Il bollettino della shopaholic

(Premessa: io ci provo a scrivere di pubblicità e Giappone. Ho i post già in testa. E’ che quando passeggio per Bologna noto talmente tante cose entusiasmanti sulla moda che mi parte un embolo e le dita si muovono da sole sulla tastiera. Quei post arriveranno eh.)

Care le mie shopaholic,
benvenute al consueto (ma quando mai?) appuntamento con la vostra personal shopper (ah sì?) di fiducia: per Bologna ho notato tanti dettagli degni di nota che sicuramente non gioveranno al vostro (nostro) portafoglio.

a) in un negozio di via Indipendenza (non faccio nomi perchè è sempre quello. A questo punto dovrebbe pagarmi) sono arrivate le jelly shoes di Vivienne Westwood-Melissa. Peep-toe col cuore, col fiocco e col globo sulla punta nonchè le strambe ballerine. Se sapete camminare su tacchi così alti o volete spendere una tal cifra per delle scarpe di gomma sapete dove andare.

b) da Mango quest’anno c’è una collezione basic adorabile: maglioncini e cardigan semplici ma con quei dettagli che li rendono originali. Abbandonate le maglie di Zara da 14,99 euro (che dopo tre mesi dovrete buttare via) e fateci un giro.Problema: la vestibilità di tali capi è veramente ridotta. Nel senso che se vi piace l’effetto sottovuoto siete a posto (ma in Spagna son tutte anoressiche? Ho dovuto comprare un cardigan di due misure in più). Se siete in crisi con la dieta e vi sentite enormi non andateci.

c) hanno aperto un secondo H&M a Bologna, in via Ugo Bassi. Mentre il primo ospita anche la collezione da uomo questo ha i capi per i bambini. E’ carino ma già faccio il conto alla rovescia: quando diventerà un carnaio?

d) il 14 Novembre esce la collezione Jimmy Choo da H&M. Immagino che lo saprete e che sarete già incatenate alle serrande. L’unica domanda è: caro Jimmy, ma visto che è inverno non sarebbe il caso di fare tante scarpe chiuse e non sandali? Sappiate che chi cercherà di sottrarmi i bracciali borchiati dovrà prima sconfiggermi (e a tal scopo basta sventolare una fiorentina alta cinque cm. Che ci volete fare…);

e) sempre da Mango sono arrivate le magliette firmate da Paulo Coelho. Lo so, il binomio Mango-Coelho perplimerebbe chiunque ma se vi piace lo scrittore…

f) domani, 20 Ottobre 2009, nel Benetton di Bologna si terrà l’evento della rivista Grazia: dalle ore 13 in poi potrete essere fotografate come se foste modelle in copertina (già immagino le orde di ragazzine aspiranti Amici). Credo che sia uno dei pochi motivi per cui entrare da Benetton: collezione veramente noiosa.

Per ora direi di aver concluso.
Vado a metter sotto chiave il portafoglio, promesso (certo, certo).

n.b. ho scritto questo post stamane sul treno. Dopo le recenti news non avrei mai potuto: ho la testa piena di ben altri stupendi pensieri.

Ally McBeal all’estero

Avete mai conosciuto qualcuno tornato da un Erasmus o da un’esperienza all’estero che fosse scontento?
Io no.
“Ah, ma come ti cambia!”, “Ah, ma conosci altre culture!”, “Ah, ma come cresci!”, “Ah!”, “Ah!”.

Volete dirmi che l’unica persona che ha avuto avventure terrificanti sono io?

Bene, leggete un po’.

Tredici anni.
Parto per la Normandia. Scambio culturale con una classe di studenti francesi più grandi di noi.
Io ero ancora più taciturna di adesso ed eccessivamente timida. La mia corrispondente era, praticamente, la “son bella, son affascinante, son eccezionale” della scuola. La coppia perfetta, insomma.
Di quello scambio ricordo solo la nebbia, la moquette blu ovunque, gli spaghetti come contorno della carne e i miei compagni di classe che dicevano “Oh, le chiedi se le piaccio? Ehi, le domandi se ha il ragazzo? Ah, ma…”. Monotematici, ma avevano visto giusto: se ci fosse stato il premio “Peripatetica del viaggio” lei ne avrebbe vinti ben due.
Evviva.

Sedici anni.
Partiamo per il Belgio.
Io e @Centenia siamo ospitate da un’allegra famiglia.
La prima sera il padre ci offre un pezzo di “terrone”. Io e Centenia sbalordiamo, poi ci prende un attacco di risate da farci internare: intendeva il torrone. Ottimo inizio.
Per la festa dei giovani il programma prevedeva una serata in discoteca: italiani e belgi tutti insieme, e sia.
La nostra corrispondente ci avvisa che deve lavorare e che ci raggiungerà dopo.
I genitori quindi ci accompagnano in automobile, ci indicano un locale, ci fanno scendere e se ne vanno.
E ci rendiamo subito conto che non siamo nel posto giusto dai vecchietti ubriachi a breve distanza.
Ok, avete presente com’è il Belgio in Ottobre? Piove sempre, fa freddo e se sei in un paese isolato non troverai mai aiuto.
E così è stato: io e Centenia abbiamo vagato per ore sotto la pioggia cercando di evitare alcune comitive di giovani tanto divertenti quanto molesti e cani abbaianti che non venivano nutriti dal lontano ‘73.
Ovviamente era Centenia a tenere alto il morale: la sottoscritta non è mai stata molto ottimista.
I cellulari? Al “tempo” all’estero non funzionavano.
Chiediamo aiuto bussando in una casa, che manco le fiabe dei fratelli Grimm. Non ci fanno entrare ma ci dicono che la festa è a qualche chilometro “in quella direzione”.
Insomma, per farla breve: le vostre due baldi ragazzine hanno camminato nel buio più totale per un’oretta seguendo il “unz unz” della musica in lontananza, con le automobili sfreccianti lungo la strada di campagna e nessuno, nessuno nei dintorni.
Un incubo.
N.B. I genitori non ci chiesero mai scusa, anzi: la presero sul ridere. Ricordo che la nostra rappresentante di classe voleva strangolarli.
Di quel viaggio ricordo la nebbia, le lande desolate, i fratellini gemelli invadenti, il freddo, gli animali di ceramica a grandezza naturale sparsi per la casa, la spaghettata per quaranta persone e la mia santissima e adoratissima professoressa di francese.

Diciassette anni.
Spagna, Madrid, olè!
Andiamo dieci giorni a studiare in una scuola di spagnolo per stranieri.
Io e la mia compagna F. veniamo alloggiate in un attico storico spettacolare che si affaccia direttamente sul Parque del Retiro.
Ci ospita un’anziana signora che ci imbottisce di paella e ci racconta strane storielle sui propri parenti.
Noi non avevamo una copia delle chiavi per entrare, l’appartamento aveva ben due entrate e la cara vecchietta era un po’ sorda.
Morale? Abbiamo passato ore sul pianerottolo aspettando che lei si accorgesse di noi: forse entrava sempre dall’altra porta, chissà, fatto sta che non la vedevamo mai passare e che ci toccasse restare in attesa attaccate al citofono. La gioia.
Poi l’ultima sera andiamo tutti al Palacio Gaviria per festeggiare e la signora ci dà le chiavi.
Morale? Torniamo alle tre di notte e la troviamo sveglia perchè “Ah, mi sembrava di aver sentito qualcosa cigolare”.

Di quel viaggio ricordo il chocolate con churros, la strada per andare alla scuola, “Una miente maravillosa” (“A Beautiful Mind” visto al cinema ovviamente in spagnolo), i letti del ‘44, lo Starbucks vicino al Prado (il mio primo frappuccino! Peccato che l’abbiano chiuso) e il Museo del Jamon. Niente nebbia (incredibile).

Diciotto anni.
Windsor, stage di due settimane organizzato dal liceo.
Fortuna vuole che mentre i miei colleghi lavoravano a poca distanza la sottoscritta doveva cambiare due treni e percorrere un buon pezzo a piedi per giungere nell’ufficio dove, dopo tre giorni, avevo già finito tutti i lavori che avrebbero dovuto tenermi occupata per due settimane. Crisi loro. Non sapevano cos’altro farmi fare. Crisi mia. Mi sentivo decisamente inutile.
Di quel viaggio ricordo la nebbia, il freddo, i cappuccini Starbucks comprati prima di partire, i frappuccini Starbucks comprati dopo essere tornata, Clocks dei Coldplay e il braccio rotto del mio professore d’inglese che, dopo un solo giorno, ha deciso di distruggersi durante una partita di calcio “Italy VS England” entrando in scivolata. Genio.

Poi un giorno, appena prima di partire per la Spagna, mi sono iscritta in una facoltà a Pesaro.
Così, di slancio.
Non avrei potuto avere un colpo di testa migliore.

Anche perchè vivere un’esperienza peggiore di quelle sopracitate sarebbe stato difficile.
Ormai ho un’armatura: sono pronta a tutto.

Pubblicato in:  on Ottobre 15, 2009 at 3:45 pm Commenti (1)
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TesiCamp: un feedback immediato

Io alla mia tesi ci tengo: non sono una di quelle persone che l’hanno scritta a forza, cercando l’argomento meno complicato possibile, sforzandosi di arrivare al limite minimo di pagine o che inseriscono nella bibliografia libri mai letti.

Io ci ho pensato, ho fatto la mia proposta al relatore e, prima di buttare giù una sola parola, ho letto moltissimi libri che non solo mi sarebbero stati utili per la tesi ma che riscontravano i miei interessi personali.
Praticamente mi sono cucita la tesi addosso: mi rappresenta, dice qualcosa di quello che mi piace, la ritengo importante.

Quindi un’occasione che mi consenta di presentarla davanti a una platea di persone realmente interessate non può far altro che riscontrare la mia approvazione.

Prima di iscrivermi avevo molte perplessità: l’argomento sarà adatto al tema portante della giornata? Non annoierà?

Caso vuole che le ragazze laureate che mi hanno preceduta (e che io ho preceduto) hanno parlato di argomenti molto simili ai miei: la sessione pomeridiana nella Sala 2 si è trasformata in un continuum tematico incentrato sul Web 2.0, l’identità, la reputazione, il marketing, la moda.

Organizzazione perfetta, location splendida, atmosfera inaspettatamente rilassata e amichevole.
E le due sale erano quasi sempre piene.
Domande, risposte, dibattiti, curiosità, slide, video, contributi.

Questo sì che è stato un BarCamp riuscito.
E infatti quasi non sembrava un BarCamp.

Ho visto muoversi qualcosa, qualche speranza accendersi.

E se capitate su questo blog, io sono quella che si è presentata dicendo “mi sono laureata da otto giorni”.
Più neo-laureata di così.

p.s. si ringraziano Fraaa, Piero, i biglietti, i quaderni scarabocchiati, i succhi al sapore di succo e i panzerotti.

Pubblicato in:  on Ottobre 9, 2009 at 7:37 pm Lascia un Commento
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Una domanda, un perchè. Cosa rispondere se ti sei appena laureato.

Il mio cervello è diviso in due parti: una fisica e una immateriale.
Quella fisica è costituita dalla materia grigia, dagli emisferi e da tutti i collegamenti tra i pochi neuroni rimasti (tutti potenzialmente color arancione Hermes). Qui risiedono i pensieri, le constatazioni, la realtà. C’è ciò che so e che sono certa di sapere.

L’altra parte invece è immateriale nel senso di fugace. Veloce, scattante, sorprendente.
Sì, c’è qualcosa nel mio cervello che processa ciò che non riuscirei ad affrontare.
E’ come se un vento supersonico scattasse in avanti di fronte a certi avvenimenti, li raccogliesse e dicesse al mio corpo come muoversi di conseguenza mentre il cervello fisico rimane immobile e incredulo.

Quindi in questi giorni sono incredula e ancora non mi rendo bene conto di cosa è successo.
E’ il cervello immateriale che svolge tutto il lavoro mentre quello fisico permane in uno stallo meravigliato.

Mi sono laureata.
Me ne sono leggermente accorta quando mi sono voltata e ho visto:
- la nonna piangere;
- il nonno piangere;
- la zia piangere;
- madreeeh piangere;
- gli amici piangere;
- l’altra zia piangere;
- lo zio piangere;
alchè il mio cervello immateriale ha velocemente processato l’avvenimento e ha comandato alla mia faccia “Sorridi”, alle mie mani “Prendi la corona d’alloro e mettila in testa”, alle mie gambe “Sta in piedi”.

Sto ancora attendendo che il cervello fisico acquisisca le informazioni e le importantissime novità.
Ci vuole un poco di tempo, credo.

E’ mettere un punto fermo e fisso a qualcosa, ed era tanto che non capitava.

Quindi sono arrivate le domande, le ovvie e doverose domande, tra cui spiccava “Cosa farai dopo la laurea?”.

… cioè, devo ancora rendermi conto d’essermi laureata, abbiate pietà, abbiate pazienza, abbiate cuore! Non è facile.
Capisco però che è una domanda classica.

Per cui mi sono preparata delle risposte non classiche che possono essere utili non solo alla sottoscritta ma a chiunque si ritrovi in situazioni simili:

a) partirò per il Tibet dove affronterò un lungo percorso di meditazione alla ricerca della beatitudine interiore;

b) mi arruolerò nell’esercito (ma solo se la divisa sarà firmata da Balmain);

c) mi iscriverò a Ingegneria Aerospaziale (io, che per l’esame di Statistica ho penato non poco, ah! Ingegneria!);

d) tornerò a cantare lirica e girerò per tutti i teatri del mondo (… questa non è esattamente improbabile, anzi);

e) Laurea? Quale laurea? Ah, ma questa era uno scherzo! Non dirmi che ci hai creduto!;

f) tornerò in Giappone. Punto. Senza altri dettagli ne’ un presupposto ritorno;

g) andrò a X Factor;

h) prenderò lezioni di cucina da Ratatouille a Parigi e diventerò una critica;

i) scriverò un’autobiografia;

j) mi proporrò come cavia da laboratorio;

E ora quelle che preferisco:

k) diventerò un cavaliere Jedi;

l) passerò al lato oscuro della forza;

m) mi proclamerò padrona del mondo;

n) andrò sul Monte Fato per distruggere l’Unico Anello.

Sì, le facce saranno sempre un po’ perplesse, ma non lasciatevi sfuggire l’occasione.

p.s. cosa farò davvero in questi giorni?

Leggerò. Tantissimo.
Saghe fantasy lasciate in sospeso, libri di marketing e pubblicità, sociologia e new media, libri che mi ispirano solo per la copertina.

Viaggerò, andrò ovunque ci sia l’opportunità, ovunque ci sia qualcosa d’interessante.

Farò il cosidetto “punto della situazione”, raccoglierò le idee e mi metterò in gioco.

Non passerà molto tempo, anzi.

Aspetto solo che il cervello fisico si ricongiunga con quello immateriale.

Pubblicato in:  on Ottobre 5, 2009 at 4:04 pm Commenti (7)