Le Liriche

Silvia,

è evidente che quando mi insegnavi a cantare e a muovermi sul palco tu ti sia dimenticata di dirmi che.

Che le eroine e i crudeli delle opere liriche non sono invenzione e.

E no, non c’è alcun disclaimer che precisa che i personaggi sono frutto di finzione, come.

Come Cio Cio San che viene abbandonata e compie harakiri, o.

O Tosca che uccide e si getta da Castel Sant’Angelo, e.

E Violetta e Mimì che muoiono di malattie invocando gli amati, Aida sepolta viva, Carmen trucidata sulla piazza, Nedda pugnalata sul palco. Infatti.

Infatti dovevi avvertirmi che non esistono solo la fiera e divertente Rosina, l’algida e bella Turandot, la furba Zerlina e le allegre ninfe russe.

Silvia, potevi solo dirmi, mentre mi truccavano, quando mi pettinavano, nel momento in cui stringevano i lacci dei costumi di scena, che tutte le liriche sono esistite davvero, e attenzione, fare tanta attenzione, piccolo animo melodrammatico, per non precipitare, e schiantare e sentirsi sussurrare, da tutte quelle tragiche maschere, parole di conforto.

Possibile che in tutte quelle ore in sala prove non ti sia mai venuto in mente, maestra?

Flauti magici, sogni di notte di mezz’estate, divinità e giullari di corte nulla possono per distogliere la mia testa da tutte loro, così disperate e così vicine, che sento assistermi con le loro storie.

Silvia, Silvia, avresti dovuto!

Published in: on giugno 29, 2011 at 8:52 pm  Lascia un commento  
Tags:

Cose su cui contare

Sono giunta a una conclusione.

La vita ti può deludere, le persone ti possono squarciare testa/cuore/corpo/psiche, la quotidianità è un delirio, il caldo che sta sopraggiungendo è infingardo, le zanzare ti possono anche risucchiare tutto il sangue dalle vene e “ommioddio io non posso andare avanti” ma! Ma.

Su una cosa si può sempre contare.
Sempre e comunque.
Comunque e ancora.

IL CIBO.

Ecco quindi la lista delle 10 cose più buone al mondo secondo la sottoscritta, redatte in una elegante piazzetta milanese con @Fraaaa, mentre i fari del palazzo di fronte ci stavano abbronzando.

Dimenticato qualcosa?

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:55 am  Commenti (12)  
Tags: ,

Mancanze

Mi mancano i pranzi del giovedì, appuntamento fisso del dopoliceo.
Mi mancano le ore passate alla Feltrinelli, attendendo libri che non uscivano mai e ancora attendiamo.
Mi mancano le ricerche disperate dei pop corn alle undici di sera nel centro di Bologna.
Mi mancano le tavolate con l’angolo di gente vestita solo di nero.
Mi mancano i gufi corridori.
Mi manca il mio armadio monocromatico e di facilissimo abbinamento, giacché il nero si abbina benissimo col nero.
Mi mancano le fotografie assurde fatte ancora in analogico, e poi quelle in digitale.
Mi mancano le bruschettate feroci in quel della Romagna.
Mi mancano i cinema in massa, i cinema in pochi.
Mi mancano le grigliatone apocalittiche.
Mi mancano i cocktail con l’assenzio del Golem.
Mi mancano gli aperitivi del Transilvania, che ormai ha chiuso per lasciar spazio a un locale minimal. Disappunto.
Mi mancano le partite di football con panino salsiccia e cipolla più birra.
Mi mancano le sedute di D&D e Vampire the Masquerade.
Mi mancano le cioccolate e the caldi del bar Zamboni.
Mi mancano le scorribande in fumetteria.
Mi mancano gli ordini chilometrici ai ristoranti cinesi e le salviette volanti.
Mi mancano le maratone fantasy/sci-fi.
Mi mancano i ritrovi al Dragon Pub o all’Old Bridge, e i cheeseburger dell’Arnold Pub disperso nel modenese.
Mi mancano le prove a teatro, i costumi assurdi, i costumi pesanti, il trucco complicato, parrucche e parrucchiere, il bar al piano terra e le sue piadine meravigliose, i Pocket Coffee per reggere in scena, i silenzi dietro le quinte, la consapevolezza d’aver un pubblico di fronte ma l’impossibilità di vederlo, con tutti quei riflettori contro.
Mi mancano i canti.
Mi mancano i giochi con i fuochi, le evoluzioni un po’ pericolose, le scie nelle notti estive.
Mi mancano i raduni.
Mi mancano i weekend sui colli, in casa altrui, l’andare a dormire all’alba e lo svegliarsi solo per mangiare.
Mi manca tantissimo cantare in automobile senza ritegno alcuno.

Mi mancano le persone che hanno visto tutto ciò e che erano con me: siamo esplosi in troppe città, tante direzioni, inaspettate e imprevedibili, eppure ci siamo. Silenziosi, appostati, pronti a scattare al cenno dell’uno, al messaggio dell’altra, allo squillo da una parte, a GTalk, Skype e via dicendo ancora.
Potessi schioccare le dita ci farei ritrovare.

Mi mancano tanti dettagli di un periodo che mai avrei detto che mi sarebbe mancato e che, proprio per questo, mi lascia stupore, lacrime e magone.

Per ogni tipo di reclamo, insulto o “Ugooo”, sapete dove trovarmi.

Published in: on giugno 21, 2011 at 10:39 pm  Lascia un commento  
Tags:

La spesa

Non c’è niente da fare: per me il supermercato è un luogo di grande perdizione.
Io non resisto, soprattutto alle offerte. Butto sempre l’occhio, soppesando e valutando, cercando quegli articoli che solitamente compro.
C’è tanto marketing dietro, me ne rendo conto, l’ho anche studiato.
Per esempio, il prosciutto crudo. Ecco, non ci riesco, a lasciarlo lì, soprattutto quello buono. Salatino, saporito, morbido, che si scioglie, e non quelle fette di cartongesso messe sottovuoto, a prezzo ridicolo persino per essere chiaramente un prodotto realizzato per l’edilizia!

Tant’è che vado a fare la spesa.
Missione: comprare un cuscino (o guanciale, se volete, ma non quello che se magna).

Giungo alla cassa con la spesa più assurda che si sia vista: il suddetto cuscino (perchè sì, in due mesi che vivo da sola non l’avevo ancora comprato. Shame on me), il sopracitato prosciuttino crudo sbav sbav che sto mangiando ora e due bottiglie di birra tanto buona e tanto particolare che, insomma, non poteva essere lasciata lì. In Menabrea I trust, in Ichnusa I believe (e non vi dico “I” cosa per quanto riguarda la Bloemenbier).

Insomma, la spesa del single che vive da single, ma quel cuscino enorme?

Davanti a me c’è un ragazzo che ha preso 6 bottiglie di Menabrea, 4 di Ichnusa, due magnum di Leffe e due, due hamburger.
C’è una sorta di vicinanza mentale, perchè entrambi sappiamo di aver preso quelle birre perchè erano in offerta.

Lui osserva il mio bottino. Sorride appena. Mi guarda e proferisce tre parole e una virgola (sì, c’era anche la virgola ben espressa): “Guarda, ti stimo“.

Mi appunto la mia coccarda per la situazione assurda del giorno, arduamente conquistata, e me ne vado a casa.

Published in: on giugno 13, 2011 at 6:02 pm  Commenti (3)  
Tags: , , , ,

Be Comfortable, Creature (May 2011)

Soundtrack: Theme from The Cameretta de I Cani

Di Maggio vorrei ricordare gli spaghetti al pomodoro dell’una di notte e l’abbondante colazione con uova strapazzate e quant’altro la mattina successiva, dopo un sonno a dir poco imprevedibile.
Vorrei accennare ai pezzetti di Lego in borsa.
Vorrei parlare del non riuscire a tacere ed esplodere in piccate risposte. Io, che al primo impatto sembro tacita e calma, io, con un piglio isterico mica male.
Vorrei appena insinuare altre esplosioni.
Vorrei dirvi del trionfale ritorno al laser game, con i lividi alle ginocchia, l’armatura con i bulbi colorati, i fumogeni, il fucile pesante e la musica metal.
Vorrei tornare a quelle terme, a quel placido sguazzare, a quel pochissimo sonno, a quei massaggi da novanta – e dico novanta – minuti, al ritrovarsi cosparsi di olio profumato e caldo che manco una cotoletta del Mulino Bruciato, ai lettini al sole, alle piscine con ogni tipo di idromassaggio.
Vorrei testimoniare di folli danze fino a oltre le cinque di mattina in una discoteca alla sua inaugurazione.
Vorrei non dimenticare quel cappuccino freddo bevuto seduta in piazza Mercanzia, con la testa da tutt’altra parte e un’agitazione che incrementava di minuto in minuto, prosciugando l’autonomia della mia sanità mentale.
Vorrei custodire la sensazione, la terribile sensazione di compressione, pressione, implosione, e le conseguenti tacite grida.
Vorrei condividere lo straordinario silenzio delle campagne, il fruscio del grano, il sole, il profumo di gelsomino, la pace, il buon vino, la buona carne.
Vorrei riassaporare piazza Verdi senza transenne.
Vorrei sottolineare un nascente interesse verso l’ayurveda.
Vorrei confermare che la mia forza di volontà è andata a farsi una vacanza nel Belize.
Vorrei (o meglio, avrei voluto) magari evitare di chiudermi un polpaccio chiudendo lo sportello dell’auto. Cosìm giusto per.
Di Maggio vorrei descrivervi una cena in pizzeria in cui gli argomenti sono stati molti, vivi, interessanti, diversi.
Vorrei farvi sentire il profumo di un olio con blue camomilla e menta piperita.
Vorrei annoverare i pollo party, le lezioni di pilates e la lampada Take di Kartell.
Vorrei eliminare le zanzare assassine.
Vorrei assicurare che la passione per la divina belga, Amelie Nothomb, ha ormai portato alla lettura totale della sua bibliografia. Argh.
Vorrei cancellare le notti insonni e i risvegli tragici.
Di Maggio vorrei tenere il concerto di Pisapia davanti alla stazione Centrale, perchè non era possibile che fossimo a Milano, no?

Questo è stato il mio Maggio e sono tutti i miei vorrei.

Alcuni si avvereranno, altri meno.

Si è infatti avvistato un inquietante risveglio di certe oscurità assopite.

Published in: on giugno 10, 2011 at 10:46 pm  Lascia un commento  
Tags: , , ,

La verità è che

Negli ultimi mesi la maggior parte dei discorsi che persone buone e pazienti mi hanno fatto iniziavano proprio così, con queste quattro parole.

La.
Verità.
E’.
Che.

Non so bene descrivere quanto ora io possa trovare destabilizzante la parola “Verità”, con la sua V maiuscola e il grande immaginario collettivo e positivo che si porta appresso.
Verità come massimo valore, una luce nel buio, una risposta a tutte le domande, solida e concreta.

Ho sempre avuto difficoltà con i grandi principi da paladina della giustizia, che mi sembrano sempre incontrovertibili e non mi lasciano spazio per repliche.
Non bramo la stasi della Verità.

La Verità è che più che verità mi servirebbe Speranza.

Published in: on giugno 4, 2011 at 4:49 pm  Commenti (1)  
Tags: ,

Laterale

Mi domandavo, mentre Bologna assiste a scrosci intermittenti di pioggia dal profumo estivo: cosa accade quando viene stimolato il pensiero laterale di una persona già abituata a ragionare in modo originale e abituata a essere fuori da ciò che è ritenuto “normale”?

Se la massa procede in verticale, spostandosi su un’immaginaria linea diritta, e il pensatore laterale si sposta in orizzontale, in opposizione,è forse la diagonale la soluzione al quesito? O un vortice?

Avanti, indietro, in circolo?

Osservo la coesistenza dei modi di pensare, e mi ritrovo nella situazione di disagio di chi pensa diversamente all’ennesima potenza.
Laterale alla seconda.

Non c’è niente di geniale in questa caratteristica, sia chiaro, non mi arrogo alcuna particolare qualità o specialità.
Eppure mi sento sospinta da queste diverse forze e la mia mente reclama una risposta, una chiarezza in quest’oscurità.

La mia, oscurità.
Cupa alla seconda.

Published in: on giugno 3, 2011 at 12:40 am  Commenti (1)  
Tags: ,
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 47 follower

%d bloggers like this: