Se questa è una vetrina/5

Alzi una mano chi non ha mai giocato con i Playmobil (… mi spiace per voi).

Quegli omini di plastica con i capelli intercambiabili e pungenti, col sorriso letteralmente stampato in volto e dalla mobilità fisica pari alla mia, praticamente.
Io ne avevo in quantità, tutti gettati in una grossa scatola con qualche centinaio di Lego: sospetto che mio padre desiderasse una figlia architetto o ingegnere, da quanto mi spronava a costruire enormi case colorate (o navicelle spaziali, talvolta). Ovviamente i Playmobil erano i personaggi. (n.b. ben presto mio padre si è rassegnato alla mia assoluta incapacità con i numeri, sia chiaro).
Un passatempo ben poco femminile, forse.

Qualche tempo fa sono passata davanti al solito stravagante negozio di scarpe e sul momento sono rimasta perplessa: che ci facevano tutti quei Playmobil in vetrina?
L’effetto “madelaine di Proust” mi ha rapita in un mondo di ricordi.
Poi ho impiegato qualche istante a trovare il nesso e individuare le due scarpe.

… non si può non apprezzare tanta creatività! Quanto ci avranno messo a disporre tutti gli omini, la sabbia, le navi? E’ un peccato distruggerla.
Anche se non potrò mai entrarci senza fare un mutuo preventivo, adoro già quel negozio.

Campagne elettorali bolognesi/ 2

Ragazzi, siamo a posto!
Via, via, staccate tutti i manifesti e andiamo a farci una briscola e un piatto di lasagne, piuttosto che stare qui a perdere tempo!
Andiamo a correre con la vespa su per i colli, a fare una partita di calcetto ai giardini Margherita, a fare vasche in galleria Cavour!

Ho capito chi vincerà la campagna elettorale.
Come faccio a saperlo? Eh, grande intuito.

Quando ho visto il manifesto sono stata colta da una visione, e tutto mi è sembrato più chiaro.
Cazzola, Delbono, Morselli, Galletti, … sono dei dilettanti a confronto.

Siete pronti alla grande rivelazione?
D’accordo.

Le elezioni per i consiglieri comunali saranno vinte da…

VASCO ROSSI!

Guardate il sito Internet e ditemi se non è lui!
Con la musica composta dai ‘Musicani’ (a cui Gatti rivolge un ‘ringraziamento siderale’, ripeto, ‘siderale’).
Con gli occhialoni da sole.
E l’autoscatto in pieno stile emo-myspace?

… eh, lo so.
Lo so, cosa volete che vi dica.
La prima domanda che assale la mia mente è ‘Perchèèè?’.
La seconda domanda è ‘Chiii?’.
La terza non è una domanda, ma un’altra grassissima risata.
Oh, questi candidati danno grandi soddisfazioni.

Abbiamo una diapositiva di una passante davanti all’immenso manifesto.

Vota Gatti!

Non lamentatevi delle campagne del PD o dell’UDC.
Il vero delirio l’abbiamo noi.

Campagne elettorali bolognesi

A Bologna siamo invasi.
A Bologna si elegge sindaco e compagnia cantante.
A Bologna ovunque volgi lo sguardo ti accorgi che c’è qualcosa che non va.
Anche se non t’intendi di pubblicità, marketing, campagne stampa, ti perplimi.

Perché certi manifesti elettorali sono così assurdi, ma così improbabili che viene da chiedersi se non siano dei fake, dei falsi, degli scherzi mal riusciti.

Tutti i candidati hanno puntato sull’ironia. Sui giochi di parole, su un’immagine divertente e amichevole.
L’influenza di Obama si sente: ogni candidato ha il proprio sito internet e, spesso, un canale YouTube, Facebook, Flickr. Che poi certi siti sembrino usciti dagli anni novanta e abbiano immagini scontornate con Paint o fotomontaggi trash, è un altro conto. Supportiamo la buona volontà.
Fatto sta che non c’è una campagna che funzioni, a mio avviso (a parte una, dai, che ho intravisto proprio ieri).

Premetto di non capirne assolutamente niente, di politica, e di non essere di parte. Non nominerò nemmeno i partiti.
Assisto inerme a questo exploit di immagini attendendo maggiori informazioni.

Iniziamo con Alfredo Cazzola, dai bolognesi ricordato come colui che ha combinato un disastro col Bologna Football Club. Si candida a sindaco, d’accordo. Il suo simbolo è una porta stilizzata di Bologna, rossa su sfondo blu, che sembra emanare luce che manco lo Stargate.
Il suo billboard si può trovare all’inizio di via D’Azeglio: il suo faccione si affaccia su piazza Maggiore.
Payoff? “Alfredo Cazzola. L’uomo del fare”.
… la mia prima reazione è stata “E il dire, baciare, lettera, testamento dove li mettiamo?”.

Proseguiamo.
Gian Luca Galletti, candidato presidente alla Provincia di Bologna.

“Per una provincia ridotta bene”.
… ridotta bene?
Allora, pare solo a me che il termine ‘ridotta’ sia veramente deprimente?
Dobbiamo ridurci, seppur bene?
E se preferissi una caotica espansione? Un giorno da leone invece di cento da pecora? La revolution, messieurs! ‘Ridotta’ fa tanto ‘piccola-provincia-grigia’.

E ora, ridiamo.
Ho aperto il sito di Stefano Morselli: quando è partita la musica sono scoppiata in una sonora risata seguita da lacrime di disperazione. Vi prego, ascoltatelo.
“Riaccendiamo Bologna”, dice la suadente voce femminile. In che senso, scusi?
Ah, il jingle è anche scaricabile. Quasi quasi lo metto sull’iPod.
A lui spetta il primato della campagna più scarna ed economica della storia: sfondo grigio in gradazione, payoff e simbolo.

Se queste sono le campagne stampa elettorali sono ottimista per il mio futuro lavorativo. Anzi, sono già pronta da almeno quindici anni (ovvero da quando ero in quarta elementare).

E ora.
Il genio del kitch.
Siamo a Bologna, ok? Cosa vi viene in mente, per prima cosa?
Il cibo.
I tortellini. Una bella zdaura bolognese col matterello alle prese con la sfoglia.
Ecco, appunto.

Aggiungiamoci il payoff: “C’è Delbono a Bologna”.

Delbono.
Del-buono.
Ah.
Ahah.

Fate come me.
Alzatevi in piedi. Con calma, non c’è fretta.
Portate le mani tra i capelli.
Espirate. Inspirate.
E urlate: “NOOO!”.

Ho reso l’idea?

//Doveroso aggiornamento.

Forse con Morselli sono stata troppo dura.
In fondo il suo manifesto grigio segue le correnti della moda: è minimal. Si è adeguato.
Però c’è un manifesto un po’ più brioso e impegnativo.

Morselli

Per i non adetti ai lavori, c’è scritto “Un bolognese a Bologna? Bene!”, riferendosi alla non bolognesità di Cofferati.
Non notate lo sforzo creativo?
Il tentativo di colpire Cazzola rappresentando un omino con la maglietta rossoblu?
Non notate l’artisticità, la competenza nell’uso di Paint? L’ha fatto il nipote del candidato? Ditemi di sì!

p.p.s. in questa sede confesso un altro problema: quando visito il sito di Morselli e sento la musica non posso fare a meno di ondeggiare con la testa e di attendere trepidante l’ “AAAH!” della cantante per poi, ovviamente, perdermi nel vortice del riso (inteso come risata, non come cibo). Salvatemi.

In (p)arte Morgan

Morgan

(Foto by Sybelle)

Sai quando segui una band, un cantante, un artista da lungo, lungo tempo, da quando è apprezzato solo da una nicchia di persone, e poi diventa estremamente famoso? Non ci si sente forse defraudati di una sorta di intimità, di rapporto di vicinanza, di sensazione di empatia?

Morgan è entrato dall’uscita posteriore delle affascinanti librerie Ambasciatori Coop di Bologna, vicino alle Due Torri, ed è come te lo aspetti: alto, magrissimo, eccentrico, con quei capelli grigi che sembrano fatti di sottile plastilina, con quella faccia che cambia espressione ogni secondo.

Finalmente vedi quell’artista che segui da lungo, lungo tempo, ed essendo ormai celebrissimo non è solo tuo e della nicchia, ma di tutti.
Non si avverte forse un poco di disappunto?

Il 99% della folla presente oggi era composto da donne: ragazzine, bambine incalzate dalle madri, signore di mezz’età. I ragazzi? Compreso il fonico li potevi contare su quattro mani, ecco.
Persone del più disparato genere, dalla signora della Bologna Da Bere che si scandalizza quando Morgan fuma (dentro la libreria, sì, con gli allarmi anti-incendio accesi, già) dicendo “… ma ci sono dei bambini qui!” (dov’era il mio lanciafiamme, doveee?), dalle giovanissime fino alle groupies: quando lui le ha viste è sbiancato e ha detto “Queste le ho incontrate anche ieri sera al ristorante, dove mi hanno scovato. Non ne avete avuto abbastanza?“.

Ha quella strana parlantina.
Discute con Mauro Garofalo, co-autore del libro ‘In (p)arte Morgan’, che oggi ha presentato. Mauro Garofalo è un giovane giornalista e ha moderato anche il pubblico.
Nei suoi discorsi infila riferimenti più che colti, dal latino al francese, e quando arriva al punto il 95% dei presenti è ormai perso.
Cita in continuazione i testi dei Bluvertigo, ma in quanti se ne saranno accorti?

Mangia fragole che tira fuori da un sacchetto di carta.
Beve Coca-Cola e confessa che la beve anche a X Factor, anche se le lattine sono mascherate.
Ride, sorride, si arrabbia e si infervora quando parla di ‘regime’.
Dice di disprezzare giornali e televisione, di non voler più seguire nemmeno un telegiornale e di non conoscere ‘Maria Stella Gelmini’ quando una ragazza gli chiede un’opinione.
Ad un certo punto lancia una sorta di SOS: dice che presto lo ‘faranno fuori’ e che non potrà più parlare ne’ esprimersi come vorrà. “Lo hanno già fatto ad altri, e tra poco toccherà a me. Ricordatevene, se ‘sparirò’.” Parole forti che fanno cadere uno strano silenzio perchè tutti sanno di cosa e di chi parla.

Poi avviene che mi parte un embolo.
Eh, talvolta mi capita, come è accaduto con Luciana Littizzetto: anche se sono timida, anche se piuttosto di espormi mi nasconderei sotto un tombino, BAM! mi prende quel qualcosa che mi fa afferrare il microfono tra centinaia di persone e parlare col diretto interessato. Con Morgan, appunto. Gli chiedo un paio di cose che mi incuriosivano. Mi risponde con la solita ironia, e anche quando è serio pare non dica la verità.
Il punto è che poi continuo a parlargli anche quando il mio ‘tempo-microfono’ è scaduto. La mia voce sovrastante aiuta, dopotutto.

Oggi è andato in scena il personaggio Morgan: di Marco Castoldi c’era ben poco, credo.
Si vedeva chiaramente che era infastidito sia dalle domande su X-Factor che da quelle artificiose, costruite, inutilmente ricercate. Per non parlare degli autografi non concessi.
Poi una ragazzina gli ha domandato ‘Se non ti piace tutto questo, perchè fai X Factor?, e lui, sinceramente: “Perchè altrimenti tu non mi conosceresti”. Amarezza nel suo sguardo.

p.s. “Un consiglio? Ciò che conta è studiare. Leggere, leggere, leggere. Lo studio, qualcosa ormai sottovalutato da molti, è il vero punto di forza“.

Sabbia di confine

Fino a qualche anno fa il mare iniziava a esistere solo da Aprile quando, con tutto il parentado bolognese appresso, si festeggiava la Pasqua nel solito ristorante di pesce sulla costa adriatica. Seguiva la parentesi estiva – anni nel solito hotel nella stessa città – poi veniva racchiuso nel dimenticatoio. Un po’ come le decorazioni natalizie, che vengono smontate a festa finita e nascoste per mesi, tutta quella distesa d’acqua cessava d’esser concreta, nella mia testa.

Poi sono venuta a studiare in una città di mare, in una facoltà che s’affaccia direttamente sulla spiaggia, tra uno stabilimento balneare e l’altro.
Ancora non riesco ad abituarmi all’idea.

E’ il senso di limite della spiaggia, il confine netto tra qua e la a sconvolgermi, credo.
Il non poter spingersi oltre. Non troppo, almeno.

Crea una forza malinconica, il mare invernale. Sferzato dal vento, con le gocce che  ti colpiscono il viso e i capelli che si annodano, è un luogo che aiuta i pensieri, le riflessioni.
L’aria sa di salsedine, talvolta in modo insopportabile.

Poi verso Marzo iniziano a riaprire i bar sul lungomare.
Uno ad uno, piano piano, si svegliano dal letargo, saranno il teatro delle ultime scorribande.

Questo è stato il mio ultimo inverno sul mare.
E, appunto, non riesco ancora ad abituarmici.

Se questa è una vetrina/4

Pasqua!
Liberate gli agnelli, le colombe e fate suonare le campane!
Preparatevi ai pranzi con i parenti, a distruggere con un martello pneumatico le uova di cioccolata e alle prime gite fuoriporta!

E voi che possedete un negozio, preparatevi all’arrivo dell’ennesima festività conciando la vostra vetrina a modo.
Per esempio, così:

Potete ammirare questa mirabile esposizione campagnola nel centro di Pesaro, ma non saprei dirvi il nome del negozio perchè è uno di quei esercizi commerciali che ‘siamo-così-minimal-che-manco-un’insegna-per-scherzo’.
Non potrei nemmeno dirvi cosa vendono perchè, effettivamente, non si capisce subito: riuscite a individuare (nell’orrenda foto messa sempre a disposizione con i miei scarsi mezzi, il BlackBerry Pearl), tra un’uovo e un gallo cedrone, gli oggetti in vendita?
Ve lo dico io: collane-very-avanguardia. Altro? Non lo so. Forse manichini di polli?

E io che già pensavo a feste di paese, con tanto di messa parrocchiale annessa.
Un po’ esagerata, a mio parere, come composizione. Tremendamente kitch, se non altro.
E, ovviamente, non passa inosservata ai miei occhi.

Se questa è una vetrina/3

Aspiranti ereditiere!
Voi, che avete portato in auge i cagnolini da borsetta, i furetti, gli ermellini e qualsiasi animale tenero tascabile.
Voi, che possedete un pastore maremmano anche se abitate in 30 mq.
Voi, che avete capito benissimo quando Charlotte di Sex and the City si compra un cagnolino.
Voi, che calcolate nei minimi dettagli non solo il vostro look ma anche quello del vostro cane.

Questo negozio fa per voi.

Già il nome dice tutto: Pets and the City. Cosa vorreste di più?

Unire il vostro telefilm preferito, il vostro cucciolo e l’alta moda francese?
Fatto.

Notate le scatole nere di Chanel che appaiono sull’armadio rosa.
Notate la sagoma fashion della presunta acquirente.
Notate la profusione di ‘roseità’, dettagli e adorabilità.
Notate la sinuosa scala che fa tanto ’boutique parisienne’.

Nel pieno centro di Bologna, vicino alle due Torri, trovate la giusta alternativa ai negozi d’articoli per animali che di solito sono così… così poco chic!

Il cappottino fucsia per il chihuahua? C’è.
Il collare di strass? C’è.
La cuccia in cachemire? C’è.

… allora, vorrei precisare: io non lo faccio apposta.
Non è che vada in giro per Bologna appositamente per cercare le vetrine più assurde.
… ma qui mi si istiga proprio!

Comunicazioni Bolognesi

Siete in vena di discutere? Volete esprimere liberamente la vostra opinione sulla politica, ma lo Speaker’s Corner di Londra non è esattamente dietro casa? Avete una voce forte e potente, nonchè pareri convincenti?
Recatevi in piazza Maggiore o piazza Nettuno e, se avrete fortuna, vi si presenterà questa scena:

E’ ormai da anni che, a fasi alterne, osservo questo cerchio umano.

Un uomo armato di bicicletta e fogli apre un seggiolino, vi sale sopra e dà vita a una piazza di dibattito dentro la piazza stessa.
I temi? Politica, governo, leggi, critiche, paragoni, confronti.
Lui inizia e sono gli altri a continuare. I passanti, che bene o male si fermano ad ascoltare, vengono invitati a salire a loro volta sullo sgabello e a parlare. L’uomo si china a terra dalla parte opposta e ascolta silenzioso, per poi riprendere il ruolo di commentatore e mattatore.
L’ho sempre visto apparire di Giovedì, che fosse estate o inverno, ma si vede che la bella giornata di sole l’ha ispirato.

A Bologna si comunica, dai pochi ai tanti, senza bisogno di permessi, senza erigere gazebi, incuriosendo, attirando e coinvolgendo il passante.

Comunicazione classica, questa. Retorica pura.

Però se vi spostate sotto le due Torri vi si presenterà una situazione inedita.

In occasione del restauro delle due Torri, la pendente Garisenda e la svettante Torre degli Asinelli, è stato organizzato un percorso culturale per permettere di riscoprire Bologna come città delle torri chiamato ‘Bologna, la selva turrita’.
Attorno alla base della Garisenda sono apparsi questi muri divisori ad alto impatto comunicativo: si racconta la storia delle povere torri sopravvissute e di quelle scomparse, il loro ruolo storico, il fenomeno dello svettamento, in italiano e inglese.

E si va oltre.
Il Medioevo incontra la connettività.


Il mio BB non ha voluto saperne di collaborare, ma effettivamente l’infospot ha cercato di inviarmi le informazioni promesse.
Le due Torri creano un contatto col passante e il lettore come se fossero due enormi antenne, oltre che il punto di riferimento per eccellenza della città.
Si sente il contrasto della loro imponenza e della leggerezza delle nuove tecnologie, invisibili e immateriali.
Semplicemente è una proprietà comunicativa che non ti aspetti.

Guida allo shopping da combattimento

Soundtrack: Nine Inch Nails > Just Like You Imagined
(colonna sonora di ’300′)

Battaglie campali, scontri feroci, attacchi epici, barricate, duelli, strategie oculate, e la volete sapere una cosa?
Penso che Napoleone in persona si arrenderebbe di fronte a un Sabato pomeriggio da Zara, quando aprono le gabbie delle shopaliche e nessuno ha più scuse per evitare un’innocua visita ai negozi.

Dovete sapere che dentro ogni shopaholica è sito lo spirito di uno spartano di 300: testarda, decisa, non arretrerà mai di fronte ai nemici, andrà dritta verso il suo obiettivo. Magari un po’ più vestita, ecco: dicono che il nude look non sia di moda.

Pensate che sia un fenomeno circoscrivibile a una setta di folli dalla carta di credito facile? Vi faccio un esempio tratto dal passato: pare che Marie Antoinette sia riuscita a dilapidare il patrimonio di un intero stato in scarpette e vestiti. E gioco d’azzardo, scandali ‘della collana’, feste, tempietti ellenici e una fattoria personale nel giardino di Versailles, ma questo non ci riguarda [n.b. da tutti questi particolari si potrebbero evincere due cose: 1) la sottoscritta è appassionatissima delle vicende di Maria Antonietta; 2) la sottoscritta ha visto almeno otto volte tutto Lady Oscar. Di cui è appassionatissima, ovviamente].
Avete visto il film di Sofia Coppola incentrato sull’ultima sovrana francese? Se sì avrete sicuramente presente quella che io chiamo ‘la scena memorabile’: alla regina vengono presentati scarpe, tessuti pregiati, stramberie modaiole come le piume di struzzo, il tutto circondato da macaron, soufflé, tarte au citron e champagne, bien sur.
Se fate ben attenzione individuerete anche un paio di Converse All Star lilla tra le richelieu e le decolleté.

Chiunque può fare shopping, ma la shopaholica si contraddistingue per l’acquisto compulsivo, le palpitazioni di fronte a una maglia dalla taglia e dal colore giusto e una memoria ferrea: se non è riuscita ad accaparrarsi l’oggetto del desiderio continuerà a pensarci per mesi. Anni.
Io sogno ancora una bellissima camicia da notte Oysho vista della collezione Halloween di almeno cinque anni fa, per dire.

La mia ‘esperienza’ in questo (spesso) dannato campo mi spinge a inaugurare così una serie di interventi sul famigerato mondo degli acquisti che, come avrete capito, ha una logica tutta sua.

Come?
Pensavate che lo shopping fosse una cosa carina, magari rilassante?
Beh, anche, ma spesso e volentieri lo shopping è guerra (che poi… ormai mi chiedo cosa non lo sia).
Quindi necessita di un suo manuale, una guida per evitare di inciampare in errori clamorosi e per uscire vincitori, brandendo il sacchetto giusto al momento giusto e nel modo migliore.

Punti di vista


Settembre 2008
Albarella (Rovigo)

Published in: on settembre 26, 2008 at 10:43 am  Commenti (5)  
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