Torture cinesi contemporanee

Quando ero alle medie la mia prof di musica chiuse me e i miei compagni in una stanza buia e azionò un metronomo per un quarto d’ora, per poi dirci che quella era una tortura cinese, così come la goccia d’acqua che cade sulla testa.

Quindi, cari venditori degli spazi pubblicitari delle stazioni ferroviarie, in una qualche maniera m’intendo di torture cinesi e credo che anche voi abbiate una certa conoscenza in merito, altrimenti non si spiega il modo in cui gestite i televisori che trasmettono spot negli atri e sui binari di Milano e Bologna (per esempio).

Vi faccio un esempio: da un paio di settimane a Bologna e Milano gira in rotazione la pubblicità dei Kinder Cereali con Valentina Vezzali, la mamma di Piero (o Pietro?). E’ in un formato ridotto rispetto a quello televisivo e durerà circa dieci secondi: la voce della campionessa è stata sostituita da un jingle cantato che fa più o meno così: “Ah ah aaah. Ah ah aaah. Ah ah aaah”. La prima volta che lo vedi apprezzi l’atmosfera bucolica, i campi di grano, i buoni sentimenti. La seconda volta apprezzi e punto. La centoquarantasettesima volta che senti quel jingle, ecco, vorresti prendere un televisore e buttarlo sotto all’Alta Velocità, sradicarlo con crudeltà e recidere tutti i suoi cavi vitali (Matrix docet).
E’ una tortura, una tortura cinese, programmare lo stesso spot in rapida successione. Non se ne può più. E’ snervante, e inizi a odiare i Kinder Cereali. La prossima volta che vedrai la Vezzali ti verrà un attacco epilettico.

Solo io vedo la semplice logica, trovo che sia inutile la totale ridonanza di tali messaggi in un luogo in cui sei costretto a stare?

Altro esempio: lo spot dei nuovi negozi alla stazione Centrale di Milano. Un jingle al pianoforte che chiunque sia rimasto bloccato nella stazione durante Dicembre ricorderà facilmente: si è impresso nella mia memoria come il peggior tormento. Era programmato in alternanza con un altro spot innocuo, ma capirete che nelle ore in cui sono rimasta bloccata alla stazione a causa dei vari ritardi lo avrò ascoltato cinquecento volte. E’ una tortura.
Mi sono promessa di non mettere mai piede in uno di quei negozi per protestare contro una programmazione così inutilmente martellante e logorante.

Gentili venditori degli spazi pubblicitari, vi prego, fate qualcosa. Abbiate pietà. Non so, mettete più spot in rotazione. O almeno abbassate il volume, perchè spesso e volentieri i jingle si sovrappongono ai ben più importanti annunci ferroviari ed è il delirio.

Detto questo vorrei chiedervi delucidazioni, perchè forse l’”Ah ah aaah” della Kinder mi ha messo fuori uso l’udito: è possibile che ora stia girando uno spot con la Marcia Imperiale di Star Wars? L’altro giorno, scendendo dal treno a Milano Centrale e sentendo il “Pa pa pa papparà papparà” ho pensato d’avere le allucinazioni. Non che non apprezzi eh, ma nel contesto di “Milano Centrale” era vagamente inquietante. Con lo sguardo ho cercato zio Darth e i jedi.

Spero nella vostra clemenza.

Grazie.

Sybelle

Published in: on febbraio 1, 2010 at 6:45 pm  Commenti (20)  
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Party 10 e Lode Chiquita

Nel centro di Milano sorge un’insospettabile villa dal fascino difficilmente narrabile.
Io, bolognese, non ci avrei mai creduto: pare un’oasi di verde, con i suoi interni in legno pregiato, il giardino curato e la piscina dai bordi di marmo.
Villa Necchi Campiglio, della famiglia omonima, protetta e custodita dal FAI.

In questo incantevole scenario Venerdì si è tenuto il Party 10 e Lode Chiquita per il lancio dei nuovi frullati.
Un’organizzazione che ha saputo far fronte ai disagi del maltempo e dei trasporti ha creato un evento tanto insolito quanto curioso.

Il buffet (ovviamente di cosa posso parlare per prima cosa, io? Del cibo, no?) era studiatissimo: solo frutta abbinata a pezzetti di formaggio, caramellata in spiedini, tagliata a fettine. Risotto di fragole. Coppette di crema di banana con pezzi di cioccolato. Fragole, ananas, uva, … per una volta, una cena sana per Sybelle (incroyable!).
All’esterno il barman Enzo ci ha preparato dei drink usando i frullati 10 e Lode Chiquita: la sua fantasia ha prodotto dei cocktail ottimi.
In una sala era allestito il set per un photoshoot con la ragazza-Chiquita e il suo pesantissimo cappello, mentre dall’altra parte si poteva sferruzzare con ferri e gomitoli di lana, guidati dalle ragazze di Do Knit Yourself.

A fianco, la sala dei massaggi shiatsu.
Potevo lasciarmi sfuggire l’0ccasione, dopo aver fatto Pesaro-Bologna-casa-Bologna-Milano in una manciata d’ore? No, e infatti per quindici minuti sono entrata in un altro mondo: ne sono uscita con un sorriso beato stampato in faccia.

I frullati sono sicuramente freschi, rinfrancanti, ma più che una bevanda li definirei un alimento: una bottiglia, sebbene sembri piccola, sazia decisamente. E se lo dico io…
A mio parere – e, a giudicare da ciò che ho sentito, anche secondo tutti gli altri partecipanti – il migliore rimane quello al lampone/melograno, sia nella versione ‘liscia’ che in quella ‘drink’ escogitata da Enzo.
Tutti i gusti proposti sono il risultato dell’unione di frutta a… frutta. Niente coloranti, niente zuccheri, niente additivi. Solo frutta, in varie quantità. Si sente, sia nel sapore che nella consistenza.

Così son tornata nella mia Bologna contenta della particolare esperienza, armata di una shopper decorata a mano, un cd di musica latina, un paio di biglietti da visita per informazioni sullo shiatsu e l’ormai leggendaria chiavetta USB a forma di banana con tanto di logo blu Chiquita a rilievo.

Il giorno dopo ho visto i frullati in vendita a 2,50 € l’uno. Un prezzo ragionevole, data la qualità e l’entità del prodotto.

Che sia venuto il momento d’iniziare una dieta sana e abbandonare cotolette alla bolognese e gnocchetti verdi al gorgonzola?
Chissà. Non prometto niente(*).
Certo è che con questo caldo un frullato ghiacciato ci starebbe abbastanza bene.

(*) Anche perchè dopo la sanissima cena io, Filicchio, Annatorc e LvrLuca siamo finiti in un fastfood. … lo so, siamo vergognosi.

Moleskine for Creatives

Moleskine è una fede.
Si è imposta nell’ambito delle agende per le sue linee sobrie ed eleganti, per la qualità del prodotto, per la storia che incarna (storia che, per inciso, viene allegata all’interno di ogni taccuino), per la praticità, per le proporzioni tra altezza e larghezza.

Io ne uso l’agenda. Possiedo i City Notebook di Londra e Parigi (e sono alla ricerca di quello di Tokyo). Quasi tutti i miei appunti universitari sono stati presi su quaderni piccoli dall’inconfondibile copertina nera morbida, a parte un paio di quaderni della serie rosa. Possiedo due taccuini blu grandi la metà dell’agenda in cui segno parole chiave, libri, citazioni, spunti, tutto ciò che mi passa per la mente e che merita attenzione e ricordo. Partecipo al Moleskine GrandTour.

Recentemente è uscita una linea molto interessante per i miei gusti: si chiama Folio, ed è rivolta ai designer e ai creativi.

Si tratta di taccuini di formato A3 o A4, piuttosto grandi rispetto alla normalità, che mantengono le caratteristiche tradizionali di Moleskine: copertina rigida nera, elastico di chiusura, segnalibro.
La carta è pregiata e si differenzia a seconda delle esigenze: ci sono gli album a righe, a quadretti, a pagine bianche, nonchè con carta per schizzi e per acquerello.
Si aggiungono i portfolio, raccoglitori con scomparti a soffietto in tela e cartoncino.

Per me che svaligerei le cartolerie sono una tentazione notevole.
Peccato che siano quasi introvabili.
E che abbiano un prezzo non esattamente simpatico.

Campagne elettorali bolognesi/ 2

Ragazzi, siamo a posto!
Via, via, staccate tutti i manifesti e andiamo a farci una briscola e un piatto di lasagne, piuttosto che stare qui a perdere tempo!
Andiamo a correre con la vespa su per i colli, a fare una partita di calcetto ai giardini Margherita, a fare vasche in galleria Cavour!

Ho capito chi vincerà la campagna elettorale.
Come faccio a saperlo? Eh, grande intuito.

Quando ho visto il manifesto sono stata colta da una visione, e tutto mi è sembrato più chiaro.
Cazzola, Delbono, Morselli, Galletti, … sono dei dilettanti a confronto.

Siete pronti alla grande rivelazione?
D’accordo.

Le elezioni per i consiglieri comunali saranno vinte da…

VASCO ROSSI!

Guardate il sito Internet e ditemi se non è lui!
Con la musica composta dai ‘Musicani’ (a cui Gatti rivolge un ‘ringraziamento siderale’, ripeto, ‘siderale’).
Con gli occhialoni da sole.
E l’autoscatto in pieno stile emo-myspace?

… eh, lo so.
Lo so, cosa volete che vi dica.
La prima domanda che assale la mia mente è ‘Perchèèè?’.
La seconda domanda è ‘Chiii?’.
La terza non è una domanda, ma un’altra grassissima risata.
Oh, questi candidati danno grandi soddisfazioni.

Abbiamo una diapositiva di una passante davanti all’immenso manifesto.

Vota Gatti!

Non lamentatevi delle campagne del PD o dell’UDC.
Il vero delirio l’abbiamo noi.

Campagne elettorali bolognesi

A Bologna siamo invasi.
A Bologna si elegge sindaco e compagnia cantante.
A Bologna ovunque volgi lo sguardo ti accorgi che c’è qualcosa che non va.
Anche se non t’intendi di pubblicità, marketing, campagne stampa, ti perplimi.

Perché certi manifesti elettorali sono così assurdi, ma così improbabili che viene da chiedersi se non siano dei fake, dei falsi, degli scherzi mal riusciti.

Tutti i candidati hanno puntato sull’ironia. Sui giochi di parole, su un’immagine divertente e amichevole.
L’influenza di Obama si sente: ogni candidato ha il proprio sito internet e, spesso, un canale YouTube, Facebook, Flickr. Che poi certi siti sembrino usciti dagli anni novanta e abbiano immagini scontornate con Paint o fotomontaggi trash, è un altro conto. Supportiamo la buona volontà.
Fatto sta che non c’è una campagna che funzioni, a mio avviso (a parte una, dai, che ho intravisto proprio ieri).

Premetto di non capirne assolutamente niente, di politica, e di non essere di parte. Non nominerò nemmeno i partiti.
Assisto inerme a questo exploit di immagini attendendo maggiori informazioni.

Iniziamo con Alfredo Cazzola, dai bolognesi ricordato come colui che ha combinato un disastro col Bologna Football Club. Si candida a sindaco, d’accordo. Il suo simbolo è una porta stilizzata di Bologna, rossa su sfondo blu, che sembra emanare luce che manco lo Stargate.
Il suo billboard si può trovare all’inizio di via D’Azeglio: il suo faccione si affaccia su piazza Maggiore.
Payoff? “Alfredo Cazzola. L’uomo del fare”.
… la mia prima reazione è stata “E il dire, baciare, lettera, testamento dove li mettiamo?”.

Proseguiamo.
Gian Luca Galletti, candidato presidente alla Provincia di Bologna.

“Per una provincia ridotta bene”.
… ridotta bene?
Allora, pare solo a me che il termine ‘ridotta’ sia veramente deprimente?
Dobbiamo ridurci, seppur bene?
E se preferissi una caotica espansione? Un giorno da leone invece di cento da pecora? La revolution, messieurs! ‘Ridotta’ fa tanto ‘piccola-provincia-grigia’.

E ora, ridiamo.
Ho aperto il sito di Stefano Morselli: quando è partita la musica sono scoppiata in una sonora risata seguita da lacrime di disperazione. Vi prego, ascoltatelo.
“Riaccendiamo Bologna”, dice la suadente voce femminile. In che senso, scusi?
Ah, il jingle è anche scaricabile. Quasi quasi lo metto sull’iPod.
A lui spetta il primato della campagna più scarna ed economica della storia: sfondo grigio in gradazione, payoff e simbolo.

Se queste sono le campagne stampa elettorali sono ottimista per il mio futuro lavorativo. Anzi, sono già pronta da almeno quindici anni (ovvero da quando ero in quarta elementare).

E ora.
Il genio del kitch.
Siamo a Bologna, ok? Cosa vi viene in mente, per prima cosa?
Il cibo.
I tortellini. Una bella zdaura bolognese col matterello alle prese con la sfoglia.
Ecco, appunto.

Aggiungiamoci il payoff: “C’è Delbono a Bologna”.

Delbono.
Del-buono.
Ah.
Ahah.

Fate come me.
Alzatevi in piedi. Con calma, non c’è fretta.
Portate le mani tra i capelli.
Espirate. Inspirate.
E urlate: “NOOO!”.

Ho reso l’idea?

//Doveroso aggiornamento.

Forse con Morselli sono stata troppo dura.
In fondo il suo manifesto grigio segue le correnti della moda: è minimal. Si è adeguato.
Però c’è un manifesto un po’ più brioso e impegnativo.

Morselli

Per i non adetti ai lavori, c’è scritto “Un bolognese a Bologna? Bene!”, riferendosi alla non bolognesità di Cofferati.
Non notate lo sforzo creativo?
Il tentativo di colpire Cazzola rappresentando un omino con la maglietta rossoblu?
Non notate l’artisticità, la competenza nell’uso di Paint? L’ha fatto il nipote del candidato? Ditemi di sì!

p.p.s. in questa sede confesso un altro problema: quando visito il sito di Morselli e sento la musica non posso fare a meno di ondeggiare con la testa e di attendere trepidante l’ “AAAH!” della cantante per poi, ovviamente, perdermi nel vortice del riso (inteso come risata, non come cibo). Salvatemi.

Diesel Black Friday

Se ieri avete visto mazzette di banconote nere sparse per la vostra città e siete rimasti perplessi, non preoccupatevi: facevano parte della campagna di guerrilla marketing della Diesel che dal 17 al 19 Aprile proclama il ‘Black Friday’.
A volte i Venerdì 17 non sono così sfortunati.


Shopaholic, avete appena deciso di risparmiare e trattenervi? Non riuscirete a resistere.
Per contrastare la crisi Diesel offre uno sconto del 30% negli Store, nell’Online Store e negli altri rivenditori.
30%. Numero non casuale, dato che si festeggiano i trent’anni del brand.
Per sottolineare l’evento i flagship store saranno animati da dj-set a tema ‘money’.

Ieri a Bologna erano sui gradini, sui marciapiedi, attorno alle colonne, davanti ai portoni, nei luoghi più inaspettati.
Avendone già sentito parlare quando le ho notate me ne sono appropriata.
Poi ho svoltato l’angolo e mi son trovata davanti un finto manager che elargiva prestiti sotto forma di banconote bianche e nere.


Diesel Black Money‘ … ‘Gratis per tutti e stampate illegalmente dalla fabbrica del divertimento Diesel‘.
E’ una logica da caccia al tesoro che coinvolge il cliente in prima persona: deve essere lui a fare la prima mossa verso gli agognati biglietti o a lasciarsi coinvolgere dai falsi broker e dalle loro offerte allettanti. Altro che semplice volantinaggio: qui si chiama in causa il teatro di strada!
La Diesel conferma senza dubbio il suo spirito ribelle e innovativo e mira a stringere un rapporto amichevole e duraturo con i suoi clienti. Certe scene non si dimenticano.

Le Black Banknote saranno valide esclusivamente durante questo fine settimana, e si prevede la ressa nei punti vendita (e anche online, ovviamente).

Non le avete trovate?
Potete stamparle direttamente dal sito e o recarvi nei negozi o utilizzare il codice promozionale per un acquisto online.
Buono shopping!


p.s. se invece della banconota nera avete trovato il portafoglio con la banconota rossa… beh, beati voi: un ulteriore sconto vi attende.

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