Come ho già avuto modo di scrivere, la città in cui studio, ‘piccina picciò’, mi appare come l’ambientazione perfetta di una serie televisiva.
Giustamente quindi sono stati creati una sequela di neologismi più o meno assurdi.
Alcuni riguardano certi personaggi che assolvono a diverse funzioni in questo panorama: sono identificativi chiari giacchè con quel nome riusciamo a individuare quella e solo quella persona in maniera inequivocabile.
Sono nati spontaneamente, talvolta sovvertendo le definizioni comuni (‘fruttivendolo’, per esempio), talvolta inventando definizioni per mestieri a noi ignoti.
Vediamoli.
Omino fruttino
Rappresenta l’ortofrutta di piazza Primo Maggio, il posto con i prezzi più bassi mai visti. Puoi svaligiarlo ma quando arriverai alla cassa e sentirai il responso dello scontrino ti meraviglierai. Come è mai possibile? Sia sempre lodato.
Omino edicolino
Praticamente si sostenta grazie a noi: è l’edicola sul lungomare pesarese che svaligiamo spesso e volentieri, gestita da due simpatici fratelli. Ci conoscono così bene che ci offrono il caffè.
Omino tabacchino
Solitamente s’intende il negozio di tabacchi sempre sul lungomare.
Omino fotocopino
Un uomo, un perchè.
Il nome dice tutto, suppongo.
Omino sdraino
… ci vuole un excursus temporale.
In una notte del Maggio di due anni fa ci aggiravamo tra gli stabilimenti balneari ancora chiusi. Stavamo per appropriarci di alcuni sdrai per accomodarci quando dal buio più totale sopraggiunge una voce cavernosa che inizialmente ci rimprova poi ci consente l’illegittimo gesto.
Risultato? Due anni di meno causa spavento e una serata a delirare sui pescherecci lontani.
Insomma, io non saprei come chiamarli altrimenti.
Benvenuti nel paese degli omini.





