Gualtiero Marchesi incontra il McDonald: non potevo resistere

Quarantacinque minuti fa entravo nel McDonald di Corso Vercelli (Milano), mi destreggiavo tra bambini urlanti, madri che avrei volentieri preso a badilate e gente molto rilassata e facevo check-in su Foursquare scrivendo “Gualtiero Marchesi son qui per te“.

Dopo aver ricevuto alcuni tweet, certi DM e diversi commenti che chiedevano un parere, ho deciso di scriverlo immediatamente qui.
Ebbene sì, il menù limited edition creato dal Maestro è giunto nei fast food.

Ho ordinato il menù col panino Vivace, mentre non mi sono arrischiata nell’ordinare il dolce Minuetto per due motivi:

1) Non impazzisco per i dolci;

2) un “tiramisù al panettone” mangiato in pausa pranzo con un intero pomeriggio di lavoro a seguire non mi sembrava ‘sta grande idea.

Quindi veniamo al panino.

“Un velo di maionese alla senape, spinaci spadellati, cipolla dolce e carne bovina. Tutto arricchito da un croccante strato di bacon e racchiuso in caldo pane ai semi di girasole“. Riprendo pari pari la descrizione ufficiale perchè temo di scordarmi qualcosa: è effettivamente un panino ricco di dettagli, e al primo assaggio devo dire che, tutto sommato, mi è piaciuto.

Ho apprezzato soprattutto gli spinaci (che si sente che sono cotti in padella), i semi di girasole e la carne (chi, come me, ha un master in “McDonald” noterà il sapore più autentico dell’hamburger).

Veniamo ai problemi: non si può controllare ogni McDonald, quindi capita che chi compone il panino sbagli qualcosa.
Nel mio caso più che un velo di maionese alla senape ho trovato una mestolata, e la croccante pancetta era ridotta a una sottile striscia dispersa chissà dove.

Lo rimangerei?
Sì, ma direi attentamente di mettere poca maionese, lo richiederei esplicitamente.

Soddisfatta?
Direi di sì, ma avrei preferito anche una versione “Marchesi” delle patatine fritte. Si sente la mancanza di un contorno.

E il tiramisù?
Non so se riuscirò ad affrontarlo.
E poi: parliamo di panettone a Ottobre? Di già?

Nel complesso l’operazione mi piace.

Aspetto di sentire le vostre opinioni!

Published in: on ottobre 7, 2011 at 11:56 am  Commenti (6)  
Tags: , , , , ,

Salone del Gusto 2010: My Top 3

Siore e siori,

è con grande emozione che annunciamo i vincitori della prima edizione del premio “Fame a palate e futuro incerto“, assegnato dalla sottoscritta Sybelle dopo esser stata al Salone del Gusto 2010 ed essersi fatta riconoscere in svariati modi.

I candidati sono stati moltissimi, e più che una Top 3 ci vorrebbe una Top 87, ma si suppone che non abbiate voglia di leggere tutti i deliri in merito, quindi proclamiamo i tre fortunati, per l’onore, la gloria e il gusto.

Il terzo posto va… al Crostone con la Salsiccia di Bra cruda spalmata sopra.
(applausi)
Mangiata alle quattro di pomeriggio tra una sorsata e l’altra di birra Troll, ha deliziato la giudice Sybelle che perciò si aggirava tra gli stand con aria beata, camminando a mezzo metro da terra, in trance ed estasi.

Secondo posto.
Il formaggio invecchiato nelle vinacce di Beppino Occelli.
Vi descriviamo la scena.

Sybelle si avvicina allo stand.
Vede questo formaggio.
Assaggia questo formaggio.
E non capisce più niente.
Il procedimento si ripete altre tre volte.
Poi, a fine giornata, Sybelle accorre per acquistare il suddetto formaggio ma compie l’errore di assaggiarne di nuovo un pezzo, e mentre il commesso le spiega come era stato fatto lei non era mentalmente presente.
Fortuna vuole che una food blogger a caso l’abbia riconosciuto al volo, dandogli un nome e una provenienza.
Divino.

E il primo prestigiosissimo posto va a…
… a tutto ciò che è stato fatto con il maiale nero dei Nebrodi sardi!
Non si sa bene che espressione abbia fatto Sybelle nel momento in cui il commesso le ha fatto assaggiare una lauta fetta di prosciutto, fatto sta che il suo commento è stato: “… forse la signora si sente male?“.
Più o meno, caro signore: una cotal meraviglia meriterebbe un monumento, una medaglia, una statua, una targa, una via dedicata! Avrei voluto abbracciarla e piangere sulla sua possente spalla!
Per non parlare di quelle fette di salame. E di quel guanciale.

Signore, posso dirle che, anche se non mi conosce, le voglio già bene?
A lei e a tutti i maialetti neri dei Nebrodi sardi.

(il prossimo anno non mi ci fanno manco avvicinare, al Salone del Gusto. Chiedono un’ordinanza restrittiva, lo so)

Published in: on ottobre 25, 2010 at 5:18 pm  Commenti (2)  
Tags: , ,

Voglia-tevi bene 7/I dolcetti di Gamberini

Quando si tratta di cibo la mia forza di volontà si riduce a zero.

Vi faccio un esempio.
Ieri sono uscita dalla biblioteca Sala Borsa per concedermi una pausa dallo studio, e ho pensato “Uhm, ci vorrebbe un caffè da Gamberini, ma che sia solo un caffè!”, e mi sono appropinquata verso la pasticceria.
“Un caffè, un caffè, devi ordinare solo un caffè, nient’altro, un caffè! Ce la puoi fare!”.
Poi sono entrata, mi son trovata di fronte al banco pieno di dolcetti perfetti, colorati e invitanti, e cosa ho detto?
“Un caffè… e uno di quei dolcini con la frutta!”.

SBAM!
L’omino dentro al mio cervello si è suicidato.

Il punto è che i dolcetti di Gamberini sono opere d’arte, versioni miniaturizzate di torte e altre prelibatezze: il cubo di Sacher sormontato da un lampone è divino, ma la mia predilizione va al pasticcino con la frutta.
Chiamarlo pasticcino è un’onta: è un dolcino bellissimo da vedere e delizioso da gustare.

La base di pastafrolla è spolverata di zucchero a velo e riempita di crema fresca e leggera, che fa da cuscino per i frutti.
Questi sono disposti con precisione millimetrica e studio architettonico, una sorta di ikebana gastronomico.

Nella versione invernale-primaverile era composto da lamponi e more succose, fragoline di bosco dolcissime, una fetta di carambola, di kiwi e di fragola, tutti saporiti e maturi, una delicata freschezza a ogni boccone.

Poi ieri ho provato la versione estiva-autunnale, e mi stavo per commuovere: lamponi, fette di albicocca e fragola, kiwi, mela, un mirtillo solitario e metà kumquat. Come si suol dire, mancherebbe la ciliegina, e infatti c’era pure quella.

Cos’altro posso dire?
Sono piccole concessioni che illuminano la giornata.

Riguardo alla mia forza di volontà: ci sto lavorando.

Voglia-tevi bene 5/ Il Murgh Korma

Possiedo un palato che preferisce il salato al dolce, ma sto notando come sia quest’ultimo a prevalere nei miei ricordi gastronomici.

Eppure c’è un piatto che…
Ecco, sto per scriverne e mi è salita un’acquolina pressapoco imbarazzante.

La mia prima esperienza col cibo indiano risale a Londra: la carne era così piccante che non era rosso, no, era fosforescente, dal colore cangiante come se fosse un carbone ardente.
Da allora non mi sono più avvicinata a questa cucina commettendo l’errore riassumibile in: ‘Indiano = Piccante”. Oh, stolta! Niente di più aberrante!

Un bel giorno la mia testina abitata mi propone una visita al Moghul, ristorante indiano sotto le due torri bolognesi. In via dell’Inferno, se vogliamo essere precisi, proprio nel ghetto.
Accetto vagamente reticente. Oh, sciocca! In quell’occasione avrei scoperto questo piatto veramente delizioso.

Viene servito in una ciotola di bronzo dorato con due manici: pare piccina, e provoca disappunto, ma l’effetto ‘borsa di Mary Poppins’ ti aspetta dietro l’angolo.

Ecco il Murgh Korma: bocconcini di pollo cotti nel forno tandoori, quindi lentamente e pazientemente. Senza fretta. Teneri, leggermente croccanti all’esterno, morbidi all’interno, affogati in una salsa d’anacardi che dire ‘vellutata’ è riduttivo.
Una salsa davvero misteriosa contraddistinta da un bilanciamento di spezie sopraffino, perfetto: nessuna prevale ma ognuna può esser ben avvertita.
Gli anacardi donano un gusto particolare e si identificano chiaramente per la loro consistenza.
Ogni pezzetto è un’esperienza, una meraviglia.

Dopo aver gustato i tocchetti di pollo, vorreste forse lasciar lì questa succulenta salsa? No, no. Prendete il riso basmati (al cumino, o allo zafferano e limone, i miei preferiti) e versateci sopra generosi cucchiai di questa crema. Una fusione squisita.

Le spezie non sono affatto esagerate, come molti temono quando si approcciano a questa tradizione: dietro si sente il lavoro di ricerca e dosaggio compiuto dai cuochi.

Non vi sto a descrivere il sorriso che s’imprime sulla mia faccia ogni volta che lo gusto.
Beh, in una parola: ‘estasiata’.

Voglia-tevi bene/3 – I Macaron

Disclaimer: questo post sembrerà estremamente esagerato e delirante, ma assicuro che tutto ciò che ho descritto è accaduto realmente.

Ero affranta, ieri pomeriggio. Un’ingiustizia, un imprevisto, il mio morale è crollato.
E Zanarini era chiuso.

Ho optato per una visita da Gamberini, in via Ugo Bassi, pregustando l’idea delle sue leggendarie tortine con i frutti di bosco disposti sulla crema con una precisione millimetrica, che manco l’orologiaio del re (che meriteranno una dissertazione più ampia, prima o poi).
Entro, mi avvicino al banco pasticceria e cerco con lo sguardo i dolci da me desiderati quando…

… o mio dio.
… o mio dio.
… O MIO DIO.

Eccoli.
Li ho cercati a lungo, in Italia.
Mi ero rassegnata.
Ero pronta a un colossale ordine su Internet.
E invece eccoli, disposti su un vassoio.
Piccoli, colorati, inconfondibili.

‘Salve. Desidera?’ mi dice la cameriera, e io mormoro un…
‘Quelli-sono-dei-macaron?’.
‘Sì’.

Mi è venuta la tachicardia.
Sono impallidita.

Pensate di incontrare la vostra cantante preferita. Il vostro attore preferito.
Che ne so, Brad Pitt sulla spiaggia di Cesenatico.
Il vostro scrittore prediletto in coda al supermercato.

A me è accaduta la stessa cosa.
Sono stata colta da un attacco di panico e ansia unite a esaltazione totale.
Nella mia testa risuonava ‘Così parlava Zarathustra’ di Richard Strauss.

La commessa, probabilmente vedendo il mio stato anormale, è venuta dall’altra parte del bancone, al mio fianco, e mi ha illustrato tutti i gusti dei preziosi macaron.
E io non stavo ascoltando. O meglio, non riuscivo ad ascoltare.

Infatti la mia mente era affollata dai seguenti pensieri:
- ‘Li voglio tutti!’
- ‘Non puoi prenderli tutti, dai!’
- ‘Quanto costano?’
- ‘Quanti ne prendo?’
- ‘Oddio, oddio, oddio’
- ‘Perchè non ne sapevo niente?’
- ‘Mantieni un contegno, e che diamine!’
- ‘Non dovrò più ordinarli da Pierre Hermè. Anche se, Pierre Hermè…’
- ‘Sono così cariniiih!’
- ‘Ci saranno quelli al caramello e fior di sale?’
- ‘… cosa sta cercando di dirmi la cameriera?’
- ‘Oddio oddio oddio!’
- ‘Mi devo ricoverare in una rehab per foodaholic, io’
- ‘Ladurée!’

Ne ho scelti tre. Fragola, lampone, arancia. Li hanno disposti su un piattino e io, barcollando, mi sono appropinquata in trance verso il banco bar, ordinando un caffè.

I macaron sono dei pasticcini tondi e colorati composti da due biscottini esterni croccanti e friabili che contengono un’irresistibile ganache vellutata e morbida. Che squisita opposizione!
Ne son rimasta incantata quest’estate a Parigi, durante le mie visite da Ladurée.
Ah… andate da Ladurée.
D’accordo, dovrò dedicare un’altra disquisizione proprio su questa storica pasticceria.

Mi sono quasi commossa ritrovando tutte queste caratteristiche al primo morso del macaron alla fragola.
In mezzo secondo ho inviato sms a destra e a manca per condividere la mia scoperta, ricevendo dei perplessi ‘Embè?’.
No, non potete capire il panico che mi ha colto.

Sapori, sensazioni, ricordi.
La mia madelaine di Proust.

Ho gustato i tre macaron a piccoli, minuti morsi, ho bevuto il caffè. Mi sembrava di compiere un rito mistico.
Sono uscita.
E nella mia testa riecheggiava una sola parola: macaron, macaron, macaron.
Son andata da H&M: macaron, macaron, macaron.
Zara: macaron, macaron, macaron.

Totalmente assente, tra le nuvole, con un’espressione estatica sulla faccia, mi aggiravo per il centro di Bologna, e non pensavo ad altro.

Che qualcuno mi salvi.

Published in: on marzo 24, 2009 at 12:09 pm  Commenti (23)  
Tags: , , , , , , ,

Voglia-tevi bene/1

Inauguro questa nuova categoria perchè non posso esimermi.

Chi mi conosce sa quanto adori la buona cucina, quanto mi piaccia sperimentare nuovi sapori e, soprattutto, quanto possa mangiare.
I miei amici mi chiamavano ‘la fame nel mondo’ e non esitano tutt’ora nel raccontare episodi mitici di cui son stata protagonista.
Dove ci sono io c’è cibo, direbbero altri.

Insomma, mangiare è mistico. Non parlo dell’abbuffarsi, ma dell’esperienza estatica che certi sapori possono provocare.
Avete presente la scena di Ratatouille in cui Rémy spiega al fratello cosa significhi combinare i gusti ed esaltarli, e lui vede le lucine colorate e i fuochi d’artificio? A me capita la stessa-medesima-identica-precisa cosa.

Giacchè siamo nel web 2.0, il web della condivisione, mi sento quasi obbligata a condividere, per l’appunto, le mie scoperte enogastronomiche.

Iniziando dal mio recente viaggio a Torino.

Siamo stati a cena al Mare Nostrum, ristorante di pesce (di cui potete trovare la recensione su 2spaghi.it) eccelso.
Vogliatevi bene.
Assaggiate il tortino al cioccolato fondente.

Ordinatelo.
Ve lo serviranno su un piattino fondo circondato da panna liquida fresca e pezzetti di nocciola.
Afferrate il cucchiaino e, con gentile determinazione, rompetelo: all’assaggio del primo bocconcino sentirete le campane. E i violini.
Nel mentre il cuore fuso scivolerà fuori e si unirà alla panna e alle nocciole. Ecco i cori angelici!
E qui potete anche applaudire con una standing ovation. Io mi sono limitata al mio famoso ‘sorriso-ebete-da-meraviglia-totale’.
Oltre all’abbinamento perfetto di sapori gustate anche l’accoppiata di sensazioni: la panna fresca, il cioccolato bollente, le nocciole croccanti.
Lasciate perdere i dolcetti Cameo! Questo è – ovviamente – un altro mondo.

Veramente perfetto.
Voglia-tevi bene.
Se siete a Torino, andate.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 52 follower

%d bloggers like this: