In (p)arte Morgan

Morgan

(Foto by Sybelle)

Sai quando segui una band, un cantante, un artista da lungo, lungo tempo, da quando è apprezzato solo da una nicchia di persone, e poi diventa estremamente famoso? Non ci si sente forse defraudati di una sorta di intimità, di rapporto di vicinanza, di sensazione di empatia?

Morgan è entrato dall’uscita posteriore delle affascinanti librerie Ambasciatori Coop di Bologna, vicino alle Due Torri, ed è come te lo aspetti: alto, magrissimo, eccentrico, con quei capelli grigi che sembrano fatti di sottile plastilina, con quella faccia che cambia espressione ogni secondo.

Finalmente vedi quell’artista che segui da lungo, lungo tempo, ed essendo ormai celebrissimo non è solo tuo e della nicchia, ma di tutti.
Non si avverte forse un poco di disappunto?

Il 99% della folla presente oggi era composto da donne: ragazzine, bambine incalzate dalle madri, signore di mezz’età. I ragazzi? Compreso il fonico li potevi contare su quattro mani, ecco.
Persone del più disparato genere, dalla signora della Bologna Da Bere che si scandalizza quando Morgan fuma (dentro la libreria, sì, con gli allarmi anti-incendio accesi, già) dicendo “… ma ci sono dei bambini qui!” (dov’era il mio lanciafiamme, doveee?), dalle giovanissime fino alle groupies: quando lui le ha viste è sbiancato e ha detto “Queste le ho incontrate anche ieri sera al ristorante, dove mi hanno scovato. Non ne avete avuto abbastanza?“.

Ha quella strana parlantina.
Discute con Mauro Garofalo, co-autore del libro ‘In (p)arte Morgan’, che oggi ha presentato. Mauro Garofalo è un giovane giornalista e ha moderato anche il pubblico.
Nei suoi discorsi infila riferimenti più che colti, dal latino al francese, e quando arriva al punto il 95% dei presenti è ormai perso.
Cita in continuazione i testi dei Bluvertigo, ma in quanti se ne saranno accorti?

Mangia fragole che tira fuori da un sacchetto di carta.
Beve Coca-Cola e confessa che la beve anche a X Factor, anche se le lattine sono mascherate.
Ride, sorride, si arrabbia e si infervora quando parla di ‘regime’.
Dice di disprezzare giornali e televisione, di non voler più seguire nemmeno un telegiornale e di non conoscere ‘Maria Stella Gelmini’ quando una ragazza gli chiede un’opinione.
Ad un certo punto lancia una sorta di SOS: dice che presto lo ‘faranno fuori’ e che non potrà più parlare ne’ esprimersi come vorrà. “Lo hanno già fatto ad altri, e tra poco toccherà a me. Ricordatevene, se ‘sparirò’.” Parole forti che fanno cadere uno strano silenzio perchè tutti sanno di cosa e di chi parla.

Poi avviene che mi parte un embolo.
Eh, talvolta mi capita, come è accaduto con Luciana Littizzetto: anche se sono timida, anche se piuttosto di espormi mi nasconderei sotto un tombino, BAM! mi prende quel qualcosa che mi fa afferrare il microfono tra centinaia di persone e parlare col diretto interessato. Con Morgan, appunto. Gli chiedo un paio di cose che mi incuriosivano. Mi risponde con la solita ironia, e anche quando è serio pare non dica la verità.
Il punto è che poi continuo a parlargli anche quando il mio ‘tempo-microfono’ è scaduto. La mia voce sovrastante aiuta, dopotutto.

Oggi è andato in scena il personaggio Morgan: di Marco Castoldi c’era ben poco, credo.
Si vedeva chiaramente che era infastidito sia dalle domande su X-Factor che da quelle artificiose, costruite, inutilmente ricercate. Per non parlare degli autografi non concessi.
Poi una ragazzina gli ha domandato ‘Se non ti piace tutto questo, perchè fai X Factor?, e lui, sinceramente: “Perchè altrimenti tu non mi conosceresti”. Amarezza nel suo sguardo.

p.s. “Un consiglio? Ciò che conta è studiare. Leggere, leggere, leggere. Lo studio, qualcosa ormai sottovalutato da molti, è il vero punto di forza“.

Spot & Soundtrack

Sono una di quelle persone che mai, e dico mai, ha avuto l’abitudine di saltare le pubblicità, fossero televisive o radiofoniche.
Sono una di quelle persone che al cinema si sorbisce quasi volentieri i venticinque minuti di spot e trailer che precedono il film, commentando talvolta spietata talvolta entusiasta quei concentrati di messaggi.
Sono una di quelle persone che quando era piccola si è fatta regalare le compilation Top of the Spot contenenti le più memorabili soundtrack delle pubblicità.

Questo non vuol dire che l’invasione di ‘spot canterini’ debba farmi gioire.
Sono d’accordo sulla loro maggiore memorabilità, ma abbiamo raggiunto livelli di saturazione musicale niente male.

Tutti cantano.
Tutti.

I supermercati. Dal banco macelleria al reparto frutta e verdura.
Le persone in fila alla cassa (n.b. se un omino si azzardasse a mettersi a cantare a qualsiasi cassa di Bologna verrebbe tramortito in meno di cinque secondi dalle borsettate di una z’daura che mica ha tempo da perdere).
I McDonald con gli alpini che inneggiano alla genuinità del nuovo panino.
Le banche! … ma cos’hanno da cantare, le banche? “E’ la banca per meee! Fatta apposta per meee!”. Devono mettere in piedi un intero musical con settanta interpreti citando Broadway e Via Col Vento per promuovere le banche? … ma poi, che banca sarebbe?
I servizi telefonici. Possono inventarsi qualsiasi cantilena ma la mia top of mind non cambierà: i due omini baffuti con parrucca platinata e abiti rossi non li estirpa nessuno. Trovo particolarmente fastidiosa quella pubblicità cantata in presunto romagnolo, quella della scimmietta: in tal caso mi sfugge la simpatia che tal accetto dovrebbe tipicamente suscitare.
Il caso più clamoroso degli ultimi tempi riguarda quel buontempone di Little Tony che si presta come testimonial per la Danacol: il sottofondo è la sua ‘Cuore matto’ e consiglia di bere lo yogurt (o quel che è) per prevenire i problemi cardiaci, lui che ne ha avuti in passato. Che ansia! Ed è pure doppiogiochista: la stessa canzone era stata ripresa e adattata da un’altra banca.
A proposito: ultimamente vengono riproposti classici della canzone italiana con le parole cambiate a seconda dello scopo. Se ne sentiva il bisogno, forse?

Nella mia personale lista dei peggiori spot cantati vince quello di certi innocui e deliziosi biscottini ipercalorici che alcuni pubblicitari hanno posizionato nella giungla. Già così pare abbastanza assurdo, ma l’ultimo episodio di questa saga raggiunge l’insopportabile.
Chi hanno fatto cantare?
Un coccodrillo.
Perchè? mi domando, Perchè? Qual è l’attinenza, il nesso?

Avrei dovuto fare un rapido sondaggio al pubblico femminile che Sabato sera si è sorbito questo spot prima della proiezione de ‘Il curioso caso di Benjamin Button’.
Scommetto che almeno l’80% avrebbero preferito il suddetto rettile in versione ‘borsetta’.

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