L’ACCAF

Un nemico accomuna shopaholic e gente sana di mente: nessuno può evitarlo.
Lo si incontra appena si varca la soglia del negozio, e vi insegue come un cane col tartufo dell’Appennino.
Signore e signori, sto parlando della Commessa.
Nello specifico della Commessa del negozio d’abbigliamento.

Una figura dai poteri sovrannaturali: con uno sguardo conosce la tua altezza, il tuo peso, il tuo numero di scarpe, il tuo codice fiscale, l’indice di massa corporea e se proprio sei fortunato ti dichiara cos’hai mangiato a colazione.
Una persona il cui compito è uno solo: mentire.

E’ per questo che oggi fondo l’”ACCAF”, “Associazione Contro la Commessa Assolutamente Falsa”.

Mettiamo che hai visto una maglia. Ti colpisce, ti piace, chiedi di provarla.
Entri nel camerino, un cubicolo impolverato, e ti ci vuole mezzo secondo per capire che non ti sta bene, che sembri l’incrocio tra un paguro e una pentola a pressione.
Improvvisamente arriva Lei, la Commessa, che con una voce di tre ottave sopra al normale ti chiede: “Come andiaaamooo?“.
… ma come vuoi che vado?“, pensi. Il panico. Solo la tenda ti divide dalla vergogna.
Esci, lei ti osserva.
Tu SAI che in quel attimo si sta inventando qualcosa e infatti esclamerà un: “Oh, come ti dona il colore verde Alga dei fanghi Guam!“, oppure “Guarda, ma lo sai che quest’anno va tantissimo lo stile ‘Balena spiaggiata sulla sabbia della riviera romagnola?’“.

Se tu sei sano di mente non ci dovresti credere e non lo fai.
Eppure qualcuno ci casca.
Credo sia questo il motivo che spinge persone a strizzarsi in jeans a vita bassissima, a comprimersi in magliette di sei taglie più piccole del necessario, a osare la combinazione legging più maglia pitonata più borsa zebrata. Se gliel’ha detto la commessa…

Poi ci sono quelle che pur di venderti qualcosa ti propongono l’intero negozio, anche i capi più orrendi, in toni eccitatissimi.

Mettiamo che io, una persona che si veste per l’80% di nero, stia cercando una gonna.
Se me ne provo una e non mi sta è inutile che tu, povera commessa, mi proponga “Questa favolooosa gonna blu con l’edera rampicante e le farfalle!“.
… cioè, mi ci vedete con una gonna blu con l’edera rampicante e le farfalle?
Rispondo con un “Non è il mio genere“.
Lei continua “E questa in stile ‘quadro di Pollock’? E’ molto d’avanguardia!“. Nooo.
La stampa della Gioconda su seta?“. Manco se fosse dipinta a mano da Leonardo mi piacerebbe!
Aspetta, questa è veramente bellissima: in stile campagnola?“. … certo, vado a pascolare le pecorelle con Heidi.
Finchè non ha finito non c’è speranza che tu esca dal negozio.

Io capisco che voi dobbiate fare il vostro lavoro, è legittimo.

Però io voglio, pretendo, necessito di una commessa che mi dica la verità.
Desidero con tutte le mie forze che, quando esco dal camerino, lei mi dica, con aria disgustata “Eh no, eh! Fai proprio schifo!“.
Mi butterei ai suoi piedi e la seguirei in capo al mondo.

Aggregatevi anche voi all’ACCAF e combattiamo la menzogna!

Se questa è una vetrina/3

Aspiranti ereditiere!
Voi, che avete portato in auge i cagnolini da borsetta, i furetti, gli ermellini e qualsiasi animale tenero tascabile.
Voi, che possedete un pastore maremmano anche se abitate in 30 mq.
Voi, che avete capito benissimo quando Charlotte di Sex and the City si compra un cagnolino.
Voi, che calcolate nei minimi dettagli non solo il vostro look ma anche quello del vostro cane.

Questo negozio fa per voi.

Già il nome dice tutto: Pets and the City. Cosa vorreste di più?

Unire il vostro telefilm preferito, il vostro cucciolo e l’alta moda francese?
Fatto.

Notate le scatole nere di Chanel che appaiono sull’armadio rosa.
Notate la sagoma fashion della presunta acquirente.
Notate la profusione di ‘roseità’, dettagli e adorabilità.
Notate la sinuosa scala che fa tanto ’boutique parisienne’.

Nel pieno centro di Bologna, vicino alle due Torri, trovate la giusta alternativa ai negozi d’articoli per animali che di solito sono così… così poco chic!

Il cappottino fucsia per il chihuahua? C’è.
Il collare di strass? C’è.
La cuccia in cachemire? C’è.

… allora, vorrei precisare: io non lo faccio apposta.
Non è che vada in giro per Bologna appositamente per cercare le vetrine più assurde.
… ma qui mi si istiga proprio!

Se questa è una vetrina…

Soundtrack > Portishead – All mine

In via Portanuova c’è un piccolo negozio di scarpe.
Un giorno, mentre andavo da Stregate passeggiando lungo i portici sempre più bui, la mia attenzione è stata catturata da un cumulo di pietre e macerie posate elegantemente sopra un tavolo di vetro: tra la polvere grigia cosa spuntava? Un paio di scarpe dal tacco altissimo, dal colore vivace e dal prezzo che avrebbe presupposto una maggiore considerazione per quelle due poverine.

Ultimamente devono aver capito che compiere tali sacrifici è immorale.
E sono passati dalla parte opposta.
Così:

Non è forse deliziosa, questa presentazione?
Un paio di scarpe in una culla, e tutto ciò che serve per prenderne cura attorno.
Non è convincente?
Non è decisamente originale?
E non è un messaggio che colpisce ogni vera shopaholica?
Tornerò per vedere maggiori sviluppi.

p.s. Si necessita un aggiornamento al post di qualche giorno fa sulle riviste femminili.
Questo mese anche Marie Claire propone la costante lotta contro i chili di troppo e le braccia rilassate: lo fa con un numero diviso in due volumi per un totale di 888 pagine, e allegando un campione del nuovo mascara di Chanel.
Peso? Due chili e due etti.
Serviti in una comoda busta di plastica trasparente che si presta benissimo al sollevamento e trasporto.
Grazie, editori italiani. Grazie.

Published in: on ottobre 2, 2008 at 2:52 pm  Commenti (2)  
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