Se questa è una vetrina/5

Alzi una mano chi non ha mai giocato con i Playmobil (… mi spiace per voi).

Quegli omini di plastica con i capelli intercambiabili e pungenti, col sorriso letteralmente stampato in volto e dalla mobilità fisica pari alla mia, praticamente.
Io ne avevo in quantità, tutti gettati in una grossa scatola con qualche centinaio di Lego: sospetto che mio padre desiderasse una figlia architetto o ingegnere, da quanto mi spronava a costruire enormi case colorate (o navicelle spaziali, talvolta). Ovviamente i Playmobil erano i personaggi. (n.b. ben presto mio padre si è rassegnato alla mia assoluta incapacità con i numeri, sia chiaro).
Un passatempo ben poco femminile, forse.

Qualche tempo fa sono passata davanti al solito stravagante negozio di scarpe e sul momento sono rimasta perplessa: che ci facevano tutti quei Playmobil in vetrina?
L’effetto “madelaine di Proust” mi ha rapita in un mondo di ricordi.
Poi ho impiegato qualche istante a trovare il nesso e individuare le due scarpe.

… non si può non apprezzare tanta creatività! Quanto ci avranno messo a disporre tutti gli omini, la sabbia, le navi? E’ un peccato distruggerla.
Anche se non potrò mai entrarci senza fare un mutuo preventivo, adoro già quel negozio.

La buona azione quotidiana

Ieri ero sul regionale da Pesaro a Bologna.
Leggevo Nova24, col naso immerso tra le pagine inconfondibili.
Ad un certo punto il distinto signore in giacca e cravatta di fronte a me si schiarisce la voce.
Lo guardo.

Lui: “Scusi, ma cosa sta leggendo?”.
Io, colta alla sprovvista: “Ehm, Nova24″
Lui: “Sì, lo vedo” mi canzona. Ha avuto la prima pagina della testata davanti tutto il viaggio! Che furba che sono.
Lui continua: “Cos’è?”
Io: “Un settimanale su tecnologia, innovazione, creatività, Internet, eccetera del Sole24ore. Esce ogni giovedì. E’ un inserto”
Lui: “Uhm, e com’è?”
Io: “Interessante. Un ottimo prodotto. A me piace moltissimo!”
Lui: “Insomma, me lo consiglia?”
Io: “Certo!”
Lui: “Grazie. Lo comprerò”.

E’ sceso quasi subito.
Non so bene perchè, ma avuto la netta sensazione d’aver compiuto la buona azione del giorno.

Se questa è una vetrina/2

Sai quando passeggi tranquillamente per le vie di una città che adori, godendo dei dettagli che sembrano sbocciare al tuo passaggio, fregi che non avevi mai notato prima, e con la coda dell’occhio noti qualcosa di… strano?
Ti fermi. Indietreggi. Volti il capo lentamente.
Ed ecco.
Nella tua mente appare la frase: ‘Ma… ma… che cosa sarebbe?!’.

Ciò è capitato a me e alla mia testina abitata mentre percorrevamo le strade sotto alle due Torri, nella mia beneamata Bologna.

“Cosa vi ha destabilizzati?”, vi chiederete voi, probabilmente.
Osservate.

Avete individuato gli esseri mostruosi esposti in vetrina tra gli articoli di grandi brand?
Non sono assolutamente inquietanti?
Voglio dire, il porcellino della prima foto (accanto a un composto trench), formato da braccia di legno che si conficcano nel presunto busto, è veramente terrorizzante. Mi meraviglio che non si sia ancora presentato nei miei incubi.

Insomma, a chi è venuto in mente di creare una vetrina simile?
Paura. Creatività deviante.
Certamente attira l’attenzione, ma c’è un piccolo particolare che stona: saranno anni che passo davanti al suddetto negozio, ma non ho ancora capito come si chiami. So solo che è ‘quel posto un po’ strano vicino alla libreria Nanni’.
Esporre un’insegna non sarebbe una buona mossa? Tanto per iniziare, s’intende.
Si attendono le nuove proposte immaginative.

Cari creativi della Sky…

… voi sì che avete capito tutto, e per questo ci avete in pugno.
Le vostre pubblicità sono sempre molto originali e divertenti, ma questa volta vi siete superati.
Siete andati a scavare nel cuore di ogni italiano vissuto durante gli anni Ottanta e avete scovato il suo punto debole. Avete il coltello dalla parte del manico, e pare vi divertiate a punzecchiare e tormentare. Fate bene, è il vostro lavoro, certo, ma siete spietati.
Mi riferisco all’ultima pubblicità di Sky, quella del bambino con l’orsetto.
Questo bimbo se ne va in giro per negozi e vicoli del Bronx a cercare il piccolo orso di peluche perso, sotto la pioggia e al vento, attaccando i suoi volantini disegnati a mano, uno ad uno. Con l’orsetto che fa lo stesso.

Maledetti.
Con la vostra perspicacia avete compreso che mettendo insieme un essere teneroso, un po’ di pioggia, un bambino adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico e una soundtrack dolce con risvolti da grande film epico chiunque, e dico chiunque, inizierà a piangere come un vitello o, nel migliore dei casi, sentirà qualcosa affiorare dal marasma di ricordi.

Cosa?
La mitica pubblicità del gattino della Barilla.
Stessi elementi: un essere teneroso, un diluvio universale, una bambina adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico (leggasi: che i genitori lascino che il povero micio entri in casa) e la mitica musica ‘quella-della-Barilla’, per intenderci.
Aveva funzionato al tempo, volete che non funzioni ora?
Assolutamente no! quindi ecco un’altra storia strappalacrime per noi spettatori dal cuore tenero e dalla lacrima facile.

Tutto ciò è subdolo.
E’ cattivo.
E’ adorabilmente geniale.
E’ perfido.

Creativi della Sky, siete veramente crudeli.
E io che mi ero appena dimenticata di quel gattino.

Published in: on ottobre 9, 2008 at 3:13 pm  Commenti (9)  
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