tappa a Senigallia per lo spettacolo di Ascanio Celestini, per una bella recensione rimando al post di Arianna con la quale ho condiviso l’intera giornata che è andata a concludersi a Pesaro a casa sua [...]