Sorpresa (Settembre 2011)

Sorpresa

[sor-pré-sa] s.f.

1 Ciò che si verifica o si attua all’improvviso, in modo inatteso

 

Finalmente arriva un mese così intenso che per ricordare tutto ciò che è successo devi scorrere i social network a ritroso, ed è come se per ogni evento o novità guadagnassi le stelline di Super Mario: più ne hai, più vite ed energie possiedi. Tra le mani sento di averne in abbondanza. Vedi come brillano?

Mese di inizi, Settembre.
Mese in cui ti poni di fronte agli avvenimenti talvolta con raziocinio mai visto, altre con sfrontatezza, altre ancora lanciandoti, e non sai ben prevedere in che modo reagirai a ogni situazione.

Ci sono state delle sorprese.
Innanzitutto non sapevi che il filetto di tonno con le nocciole potesse essere così buono, ma l’hai scoperto a tuo vantaggio.
Che esiste un mondo. Un altro mondo. Lo osservi attentamente, cercando di abituartene, e intanto ne sperimenti gli innegabili benefici.
Non ti rendevi conto che è giusto essere circospetti. Eccome.
Che talvolta aspettare a lungo il soccorso stradale ha il suo perché.
Non sapevi che il silenzio di questa casa bolognese potesse essere tanto meraviglioso.

Poi arriva ciò che sai, ma non dai mai per scontato.
Le grigliate al lago con gli amici sono sempre immancabili, soprattutto se loro sanno preparare le braci.
Sai che puoi ancora ballare fino alle 5 di mattina.
E non c’è niente da fare: conosci sempre il miglior ristorante in cui portare gli amici e meravigliarli. Quei tocchetti di tagliata immersi nell’olio se li ricorderanno a lungo.
Sapevi che i Mogwai saranno incantarti, tra Autorock e Friend of the Night, ma anche che il pubblico del Magnolia Parade andrebbe percosso con una mazza ferrata per quanto poco è disciplinato e rispettoso.

Sapevi che ci saranno sempre troppi caffè giornalieri, nonostante i buoni propositi. Ci sarà tanto sushi e tante persone pronte ad accorrere per gustarlo.
Ci saranno canzoni che al primo ascolto ti trapassano il costato come una lancia, e che ti senti costretta a segnalare.
Che spesso darai al karma la colpa delle tue sviste e assurdità, e non alla tua testa tra le nuvole causa troppo multitasking.
Sapevi che adori scrivere, anche se non sei sicura del risultato.

Poi si vincono premi all’Instameet, si fa sbagliare fermata della metropolitana alle persone, si gustano caffè americani e cheesecake da California Bakery, brontosauri al Seven, crepe sui Navigli, fiorentine al BBQ, cocktail allo zenzero presso Lacerba, lardo di Colonnata e minestroni a casa di amici, popcorn al cinema.

Lo vedi quanto brillano, queste stelline tra le mie mani?
Super Mario sarebbe orgoglioso di me.

Published in: on ottobre 31, 2011 at 2:58 pm  Lascia un commento  
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Ricetta per.

Voi sapete che non so cucinare, vero?
Questo non mi impedisce di condividere con voi la ricetta del compleanno perfetto.

Prendi un aereo e vai a Parigi.
Vai in quella città che ti fa sentire a casa, ospitata da una persona che più volte e tante ancora ti ha ascoltata, supportata, aiutata.

Svegliati stiracchiati stropiccia sprimaccia.

Metropolitana, è ora di pranzo! Prima scendi a Bourse, e le prime parole che senti sono quelle di un ragazzo italiano. Oh, bene.
Pranza da Chez Miki, ristorante giapponese gestito da giapponesi e frequentato da giapponesi, che ti senti uno straniero non appena entri. Quattro anni che volevi andarci, e finalmente è aperto!
Pranza con le bacchette, the verde e cibi leggeri e deliziosi serviti nei box laccati.

Frappuccino, frappuccino da Starbucks, con i conseguenti dieci minuti per far capire precisamente come lo vuoi.
All’ombra si sta bene, seduti ai tavolini vicino a rue di Rivoli.

Salto ai giardini Les Tuileries dove, tra la terra bianca polverosa, si accalca tutto il mondo della moda, che esce da Viktor&Rolf. Riconosci stilisti e editor, giornalisti e pr, nonchè le divine modelle.

Conosci persone e personaggi, e vai a berci una Leffe da mezzo litro alle 15.30. Male non fa, con questo caldo.
Si chiacchiera, o si cerca di. Senti parlare di progetti e ottimismo da una venticinquenne canadese che realizza accessori e abiti con penne e piume, e un po’ di senti contagiata dal suo entusiasmo e dai suoi occhi azzurri.

Giro da Colette, perdersi nel vintage di Kiliwatch.

Attraversa la Senna, così dice la mia ricetta.
Raggiungi Pierre Hermé in rue Bonaparte, fai la fila ed esci con una scatolina di macaron da mangiare subito, sulle panchine della piazza vicina. Oh, così deliziosi!

E’ quasi tardi, vai alla sfilata di Jean Paul Gaultier.
Per qualche strano motivo alcuni blogger chiedono di fotografare come sei vestita, che forse la combinazione verde/nero è fashion ed è piaciuta.
Flash, grida, calca, affascinante.

Pian piano allontanati e dirigiti da Chartier, uno dei tuoi ristoranti preferiti.
Ordina tutto l’ordinabile ai camerieri sbrigativi ed efficienti, cibi francesi, menù non facile per gli italiani seduti a fianco che brontolano. Perditi nel guardare le vetrate, gli alti soffitti, i misteriosi cassettini di cui conosci il segreto.

Si sta bene, a Parigi.

Ultima tappa: scendi a Trocadero, e vai alla tour Eiffel.
Notte profonda, è bella, è unica, e lì vicino tante coppie ballano lentamente, chi con maschere sul viso chi con sorrisi.

I piedi saranno ormai stanchi, no?
Lentamente passeggia per quei giardini.
Lentamente torna a casa.

E’ scoccata un’altra mezzanotte.
Il tuo bel compleanno è terminato.

Published in: on ottobre 18, 2011 at 5:36 pm  Commenti (1)  
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Gualtiero Marchesi incontra il McDonald: non potevo resistere

Quarantacinque minuti fa entravo nel McDonald di Corso Vercelli (Milano), mi destreggiavo tra bambini urlanti, madri che avrei volentieri preso a badilate e gente molto rilassata e facevo check-in su Foursquare scrivendo “Gualtiero Marchesi son qui per te“.

Dopo aver ricevuto alcuni tweet, certi DM e diversi commenti che chiedevano un parere, ho deciso di scriverlo immediatamente qui.
Ebbene sì, il menù limited edition creato dal Maestro è giunto nei fast food.

Ho ordinato il menù col panino Vivace, mentre non mi sono arrischiata nell’ordinare il dolce Minuetto per due motivi:

1) Non impazzisco per i dolci;

2) un “tiramisù al panettone” mangiato in pausa pranzo con un intero pomeriggio di lavoro a seguire non mi sembrava ‘sta grande idea.

Quindi veniamo al panino.

“Un velo di maionese alla senape, spinaci spadellati, cipolla dolce e carne bovina. Tutto arricchito da un croccante strato di bacon e racchiuso in caldo pane ai semi di girasole“. Riprendo pari pari la descrizione ufficiale perchè temo di scordarmi qualcosa: è effettivamente un panino ricco di dettagli, e al primo assaggio devo dire che, tutto sommato, mi è piaciuto.

Ho apprezzato soprattutto gli spinaci (che si sente che sono cotti in padella), i semi di girasole e la carne (chi, come me, ha un master in “McDonald” noterà il sapore più autentico dell’hamburger).

Veniamo ai problemi: non si può controllare ogni McDonald, quindi capita che chi compone il panino sbagli qualcosa.
Nel mio caso più che un velo di maionese alla senape ho trovato una mestolata, e la croccante pancetta era ridotta a una sottile striscia dispersa chissà dove.

Lo rimangerei?
Sì, ma direi attentamente di mettere poca maionese, lo richiederei esplicitamente.

Soddisfatta?
Direi di sì, ma avrei preferito anche una versione “Marchesi” delle patatine fritte. Si sente la mancanza di un contorno.

E il tiramisù?
Non so se riuscirò ad affrontarlo.
E poi: parliamo di panettone a Ottobre? Di già?

Nel complesso l’operazione mi piace.

Aspetto di sentire le vostre opinioni!

Published in: on ottobre 7, 2011 at 11:56 am  Commenti (6)  
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Premio ai “Blogger che furono”

Io, alla BlogFest, non ci sono mai stata.
Ho sempre avuto altri impegni in quei giorni, come laurearmi o passare serate in compagnia di cotolette alla bolognese e amici per un’occasione che si ripete ogni anno da 27 anni (dicasi: compleanno).

Seguo virtualmente, leggo qualche recensione, guardo i premi, sfoglio le foto.

Quest’anno vorrei conferire il mio personalissimo premio a una categoria che ho appena inventato, con tutta la sua assente ufficialità: “Blogger nati ai tempi in cui manco si sapeva cosa fosse un blog e che avrebbero potuto dare tanto alla rete italiana“.
D’accordo, il nome è lunghino e complesso, ma stasera pecco di sintesi.

Ho una rosa di nomi, io, che mi sono approcciata al mondo “blog” nel lontano 2002, e che custodisco il ricordo di diverse personalità ormai scivolate via dalla memoria di molti (ma spero non di tutti).

Per me la vincitrice di tale premio è colei che, se scrivesse ancora, avrebbe pubblicato libri, possederebbe un dominio tutto suo, e non so quanti follower guadagnerebbe su Twitter.
Colei i cui post erano per me un appuntamento giornaliero immancabile, motivo per cui ho imparato il concetto di “feed”.
Colei che mi faceva piangere dal ridere davanti a uno schermo.
Colei che, tra i primissimi, pubblicava le proprie ricette online, parlava di libri letti, di musica, dei suoi interessi, con parole accorte e fresche.
Colei che improvvisamente sparì dalla rete (a causa di un fidanzato con scarso senso dell’ironia, si disse).

Si tratta di… Kikiblog.

Oh, chi la conosce potrebbe:
a) esclamare “Ma sì, ma certo!”;
b) storcere il naso;
c) dire “Ma per piacere!”.
d) provare una sensazione nostalgica, effetto Amarcord.

Ecco, io non so bene dove sia, cosa faccia, se stia bene, se si sia messa a scrivere per professione (avrebbe dovuto), se fosse un fenomeno circoscritto, se ne sento la mancanza solo io, ma era indubbiamente un personaggio divertente, in un periodo in cui non ci si esponeva di persona e il nickname era ancora tutto.
A me piaceva tanto.

Quindi vorrei assegnarle questo mio premio, ecco.
La pagina bianca del suo blog rimane a imperitura memoria di un presidio ilare, ironico, un po’ alla Kinsella, buffo, di quando leggere i blog era aprire la pagina di un libro e immergersi dentro, con tutte le sue trame e protagonisti quasi irreali.

Se avete anche voi dei “blogger che furono” del cuore, fatemi sapere.
Magari li leggevo a mia volta.

p.s. lo so, forse avrei potuto attribuire questa mia scelta a un blogger più “aulico”, ma che ci volete fare. Al tempo avevo 17, 18 anni, per me leggere era divorare e non averne mai abbastanza (ed è ancora così), e ricordo alcuni post, alcune immagini, alcune caratteristiche di quel blog con molta tenerezza.

Published in: on ottobre 4, 2011 at 5:51 pm  Commenti (1)  
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