Perché vedi, caro lettore che forse inciampi nei miei pensieri, devo confessarti che, seguendo il proposito di tenere un bilancio mensile, più volte ho provato a scrivere di Marzo, dei suoi concerti e dei suoi libri, ma non c’erano altre parole che mi venivano in mente a parte “schianto”, così ho lasciato sempre perdere.
I Mogwai e Adele, Amelie Nothomb e Maxence Fermin sono gli unici nomi che mi sovvengono.
Il resto? È buio.
Un buio di pece nera, vischiosa e asfissiante, mille volte più densa dell’inchiostro ma dalla stessa cupa trama.
Il resto è un allontanamento dal junk food e un assottigliamento generale.
Il resto è un crollo in una stanza-rifugio, e due Polaroid a ricordarlo.
Il resto è un uso massiccio di cipria.
Il resto è stupore.
Il resto sono telefonate dalle piccole ore, e notti insonni.
Il resto è un arrivederci, una partenza, tanti chilometri di distanza, e la sensazione d’aver perso un sostegno.
Il resto sono quaderni pieni di calligrafia e frasi e racconti e memoria.
Il resto è una data e un presentimento, perché sì, cosa mai accadrà dopo? Appunto.
Il resto è subbuglio.





