È l’ultimo giorno di Settembre, quindi l’ultimo momento disponibile per parlarvi di Agosto.
Sono seduta al Panino Giusto dell’aeroporto Linate, in attesa per partire per Parigi, e qualcosa mi dice che sia il posto più adatto per parlare di un mese che ha visto la nascita di una nuova personale consapevolezza tra aeroporti, parole sconosciute, sveglie all’alba, mangiate colossali, ore su un pulmino su strade accidentate.
A inizio Agosto ho pianto le mie ultime lacrime di angoscia.
Ho raccolto tutto il mio coraggio e ho fatto ciò che andava fatto, sbattendo per l’ultima volta contro a un muro.
A inizio Agosto – qualche giorno dopo, ecco, ma era sempre l’inizio – ho pianto le mie prime lacrime di sollievo, una sensazione fremente partita dai piedi che mi ha scossa, e solo per aver compiuto pochi passi fisici!
In Agosto sono andata molto in piscina, prediligendo vasche totalmente in apnea, scivolando sul fondo, dove non senti niente se non qualcosa ovattato.
Poi si mandano email, si ride davanti a un computer, si esce con le fidate e adorate persone che sempre ci sono e ci saranno – senza dubbio!
È stata la fase di decompressione.
I muscoli si sciolgono, la mente si alleggerisce, e ciò che era costretto tra le catene si fa lieve.
E si parte.
Si prepara la valigia, si va in aeroporto, si passano ore in luoghi chiusi che sanno di aria condizionata.
Si incontrano persone nuove, persone diverse, si sperimenta e osserva, si assaggiano cibi e gustano bevande (ok, diciamo la verità: solo birre).
Non se ne ha mai abbastanza, di tutte queste cose, che ti strapazzano e ti fanno crollare nel sonno alla fine di ogni giornata. E se appunto il giorno dopo è programmata una sveglia così cattiva che solitamente ci si intristirebbe, stavolta non importa, anzi!
Bucarest, Sibiu, Brasov.
Non disfare mai quella valigia.
Aerei ad andare e tornare.
Poi Praga, in un hotel delizioso, ristoranti straordinari, luoghi letteralmente d’incanto, un Nazgul di notte, risate e, all’improvviso, la sensazione di avercela fatta a oltrepassare quanto basta quel dolore.
Ricaricarsi, rigenerarsi prima di ripartire.
Stiracchiarsi sornioni.
Adorare l’assenza di ansia e librarsi tra ciò che più piace.
Io in Agosto sono tornata a vivere.





