H&M: Fashion Against AIDS

Dopo questo ennesimo post su H&M penserete che, in realtà, loro mi paghino, e invece no!
Anzi, signori H. e M., se volete retribuirmi in abiti per la pubblicità che vi faccio, sapete dove trovarmi (altrimenti vengo io in Svezia)!

E’ che sono rimasta colpita dalla collezione appena uscita, chiamata Fashion Against AIDS.
Penso che il messaggio sia chiaro: tredici artisti hanno creato dieci magliette sul tema, e il 25% del prezzo del capo andrà alla ricerca.

Estelle, Dangerous Muse, Robyn, Yelle, Dita Von Teese, Katy Perry, Roisin Murphy, i N.E.R.D., Cyndi Lauper, Moby, Katharine Hamnett, Yoko Ono e (ARGH!) i Tokio Hotel hanno prestato la loro immagine, il loro nome e il loro stile a questi indumenti, caricandoli di un significato simbolico che va ben oltre la semplice materialità.

Tredici magliette, tredici stili.
Alcune portano messaggi piuttosto espliciti.
Alcune, come quella dei Dangerous Muse, sono piuttosto impegnative da indossare.
Altre andranno a ruba (vedi Tokio Hotel, ahime).
Una è molto anni ’80 (Cyndi Lauper insegna).
L’animaletto stilizzato da Moby ha gli occhi che si illuminano al buio.

Personalmente sono innamorata di quella di Dita Von Teese, con un piccolo brillantino nero come neo sotto l’occhio disegnato.

Ovviamente la collezione comprende versioni da uomo e da donna.

Se avete tempo, consiglio una visita reale, altrimenti anche il sito di H&M dedicato è molto grazioso, con le figurine degli artisti che si muovono al passaggio del mouse, una versione 2.0 delle deliziose bambole di carta.

La LALP

Tu!
Onesto cittadino.
Tu, che pensi che Salvatore Ferragamo giochi nella Sampdoria.
Tu, che credi che il plateau faccia parte del corredo di stoviglie.
Tu, che sei convinto che Louis Vuitton sia parente di Jean Louis David.

Non ne saprai niente di moda, ma avrai comunque un gusto estetico.
Saprai riconoscere cosa è bello e piacevole da vedere, e cosa grottesco e kitch.

Unisciti anche tu, quindi, alla LALP, Lega per l’Abolizione del Legging e del Pitonato.
Combatti con noi per la soppressione di questi dettami della moda, adottati acriticamente da chiunque.

Il legging. Quelle calze che arrivano fino a metà polpaccio o alla caviglia e lasciano scoperto il piede, che ragione hanno d’essere?
Qual è la loro funzione? Utili in Dicembre per mettere il sandalo-gioiello a Cortina?
Affrontiamo il vero problema: tagliano la figura che manco i coltelli dello Chef Tony. Stanno bene solo a tre tipi di persone: 1) le modelle; 2) le snelle; 3) Agyness Deyn (che è una dea).
Insomma, se non siete slanciate e sottili, perchè vi ostinate?
Per quale motivo devo vedere cosciotte così insaccate, anche con trenta gradi? Nessuno si metterebbe le calze con questo tempo: qual è il meccanismo che vi scatta in testa?
Che poi, l’abbinamento principe è la minigonna, altro capo che solo il 10% della popolazione femminile può permettersi.
Non nego che, appunto, su certe persone stiano bene, ma il resto?

Il pitonato.
Credo che il 95% delle donne detesti i rettili. Allora perchè indossarli?
E’ un rito scaramantico? Sconfiggete le vostre paure portandole con voi, spalmate sulle braccia?
Devo ammettere che tutte le stampe animalier mi causano qualche scompenso, ma dopo la proposta del maculato-rosso delle sfilate di Balmain riesco a soprassedere.
Però il pitonato no.
Fa ‘anziano’. O ‘aborigeno australiano’, a scelta.
Tempo fa sono entrata da Zara e, indovinate? Giubbotti, giacche, pantaloni, scarpe, maglie. Pitonate. A meno che non dobbiate esibirvi al circo, allontanatevi dal total look!

Il meglio?
Ovviamente il legging pitonato.
… ‘na meraviglia, proprio.

Quindi aderisci al movimento!
La LALP ti attende.

Published in: on maggio 28, 2009 at 1:03 pm  Commenti (5)  
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Il consiglio non richiesto del giorno: donne e tacchi

Signora. Donna, lady, madame, tizia.
Ragazza mia.

Nessuno ti costringe ad arrampicarti su zeppe di corda e tacchi a spillo.
Te lo assicuro, non è un dovere.
Quindi se non ci sai camminare, se non ti sei esercitata abbastanza, se sei passata dalla sneaker al tacco14 più plateau senza vie di mezzo e hai l’andatura di uno stambecco zoppo, desisti!

Non ti rendere ridicola: seguire la moda non è un imperativo.
Aggiungere qualche centimetro in più alla propria statura non è un buon motivo per rischiare le caviglie, che poi in centro le strade sono insidiose e sconnesse, e i sampietrini non ti sono amici.

Se poi devi inciampare proprio davanti a me impersonando una meravigliosa morte del cigno, io accorrerò in tuo soccorso sorreggendoti, ma tu non guardarmi con disprezzo, come se ti avessi appena sorpresa a rubare o come se conoscessi un tuo segreto inconfessabile.
La prossima volta osserverò analiticamente il tuo spalmarti al suolo e, in tal caso, non ti sorprendere se mi lascerò sfuggire un sorriso.

Così vedremo se ti metterai le infradito.
E io non dovrò preoccuparmi del tuo instabile incedere.

Voglia-tevi bene 7/I dolcetti di Gamberini

Quando si tratta di cibo la mia forza di volontà si riduce a zero.

Vi faccio un esempio.
Ieri sono uscita dalla biblioteca Sala Borsa per concedermi una pausa dallo studio, e ho pensato “Uhm, ci vorrebbe un caffè da Gamberini, ma che sia solo un caffè!”, e mi sono appropinquata verso la pasticceria.
“Un caffè, un caffè, devi ordinare solo un caffè, nient’altro, un caffè! Ce la puoi fare!”.
Poi sono entrata, mi son trovata di fronte al banco pieno di dolcetti perfetti, colorati e invitanti, e cosa ho detto?
“Un caffè… e uno di quei dolcini con la frutta!”.

SBAM!
L’omino dentro al mio cervello si è suicidato.

Il punto è che i dolcetti di Gamberini sono opere d’arte, versioni miniaturizzate di torte e altre prelibatezze: il cubo di Sacher sormontato da un lampone è divino, ma la mia predilizione va al pasticcino con la frutta.
Chiamarlo pasticcino è un’onta: è un dolcino bellissimo da vedere e delizioso da gustare.

La base di pastafrolla è spolverata di zucchero a velo e riempita di crema fresca e leggera, che fa da cuscino per i frutti.
Questi sono disposti con precisione millimetrica e studio architettonico, una sorta di ikebana gastronomico.

Nella versione invernale-primaverile era composto da lamponi e more succose, fragoline di bosco dolcissime, una fetta di carambola, di kiwi e di fragola, tutti saporiti e maturi, una delicata freschezza a ogni boccone.

Poi ieri ho provato la versione estiva-autunnale, e mi stavo per commuovere: lamponi, fette di albicocca e fragola, kiwi, mela, un mirtillo solitario e metà kumquat. Come si suol dire, mancherebbe la ciliegina, e infatti c’era pure quella.

Cos’altro posso dire?
Sono piccole concessioni che illuminano la giornata.

Riguardo alla mia forza di volontà: ci sto lavorando.

Party 10 e Lode Chiquita

Nel centro di Milano sorge un’insospettabile villa dal fascino difficilmente narrabile.
Io, bolognese, non ci avrei mai creduto: pare un’oasi di verde, con i suoi interni in legno pregiato, il giardino curato e la piscina dai bordi di marmo.
Villa Necchi Campiglio, della famiglia omonima, protetta e custodita dal FAI.

In questo incantevole scenario Venerdì si è tenuto il Party 10 e Lode Chiquita per il lancio dei nuovi frullati.
Un’organizzazione che ha saputo far fronte ai disagi del maltempo e dei trasporti ha creato un evento tanto insolito quanto curioso.

Il buffet (ovviamente di cosa posso parlare per prima cosa, io? Del cibo, no?) era studiatissimo: solo frutta abbinata a pezzetti di formaggio, caramellata in spiedini, tagliata a fettine. Risotto di fragole. Coppette di crema di banana con pezzi di cioccolato. Fragole, ananas, uva, … per una volta, una cena sana per Sybelle (incroyable!).
All’esterno il barman Enzo ci ha preparato dei drink usando i frullati 10 e Lode Chiquita: la sua fantasia ha prodotto dei cocktail ottimi.
In una sala era allestito il set per un photoshoot con la ragazza-Chiquita e il suo pesantissimo cappello, mentre dall’altra parte si poteva sferruzzare con ferri e gomitoli di lana, guidati dalle ragazze di Do Knit Yourself.

A fianco, la sala dei massaggi shiatsu.
Potevo lasciarmi sfuggire l’0ccasione, dopo aver fatto Pesaro-Bologna-casa-Bologna-Milano in una manciata d’ore? No, e infatti per quindici minuti sono entrata in un altro mondo: ne sono uscita con un sorriso beato stampato in faccia.

I frullati sono sicuramente freschi, rinfrancanti, ma più che una bevanda li definirei un alimento: una bottiglia, sebbene sembri piccola, sazia decisamente. E se lo dico io…
A mio parere – e, a giudicare da ciò che ho sentito, anche secondo tutti gli altri partecipanti – il migliore rimane quello al lampone/melograno, sia nella versione ‘liscia’ che in quella ‘drink’ escogitata da Enzo.
Tutti i gusti proposti sono il risultato dell’unione di frutta a… frutta. Niente coloranti, niente zuccheri, niente additivi. Solo frutta, in varie quantità. Si sente, sia nel sapore che nella consistenza.

Così son tornata nella mia Bologna contenta della particolare esperienza, armata di una shopper decorata a mano, un cd di musica latina, un paio di biglietti da visita per informazioni sullo shiatsu e l’ormai leggendaria chiavetta USB a forma di banana con tanto di logo blu Chiquita a rilievo.

Il giorno dopo ho visto i frullati in vendita a 2,50 € l’uno. Un prezzo ragionevole, data la qualità e l’entità del prodotto.

Che sia venuto il momento d’iniziare una dieta sana e abbandonare cotolette alla bolognese e gnocchetti verdi al gorgonzola?
Chissà. Non prometto niente(*).
Certo è che con questo caldo un frullato ghiacciato ci starebbe abbastanza bene.

(*) Anche perchè dopo la sanissima cena io, Filicchio, Annatorc e LvrLuca siamo finiti in un fastfood. … lo so, siamo vergognosi.

Jelly shoes

In principio furono le ciabattine da mare, in plastica pura al 100% con cui potevate arrampicarvi sugli scogli e sconfiggere le insidiose barriere coralline di conchiglie rotte dell’Adriatico.
Quelle ciabatte che dopo un anno dentro lo sgabuzzino diventavano un pezzo unico e quindi dovevi immergerle nell’acqua per farle rinvenire.
Quelle ciabatte che, utili quanto vuoi per difenderti dalle rocce insidiose, ti tiravano a fondo non appena t’immergevi in mare.

Un paio di anni fa fu Marc Jacobs a riproporre queste scarpe in versione fashion: nacquero le Jelly Mouse, ballerine in gomma lucida dai colori freschi e primaverili. ‘Jelly’ è un aggettivo decisamente azzeccato.
Rasoterra, sottilissime, temono i sanpietrini e qualsiasi ostacolo, ma sono così carine!

La scorsa estate c’è stata qualche imitazione, ma quest’anno si vedranno (e si vedono) ovunque.

Abbiamo il sandalo di Armani con cinturino alla caviglia.
Il mocassino di Cesare Paciotti.
Le ballerine di design Kartell e .normaluisa, Glue Cinderella.
Vivienne Westwood ha creato un’intera linea di jelly shoes, dalla ballerina alla decolletè in collaborazione con Melissa.
Anche Zaha Hadid si è lanciata nel PVC più sfrenato, sempre con l’aiuto di Melissa (che ormai si contraddistingue come leader creativo in questo campo).
Per non parlare di Fendi, Marni, Givenchy, …

Eppure nei negozi si trova sempre più spesso un particolare tipo di scarpa di gomma: una ballerina piattissima con un fiocco di tessuto gros grain e tre fori sui lati.
Le ho viste brandizzate Compagnia Italiana. O anche Cristina Lucchi. Lola Cruz. E così via.
Sono semplicissime e possiedono tutte le caratteristiche delle jelly shoes.
Con un vantaggio non da poco: costano tra i 30 e i 40 euro.

Tanti, direte voi, per una scarpa di gomma!
E se vi dicessi che per i suddetti mocassini di Paciotti vi chiedono 120 euro?
Per non parlare delle altre opzioni d’alta moda.

Eh, la gomma costa!
Trovo che prezzi così alti siano insensati, ma potreste dire “E’ il mondo della moda”, e avreste ragione. Brand batte qualità 10 a 0.

E ora mi rivolgo agli uomini: mettiamo caso che vogliate uno paio di quei sandali da mare di cui parlavo all’inizio.
Pensavate di sfuggire a quest’ondata fashion?
No. Qualcuno ha ben pensato di ricoprire le suddette scarpe di Swarovschi.
Volete vederle? Si possono trovare nel negozio Diesel di Rimini. La mia mente ha rimosso il nome di chi ha compiuto un tale scempio.

(p.s. Potreste appuntarmi ‘Non hai parlato delle Crocs!’. Ecco, per me un paio di orride ciabatte che si possono mettere in lavatrice non vengono considerate ‘scarpe’!)

Moleskine for Creatives

Moleskine è una fede.
Si è imposta nell’ambito delle agende per le sue linee sobrie ed eleganti, per la qualità del prodotto, per la storia che incarna (storia che, per inciso, viene allegata all’interno di ogni taccuino), per la praticità, per le proporzioni tra altezza e larghezza.

Io ne uso l’agenda. Possiedo i City Notebook di Londra e Parigi (e sono alla ricerca di quello di Tokyo). Quasi tutti i miei appunti universitari sono stati presi su quaderni piccoli dall’inconfondibile copertina nera morbida, a parte un paio di quaderni della serie rosa. Possiedo due taccuini blu grandi la metà dell’agenda in cui segno parole chiave, libri, citazioni, spunti, tutto ciò che mi passa per la mente e che merita attenzione e ricordo. Partecipo al Moleskine GrandTour.

Recentemente è uscita una linea molto interessante per i miei gusti: si chiama Folio, ed è rivolta ai designer e ai creativi.

Si tratta di taccuini di formato A3 o A4, piuttosto grandi rispetto alla normalità, che mantengono le caratteristiche tradizionali di Moleskine: copertina rigida nera, elastico di chiusura, segnalibro.
La carta è pregiata e si differenzia a seconda delle esigenze: ci sono gli album a righe, a quadretti, a pagine bianche, nonchè con carta per schizzi e per acquerello.
Si aggiungono i portfolio, raccoglitori con scomparti a soffietto in tela e cartoncino.

Per me che svaligerei le cartolerie sono una tentazione notevole.
Peccato che siano quasi introvabili.
E che abbiano un prezzo non esattamente simpatico.

Matthew Williamson for H&M

Le collezioni H&M firmate da grandi stilisti hanno vita breve, nel senso che rimangono in negozio per pochissimi giorni prima di essere spazzate via da orde di shopaholiche incallite.
Così è accaduto per Cavalli: la collezione esclusiva è stata presentata nello store H&M di Bologna un paio di anni fa e si sono viste scene di guerra tra gli scaffali.
Madonna ha proposto una collezione di abbigliamento casual usando come modelli i ballerini del proprio tour.
Maggiormente soft è stata l’uscita di Comme des Garçons nel 2008: niente isteria e niente ragazzine. Il brand è sicuramente più ricercato, meno conosciuto in Italia, e persino ai saldi si trovava qualche capo. Inoltre il prezzo non era esattamente ‘H&M’.

Il 23 Aprile è uscita la limited edition di Matthew Williamson, stilista inglese che, per dirne una, è stato direttore creativo di Pucci.
Il suo dress code per H&M?
Modelli ampi, ariosi, dalle linee morbide e semplici.
Stampe vivacissime con predominanza del bianco, floreale, fantasie vagamente hippie e altrettanto pop.
Colori accesi. Fucsia, giallo, azzurro e verde acqua.
Una collezione primaverile, fresca come un sorbetto.

Ve la siete persa?
Da domani, 14 Maggio, uscirà negli store la limited edition estiva: costumi da bagno, borse, cappelli, e tutto quello che vi occorre per andare in spiaggia e per prepararvi all’afa.
Con colori simili non c’è il rischio di passare inosservati.

n.b. vi invito a vedere l’area dedicata sul sito di H&M.
Capi simili, così accesi, non sono propriamente facili da portare, ma la collezione femminile entra nei ranghi.
Però dal mio punto di vista la collezione maschile non si può vedere. Cos’è quel completo con bermuda? Non voglio saperlo.

GGDMarche

Organizzare una GGD richiede una grande attenzione a un numero pressapoco infinito di particolari.
Non è solo una cena, ha quel qualcosa in più che comporta una serie di accorgimenti che rendono il tutto complicato.
C’è da pensare alla location. Al locale. Al catering. All’orario. Al giorno.
Poi gli speech. Quindi relatori. Microfoni. Impianti audio. Proiettori. Cavi a non finire. Slide.
Occorre curare il blog e i social network, mantenerli attivi e vivaci.
I finanziamenti? Le aziende spesso non ne vogliono sapere. Sono pochi gli sponsor pronti a fornire un qualche contributo.
Bisogna pensare alla rassegna stampa. Quindi interviste, post, link.
Si devono aprire le iscrizioni, contare minuziosamente chi si è iscritto in tempo e chi no. Sempre veloci e sempre coordinate.
Si scambiano centinaia di email.

Poi arriva il giorno.
Qualcosa non funziona, già, e la soluzione non si trova.

Però si crea un ambiente divertente. Questo non lo puoi mica prevedere: puoi sforzarti per far quadrare ogni dettaglio, ma l’atmosfera ha fattori talvolta poco controllabili.
Quando le persone sono contente e fanno complimenti, allora il lavoro degli ultimi mesi può dirsi davvero riuscito.
E sapere che il tuo piccolo contributo può avere aiutato è soddisfacente.

Ringrazio le ragazze dello staff GGDMarche: Anna, Sara, Silvia, Gioia, Chiara e Caterina.
A quanto pare ce l’abbiamo fatta!
Alla prossima GGD.

Published in: on maggio 11, 2009 at 8:15 pm  Commenti (3)  
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Incidenti diplomatici

Talvolta dovrei avere un paraocchi come i cavalli che mi impedisca di vedere ciò che mi circonda, così non combinerei disastri e non mi ritroverei in situazioni non solo assurde, ma anche imbarazzanti.

Galeotto fu il macaron e chi lo adorò!

Uscendo da Zanarini dopo la classica colazione i miei occhi vengono attirati dalla vetrina colma di torte e pasticcini: in mezzo c’erano delle scatoline quadrate, trasparenti, contenenti i benedetti macaron.

“Zanarini ha i macaron! Anche Zanarini ha i macaron! Macaron ore dodici! Macaron! Macaron!”.
Nella mia testa è partito un allarme a sirene spiegate che ha sovrastato ogni altro pensiero: le mie gambe si sono mosse automaticamente verso gli oggetti del desiderio, senza controllare chi potesse mai passare.

Stolta!
Era ovvio che proprio in quel istante dovesse sopraggiungere Cazzola, candidato sindaco di Bologna, con un paio di persone del suo entourage, e che io gli finissi praticamente addosso!

Come accade a un disco, il sobbalzare mi ha fatto perdere il delirante filo e son diventata piccina picciò (nei miei limiti, ovviamente) chiedendo scusa per la disattenzione.

“Brava Sybelle, brava, facciamoci riconoscere sempre, eh!”, mi diceva la coscienza.

Tutto per un macaron.
Ally McBeal quasi non mi eguaglia.

p.s. piccolo promemoria, già che ci sono: se un ragazzo ti offre un giornale dicendo “Sostieni la lotta comunista! Anche se non sei comunista!” e tu rispondi “No, grazie, sto cercando di smettere” l’ironia potrebbe non essere colta, quindi inventati qualcos’altro.

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