Campagne elettorali bolognesi/ 2

Ragazzi, siamo a posto!
Via, via, staccate tutti i manifesti e andiamo a farci una briscola e un piatto di lasagne, piuttosto che stare qui a perdere tempo!
Andiamo a correre con la vespa su per i colli, a fare una partita di calcetto ai giardini Margherita, a fare vasche in galleria Cavour!

Ho capito chi vincerà la campagna elettorale.
Come faccio a saperlo? Eh, grande intuito.

Quando ho visto il manifesto sono stata colta da una visione, e tutto mi è sembrato più chiaro.
Cazzola, Delbono, Morselli, Galletti, … sono dei dilettanti a confronto.

Siete pronti alla grande rivelazione?
D’accordo.

Le elezioni per i consiglieri comunali saranno vinte da…

VASCO ROSSI!

Guardate il sito Internet e ditemi se non è lui!
Con la musica composta dai ‘Musicani’ (a cui Gatti rivolge un ‘ringraziamento siderale’, ripeto, ‘siderale’).
Con gli occhialoni da sole.
E l’autoscatto in pieno stile emo-myspace?

… eh, lo so.
Lo so, cosa volete che vi dica.
La prima domanda che assale la mia mente è ‘Perchèèè?’.
La seconda domanda è ‘Chiii?’.
La terza non è una domanda, ma un’altra grassissima risata.
Oh, questi candidati danno grandi soddisfazioni.

Abbiamo una diapositiva di una passante davanti all’immenso manifesto.

Vota Gatti!

Non lamentatevi delle campagne del PD o dell’UDC.
Il vero delirio l’abbiamo noi.

Campagne elettorali bolognesi

A Bologna siamo invasi.
A Bologna si elegge sindaco e compagnia cantante.
A Bologna ovunque volgi lo sguardo ti accorgi che c’è qualcosa che non va.
Anche se non t’intendi di pubblicità, marketing, campagne stampa, ti perplimi.

Perché certi manifesti elettorali sono così assurdi, ma così improbabili che viene da chiedersi se non siano dei fake, dei falsi, degli scherzi mal riusciti.

Tutti i candidati hanno puntato sull’ironia. Sui giochi di parole, su un’immagine divertente e amichevole.
L’influenza di Obama si sente: ogni candidato ha il proprio sito internet e, spesso, un canale YouTube, Facebook, Flickr. Che poi certi siti sembrino usciti dagli anni novanta e abbiano immagini scontornate con Paint o fotomontaggi trash, è un altro conto. Supportiamo la buona volontà.
Fatto sta che non c’è una campagna che funzioni, a mio avviso (a parte una, dai, che ho intravisto proprio ieri).

Premetto di non capirne assolutamente niente, di politica, e di non essere di parte. Non nominerò nemmeno i partiti.
Assisto inerme a questo exploit di immagini attendendo maggiori informazioni.

Iniziamo con Alfredo Cazzola, dai bolognesi ricordato come colui che ha combinato un disastro col Bologna Football Club. Si candida a sindaco, d’accordo. Il suo simbolo è una porta stilizzata di Bologna, rossa su sfondo blu, che sembra emanare luce che manco lo Stargate.
Il suo billboard si può trovare all’inizio di via D’Azeglio: il suo faccione si affaccia su piazza Maggiore.
Payoff? “Alfredo Cazzola. L’uomo del fare”.
… la mia prima reazione è stata “E il dire, baciare, lettera, testamento dove li mettiamo?”.

Proseguiamo.
Gian Luca Galletti, candidato presidente alla Provincia di Bologna.

“Per una provincia ridotta bene”.
… ridotta bene?
Allora, pare solo a me che il termine ‘ridotta’ sia veramente deprimente?
Dobbiamo ridurci, seppur bene?
E se preferissi una caotica espansione? Un giorno da leone invece di cento da pecora? La revolution, messieurs! ‘Ridotta’ fa tanto ‘piccola-provincia-grigia’.

E ora, ridiamo.
Ho aperto il sito di Stefano Morselli: quando è partita la musica sono scoppiata in una sonora risata seguita da lacrime di disperazione. Vi prego, ascoltatelo.
“Riaccendiamo Bologna”, dice la suadente voce femminile. In che senso, scusi?
Ah, il jingle è anche scaricabile. Quasi quasi lo metto sull’iPod.
A lui spetta il primato della campagna più scarna ed economica della storia: sfondo grigio in gradazione, payoff e simbolo.

Se queste sono le campagne stampa elettorali sono ottimista per il mio futuro lavorativo. Anzi, sono già pronta da almeno quindici anni (ovvero da quando ero in quarta elementare).

E ora.
Il genio del kitch.
Siamo a Bologna, ok? Cosa vi viene in mente, per prima cosa?
Il cibo.
I tortellini. Una bella zdaura bolognese col matterello alle prese con la sfoglia.
Ecco, appunto.

Aggiungiamoci il payoff: “C’è Delbono a Bologna”.

Delbono.
Del-buono.
Ah.
Ahah.

Fate come me.
Alzatevi in piedi. Con calma, non c’è fretta.
Portate le mani tra i capelli.
Espirate. Inspirate.
E urlate: “NOOO!”.

Ho reso l’idea?

//Doveroso aggiornamento.

Forse con Morselli sono stata troppo dura.
In fondo il suo manifesto grigio segue le correnti della moda: è minimal. Si è adeguato.
Però c’è un manifesto un po’ più brioso e impegnativo.

Morselli

Per i non adetti ai lavori, c’è scritto “Un bolognese a Bologna? Bene!”, riferendosi alla non bolognesità di Cofferati.
Non notate lo sforzo creativo?
Il tentativo di colpire Cazzola rappresentando un omino con la maglietta rossoblu?
Non notate l’artisticità, la competenza nell’uso di Paint? L’ha fatto il nipote del candidato? Ditemi di sì!

p.p.s. in questa sede confesso un altro problema: quando visito il sito di Morselli e sento la musica non posso fare a meno di ondeggiare con la testa e di attendere trepidante l’ “AAAH!” della cantante per poi, ovviamente, perdermi nel vortice del riso (inteso come risata, non come cibo). Salvatemi.

Diesel Black Friday

Se ieri avete visto mazzette di banconote nere sparse per la vostra città e siete rimasti perplessi, non preoccupatevi: facevano parte della campagna di guerrilla marketing della Diesel che dal 17 al 19 Aprile proclama il ‘Black Friday’.
A volte i Venerdì 17 non sono così sfortunati.


Shopaholic, avete appena deciso di risparmiare e trattenervi? Non riuscirete a resistere.
Per contrastare la crisi Diesel offre uno sconto del 30% negli Store, nell’Online Store e negli altri rivenditori.
30%. Numero non casuale, dato che si festeggiano i trent’anni del brand.
Per sottolineare l’evento i flagship store saranno animati da dj-set a tema ‘money’.

Ieri a Bologna erano sui gradini, sui marciapiedi, attorno alle colonne, davanti ai portoni, nei luoghi più inaspettati.
Avendone già sentito parlare quando le ho notate me ne sono appropriata.
Poi ho svoltato l’angolo e mi son trovata davanti un finto manager che elargiva prestiti sotto forma di banconote bianche e nere.


Diesel Black Money‘ … ‘Gratis per tutti e stampate illegalmente dalla fabbrica del divertimento Diesel‘.
E’ una logica da caccia al tesoro che coinvolge il cliente in prima persona: deve essere lui a fare la prima mossa verso gli agognati biglietti o a lasciarsi coinvolgere dai falsi broker e dalle loro offerte allettanti. Altro che semplice volantinaggio: qui si chiama in causa il teatro di strada!
La Diesel conferma senza dubbio il suo spirito ribelle e innovativo e mira a stringere un rapporto amichevole e duraturo con i suoi clienti. Certe scene non si dimenticano.

Le Black Banknote saranno valide esclusivamente durante questo fine settimana, e si prevede la ressa nei punti vendita (e anche online, ovviamente).

Non le avete trovate?
Potete stamparle direttamente dal sito e o recarvi nei negozi o utilizzare il codice promozionale per un acquisto online.
Buono shopping!


p.s. se invece della banconota nera avete trovato il portafoglio con la banconota rossa… beh, beati voi: un ulteriore sconto vi attende.

In (p)arte Morgan

Morgan

(Foto by Sybelle)

Sai quando segui una band, un cantante, un artista da lungo, lungo tempo, da quando è apprezzato solo da una nicchia di persone, e poi diventa estremamente famoso? Non ci si sente forse defraudati di una sorta di intimità, di rapporto di vicinanza, di sensazione di empatia?

Morgan è entrato dall’uscita posteriore delle affascinanti librerie Ambasciatori Coop di Bologna, vicino alle Due Torri, ed è come te lo aspetti: alto, magrissimo, eccentrico, con quei capelli grigi che sembrano fatti di sottile plastilina, con quella faccia che cambia espressione ogni secondo.

Finalmente vedi quell’artista che segui da lungo, lungo tempo, ed essendo ormai celebrissimo non è solo tuo e della nicchia, ma di tutti.
Non si avverte forse un poco di disappunto?

Il 99% della folla presente oggi era composto da donne: ragazzine, bambine incalzate dalle madri, signore di mezz’età. I ragazzi? Compreso il fonico li potevi contare su quattro mani, ecco.
Persone del più disparato genere, dalla signora della Bologna Da Bere che si scandalizza quando Morgan fuma (dentro la libreria, sì, con gli allarmi anti-incendio accesi, già) dicendo “… ma ci sono dei bambini qui!” (dov’era il mio lanciafiamme, doveee?), dalle giovanissime fino alle groupies: quando lui le ha viste è sbiancato e ha detto “Queste le ho incontrate anche ieri sera al ristorante, dove mi hanno scovato. Non ne avete avuto abbastanza?“.

Ha quella strana parlantina.
Discute con Mauro Garofalo, co-autore del libro ‘In (p)arte Morgan’, che oggi ha presentato. Mauro Garofalo è un giovane giornalista e ha moderato anche il pubblico.
Nei suoi discorsi infila riferimenti più che colti, dal latino al francese, e quando arriva al punto il 95% dei presenti è ormai perso.
Cita in continuazione i testi dei Bluvertigo, ma in quanti se ne saranno accorti?

Mangia fragole che tira fuori da un sacchetto di carta.
Beve Coca-Cola e confessa che la beve anche a X Factor, anche se le lattine sono mascherate.
Ride, sorride, si arrabbia e si infervora quando parla di ‘regime’.
Dice di disprezzare giornali e televisione, di non voler più seguire nemmeno un telegiornale e di non conoscere ‘Maria Stella Gelmini’ quando una ragazza gli chiede un’opinione.
Ad un certo punto lancia una sorta di SOS: dice che presto lo ‘faranno fuori’ e che non potrà più parlare ne’ esprimersi come vorrà. “Lo hanno già fatto ad altri, e tra poco toccherà a me. Ricordatevene, se ‘sparirò’.” Parole forti che fanno cadere uno strano silenzio perchè tutti sanno di cosa e di chi parla.

Poi avviene che mi parte un embolo.
Eh, talvolta mi capita, come è accaduto con Luciana Littizzetto: anche se sono timida, anche se piuttosto di espormi mi nasconderei sotto un tombino, BAM! mi prende quel qualcosa che mi fa afferrare il microfono tra centinaia di persone e parlare col diretto interessato. Con Morgan, appunto. Gli chiedo un paio di cose che mi incuriosivano. Mi risponde con la solita ironia, e anche quando è serio pare non dica la verità.
Il punto è che poi continuo a parlargli anche quando il mio ‘tempo-microfono’ è scaduto. La mia voce sovrastante aiuta, dopotutto.

Oggi è andato in scena il personaggio Morgan: di Marco Castoldi c’era ben poco, credo.
Si vedeva chiaramente che era infastidito sia dalle domande su X-Factor che da quelle artificiose, costruite, inutilmente ricercate. Per non parlare degli autografi non concessi.
Poi una ragazzina gli ha domandato ‘Se non ti piace tutto questo, perchè fai X Factor?, e lui, sinceramente: “Perchè altrimenti tu non mi conosceresti”. Amarezza nel suo sguardo.

p.s. “Un consiglio? Ciò che conta è studiare. Leggere, leggere, leggere. Lo studio, qualcosa ormai sottovalutato da molti, è il vero punto di forza“.

Insoliti Auguri Pasquali

Il premio per gli auguri di Pasqua più originali va a una ragazza della parrocchia che ho frequentato fino a una decina di anni fa e abbandonato con grande testardaggine, nonostante la delusione provocata a genitori e alcuni parenti.
Che ci volete fare, son nata per essere una pecora nera. Oscura e dark nel profondo.

Ecco, l’sms in questione recita…

‘Tanti auguri Anticristo!’.

… di fronte a cotanta allegria non posso far altro che esclamare: evviva!
E dire che ormai la Pasqua per me è solo un’altra ghiotta occasione per mangiare.
Per questo son forse un demonio? Domanda trabocchetto: la risposta in tale caso è sicuramente sì.

Published in: on aprile 12, 2009 at 9:39 am  Commenti (3)  
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La buona azione quotidiana

Ieri ero sul regionale da Pesaro a Bologna.
Leggevo Nova24, col naso immerso tra le pagine inconfondibili.
Ad un certo punto il distinto signore in giacca e cravatta di fronte a me si schiarisce la voce.
Lo guardo.

Lui: “Scusi, ma cosa sta leggendo?”.
Io, colta alla sprovvista: “Ehm, Nova24″
Lui: “Sì, lo vedo” mi canzona. Ha avuto la prima pagina della testata davanti tutto il viaggio! Che furba che sono.
Lui continua: “Cos’è?”
Io: “Un settimanale su tecnologia, innovazione, creatività, Internet, eccetera del Sole24ore. Esce ogni giovedì. E’ un inserto”
Lui: “Uhm, e com’è?”
Io: “Interessante. Un ottimo prodotto. A me piace moltissimo!”
Lui: “Insomma, me lo consiglia?”
Io: “Certo!”
Lui: “Grazie. Lo comprerò”.

E’ sceso quasi subito.
Non so bene perchè, ma avuto la netta sensazione d’aver compiuto la buona azione del giorno.

Grigiore

Soundtrack: Counting Crows > Colorblind

Quando sono stata a San Francisco soggiornavo in un hotel dal fascino misterioso e retrò collegato a uno Starbucks. Immaginate la mia gioia: quando ci siamo arrivati tutti i miei compagni di viaggio mi hanno guardata aspettando la mia ovvia reazione.
Il punto è che a San Francisco c’era spesso la nebbia, soprattutto di prima mattina. Io, meteopatica, mi svegliavo con una malinconia totale.
Mi alzavo prima di tutti, mi preparavo, uscivo per quei corridoi di specchi e moquette rosso sangue, prendevo l’ascensore dagli interni di legno, oltrepassavo la hall dai grandi lampadari di cristallo, divani scarlatti, mobili massicci e entravo nello Starbucks senza nemmeno dover uscire sulla strada.
Le grandi finestre lasciavano passare una luce biancastra e malaticcia mentre le lampade gialle, le sedie chiare e le poltrone viola e verdi cercavano di contrastarla creando un certo senso di relax.
Ordinavo il mio cappuccino Venti (a cui aggiungevo un gran quantitativo di zucchero), il mio muffin double chocolate e mi arrampicavo su uno sgabello che s’affacciava verso la strada. Posavo i miei averi sul piano rialzato, appoggiavo i gomiti sul tavolo e rimanevo per lunghi minuti a fissare la gente che passava davanti a me, osservando le loro espressioni, il loro modo di fare, il loro abbigliamento, e cercando di immaginare le loro storie. Una flaneur che osserva potenziali flaneur.
Il cappuccino rischiava di raffreddarsi, quindi ne bevevo a piccoli sorsi.

Aspettavo.
Cosa?
Forse un’illuminazione. Forse un pensiero azzeccato. Più probabilmente nulla: mi godevo quel momento di stasi, lasciando che tutto scorresse davanti a me.
Sapevo che non sarebbe durato a lungo, quindi mi concentravo per assaporarlo.

Oggi è una di quelle giornate grige.
Per il tempo. Per l’umore. Per le delusioni. Per ciò che sta accadendo laggiù, a L’Aquila.
Forse son troppo sensibile.

Tra poco mi recherò da Zanarini, il solito bar di Bologna in cui mi reco non appena posso.
Ordinerò il mio cappuccino e il mio croissant salato.
E aspetterò l’illuminazione osservando come una spettatrice la vita quotidiana che si srotola fuori dalle grandi finestre.

Cerco la soluzione.
Ci sarà, da qualche parte, in mezzo a tutto questo grigiore.

Sabbia di confine

Fino a qualche anno fa il mare iniziava a esistere solo da Aprile quando, con tutto il parentado bolognese appresso, si festeggiava la Pasqua nel solito ristorante di pesce sulla costa adriatica. Seguiva la parentesi estiva – anni nel solito hotel nella stessa città – poi veniva racchiuso nel dimenticatoio. Un po’ come le decorazioni natalizie, che vengono smontate a festa finita e nascoste per mesi, tutta quella distesa d’acqua cessava d’esser concreta, nella mia testa.

Poi sono venuta a studiare in una città di mare, in una facoltà che s’affaccia direttamente sulla spiaggia, tra uno stabilimento balneare e l’altro.
Ancora non riesco ad abituarmi all’idea.

E’ il senso di limite della spiaggia, il confine netto tra qua e la a sconvolgermi, credo.
Il non poter spingersi oltre. Non troppo, almeno.

Crea una forza malinconica, il mare invernale. Sferzato dal vento, con le gocce che  ti colpiscono il viso e i capelli che si annodano, è un luogo che aiuta i pensieri, le riflessioni.
L’aria sa di salsedine, talvolta in modo insopportabile.

Poi verso Marzo iniziano a riaprire i bar sul lungomare.
Uno ad uno, piano piano, si svegliano dal letargo, saranno il teatro delle ultime scorribande.

Questo è stato il mio ultimo inverno sul mare.
E, appunto, non riesco ancora ad abituarmici.

Voglia-tevi bene 5/ Il Murgh Korma

Possiedo un palato che preferisce il salato al dolce, ma sto notando come sia quest’ultimo a prevalere nei miei ricordi gastronomici.

Eppure c’è un piatto che…
Ecco, sto per scriverne e mi è salita un’acquolina pressapoco imbarazzante.

La mia prima esperienza col cibo indiano risale a Londra: la carne era così piccante che non era rosso, no, era fosforescente, dal colore cangiante come se fosse un carbone ardente.
Da allora non mi sono più avvicinata a questa cucina commettendo l’errore riassumibile in: ‘Indiano = Piccante”. Oh, stolta! Niente di più aberrante!

Un bel giorno la mia testina abitata mi propone una visita al Moghul, ristorante indiano sotto le due torri bolognesi. In via dell’Inferno, se vogliamo essere precisi, proprio nel ghetto.
Accetto vagamente reticente. Oh, sciocca! In quell’occasione avrei scoperto questo piatto veramente delizioso.

Viene servito in una ciotola di bronzo dorato con due manici: pare piccina, e provoca disappunto, ma l’effetto ‘borsa di Mary Poppins’ ti aspetta dietro l’angolo.

Ecco il Murgh Korma: bocconcini di pollo cotti nel forno tandoori, quindi lentamente e pazientemente. Senza fretta. Teneri, leggermente croccanti all’esterno, morbidi all’interno, affogati in una salsa d’anacardi che dire ‘vellutata’ è riduttivo.
Una salsa davvero misteriosa contraddistinta da un bilanciamento di spezie sopraffino, perfetto: nessuna prevale ma ognuna può esser ben avvertita.
Gli anacardi donano un gusto particolare e si identificano chiaramente per la loro consistenza.
Ogni pezzetto è un’esperienza, una meraviglia.

Dopo aver gustato i tocchetti di pollo, vorreste forse lasciar lì questa succulenta salsa? No, no. Prendete il riso basmati (al cumino, o allo zafferano e limone, i miei preferiti) e versateci sopra generosi cucchiai di questa crema. Una fusione squisita.

Le spezie non sono affatto esagerate, come molti temono quando si approcciano a questa tradizione: dietro si sente il lavoro di ricerca e dosaggio compiuto dai cuochi.

Non vi sto a descrivere il sorriso che s’imprime sulla mia faccia ogni volta che lo gusto.
Beh, in una parola: ‘estasiata’.

Le meravigliose avventure di Sybelle

La scena si svolge al bar della stazione di Bologna, di cui ho già avuto modo di parlare in toni non proprio entusiastici come teatro di situazioni assurde.
Stamane è andata in scena una delle sue migliori rappresentazioni, tanto da farmi sospettar d’essere entrata davvero in una recita per giunta senza pagare alcun biglietto.

Infatti sono entrata, barcollante dal sonno e dal peso del borsone rosso, ho diligentemente fatto la lunga fila alla cassa per ottenere l’agognato scontrino e ho raggiunto il banco delle brioche.

E qui è avvenuto il primo siparietto.
Da lontano già si udivano le ordinazioni: ‘Una brioche alla cioccolata’, ‘Una pasta con cioccolato’, ‘Cioccolato’, ‘Cornetto al cacao?’, ‘Nutella’, ‘Cioccolato’, ‘Un croissant con il cioccolato’ (questa ero io), ‘Una alla cioccolata’.
Fatto sta che dopo l’ennesima richiesta la cameriera sbotta in un ‘… ma che avete tutti stamattina? Avete bisogno di coccole? Di dolcezza? Cosa vi è successo?’.
Eh signora, è una mattinata iniziata male. Una delle tante insomma, non si arrabbi e non infierisca.
Anche perchè qualcuno le dovrà pur dire che la brioche al cioccolato è l’unica mangiabile.

Dopo che la suddetta mi ha confessato i suoi problemi ai tendini (la mia faccia pareva forse abbastanza sveglia da intendere? Non credo!) mi avvicino a un angolo del bancone, ordino un cappuccino e la cameriera posa un piattino al mio ‘posto’.
E mentre, in sovrapensiero, mi imbottivo di cioccolato ho visto il già citato piattino allontanarsi di mezzo metro da me sospinto dalle gentili mani di un omino scontroso che non ha gradito la mia vicinanza.
Pensava che non lo notassi? Esiste un fenomeno fisico detto ‘levitazione del cappuccio al bar’?
La mia espressione era… perplessa. Ho riavvicinato il piattino e udito un sonoro ‘SGRUNT’.
Improvvisamente ho temuto, che ne so, di avere la coda da diavolo, le corna da orco, la pelle blu oltremare e gli occhi iniettati di sangue.
Gentil personaggio, se hai bisogno di solitudine non ti conviene proprio venire in un posto così affollato. Hai una particolare fobia per le persone alte, come un tuo altro collega? Sei in una stazione. Sta-zio-ne ferroviaria. Cosa ti aspetti? Il tappeto rosso? La prossima volta ti consiglio di effettuare un ordine per la colazione da una cabina telefonica e attendere che ti sia portata.

Alzo gli occhi al cielo e in quel momento i camerieri addetti alle macchine del caffè iniziano a litigare.
‘Non fate caso a noi!’, dice lei fissando proprio me.
Vorrei toccarmi il viso per esser certa di non avere anche le squame, per puro caso.
‘Stamane il mio collega ha dimenticato di azionare il cervello!’, mi confessa (urlando) la cameriera.
Mi ustiono bevendo in tutta velocità il cappuccino e guadagno l’uscita.

Quasi quasi mi aspetto di sentire la sigla finale e vedere i titoli di coda scorrere sui tabelloni degli orari.
Sono sempre bei momenti.

Published in: on aprile 6, 2009 at 9:19 am  Commenti (2)  
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