Quando si tratta di cibo la mia forza di volontà si riduce a zero.
Vi faccio un esempio.
Ieri sono uscita dalla biblioteca Sala Borsa per concedermi una pausa dallo studio, e ho pensato “Uhm, ci vorrebbe un caffè da Gamberini, ma che sia solo un caffè!”, e mi sono appropinquata verso la pasticceria.
“Un caffè, un caffè, devi ordinare solo un caffè, nient’altro, un caffè! Ce la puoi fare!”.
Poi sono entrata, mi son trovata di fronte al banco pieno di dolcetti perfetti, colorati e invitanti, e cosa ho detto?
“Un caffè… e uno di quei dolcini con la frutta!”.
SBAM!
L’omino dentro al mio cervello si è suicidato.
Il punto è che i dolcetti di Gamberini sono opere d’arte, versioni miniaturizzate di torte e altre prelibatezze: il cubo di Sacher sormontato da un lampone è divino, ma la mia predilizione va al pasticcino con la frutta.
Chiamarlo pasticcino è un’onta: è un dolcino bellissimo da vedere e delizioso da gustare.
La base di pastafrolla è spolverata di zucchero a velo e riempita di crema fresca e leggera, che fa da cuscino per i frutti.
Questi sono disposti con precisione millimetrica e studio architettonico, una sorta di ikebana gastronomico.
Nella versione invernale-primaverile era composto da lamponi e more succose, fragoline di bosco dolcissime, una fetta di carambola, di kiwi e di fragola, tutti saporiti e maturi, una delicata freschezza a ogni boccone.
Poi ieri ho provato la versione estiva-autunnale, e mi stavo per commuovere: lamponi, fette di albicocca e fragola, kiwi, mela, un mirtillo solitario e metà kumquat. Come si suol dire, mancherebbe la ciliegina, e infatti c’era pure quella.
Cos’altro posso dire?
Sono piccole concessioni che illuminano la giornata.
Riguardo alla mia forza di volontà: ci sto lavorando.







