Sabbia di confine

Fino a qualche anno fa il mare iniziava a esistere solo da Aprile quando, con tutto il parentado bolognese appresso, si festeggiava la Pasqua nel solito ristorante di pesce sulla costa adriatica. Seguiva la parentesi estiva – anni nel solito hotel nella stessa città – poi veniva racchiuso nel dimenticatoio. Un po’ come le decorazioni natalizie, che vengono smontate a festa finita e nascoste per mesi, tutta quella distesa d’acqua cessava d’esser concreta, nella mia testa.

Poi sono venuta a studiare in una città di mare, in una facoltà che s’affaccia direttamente sulla spiaggia, tra uno stabilimento balneare e l’altro.
Ancora non riesco ad abituarmi all’idea.

E’ il senso di limite della spiaggia, il confine netto tra qua e la a sconvolgermi, credo.
Il non poter spingersi oltre. Non troppo, almeno.

Crea una forza malinconica, il mare invernale. Sferzato dal vento, con le gocce che  ti colpiscono il viso e i capelli che si annodano, è un luogo che aiuta i pensieri, le riflessioni.
L’aria sa di salsedine, talvolta in modo insopportabile.

Poi verso Marzo iniziano a riaprire i bar sul lungomare.
Uno ad uno, piano piano, si svegliano dal letargo, saranno il teatro delle ultime scorribande.

Questo è stato il mio ultimo inverno sul mare.
E, appunto, non riesco ancora ad abituarmici.

Vita da fiction: Natale

Nelle serie tv il Natale è rappresentato da riconciliazioni famigliari, case americane addobbate, cene e pranzi a non finire, sorrisi, commistioni religiose e tanta neve. E’ il momento in cui i buoni sono felici e i cattivi o si redimono o passano tutto il tempo da soli davanti a un caminetto spento. La puntata ovviamente si conclude con gli auguri di tutto il cast agli telespettatori, falsi come monete da due euro e cinquanta.

In questo piccolo telefilm pesarese, che si svolge sulla linea dell’assurdo e imprevedibile, accade invece che la bidella organizzi una festa segreta in biblioteca riservata ai pochi eletti (a quelli sopravvissuti alle imminenti feste e che si ostinano a passare intere giornate in facoltà, se non altro), che porti pandoro e spumante e che si finisca col brindare e soffiarsi addosso lo zucchero. Il coltello viene gentilmente prestato dal bar vicino, e la bidella che di solito scaccia gli studenti a tarda ora si trasforma in un agente che mormora ‘In biblioteca, non spargere la voce, ora’.

C’è da non crederci.
Un giorno scoprirò dove sono le telecamere nascoste.

Published in: on dicembre 17, 2008 at 4:12 pm  Commenti (7)  
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Non può essere un caso

Soundtrack > The Ting Tings – Shut up and let me go

I distributori della mia facoltà mi odiano, è cosa certa.
Una volta manca il latte, una volta le palettine, l’altra non c’è lo zucchero.
E quando rimangono incastrate le merendine in quelle maledetti spirali rotanti? Ho assistito alle scene di violenza più atroci verso una macchinetta colpevole di tale crimine.
E’ sempre una scommessa, in fondo: non si sa mai cosa uscirà, o come uscirà. Il perchè sembrerebbe certo: perchè inserisco i soldi. E invece no, potrebbero rubarteli.

Ma che io, in una giornata, provi a prendere il the caldo due volte in due distributori diversi e che due volte mi venga servita una generosa quantità di acqua calda senza alcuna traccia di teina et similia… è un complotto bello e buono ai miei nervi!

Quando si dice ‘tutte a me’…

Starbucks, dove sei?

p.s. pensavo che questo fosse l’evento-assurdo della giornata.
Non avevo ancora incontrato il barbone che si aggira nell’atrio di Pesaro Studi con aria poco raccomandabile e che scruta computer, cellulari e borse con massima attenzione, come se soppesasse il loro valore.
… sono pronta a rincorrerlo in qualsiasi momento brandendo una sedia, sappiatelo.

Published in: on ottobre 15, 2008 at 3:35 pm  Commenti (14)  
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