La spesa

Non c’è niente da fare: per me il supermercato è un luogo di grande perdizione.
Io non resisto, soprattutto alle offerte. Butto sempre l’occhio, soppesando e valutando, cercando quegli articoli che solitamente compro.
C’è tanto marketing dietro, me ne rendo conto, l’ho anche studiato.
Per esempio, il prosciutto crudo. Ecco, non ci riesco, a lasciarlo lì, soprattutto quello buono. Salatino, saporito, morbido, che si scioglie, e non quelle fette di cartongesso messe sottovuoto, a prezzo ridicolo persino per essere chiaramente un prodotto realizzato per l’edilizia!

Tant’è che vado a fare la spesa.
Missione: comprare un cuscino (o guanciale, se volete, ma non quello che se magna).

Giungo alla cassa con la spesa più assurda che si sia vista: il suddetto cuscino (perchè sì, in due mesi che vivo da sola non l’avevo ancora comprato. Shame on me), il sopracitato prosciuttino crudo sbav sbav che sto mangiando ora e due bottiglie di birra tanto buona e tanto particolare che, insomma, non poteva essere lasciata lì. In Menabrea I trust, in Ichnusa I believe (e non vi dico “I” cosa per quanto riguarda la Bloemenbier).

Insomma, la spesa del single che vive da single, ma quel cuscino enorme?

Davanti a me c’è un ragazzo che ha preso 6 bottiglie di Menabrea, 4 di Ichnusa, due magnum di Leffe e due, due hamburger.
C’è una sorta di vicinanza mentale, perchè entrambi sappiamo di aver preso quelle birre perchè erano in offerta.

Lui osserva il mio bottino. Sorride appena. Mi guarda e proferisce tre parole e una virgola (sì, c’era anche la virgola ben espressa): “Guarda, ti stimo“.

Mi appunto la mia coccarda per la situazione assurda del giorno, arduamente conquistata, e me ne vado a casa.

Published in: on giugno 13, 2011 at 6:02 pm  Commenti (3)  
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Le meravigliose avventure di Sybelle

La scena si svolge al bar della stazione di Bologna, di cui ho già avuto modo di parlare in toni non proprio entusiastici come teatro di situazioni assurde.
Stamane è andata in scena una delle sue migliori rappresentazioni, tanto da farmi sospettar d’essere entrata davvero in una recita per giunta senza pagare alcun biglietto.

Infatti sono entrata, barcollante dal sonno e dal peso del borsone rosso, ho diligentemente fatto la lunga fila alla cassa per ottenere l’agognato scontrino e ho raggiunto il banco delle brioche.

E qui è avvenuto il primo siparietto.
Da lontano già si udivano le ordinazioni: ‘Una brioche alla cioccolata’, ‘Una pasta con cioccolato’, ‘Cioccolato’, ‘Cornetto al cacao?’, ‘Nutella’, ‘Cioccolato’, ‘Un croissant con il cioccolato’ (questa ero io), ‘Una alla cioccolata’.
Fatto sta che dopo l’ennesima richiesta la cameriera sbotta in un ‘… ma che avete tutti stamattina? Avete bisogno di coccole? Di dolcezza? Cosa vi è successo?’.
Eh signora, è una mattinata iniziata male. Una delle tante insomma, non si arrabbi e non infierisca.
Anche perchè qualcuno le dovrà pur dire che la brioche al cioccolato è l’unica mangiabile.

Dopo che la suddetta mi ha confessato i suoi problemi ai tendini (la mia faccia pareva forse abbastanza sveglia da intendere? Non credo!) mi avvicino a un angolo del bancone, ordino un cappuccino e la cameriera posa un piattino al mio ‘posto’.
E mentre, in sovrapensiero, mi imbottivo di cioccolato ho visto il già citato piattino allontanarsi di mezzo metro da me sospinto dalle gentili mani di un omino scontroso che non ha gradito la mia vicinanza.
Pensava che non lo notassi? Esiste un fenomeno fisico detto ‘levitazione del cappuccio al bar’?
La mia espressione era… perplessa. Ho riavvicinato il piattino e udito un sonoro ‘SGRUNT’.
Improvvisamente ho temuto, che ne so, di avere la coda da diavolo, le corna da orco, la pelle blu oltremare e gli occhi iniettati di sangue.
Gentil personaggio, se hai bisogno di solitudine non ti conviene proprio venire in un posto così affollato. Hai una particolare fobia per le persone alte, come un tuo altro collega? Sei in una stazione. Sta-zio-ne ferroviaria. Cosa ti aspetti? Il tappeto rosso? La prossima volta ti consiglio di effettuare un ordine per la colazione da una cabina telefonica e attendere che ti sia portata.

Alzo gli occhi al cielo e in quel momento i camerieri addetti alle macchine del caffè iniziano a litigare.
‘Non fate caso a noi!’, dice lei fissando proprio me.
Vorrei toccarmi il viso per esser certa di non avere anche le squame, per puro caso.
‘Stamane il mio collega ha dimenticato di azionare il cervello!’, mi confessa (urlando) la cameriera.
Mi ustiono bevendo in tutta velocità il cappuccino e guadagno l’uscita.

Quasi quasi mi aspetto di sentire la sigla finale e vedere i titoli di coda scorrere sui tabelloni degli orari.
Sono sempre bei momenti.

Published in: on aprile 6, 2009 at 9:19 am  Commenti (2)  
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Ally & Me

Non è che veda in giro neonati danzanti, massi che cadono dal cielo, Barry White che mi canta serenate. Non sento nemmeno la musica nella mia testa. Cioè, non così spesso.
Però ogni giorno mi accade qualcosa che mi fa sentire simile a Ally McBeal.
Uguale, identica.

Una mia giornata potrebbe servire a riempire un paio di episodi di ogni serie.
Sarà che son portata a notare l’assurdo? Sarà che mi sento fuori posto in ogni momento perchè ‘sento di pensare diversamente’ rispetto al ‘normale’ (… se capite cosa sto cercando di dire avete il mio plauso)?

Voglio premunirmi, stavolta.
Quindi apro un sondaggio per capire cosa mi potrebbe accadere domani mattina.

Sono infatti un paio di settimane che tento disperatamente di recuperare il sonno perduto durante la sessione d’esami, e ogni mattina accade qualcosa.
Ogni. Mattina.

Quindi.
Dopo che Martedì son stata svegliata dalle coinquiline che urlavano come al mercato rionale.
Dopo che stamane i padroni di casa hanno fatto irruzione che manco i Rohirrim contro una squadriglia di orchi.

Cosa mi impedirà di dormire domani mattina?

A) Un’onda anomala su Pesaro.
Gentilmente offerta dal mare Adriatico.

B) L’invasione dei Cyloni.
Che magari mi spiegherebbero alcune cose di Battlestar Galactica (soprattutto su Gaius, lo ammetto).

C) L’Apocalisse.
Beh, non si sa mai. Una simpatica apocalisse che male può fare?

D) Un venditore porta a porta.
Che sinceramente temo più delle tre opzioni precedentemente elencate.

E) Altro.

Io attendo fiduciosa la realizzazione di qualsiasi ipotesi.
Quasi ci spero.
Purchè non sia la D.

Aggiornamento del 5 Marzo.

Come volevasi dimostrare, stamane nessuna delle mie previsioni si è concretizzata.
Questo non vuol dire che abbia finalmente dormito quanto desiderato, no.
Avevo infatti dimenticato – ahimè – l’opzione più probabile.
Quindi stamane son stata svegliata dal concerto di grida messo in atto non solo dalle coinquiline, ma anche dalla signora del piano di sopra con relativa badante, cose che in confronto le scimmie urlatrici del Messico sono dolcissimi usignoli.
Avrei preferito i Cyloni, poco ma sicuro.

Published in: on marzo 4, 2009 at 5:37 pm  Commenti (6)  
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Il carrello volante

Va bene il maltempo.
Le trombe d’aria che hanno investito Pesaro.
Il vento furioso sul lungomare.

… ma qui davvero stiamo esagerando.
C’è qualcosa che non va.

(n.b. trova l’intruso nella foto)

Published in: on febbraio 26, 2009 at 12:46 pm  Commenti (7)  
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Karma & Caffeina

Soundtrack > Ella Fitzgerald feat. Louis Armstrong – Let’s Call the Whole Thing Off

Avevo parlato del bar della stazione in toni non propriamente esaltanti, e stamane son stata ‘punita’ della suprema forza del karma.

Ero al lato estremo del bancone, attendendo il mio mesto cappuccino (“Che lo prendi a fare?”, direte voi. “Eh, mi illudo sia di Starbucks”, rispondo io. In realtà devo assumere qualcosa di minimamente commestibile altrimenti a] mi addormento, b] svengo), quando sento una voce maschile alle mie spalle.

Con la coda dell’occhio noto un omino che pretende di essere servito subito, ora, immediatamente, in fretta, A-D-E-S-S-O! Un omino simpatico, insomma, che subito dopo esclama ad alta voce:

“Certo, quando il grattacielo qui presente finisce il suo cappuccio in tuuutta calma e mi fa spazio, ovviamente!”.

Il ‘grattacielo qui presente’ sarei io.
Che mi volto appena.
Lo squadro.
Lui mi rivolge un sorriso tirato.
E un po’ come Ally McBeal immagino che una roccia piombi dal cielo e ne sopprima l’esistenza.

Finisco il mio cappuccino e me ne vado continuando a osservarlo. Lui si gira pian piano continuando a fronteggiarmi, temendo forse un assalto alle spalle, poi s’impossessa del suo mezzo metro di bancone richiedendo il caffè.

Karma.
O solo un maledetto omino.

Assurdi per caso

Cena. Tra un tortellino e l’altro esordisco con un:

‘Quest’anno pensavamo di andare in Uzbekistan’.

Padre & Madre in coro: ‘Chi?’
Me: ‘… Beh, è una proposta di Monica’.
P&M: ‘Quando?’
Me: ‘In estate’
P&M: ‘Ma davvero?’
Me: ‘Ehm… sì?’
P&M: ‘Dove sarebbe di preciso?’
Me (con aria titubante): ‘Ehm… sopra l’Afghanistan?’
‘E’ un posto pericoloso!’, dice mio padre.
Me: ‘… Ma se tu vai sempre in Algeria per lavoro?!’
‘Farà caldo’, replica mia madre.
Me: ‘Più del Messico in pieno Agosto?’.
P&M: ‘… ma non potevamo avere una figlia che smania per passare un mese, che ne so, a Ibiza? No, Uzbekistan!’
Silenzio. Scuotono la testa.
Cerco di cambiare discorso.
Me: ‘Voi che meta avete scelto?’.
P&M: ‘Ah, noi stavamo considerando la Giordania!’.
Me: ‘…’

Da qualcuno avrò pur preso, no?

Published in: on febbraio 9, 2009 at 7:51 pm  Commenti (4)  
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