L’abito fa il monaco. Soprattutto se deve laurearsi.

Della sottoscritta si possono annoverare molti difetti, ma su due questioni posso dimostrare la determinazione più assoluta: il cibo e lo shopping.

Siccome a breve mi laureerò stamane ho chiesto il consiglio di Madreeeh (pronunciata alla Jean Claude) e siamo andate in una boutique ben fornita di cui quest’ultima è cliente trentennale.

Entro e dico:  “Vorrei un tailleur pantalone per la mia laurea. Nero”.

A voi pare che ci sia possibilità di fraintendere? Ho omesso qualcosa?
Ho parlato in Serpentese?

Innanzitutto la genitrice mi guarda inorridita: “Ma come, anche per il giorno della tua laurea sarai vestita di nero?”.
Dovevo immaginare che, dopo quella frase, sarebbe stato il delirio. Infatti le commesse, spronate e aizzate, hanno iniziato a portare i capi di abbigliamento più assurdi e orribili che abbia mai visto.

Un vestito di BluGirl di tartan blu con le maniche a palloncino e il fiocco dietro la schiena.
Commessa: “Vuoi provarlo?”
Io: “NO!”
Madre: “Vuoi provarlo?”
Io: “NO! Manco per idea!”
Commessa & Madre (in coro): “Ma è così carino!”
Alchè ho fatto una faccia stile “Se lo dite un’altra volta vi brucio il negozio”.

Un abito nero con un serpente di paillettes sul fianco.
Commessa: “E questo?”
Io: “Ehm… forse non ha capito, ma è per la mia laurea”.
Commessa: “Appunto!”
Io: “Come, prego?”
Madre: “Ma sì, è gggiovane”.
Forse Madreeeh e Commessa sono state a una laurea al Cocoricò, unico posto dove quel vestito sarebbe stato accettato.

Un vestito nero con ruches e una cintura di paillettes che cingeva anche il collo.
Commesse (perchè nel mentre si sono moltiplicate) e Madre: “Ma stai benissimo!”
Io: “… io dovrei laurearmi così?”
Commesse & Madre: “Ma sì, per sdrammatizzare!”
Sdrammatizzare cosaaah?

Poi mi mostrano una serie di abiti stretti sul fondo, che so per certo che non mi possono stare bene, data la mia conformazione fisica.
Glielo spiego.
Commessa: “Non puoi saperlo, provali!”
Io: “In verità lo so bene…”
Commessa: “Provarli non costa niente!”
Io: “Non ha capito: non mi possono stare bene!”
Commessa: “Daaai…”
E va bene, li provo solo per fare un dispetto. Ne infilo uno, esco con le mani sui fianchi ed esclamo: “EBBENE?” (della serie: se mi dite che sto bene siete delle false bugiarde e chiamo la commissione per il Buon Gusto).

Credevo di essere stata chiara.
Poi mi porgono un abito stretto in fondo. Marrone.
Nei miei occhi si potevano intravedere Satana.

I tailleur neri che mi propongono sono insulsi, anonimi, con le giacche troppo corte e i pantaloni o lunghi o stile “acqua in casa”.
Commessa: “Sono tailleur neri bellissimi, di alta sartoria!”
E io spiego: “Io vorrei un tailleur nero col pantalone, sobrio ma col taglio un po’ particolare. E una camicia bianca a manica corta, sempre un po’ insolita”.
Commessa: “Ragazza mia, non ne fanno mica così!”
Io ribatto: “Eh no, a casa ho una giacca di Armani spettacolare, con un taglio incredibile”.
Commessa: “Ah, allora ho qualcosa che fa per te”.
E torna con una giacca nera. Di Armani, sì, ma con dei fiori bianchi dai profili catarifrangenti.
Volevo morire.

Portano abiti a righe viola, panna e blu. Orrore.
Ancora a righe, ma solo blu e bianche. Ancora orrore.

Cerchiamo sul fronte “camicia”.
Hanno finito le camicie bianche (…).
Me ne mostrano una a quadrettini grigi, ruches e bottoni dorati. Piango.
La commessa esclama “Ah! Ho una camicia deliziosa color crema!”. E io ci spero.
Illusa!
Quello che per lei è “crema” per me è un “beige scuro”.
Cioè, vogliamo abbinare un marrone al nero?
Voglio scappare, ma Madreeeh continua a dar corda.

Mi portano articoli in fresco di lana.
Spiego dettagliatamente che sarò a Pesaro, sul mare, dove fa ancora più caldo.
E mi propongono un abito di Liu Jo in felpa stretch.
Ceeerto, io mi laureerò in felpa!

Attaccano anche sul fronte “scarpe”.
Dico: “Per il tailleur pantalone ho delle ballerine nere perfette”.
La commessa, questa gran furbona, indica le mie ballerine di nappa nera e con aria disgustata dice: “Quelleeeh? Ma sono rovinate, non vanno bene, ho qualcosa che fa per te, di una marca fantastica che si chiama ASH”.
E io replico, mentre impugno un forcone da diavolo: “Signorina, ho un paio di ballerine meravigliose di Sal-va-to-re Fer-ra-ga-mooo” (sottotitolo: chisseneimporta, niente sarà più bello e perfetto).
Commessa: “E scarpe col tacco? Tipo… queste?”.
E voilà, un paio di decolleté nere tacco quattordici, con plateau compreso.
La fisso intensamente.
Capisce che non è il caso.

Il colpo di grazia è sicuramente stata la quinta commessa che corre imbracciando grucce di giacche nere:
- la prima aveva una fantasia dorata sul retro;
- la seconda era uscita dagli anni Ottanta, tempestata di borchie dorate sul collo;
- la terza aveva un cuore di swarovski sulla tasca;
- la quarta era di jersey.

Finché arriva la proprietaria del negozio che, sorridente (credo per il troppo botox) dice: “E provare con questi leggings argentati coi profili di pietre argentate?”.

Sono sconvolta.
Ho i capelli in disordine, la faccia stravolta, il fiatone, la disperazione, la depressione e la collera funesta che manco Attila Flagello di dio.

E ho raccontato solo un terzo di ciò che è capitato.

Avrò il diritto d’esser sbalordita?

Published in: on settembre 26, 2009 at 10:51 am  Commenti (13)  
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In tre anni di università ho imparato:

- che se sei cresciuto nell’entroterra non ti abituerai mai a vedere il mare ogni giorno;
- che meno studenti ci sono in un corso meglio è, quindi viva gli assenteisti;
- che se ti metti a ballare nell’atrio della facoltà puoi finire non una, ma due volte su Mtv;
- che le città di mare cambiano totalmente con l’arrivo dell’estate;
- che le carte sono un gioco evergreen (che ci hanno salvati durante tutto il primo anno, ma non durante le lezioni eh);
- che anche il cruciverba è intramontabile (e qui anche durante le lezioni);
- che so ancora usare una bicicletta senza morire;
- che può esistere davvero il famoso “edicolante di fiducia”, così di fiducia che ti offre il caffè;
- che l’omino fruttino di piazza Primo Maggio deve per forza avere qualche segreto che giustifica i prezzi bassi;
- che la sincerità non premia;
- che le piadine della città piccina picciò son diversissime da quelle romagnole e possono contenere qualsiasi cosa: mozzarella, verdure gratinate e salsiccia è il mio must;
- che la maionese sulla pizza è buona (insana, ma dopo i tortellini cosa volete che sia?);
- che ci sono città in cui sembra sempre Domenica;
- che negli esami non conta quanto studi: se non hai quel pizzico di fortuna rimarrai fortemente deluso;
- che la meritocrazia è scomparsa;
- che il bowling con annessa sala giochi è un’opzione ancora valida in cui trascorrere le serate invernali;
- che ci sono città in cui puoi uscire anche alle undici di notte senza temere per la tua vita;
- che la pioggia può cadere in orizzontale;
- che il vento può diventare terrorizzante;
- che non sono capace di fare le ‘tirate’ per vedere l’alba e andare a lezione. No, mi addormento;
- che se abiti al sesto piano la luce del faro può diventare parecchio fastidiosa;
- che i padroni di casa hanno un solo scopo: fregarti;
- che i professori sono esseri umani;
- che i professori rispondono alle mail (e se lo racconti ai tuoi amici, non ci credono);
- di essere ancor più multitasking di quanto pensassi;
- che se c’è qualcosa che non mi quadra, mi perplime o mi irrita non riesco a stare zitta;
- che può esistere una facoltà sul mare, tra gli stabilimenti balneari, con una discoteca estiva sul retro e una palestra praticamente davanti;
- che entro ancora nel carrellino del BrucoMela (quando veniva installato di fronte alla facoltà);
- che ‘fuorisede’ è meglio;
- a fare le lavatrici;
- a dar quasi fuoco a una casa, con altre due ragazze, per fare la ceretta a un amico;
- a pulire il fornello della suddetta casa, invaso dalla cera solidificata, con un cucchiaio;
- a sopportare il caldo (cosa che però ho prontamente dimenticato);
- ad apprezzare il tempo passato sul treno come momento di relax da dedicare a lettura e musica;
- a esprimere quello che penso;
- che sono una geek;
- che esiste un intero mondo lavorativo basato su Internet;
- che quindi Internet e la tecnologia possono essere anche altro, oltre che una passione;
- a convivere con persone diverse. Con risultati diversi;
- un metodo di studio efficace;
-  che si può stare settimane senza cucinare grazie ad aperitivi, kebab, pizze e ordini di massa al ristorante cinese;
- che le insalate del Green Zone sono deliziose;
- che il Green Zone era migliore quando c’era Vito;
- che durante il primo anno l’estate è arrivata così presto da farci accorrere sulla spiaggia già ad Aprile (con i libri dietro);
- che il Mercoledì sera è sacro;
- che il dipartimento può diventare una terza casa;
- che le bidelle possono portare pandoro e spumante a Natale, scattare foto ricordo e proporti qualsiasi cosa pur di cacciarti quando la facoltà deve chiudere;
- che fondamentalmente i corsi di laurea, sebbene si chiamino allo stesso modo, sono differenti e si sente. Eccome.

(Continua. Forse)

Published in: on giugno 30, 2009 at 3:35 pm  Commenti (6)  
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