Il post frivolo. Il ritorno.

Siete una di quelle persone che “Ah, della moda non m’importa niente” oppure “Sono un alternativo, yeah, ci ho il mio stile” (proprio “ci ho”) o ancora “Piuttosto che seguire le tendenze preferisco andare in un eremo in Perù”?

Bene, sarete contenti di sapere che nell’Autunno/Inverno 2009  sarà assolutamente impossibile non seguire i dettami del fashion system perchè tutto quanto sarà alla moda. Proprio t-u-t-t-o.
Così nessuno si sentirà solo e scontento. Gentili, no?

Vi faccio qualche esempio, tanto per.

Prendete le tendenze della Primavera/Estate 2009.
Aggiungeteci una manciata di Swarovski.
Ricoprite pantaloni, gonne e camicie di paillettes in pieno stile “Sono un pattinatore agonista e ora vi faccio un triplo axel, olè”.
Cospargete qualsiasi cosa di borchie (come Balmain, primo tra tutti, insegna), che a confronto il Gods of Metal è un raduno per le signore dell’uncinetto.
Applicate frange dove più preferite, scarpe comprese, e tirare fuori l’indiano che c’è in voi.
Non dimenticate un pizzico di “Militar style”, con rigorose file di bottoni, alamari, spalline rinforzate e mostrine.
Potete tirare fuori dagli armadi anche i maglioni in lana grossa che fanno tanto “Serata davanti al camino nella casa di montagna con un bicchiere di vino e musica jazz”.
Leggins, stampe animalier (…). Tessuti goffrati, complicati, ricercati. Eppure anche semplici, minimal.
Pelle, soprattutto nera e soprattutto fasciante.

Spille, spille, spille, accessorio riscoperto che probabilmente vi costerà più del cardigan su cui l’applicherete.

Tornano i gilet da sovrapporre alle camicie. Un po’ geek, un po’ professionale, di tutti i materiali e lunghezze. Per essere dei perfetti Sheldon Cooper.

Dicono che vada anche il tweed, ottimo se siete lady delle isolate lande inglesi, tutte pioggia e nebbia. Già vi immagino.

Però il capo della stagione è senza dubbio… la pelliccia. Vera o finta.
Cioè. La pelliccia? Siamo seri?
Ovviamente per unire le mode la foggia più quotata è il gilet di pelliccia.
Ne vogliamo parlare? O meglio, devo esplicitare cosa penso di questa fantaaasticaaa ideaaah?
Quindi aspiranti gorilla, aspiranti pecorelle disperse, aspiranti tigri della giungla e giaguari della savana, venite fuori e gioitene!

Per voi romantiche o nostalgiche dell’era vittoriana invece ci sarà l’imbarazzo della scelta tra ruches su colletti e polsini nonchè pinces sui pantaloni ma non esagerate: l’effetto “bomboniera” è facile.

Sul colore della stagione però ci vogliono sorprendere, eh sì.
Infatti quest’anno saprete cosa andrà? Non ci crederete mai, ma il nero.
Originale. Beh, il mio spirito darkettone e monocromatico ne è più che contento ma sentir ogni anno la stessa solfa (“Torna il blaaack!”) è un po’ noioso.

Vanno gli anni ’80, con le spalline ben rinforzate delle giacche, le lunghezze corte e magari i capelli cotonati.
Aggiungiamoci gli anni ’60, con la riproposizione di vecchie collezioni (come ha fatto Max Mara) e i tagli design.
Vogliamo forse non riprendere gli anni ’70, col punk? E gli anni ’90, col nuovo lustro dato a marche al tempo in voga?

Le scarpe.
Se quest’estate abbiamo tutti visto gli stivali con la punta aperta, quest’anno andrà la punta aperta con attorno lo stivale. Insomma, non cambia niente. Potremo così assistere alle orride calze rinforzate che spuntano dalla scarpa. Evviva.
Continuano a riproporci la gomma: dopo gli stivali (che hanno un senso e uno scopo) ecco quindi l’arrivo del mocassino in gomma. Non riesco ad esprimermi.
Sfoderate tronchetti, francesine, stivaletti.

Comunque qualche rivista sta già annunciando il ritorno trionfale di un accessorio che si è perso di vista negli ultimi anni (decenni): il sovrascarpe.
… come, prego? Il sovrascarpe? Eh beh, ne sentivo la mancanza!

Plateau altissimi, tacchi vertiginosi, strutture design sono le principali caratteristiche delle decolleté.
Insomma, saranno importabili.
C’è anche la versione col carrarmato, un ritorno della stagione che si farà notare anche negli stivali e negli anfibi.
Quindi prendete un tacco già alto, un plateau già altissimo e piazzateci sotto due dita di carrarmato: altezza venti centimetri (visto da Zara, giuro!).

Quindi aprite l’armadio, tirate fuori qualcosa, sarete perfetti.
Non provate nemmeno a sfuggire: nel caso vogliate rifiutare l’abbraccio caloroso della signora Tendenza sareste estremamente “alternativi”. Quindi, alla moda.

Published in: on settembre 18, 2009 at 4:09 pm  Commenti (4)  
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Jelly shoes

In principio furono le ciabattine da mare, in plastica pura al 100% con cui potevate arrampicarvi sugli scogli e sconfiggere le insidiose barriere coralline di conchiglie rotte dell’Adriatico.
Quelle ciabatte che dopo un anno dentro lo sgabuzzino diventavano un pezzo unico e quindi dovevi immergerle nell’acqua per farle rinvenire.
Quelle ciabatte che, utili quanto vuoi per difenderti dalle rocce insidiose, ti tiravano a fondo non appena t’immergevi in mare.

Un paio di anni fa fu Marc Jacobs a riproporre queste scarpe in versione fashion: nacquero le Jelly Mouse, ballerine in gomma lucida dai colori freschi e primaverili. ‘Jelly’ è un aggettivo decisamente azzeccato.
Rasoterra, sottilissime, temono i sanpietrini e qualsiasi ostacolo, ma sono così carine!

La scorsa estate c’è stata qualche imitazione, ma quest’anno si vedranno (e si vedono) ovunque.

Abbiamo il sandalo di Armani con cinturino alla caviglia.
Il mocassino di Cesare Paciotti.
Le ballerine di design Kartell e .normaluisa, Glue Cinderella.
Vivienne Westwood ha creato un’intera linea di jelly shoes, dalla ballerina alla decolletè in collaborazione con Melissa.
Anche Zaha Hadid si è lanciata nel PVC più sfrenato, sempre con l’aiuto di Melissa (che ormai si contraddistingue come leader creativo in questo campo).
Per non parlare di Fendi, Marni, Givenchy, …

Eppure nei negozi si trova sempre più spesso un particolare tipo di scarpa di gomma: una ballerina piattissima con un fiocco di tessuto gros grain e tre fori sui lati.
Le ho viste brandizzate Compagnia Italiana. O anche Cristina Lucchi. Lola Cruz. E così via.
Sono semplicissime e possiedono tutte le caratteristiche delle jelly shoes.
Con un vantaggio non da poco: costano tra i 30 e i 40 euro.

Tanti, direte voi, per una scarpa di gomma!
E se vi dicessi che per i suddetti mocassini di Paciotti vi chiedono 120 euro?
Per non parlare delle altre opzioni d’alta moda.

Eh, la gomma costa!
Trovo che prezzi così alti siano insensati, ma potreste dire “E’ il mondo della moda”, e avreste ragione. Brand batte qualità 10 a 0.

E ora mi rivolgo agli uomini: mettiamo caso che vogliate uno paio di quei sandali da mare di cui parlavo all’inizio.
Pensavate di sfuggire a quest’ondata fashion?
No. Qualcuno ha ben pensato di ricoprire le suddette scarpe di Swarovschi.
Volete vederle? Si possono trovare nel negozio Diesel di Rimini. La mia mente ha rimosso il nome di chi ha compiuto un tale scempio.

(p.s. Potreste appuntarmi ‘Non hai parlato delle Crocs!’. Ecco, per me un paio di orride ciabatte che si possono mettere in lavatrice non vengono considerate ‘scarpe’!)

GGDMarche

Organizzare una GGD richiede una grande attenzione a un numero pressapoco infinito di particolari.
Non è solo una cena, ha quel qualcosa in più che comporta una serie di accorgimenti che rendono il tutto complicato.
C’è da pensare alla location. Al locale. Al catering. All’orario. Al giorno.
Poi gli speech. Quindi relatori. Microfoni. Impianti audio. Proiettori. Cavi a non finire. Slide.
Occorre curare il blog e i social network, mantenerli attivi e vivaci.
I finanziamenti? Le aziende spesso non ne vogliono sapere. Sono pochi gli sponsor pronti a fornire un qualche contributo.
Bisogna pensare alla rassegna stampa. Quindi interviste, post, link.
Si devono aprire le iscrizioni, contare minuziosamente chi si è iscritto in tempo e chi no. Sempre veloci e sempre coordinate.
Si scambiano centinaia di email.

Poi arriva il giorno.
Qualcosa non funziona, già, e la soluzione non si trova.

Però si crea un ambiente divertente. Questo non lo puoi mica prevedere: puoi sforzarti per far quadrare ogni dettaglio, ma l’atmosfera ha fattori talvolta poco controllabili.
Quando le persone sono contente e fanno complimenti, allora il lavoro degli ultimi mesi può dirsi davvero riuscito.
E sapere che il tuo piccolo contributo può avere aiutato è soddisfacente.

Ringrazio le ragazze dello staff GGDMarche: Anna, Sara, Silvia, Gioia, Chiara e Caterina.
A quanto pare ce l’abbiamo fatta!
Alla prossima GGD.

Published in: on maggio 11, 2009 at 8:15 pm  Commenti (3)  
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Campagne elettorali bolognesi

A Bologna siamo invasi.
A Bologna si elegge sindaco e compagnia cantante.
A Bologna ovunque volgi lo sguardo ti accorgi che c’è qualcosa che non va.
Anche se non t’intendi di pubblicità, marketing, campagne stampa, ti perplimi.

Perché certi manifesti elettorali sono così assurdi, ma così improbabili che viene da chiedersi se non siano dei fake, dei falsi, degli scherzi mal riusciti.

Tutti i candidati hanno puntato sull’ironia. Sui giochi di parole, su un’immagine divertente e amichevole.
L’influenza di Obama si sente: ogni candidato ha il proprio sito internet e, spesso, un canale YouTube, Facebook, Flickr. Che poi certi siti sembrino usciti dagli anni novanta e abbiano immagini scontornate con Paint o fotomontaggi trash, è un altro conto. Supportiamo la buona volontà.
Fatto sta che non c’è una campagna che funzioni, a mio avviso (a parte una, dai, che ho intravisto proprio ieri).

Premetto di non capirne assolutamente niente, di politica, e di non essere di parte. Non nominerò nemmeno i partiti.
Assisto inerme a questo exploit di immagini attendendo maggiori informazioni.

Iniziamo con Alfredo Cazzola, dai bolognesi ricordato come colui che ha combinato un disastro col Bologna Football Club. Si candida a sindaco, d’accordo. Il suo simbolo è una porta stilizzata di Bologna, rossa su sfondo blu, che sembra emanare luce che manco lo Stargate.
Il suo billboard si può trovare all’inizio di via D’Azeglio: il suo faccione si affaccia su piazza Maggiore.
Payoff? “Alfredo Cazzola. L’uomo del fare”.
… la mia prima reazione è stata “E il dire, baciare, lettera, testamento dove li mettiamo?”.

Proseguiamo.
Gian Luca Galletti, candidato presidente alla Provincia di Bologna.

“Per una provincia ridotta bene”.
… ridotta bene?
Allora, pare solo a me che il termine ‘ridotta’ sia veramente deprimente?
Dobbiamo ridurci, seppur bene?
E se preferissi una caotica espansione? Un giorno da leone invece di cento da pecora? La revolution, messieurs! ‘Ridotta’ fa tanto ‘piccola-provincia-grigia’.

E ora, ridiamo.
Ho aperto il sito di Stefano Morselli: quando è partita la musica sono scoppiata in una sonora risata seguita da lacrime di disperazione. Vi prego, ascoltatelo.
“Riaccendiamo Bologna”, dice la suadente voce femminile. In che senso, scusi?
Ah, il jingle è anche scaricabile. Quasi quasi lo metto sull’iPod.
A lui spetta il primato della campagna più scarna ed economica della storia: sfondo grigio in gradazione, payoff e simbolo.

Se queste sono le campagne stampa elettorali sono ottimista per il mio futuro lavorativo. Anzi, sono già pronta da almeno quindici anni (ovvero da quando ero in quarta elementare).

E ora.
Il genio del kitch.
Siamo a Bologna, ok? Cosa vi viene in mente, per prima cosa?
Il cibo.
I tortellini. Una bella zdaura bolognese col matterello alle prese con la sfoglia.
Ecco, appunto.

Aggiungiamoci il payoff: “C’è Delbono a Bologna”.

Delbono.
Del-buono.
Ah.
Ahah.

Fate come me.
Alzatevi in piedi. Con calma, non c’è fretta.
Portate le mani tra i capelli.
Espirate. Inspirate.
E urlate: “NOOO!”.

Ho reso l’idea?

//Doveroso aggiornamento.

Forse con Morselli sono stata troppo dura.
In fondo il suo manifesto grigio segue le correnti della moda: è minimal. Si è adeguato.
Però c’è un manifesto un po’ più brioso e impegnativo.

Morselli

Per i non adetti ai lavori, c’è scritto “Un bolognese a Bologna? Bene!”, riferendosi alla non bolognesità di Cofferati.
Non notate lo sforzo creativo?
Il tentativo di colpire Cazzola rappresentando un omino con la maglietta rossoblu?
Non notate l’artisticità, la competenza nell’uso di Paint? L’ha fatto il nipote del candidato? Ditemi di sì!

p.p.s. in questa sede confesso un altro problema: quando visito il sito di Morselli e sento la musica non posso fare a meno di ondeggiare con la testa e di attendere trepidante l’ “AAAH!” della cantante per poi, ovviamente, perdermi nel vortice del riso (inteso come risata, non come cibo). Salvatemi.

Diesel Black Friday

Se ieri avete visto mazzette di banconote nere sparse per la vostra città e siete rimasti perplessi, non preoccupatevi: facevano parte della campagna di guerrilla marketing della Diesel che dal 17 al 19 Aprile proclama il ‘Black Friday’.
A volte i Venerdì 17 non sono così sfortunati.


Shopaholic, avete appena deciso di risparmiare e trattenervi? Non riuscirete a resistere.
Per contrastare la crisi Diesel offre uno sconto del 30% negli Store, nell’Online Store e negli altri rivenditori.
30%. Numero non casuale, dato che si festeggiano i trent’anni del brand.
Per sottolineare l’evento i flagship store saranno animati da dj-set a tema ‘money’.

Ieri a Bologna erano sui gradini, sui marciapiedi, attorno alle colonne, davanti ai portoni, nei luoghi più inaspettati.
Avendone già sentito parlare quando le ho notate me ne sono appropriata.
Poi ho svoltato l’angolo e mi son trovata davanti un finto manager che elargiva prestiti sotto forma di banconote bianche e nere.


Diesel Black Money‘ … ‘Gratis per tutti e stampate illegalmente dalla fabbrica del divertimento Diesel‘.
E’ una logica da caccia al tesoro che coinvolge il cliente in prima persona: deve essere lui a fare la prima mossa verso gli agognati biglietti o a lasciarsi coinvolgere dai falsi broker e dalle loro offerte allettanti. Altro che semplice volantinaggio: qui si chiama in causa il teatro di strada!
La Diesel conferma senza dubbio il suo spirito ribelle e innovativo e mira a stringere un rapporto amichevole e duraturo con i suoi clienti. Certe scene non si dimenticano.

Le Black Banknote saranno valide esclusivamente durante questo fine settimana, e si prevede la ressa nei punti vendita (e anche online, ovviamente).

Non le avete trovate?
Potete stamparle direttamente dal sito e o recarvi nei negozi o utilizzare il codice promozionale per un acquisto online.
Buono shopping!


p.s. se invece della banconota nera avete trovato il portafoglio con la banconota rossa… beh, beati voi: un ulteriore sconto vi attende.

ParmaWorkCamp & Me

Sapete qual è il punto?
Io sono timida. Timida da far paura.
Che poi non te l’aspetteresti, da un grattacielo come me. Forse.

E’ per questo che il blog si chiama altezzosa, dopotutto.
Per l’ambivalenza del termine:
a) sono alta, altissima, e quando compro scarpe troppo alte devo riportarle indietro perchè sbatto contro le travi delle porte (giuro);
b) perchè sembro altezzosa. Me lo dicono un po’ tutti, prof compresi. E’ un po’ il mio marchio di fabbrica, a questo punto. Ho un centinaio di foto in cui io e i miei amici facciamo gli altezzosi. Siamo ormai esperti.

Quindi a un barcamp, che ci vado a fare?

Ho deliberato che fondamentalmente un barcamp è come un raduno di un gioco di ruolo: mentre per me il ParmaWorkCamp era il primo barcamp a cui partecipavo, dall’altra parte sono una grande esperta dei secondi.
La differenza fondamentale tra i due è: al primo non troverai mai gente vestita da elfo o orco che gironzola con un arco o un’ascia bipenne sulla schiena, non potrai intessere discorsi su quale mossa di scherma medievale avresti dovuto fare per uccidere il nemico (sgualembro dritto o roverso? Son dilemmi, ve l’assicuro) e non dovrai nemmeno sederti al tavolo della tua gilda che, per carità, deve essere il più lontano possibile da quello dei nemici (provate a mettere fianco a fianco vampiri e mannari. Io rido ancora).

Le somiglianze però son molte: le persone vengono riconosciute prettamente dal nome che utilizzano su Internet.
I badge sono riferimenti indispensabili (ma spesso girati o scritti in carattere troppo piccolo).
Non riesci mai a incontrare tutte le persone che vorresti, e te ne dispiaci tantissimo.
Devi attrezzarti di parecchia faccia tosta per presentarti a una persona che ti pare di riconoscere, ma che poi, se non è lei, sai che figura?
Ci sono alcune persone che hai già visto ma che non sai come si chiamino o chi siano, e quando chiedi lumi vieni rimproverata con un ‘Ma cooome? E’ Tal dei Tali!’. E vabbè, abbiate pazienza!
Ci si diverte, si incontrano e conoscono persone di cui si legge ogni giorno da molto tempo.
E’ che poi sono timida, e incespico con le parole. Roba che mi prenderei a testate da sola.

Un barcamp è un’occasione.
Sono approdata su Internet ormai dieci anni fa ed è da ben più tempo che sogno a occhi aperti occasioni simili (a otto anni c’era chi sognava una Barbie. Io volevo un computer). Ho sempre avuto una particolare propensione per la tecnologia, Internet, e così via, ma venivo presa per una vera e propria disadattata (se poi aggiungete il mio impegno in un teatro lirico… 1+1= una folle, praticamente).
E ora? Queste passioni innate paiono quasi legittimate.
Con gli speech si possono scoprire altri punti di vista, altre facce delle questioni. Si impara e si ottengono spunti preziosi e divertenti.

Il ParmaWorkCamp è stato un po’ tutto questo.
Per non parlare della splendida organizzazione.

Beh, inizierò a informarmi sui prossimi eventi.

Che poi io son timida, sì, ma quanto scrivo?

Published in: on marzo 23, 2009 at 7:43 pm  Commenti (10)  
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Attenzione! Post estremamente frivolo!

Non vorrei mai che le novità della moda previste per la nuova stagione vi sorprendessero, no.

Durante il mio recente tour per il centro di Bologna non ho potuto non notare alcuni capisaldi o, come direbbero altri, certe ‘tendenze’ della primavera-estate.

Partiamo dal ritorno della giacca a vento in versione chic.
Tessuto ovviamente tecnico, indicatissimo per fare le saune a Luglio, che si propone nei più tenui colori pastello, nonchè nel classico nero, nel blu navy e nel bianco. Lungo, corto, con cappuccio, con cintura in vita, taglio imperiale, con profili a contrasto, vi accompagnerà durante le scampagnate primaverili in cui, si sa, potrebbe arrivare un temporale.
Certo, viene proposto per essere portato anche in ufficio, ma non voglio considerare una simile eventualità.
Fa tanto ‘”I’m singing in the rain’, ma non osate arrampicarvi sui lampioni (n.b. anni fa ho visto ‘Cantando sotto la pioggia’ a teatro. Memorabile è la caduta di Paganini – il ballerino, s’intende -, scivolato proprio a causa dell’acqua torrenziale che cadeva sul palco, con annesso ‘AAAH!’ del pubblico femminile overcinquanta).
Se ne sentiva la mancanza? Ah, se lo dite voi.

Colori della stagione?
Il giallo canarino.
Ha fatto una timida apparizione nelle stagioni precedenti colorando scarpe e foulard, ma quest’anno si impone come protagonista: gonne, blazer, camicie, giacche si tingeranno di vivacità e vi spaccheranno le retine.
Attenzione poi al pregevole contrasto giallo-nero: effetto ‘ape Maya’ assicurato.

Il color salmone acceso.
Non riesco a definirlo altrimenti.
A dire il vero si è già visto questo inverno, soprattutto nelle collezioni di Laltramoda (meravigliosi il cappottino con le ruches e le borse) e di H&M.
Non è così difficile come il giallo, ma è sicuramente impegnativo data la sua brillantezza.

Tornano gli anni ’80 in versione più che soft.
Un leggero accenno per non spaventare le nuove generazioni.
Giacche strutturate con spalline appena rinforzate, proporzioni maschili, taglio corto.
Non osate nemmeno a pensare ai capelli cotonati! Ho detto soft. Very soft.

Scarpe.
Ah, scarpe.
Provate orrore per le persone che indossano gli stivali a Ferragosto? Magari proprio gli UGG foderati di pelo? Io sì (che provo orrore, non che li porto!).
Cosa può importare all’alta moda della mia opinione? Niente, e infatti anche quest’anno stivali e tronchetti verranno sfoggiati a qualsiasi temperatura.
Con una novità.
Saranno aperti.
Piede scoperto, polpaccio (o caviglia) coperto.
Dalle passerelle dei più importanti stilisti alle marche per comuni mortali, già da Zara si possono trovare degli stivaletti simili. In camoscio.
Se vedo qualcuno portarli con le calze sotto, svengo (stesso discorso per le peep-toe, le scarpe con la punta aperta).

Attenzione anche al fenomeno ‘scarpe barcollanti’.
I tacchi e i plateau saranno così alti che sicuramente vedrete qualcuno inciampare, cadere o scivolare.
Capita ormai spessissimo alle modelle, volete che non accada nella quotidianità?

Questo per iniziare.
Un piccolo elenco per non farvi trovare impreparati.
E non dite che non vi avevo avvertiti.

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