Da quando il sushi è diventato una moda, un lifestyle, uno status symbol non si può più andare al ristorante giapponese senza incontrare i neofiti di turno che talvolta possono essere semplicemente curiosi verso la cucina del Sol Levante ma che nella maggior parte dei casi si rivelano dei personaggi da Mille e una notte.
Vi farò qualche esempio.
Il palestrato
Incontrato al kaiten sushi (il ristorante col nastro trasportatore), questo omino si è presentato con moglie e figlio al seguito e la polo blu Lacoste che stringeva i possenti muscoli delle braccia e il possente collo (quest’aulica citazione potrà coglierla solo Monica). Aggiungiamo un’abbronzatura innaturale e un passo da scaricatore ed eccolo là, il “palestrato”.
Si è seduto, ha preso un piattino di maki e, con attenzione massima, ha separato il pesce dal riso per poi mangiare solo il primo.
Secondo piattino: uguale.
Terzo: ancora.
Quarto: ha preso sushi, quindi ha mangiato solo la fettina di salmone abbandonando il riso.
E così via, ha compiuto lo sterminio totale prima di dire “Eeeh, il riso fa ingrassare, ha troppi amidi, mentre il pesce crudo va bene!”. … ma andare in una qualsiasi pescheria e avventarsi sulle sardine no?
Lo scettico
Sempre al kaiten sushi si appropinquano una coppia di buzzurri signori che iniziano a mangiare solo i cibi extra fritti lamentandosi ad alta voce della poca scelta. Quindi rischiano: prendono un piatto con un sushi di salmone. E si mettono a fissarlo.
Se potessero accenderebbero anche una lampada ad occhio di bue sul malcapitato cibo, e lo interrogherebbero fino allo sfinimento. Lo analizzano, chini e cupi, e mormorano “No, io non ce la faccio”, “No, il pesce crudo no”, “Ma chi osa mangiarlo?” (detto di fianco alla sottoscritta e ai miei trenta piattini vuoti impilati), “Andiamo via, andiamo”.
E fuggono inorriditi capendo che non potranno mai essere fésciòn.
Il muratore
Apriamo una parentesi sulle hashi, le bacchettine: c’è una fetta della popolazione mondiale che ammonta a qualche miliardo di persone che non ha alcun problema ad usarle quotidianamente. Non sono strumenti del diavolo e necessitano un po’ di pratica ma sì, si può imparare.
Certo è che le tecniche per impugnarle possono essere molto inventive, come nel nostro caso.
L’omino, che chiamerò “il muratore”, ha impugnato entrambe le hashi col palmo tenendole a qualche centimetro di distanza l’una dall’altra e si è avventato sui vari cibi come se stesse usando una cazzuola. Uno scempio, manco a dirlo.
L’egoista
Al kaiten sushi il wasabi e le fettine di zenzero sono servite in contenitori che girano sul rullo a disposizione di tutti.
Quando accade quando un terzetto di presunte donne in carriera con aria molto “Ah, prima brunch poi sushi, ma quanto siamo yeah!” si appropriano in modo esclusivo dei suddetti contenitori e non li lasciano girare?
Semplice, il cameriere le avvertirà una volta, ma loro continueranno a tenerlo tutto per sé.
Che simpatia. Almeno avranno le papille gustative distrutte dal troppo wasabi.
Per non parlare di coloro che versano la salsa di soia sul sushi e lo annegano, coloro che “Ma sei matto a mangiare pesce crudo? Non sai che si muore?”, quelli che “Preferisco mille volte questo involtino primavera fritto ottocentosettantaquattro volte che un maki!” e i mitici “Ma cosa dici, il wasabi piccante? Ma io adoro il piccante, e lo reggo benissimo!” che poi ne mangiano un cucchiaino intero e corrono in bagno paonazzi che manco Willy il Coyote.
Geniali.





