Voglia-tevi bene 7/I dolcetti di Gamberini

Quando si tratta di cibo la mia forza di volontà si riduce a zero.

Vi faccio un esempio.
Ieri sono uscita dalla biblioteca Sala Borsa per concedermi una pausa dallo studio, e ho pensato “Uhm, ci vorrebbe un caffè da Gamberini, ma che sia solo un caffè!”, e mi sono appropinquata verso la pasticceria.
“Un caffè, un caffè, devi ordinare solo un caffè, nient’altro, un caffè! Ce la puoi fare!”.
Poi sono entrata, mi son trovata di fronte al banco pieno di dolcetti perfetti, colorati e invitanti, e cosa ho detto?
“Un caffè… e uno di quei dolcini con la frutta!”.

SBAM!
L’omino dentro al mio cervello si è suicidato.

Il punto è che i dolcetti di Gamberini sono opere d’arte, versioni miniaturizzate di torte e altre prelibatezze: il cubo di Sacher sormontato da un lampone è divino, ma la mia predilizione va al pasticcino con la frutta.
Chiamarlo pasticcino è un’onta: è un dolcino bellissimo da vedere e delizioso da gustare.

La base di pastafrolla è spolverata di zucchero a velo e riempita di crema fresca e leggera, che fa da cuscino per i frutti.
Questi sono disposti con precisione millimetrica e studio architettonico, una sorta di ikebana gastronomico.

Nella versione invernale-primaverile era composto da lamponi e more succose, fragoline di bosco dolcissime, una fetta di carambola, di kiwi e di fragola, tutti saporiti e maturi, una delicata freschezza a ogni boccone.

Poi ieri ho provato la versione estiva-autunnale, e mi stavo per commuovere: lamponi, fette di albicocca e fragola, kiwi, mela, un mirtillo solitario e metà kumquat. Come si suol dire, mancherebbe la ciliegina, e infatti c’era pure quella.

Cos’altro posso dire?
Sono piccole concessioni che illuminano la giornata.

Riguardo alla mia forza di volontà: ci sto lavorando.

Se questa è una vetrina/2

Sai quando passeggi tranquillamente per le vie di una città che adori, godendo dei dettagli che sembrano sbocciare al tuo passaggio, fregi che non avevi mai notato prima, e con la coda dell’occhio noti qualcosa di… strano?
Ti fermi. Indietreggi. Volti il capo lentamente.
Ed ecco.
Nella tua mente appare la frase: ‘Ma… ma… che cosa sarebbe?!’.

Ciò è capitato a me e alla mia testina abitata mentre percorrevamo le strade sotto alle due Torri, nella mia beneamata Bologna.

“Cosa vi ha destabilizzati?”, vi chiederete voi, probabilmente.
Osservate.

Avete individuato gli esseri mostruosi esposti in vetrina tra gli articoli di grandi brand?
Non sono assolutamente inquietanti?
Voglio dire, il porcellino della prima foto (accanto a un composto trench), formato da braccia di legno che si conficcano nel presunto busto, è veramente terrorizzante. Mi meraviglio che non si sia ancora presentato nei miei incubi.

Insomma, a chi è venuto in mente di creare una vetrina simile?
Paura. Creatività deviante.
Certamente attira l’attenzione, ma c’è un piccolo particolare che stona: saranno anni che passo davanti al suddetto negozio, ma non ho ancora capito come si chiami. So solo che è ‘quel posto un po’ strano vicino alla libreria Nanni’.
Esporre un’insegna non sarebbe una buona mossa? Tanto per iniziare, s’intende.
Si attendono le nuove proposte immaginative.

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