Sabbia di confine

Fino a qualche anno fa il mare iniziava a esistere solo da Aprile quando, con tutto il parentado bolognese appresso, si festeggiava la Pasqua nel solito ristorante di pesce sulla costa adriatica. Seguiva la parentesi estiva – anni nel solito hotel nella stessa città – poi veniva racchiuso nel dimenticatoio. Un po’ come le decorazioni natalizie, che vengono smontate a festa finita e nascoste per mesi, tutta quella distesa d’acqua cessava d’esser concreta, nella mia testa.

Poi sono venuta a studiare in una città di mare, in una facoltà che s’affaccia direttamente sulla spiaggia, tra uno stabilimento balneare e l’altro.
Ancora non riesco ad abituarmi all’idea.

E’ il senso di limite della spiaggia, il confine netto tra qua e la a sconvolgermi, credo.
Il non poter spingersi oltre. Non troppo, almeno.

Crea una forza malinconica, il mare invernale. Sferzato dal vento, con le gocce che  ti colpiscono il viso e i capelli che si annodano, è un luogo che aiuta i pensieri, le riflessioni.
L’aria sa di salsedine, talvolta in modo insopportabile.

Poi verso Marzo iniziano a riaprire i bar sul lungomare.
Uno ad uno, piano piano, si svegliano dal letargo, saranno il teatro delle ultime scorribande.

Questo è stato il mio ultimo inverno sul mare.
E, appunto, non riesco ancora ad abituarmici.

Il carrello volante

Va bene il maltempo.
Le trombe d’aria che hanno investito Pesaro.
Il vento furioso sul lungomare.

… ma qui davvero stiamo esagerando.
C’è qualcosa che non va.

(n.b. trova l’intruso nella foto)

Published in: on febbraio 26, 2009 at 12:46 pm  Commenti (7)  
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Vita da fiction

Videography: Tori Amos > Cornflake Girl

Ho sempre affermato che stare a Pesaro è come entrare in un telefilm.
Si vive nell’assurdo, circondati da personaggi improbabili e situazioni che ti fanno alzare un sopracciglio per la perplessità.
Spesso le persone frequentano locali e luoghi per ritrovare l’atmosfera di un film o telefilm (Sex and the city? Un cupcake da Magnolia, New York) mentre in casi opposti è il luogo stesso a creare le dinamiche della fiction.
C’è una qualche forza che attira qui tutte le stranezze?
O sono io?

Comunque.

Così può accadere che un omino edicolino sul lungomare (‘edicolante’ per i comuni mortali ma, come in ogni telefilm che si rispetti, anche qui si è venuto a creare un linguaggio specifico fatto di neologismi e parole chiave) non solo sa il tuo nome, non solo ti saluta ogni mattina sbracciandosi, non solo conosce i tuoi gusti, non solo riconosce il tuo profumo (vedi William_perry), ma ti invita pure a entrare nel chiosco, accedere all’altra parte della barricata e ti offre un buon caffè.

… paradossale.
Tanta gentilezza e simpatia è rara.
Così tanto che sembra di essere in un telefilm.

Published in: on ottobre 29, 2008 at 10:48 am  Commenti (4)  
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