In tre anni di università ho imparato:

- che se sei cresciuto nell’entroterra non ti abituerai mai a vedere il mare ogni giorno;
- che meno studenti ci sono in un corso meglio è, quindi viva gli assenteisti;
- che se ti metti a ballare nell’atrio della facoltà puoi finire non una, ma due volte su Mtv;
- che le città di mare cambiano totalmente con l’arrivo dell’estate;
- che le carte sono un gioco evergreen (che ci hanno salvati durante tutto il primo anno, ma non durante le lezioni eh);
- che anche il cruciverba è intramontabile (e qui anche durante le lezioni);
- che so ancora usare una bicicletta senza morire;
- che può esistere davvero il famoso “edicolante di fiducia”, così di fiducia che ti offre il caffè;
- che l’omino fruttino di piazza Primo Maggio deve per forza avere qualche segreto che giustifica i prezzi bassi;
- che la sincerità non premia;
- che le piadine della città piccina picciò son diversissime da quelle romagnole e possono contenere qualsiasi cosa: mozzarella, verdure gratinate e salsiccia è il mio must;
- che la maionese sulla pizza è buona (insana, ma dopo i tortellini cosa volete che sia?);
- che ci sono città in cui sembra sempre Domenica;
- che negli esami non conta quanto studi: se non hai quel pizzico di fortuna rimarrai fortemente deluso;
- che la meritocrazia è scomparsa;
- che il bowling con annessa sala giochi è un’opzione ancora valida in cui trascorrere le serate invernali;
- che ci sono città in cui puoi uscire anche alle undici di notte senza temere per la tua vita;
- che la pioggia può cadere in orizzontale;
- che il vento può diventare terrorizzante;
- che non sono capace di fare le ‘tirate’ per vedere l’alba e andare a lezione. No, mi addormento;
- che se abiti al sesto piano la luce del faro può diventare parecchio fastidiosa;
- che i padroni di casa hanno un solo scopo: fregarti;
- che i professori sono esseri umani;
- che i professori rispondono alle mail (e se lo racconti ai tuoi amici, non ci credono);
- di essere ancor più multitasking di quanto pensassi;
- che se c’è qualcosa che non mi quadra, mi perplime o mi irrita non riesco a stare zitta;
- che può esistere una facoltà sul mare, tra gli stabilimenti balneari, con una discoteca estiva sul retro e una palestra praticamente davanti;
- che entro ancora nel carrellino del BrucoMela (quando veniva installato di fronte alla facoltà);
- che ‘fuorisede’ è meglio;
- a fare le lavatrici;
- a dar quasi fuoco a una casa, con altre due ragazze, per fare la ceretta a un amico;
- a pulire il fornello della suddetta casa, invaso dalla cera solidificata, con un cucchiaio;
- a sopportare il caldo (cosa che però ho prontamente dimenticato);
- ad apprezzare il tempo passato sul treno come momento di relax da dedicare a lettura e musica;
- a esprimere quello che penso;
- che sono una geek;
- che esiste un intero mondo lavorativo basato su Internet;
- che quindi Internet e la tecnologia possono essere anche altro, oltre che una passione;
- a convivere con persone diverse. Con risultati diversi;
- un metodo di studio efficace;
-  che si può stare settimane senza cucinare grazie ad aperitivi, kebab, pizze e ordini di massa al ristorante cinese;
- che le insalate del Green Zone sono deliziose;
- che il Green Zone era migliore quando c’era Vito;
- che durante il primo anno l’estate è arrivata così presto da farci accorrere sulla spiaggia già ad Aprile (con i libri dietro);
- che il Mercoledì sera è sacro;
- che il dipartimento può diventare una terza casa;
- che le bidelle possono portare pandoro e spumante a Natale, scattare foto ricordo e proporti qualsiasi cosa pur di cacciarti quando la facoltà deve chiudere;
- che fondamentalmente i corsi di laurea, sebbene si chiamino allo stesso modo, sono differenti e si sente. Eccome.

(Continua. Forse)

Published in: on giugno 30, 2009 at 3:35 pm  Commenti (6)  
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GGDMarche

Organizzare una GGD richiede una grande attenzione a un numero pressapoco infinito di particolari.
Non è solo una cena, ha quel qualcosa in più che comporta una serie di accorgimenti che rendono il tutto complicato.
C’è da pensare alla location. Al locale. Al catering. All’orario. Al giorno.
Poi gli speech. Quindi relatori. Microfoni. Impianti audio. Proiettori. Cavi a non finire. Slide.
Occorre curare il blog e i social network, mantenerli attivi e vivaci.
I finanziamenti? Le aziende spesso non ne vogliono sapere. Sono pochi gli sponsor pronti a fornire un qualche contributo.
Bisogna pensare alla rassegna stampa. Quindi interviste, post, link.
Si devono aprire le iscrizioni, contare minuziosamente chi si è iscritto in tempo e chi no. Sempre veloci e sempre coordinate.
Si scambiano centinaia di email.

Poi arriva il giorno.
Qualcosa non funziona, già, e la soluzione non si trova.

Però si crea un ambiente divertente. Questo non lo puoi mica prevedere: puoi sforzarti per far quadrare ogni dettaglio, ma l’atmosfera ha fattori talvolta poco controllabili.
Quando le persone sono contente e fanno complimenti, allora il lavoro degli ultimi mesi può dirsi davvero riuscito.
E sapere che il tuo piccolo contributo può avere aiutato è soddisfacente.

Ringrazio le ragazze dello staff GGDMarche: Anna, Sara, Silvia, Gioia, Chiara e Caterina.
A quanto pare ce l’abbiamo fatta!
Alla prossima GGD.

Published in: on maggio 11, 2009 at 8:15 pm  Commenti (3)  
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