Torture cinesi contemporanee

Quando ero alle medie la mia prof di musica chiuse me e i miei compagni in una stanza buia e azionò un metronomo per un quarto d’ora, per poi dirci che quella era una tortura cinese, così come la goccia d’acqua che cade sulla testa.

Quindi, cari venditori degli spazi pubblicitari delle stazioni ferroviarie, in una qualche maniera m’intendo di torture cinesi e credo che anche voi abbiate una certa conoscenza in merito, altrimenti non si spiega il modo in cui gestite i televisori che trasmettono spot negli atri e sui binari di Milano e Bologna (per esempio).

Vi faccio un esempio: da un paio di settimane a Bologna e Milano gira in rotazione la pubblicità dei Kinder Cereali con Valentina Vezzali, la mamma di Piero (o Pietro?). E’ in un formato ridotto rispetto a quello televisivo e durerà circa dieci secondi: la voce della campionessa è stata sostituita da un jingle cantato che fa più o meno così: “Ah ah aaah. Ah ah aaah. Ah ah aaah”. La prima volta che lo vedi apprezzi l’atmosfera bucolica, i campi di grano, i buoni sentimenti. La seconda volta apprezzi e punto. La centoquarantasettesima volta che senti quel jingle, ecco, vorresti prendere un televisore e buttarlo sotto all’Alta Velocità, sradicarlo con crudeltà e recidere tutti i suoi cavi vitali (Matrix docet).
E’ una tortura, una tortura cinese, programmare lo stesso spot in rapida successione. Non se ne può più. E’ snervante, e inizi a odiare i Kinder Cereali. La prossima volta che vedrai la Vezzali ti verrà un attacco epilettico.

Solo io vedo la semplice logica, trovo che sia inutile la totale ridonanza di tali messaggi in un luogo in cui sei costretto a stare?

Altro esempio: lo spot dei nuovi negozi alla stazione Centrale di Milano. Un jingle al pianoforte che chiunque sia rimasto bloccato nella stazione durante Dicembre ricorderà facilmente: si è impresso nella mia memoria come il peggior tormento. Era programmato in alternanza con un altro spot innocuo, ma capirete che nelle ore in cui sono rimasta bloccata alla stazione a causa dei vari ritardi lo avrò ascoltato cinquecento volte. E’ una tortura.
Mi sono promessa di non mettere mai piede in uno di quei negozi per protestare contro una programmazione così inutilmente martellante e logorante.

Gentili venditori degli spazi pubblicitari, vi prego, fate qualcosa. Abbiate pietà. Non so, mettete più spot in rotazione. O almeno abbassate il volume, perchè spesso e volentieri i jingle si sovrappongono ai ben più importanti annunci ferroviari ed è il delirio.

Detto questo vorrei chiedervi delucidazioni, perchè forse l’”Ah ah aaah” della Kinder mi ha messo fuori uso l’udito: è possibile che ora stia girando uno spot con la Marcia Imperiale di Star Wars? L’altro giorno, scendendo dal treno a Milano Centrale e sentendo il “Pa pa pa papparà papparà” ho pensato d’avere le allucinazioni. Non che non apprezzi eh, ma nel contesto di “Milano Centrale” era vagamente inquietante. Con lo sguardo ho cercato zio Darth e i jedi.

Spero nella vostra clemenza.

Grazie.

Sybelle

Published in: on febbraio 1, 2010 at 6:45 pm  Commenti (20)  
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Campagne elettorali bolognesi/ 2

Ragazzi, siamo a posto!
Via, via, staccate tutti i manifesti e andiamo a farci una briscola e un piatto di lasagne, piuttosto che stare qui a perdere tempo!
Andiamo a correre con la vespa su per i colli, a fare una partita di calcetto ai giardini Margherita, a fare vasche in galleria Cavour!

Ho capito chi vincerà la campagna elettorale.
Come faccio a saperlo? Eh, grande intuito.

Quando ho visto il manifesto sono stata colta da una visione, e tutto mi è sembrato più chiaro.
Cazzola, Delbono, Morselli, Galletti, … sono dei dilettanti a confronto.

Siete pronti alla grande rivelazione?
D’accordo.

Le elezioni per i consiglieri comunali saranno vinte da…

VASCO ROSSI!

Guardate il sito Internet e ditemi se non è lui!
Con la musica composta dai ‘Musicani’ (a cui Gatti rivolge un ‘ringraziamento siderale’, ripeto, ‘siderale’).
Con gli occhialoni da sole.
E l’autoscatto in pieno stile emo-myspace?

… eh, lo so.
Lo so, cosa volete che vi dica.
La prima domanda che assale la mia mente è ‘Perchèèè?’.
La seconda domanda è ‘Chiii?’.
La terza non è una domanda, ma un’altra grassissima risata.
Oh, questi candidati danno grandi soddisfazioni.

Abbiamo una diapositiva di una passante davanti all’immenso manifesto.

Vota Gatti!

Non lamentatevi delle campagne del PD o dell’UDC.
Il vero delirio l’abbiamo noi.

Campagne elettorali bolognesi

A Bologna siamo invasi.
A Bologna si elegge sindaco e compagnia cantante.
A Bologna ovunque volgi lo sguardo ti accorgi che c’è qualcosa che non va.
Anche se non t’intendi di pubblicità, marketing, campagne stampa, ti perplimi.

Perché certi manifesti elettorali sono così assurdi, ma così improbabili che viene da chiedersi se non siano dei fake, dei falsi, degli scherzi mal riusciti.

Tutti i candidati hanno puntato sull’ironia. Sui giochi di parole, su un’immagine divertente e amichevole.
L’influenza di Obama si sente: ogni candidato ha il proprio sito internet e, spesso, un canale YouTube, Facebook, Flickr. Che poi certi siti sembrino usciti dagli anni novanta e abbiano immagini scontornate con Paint o fotomontaggi trash, è un altro conto. Supportiamo la buona volontà.
Fatto sta che non c’è una campagna che funzioni, a mio avviso (a parte una, dai, che ho intravisto proprio ieri).

Premetto di non capirne assolutamente niente, di politica, e di non essere di parte. Non nominerò nemmeno i partiti.
Assisto inerme a questo exploit di immagini attendendo maggiori informazioni.

Iniziamo con Alfredo Cazzola, dai bolognesi ricordato come colui che ha combinato un disastro col Bologna Football Club. Si candida a sindaco, d’accordo. Il suo simbolo è una porta stilizzata di Bologna, rossa su sfondo blu, che sembra emanare luce che manco lo Stargate.
Il suo billboard si può trovare all’inizio di via D’Azeglio: il suo faccione si affaccia su piazza Maggiore.
Payoff? “Alfredo Cazzola. L’uomo del fare”.
… la mia prima reazione è stata “E il dire, baciare, lettera, testamento dove li mettiamo?”.

Proseguiamo.
Gian Luca Galletti, candidato presidente alla Provincia di Bologna.

“Per una provincia ridotta bene”.
… ridotta bene?
Allora, pare solo a me che il termine ‘ridotta’ sia veramente deprimente?
Dobbiamo ridurci, seppur bene?
E se preferissi una caotica espansione? Un giorno da leone invece di cento da pecora? La revolution, messieurs! ‘Ridotta’ fa tanto ‘piccola-provincia-grigia’.

E ora, ridiamo.
Ho aperto il sito di Stefano Morselli: quando è partita la musica sono scoppiata in una sonora risata seguita da lacrime di disperazione. Vi prego, ascoltatelo.
“Riaccendiamo Bologna”, dice la suadente voce femminile. In che senso, scusi?
Ah, il jingle è anche scaricabile. Quasi quasi lo metto sull’iPod.
A lui spetta il primato della campagna più scarna ed economica della storia: sfondo grigio in gradazione, payoff e simbolo.

Se queste sono le campagne stampa elettorali sono ottimista per il mio futuro lavorativo. Anzi, sono già pronta da almeno quindici anni (ovvero da quando ero in quarta elementare).

E ora.
Il genio del kitch.
Siamo a Bologna, ok? Cosa vi viene in mente, per prima cosa?
Il cibo.
I tortellini. Una bella zdaura bolognese col matterello alle prese con la sfoglia.
Ecco, appunto.

Aggiungiamoci il payoff: “C’è Delbono a Bologna”.

Delbono.
Del-buono.
Ah.
Ahah.

Fate come me.
Alzatevi in piedi. Con calma, non c’è fretta.
Portate le mani tra i capelli.
Espirate. Inspirate.
E urlate: “NOOO!”.

Ho reso l’idea?

//Doveroso aggiornamento.

Forse con Morselli sono stata troppo dura.
In fondo il suo manifesto grigio segue le correnti della moda: è minimal. Si è adeguato.
Però c’è un manifesto un po’ più brioso e impegnativo.

Morselli

Per i non adetti ai lavori, c’è scritto “Un bolognese a Bologna? Bene!”, riferendosi alla non bolognesità di Cofferati.
Non notate lo sforzo creativo?
Il tentativo di colpire Cazzola rappresentando un omino con la maglietta rossoblu?
Non notate l’artisticità, la competenza nell’uso di Paint? L’ha fatto il nipote del candidato? Ditemi di sì!

p.p.s. in questa sede confesso un altro problema: quando visito il sito di Morselli e sento la musica non posso fare a meno di ondeggiare con la testa e di attendere trepidante l’ “AAAH!” della cantante per poi, ovviamente, perdermi nel vortice del riso (inteso come risata, non come cibo). Salvatemi.

Diesel Black Friday

Se ieri avete visto mazzette di banconote nere sparse per la vostra città e siete rimasti perplessi, non preoccupatevi: facevano parte della campagna di guerrilla marketing della Diesel che dal 17 al 19 Aprile proclama il ‘Black Friday’.
A volte i Venerdì 17 non sono così sfortunati.


Shopaholic, avete appena deciso di risparmiare e trattenervi? Non riuscirete a resistere.
Per contrastare la crisi Diesel offre uno sconto del 30% negli Store, nell’Online Store e negli altri rivenditori.
30%. Numero non casuale, dato che si festeggiano i trent’anni del brand.
Per sottolineare l’evento i flagship store saranno animati da dj-set a tema ‘money’.

Ieri a Bologna erano sui gradini, sui marciapiedi, attorno alle colonne, davanti ai portoni, nei luoghi più inaspettati.
Avendone già sentito parlare quando le ho notate me ne sono appropriata.
Poi ho svoltato l’angolo e mi son trovata davanti un finto manager che elargiva prestiti sotto forma di banconote bianche e nere.


Diesel Black Money‘ … ‘Gratis per tutti e stampate illegalmente dalla fabbrica del divertimento Diesel‘.
E’ una logica da caccia al tesoro che coinvolge il cliente in prima persona: deve essere lui a fare la prima mossa verso gli agognati biglietti o a lasciarsi coinvolgere dai falsi broker e dalle loro offerte allettanti. Altro che semplice volantinaggio: qui si chiama in causa il teatro di strada!
La Diesel conferma senza dubbio il suo spirito ribelle e innovativo e mira a stringere un rapporto amichevole e duraturo con i suoi clienti. Certe scene non si dimenticano.

Le Black Banknote saranno valide esclusivamente durante questo fine settimana, e si prevede la ressa nei punti vendita (e anche online, ovviamente).

Non le avete trovate?
Potete stamparle direttamente dal sito e o recarvi nei negozi o utilizzare il codice promozionale per un acquisto online.
Buono shopping!


p.s. se invece della banconota nera avete trovato il portafoglio con la banconota rossa… beh, beati voi: un ulteriore sconto vi attende.

Diet Coke feat. Duffy

Un giorno vai al concerto di Duffy, cantante del Galles ascesa al successo con Mercy.
E’ giovane, bionda e con una voce inconfondibile.
Cosa farà mai nelle pause tra una canzone e l’altra? Si accascerà sulla prima sedia che trova madida di sudore con un asciugamano in una mano e una serie di bevande energetiche nell’altra?
No, Duffy in realtà è Wonderwoman, e se ha due minuti liberi prende la prima mountain bike che trova e va a farsi un giro, che tanto dei controlli di sicurezza non c’è manco l’ombra.
Sarà il sorso di Coca Cola Light ad averle istillato quest’assurda idea?
Quindi inizia a pedalare in una città fantasma, cantando allegramente.
Vede un supermercato 24/24, e ci entra. Con la bicicletta. Eh, chi non lo fa? Forse non ha tempo da perdere. Non deve nemmeno essere la prima volta che combina una cosa simile, dato che il commesso, non appena la vede, sorride come se pensasse ‘Ancora tuuu?’.
Quindi si avvia a tutta velocità tra surgelati e merendine, spargendo canto e felicità.
… ma perchè proprio in un supermercato? Non ci è dato saperlo.
Esce, e viene notata da una ragazzina che, in auto con le amiche, si trucca. Forse perchè i suoi genitori non glielo permettono, e lei è così ribelle da aggirare il problema? Poi, quante sono in quell’auto? Andiamo avanti.
Continua a pedalare nelle vie deserte con uno stile che manco al giro d’Italia.
Ecco, forse si sta allenando a questo scopo!
Torna al teatro, abbandona il bolide scaraventandolo alla meno peggio, ed è ancora in tempo, ce la può fare, non sono ancora passati due minuti!
Tutto grazie alla Coca Cola Light! Hello you!
… ma ‘hello’ cosa?
Che senso ha questo spot?

Con la Coca Cola Light può rimanere così in forma da non stancarsi mai?

La chiave di lettura sta nel testo della canzone, ‘I’ve got to be me’ di Sammy Davis Jr.

I want to live, not merely survive
And I won’t give up this dream
Of life that keeps me alive
I gotta be me, I gotta be me
The dream that I see makes me what I am

I’ll go it alone, that’s how it must be
I can’t be right for somebody else
If I’m not right for me
I gotta be free, I’ve gotta be free
Daring to try, to do it or die
I’ve gotta be me

… Oh cara Duffy.
Vorresti dirmi che non sei contenta della tua vita?
Che vuoi essere libera?
Che vuoi essere te stessa?
Cioè, non sei felice di fare la cantante, ti senti costretta, devi scappare nelle pause del tuo concerto?
… ma io ti mando a lavorare in una piadineria romagnola a strisce bianche e rosse a Milano Marittima!

Non mi pare una scelta così azzeccata.

Analizziamo inoltre come hanno vestito la nostra artista:
- Maglietta a righe bianche e nere di pailettes.
- Shorts di jeans.
- Calze coprenti blu.
- Ballerine blu scuro.
- Cinturone rosso.
- Fascetta rossa attorno al collo.
… ma dove vuoi andare vestita così, tu?
Chi se ne è occupato? Chi è?

Ora passiamo alle note dolenti. Letteralmente.
Premetto d’aver adorato il suo primo singolo, Mercy: Duffy ha una voce particolare, insolita.
Eppure in questo spot risulta veramente fastidiosa, soprattutto nel finale.
La prima volta che ho visto questa pubblicità ero in cucina, e quando ho sentito l’attacco finale (‘I’ve gooot to be meee’) mi son venuti i brividi. Mi son affacciata in salotto e ho scoperto l’arcano.

Duffy, perchè hai accettato di girare questo spot? Che ti hanno fatto?
L’Agenzia Mother London ne è la realizzatrice, e proseguirà in questa campagna dal valore di 35 milioni di sterline che, oltretutto, ha come claim principale la frase “I’m no superwoman”. No, macchè, ma va. Credibilissima.

Non capisco. Probabilmente sono una voce fuori dal coro.

Published in: on marzo 26, 2009 at 2:26 pm  Commenti (10)  
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Miss Dior Cherie

Sofia Coppola e Francia.
Come non pensare al recente Marie Antoinette?

Lo spot della fragranza Miss Dior Cherie pare una versione leggera e primaverile di una memorabile scena del film in cui vediamo la giovane regina passare da scarpe (notate le All Star lilla al 10° secondo) ad abiti, da perfetti dolci a giochi.
Una riproposizione senza angosce e sentori di solitudini e disperazioni.


Il backstage della campagna

Rappresenta l’ideale giornata di una giovane parigina alle prese con le pasticcerie color pastello, le gite in bicicletta per le vie di una città che pare fossilizzata negli anni ’70, la spensieratezza che le permette di sollevarsi in aria tirata dai palloncini e di dondolarsi su un’altalena.

Pare quasi una bambola dell’atelier Dior, la modella Maryna Linchuk, che prova diversi occhiali da sole, corre per i boulevard alberati, passeggia tra fontane e ponti bianchi, si meraviglia davanti ai fiori.
Semplice, così scalza, acqua e sapone.
E che, ovviamente, grazie al profumo trova l’amore.
Facile, a Parigi, no?

Tutto appare luminoso, colorato in maniera delicata.
La canzone ‘Moi Je Joue’ di Brigitte Bardot sottolinea il tono giocoso e vivace dello spot.

Si addice bene al profumo, che si caratterizza per note di mandarino verde, foglie di fragola, violetta, gelsomino, popcorn al caramello, patchouli e muschio.

Lo spot si allinea allo stile scelto per Miss Dior Cherie.


Il backstage del penultimo spot di Miss Dior Cherie.

Le due modelle sono molto simili sia per aspetto fisico che per abbigliamento.
I colori scelti si mantengono sul pastello, con prevalenza del bianco e del rosa, che conferiscono una, a mio parere, azzeccata idea di freschezza.
La ragazza è sempre frizzante, vivace, libera.

Dior mantiene insomma una linea stilistica ben riconoscibile e, secondo il mio parere, affascinante.
Trovo che queste pubblicità siano piccole opere d’arte.

Apprezzo moltissimo la Parigi che hanno dipinto.
Sembrerà strano, ma io penso di averla vissuta anche così: con leggerezza e spensieratezza.
E’ una delle poche città che te lo permettono.
E non parlo delle numerose pasticcerie, dei macaron di Ladurée e delle vetrine perfette.
Mi riferisco a una sensazione. Lo spot sembrava quasi entrar in sintonia con me.
Mi ha colpita al primo passaggio.

Spot & Soundtrack

Sono una di quelle persone che mai, e dico mai, ha avuto l’abitudine di saltare le pubblicità, fossero televisive o radiofoniche.
Sono una di quelle persone che al cinema si sorbisce quasi volentieri i venticinque minuti di spot e trailer che precedono il film, commentando talvolta spietata talvolta entusiasta quei concentrati di messaggi.
Sono una di quelle persone che quando era piccola si è fatta regalare le compilation Top of the Spot contenenti le più memorabili soundtrack delle pubblicità.

Questo non vuol dire che l’invasione di ‘spot canterini’ debba farmi gioire.
Sono d’accordo sulla loro maggiore memorabilità, ma abbiamo raggiunto livelli di saturazione musicale niente male.

Tutti cantano.
Tutti.

I supermercati. Dal banco macelleria al reparto frutta e verdura.
Le persone in fila alla cassa (n.b. se un omino si azzardasse a mettersi a cantare a qualsiasi cassa di Bologna verrebbe tramortito in meno di cinque secondi dalle borsettate di una z’daura che mica ha tempo da perdere).
I McDonald con gli alpini che inneggiano alla genuinità del nuovo panino.
Le banche! … ma cos’hanno da cantare, le banche? “E’ la banca per meee! Fatta apposta per meee!”. Devono mettere in piedi un intero musical con settanta interpreti citando Broadway e Via Col Vento per promuovere le banche? … ma poi, che banca sarebbe?
I servizi telefonici. Possono inventarsi qualsiasi cantilena ma la mia top of mind non cambierà: i due omini baffuti con parrucca platinata e abiti rossi non li estirpa nessuno. Trovo particolarmente fastidiosa quella pubblicità cantata in presunto romagnolo, quella della scimmietta: in tal caso mi sfugge la simpatia che tal accetto dovrebbe tipicamente suscitare.
Il caso più clamoroso degli ultimi tempi riguarda quel buontempone di Little Tony che si presta come testimonial per la Danacol: il sottofondo è la sua ‘Cuore matto’ e consiglia di bere lo yogurt (o quel che è) per prevenire i problemi cardiaci, lui che ne ha avuti in passato. Che ansia! Ed è pure doppiogiochista: la stessa canzone era stata ripresa e adattata da un’altra banca.
A proposito: ultimamente vengono riproposti classici della canzone italiana con le parole cambiate a seconda dello scopo. Se ne sentiva il bisogno, forse?

Nella mia personale lista dei peggiori spot cantati vince quello di certi innocui e deliziosi biscottini ipercalorici che alcuni pubblicitari hanno posizionato nella giungla. Già così pare abbastanza assurdo, ma l’ultimo episodio di questa saga raggiunge l’insopportabile.
Chi hanno fatto cantare?
Un coccodrillo.
Perchè? mi domando, Perchè? Qual è l’attinenza, il nesso?

Avrei dovuto fare un rapido sondaggio al pubblico femminile che Sabato sera si è sorbito questo spot prima della proiezione de ‘Il curioso caso di Benjamin Button’.
Scommetto che almeno l’80% avrebbero preferito il suddetto rettile in versione ‘borsetta’.

Studium

Talvolta provo passioni così forti e struggenti da farmi sentire colma di superbia.
Il problema è che tendenzialmente non parlerei, lascerei esprimere ad altri le loro opinioni, ma quando questo non accade, o quando i pensieri altrui sono nettamente in contrasto con i miei… ecco, esplodo.
Nel mio cervello c’è una voce che dice ‘Stai zitta, calma, stai zitta, calma, stai zitta, …’ ma è poco efficace nel momento in cui la mia bocca inizia a muoversi automaticamente dal cervello seguendo il cuore come se fosse il suo condottiero.
Questo comporta che il mio umile pensiero si carichi di animosità, come se estraessi una spada dal suo fodero e iniziassi a puntarla contro al nemico.

Ieri ho assistito a un interessante seminario tenuto da Pasquale Barbella.
Il mio quaderno di appunti è pieno di sue citazioni. Parole che ritengo preziose.

Multidisciplinarietà. Sapersi aggiornare. Sapersi incuriosire.
Saper sfruttare il nostro passato d’italiani, il nostro senso estetico, il nostro gusto.
Allontanarsi dagli stereotipi.
Esprimere la propria posizione. Crearsela, nel caso.
Essere critici.
Non specializzarsi in un singolo campo. Musica, teatro, cinema, letteratura, … Voler sapere.
E studiare. Studiare. Oh sì, studiare, perchè la comunicazione non richiede niente meno che il continuo studio.

Pensavo che ci fossero altre menti affascinate dalle sue parole.
Pensavo che la maggior parte dei miei colleghi avesse colto l’importanza dei suoi insegnamenti e della sua esperienza.

Invece no.
E mi dispero, in questo scrivere ‘invece no’.
Perchè a molti questo seminario non è piaciuto. Lo hanno trovato ‘parziale’, ‘incompleto’.
Cosa avrebbero voluto sapere?
La pratica.
Il come.
Come muoversi, come fare, quali procedure adottare.
Perchè per loro le parole di Barbella erano già sentite, già chiare, già vecchie, quindi poco interessanti.
Volevano il passo successivo, la mera e schietta descrizione di come creare una pubblicità.

E così hanno dimostrato di non aver proprio capito cosa sia la comunicazione.
Cosa sia l’ascolto.
E cosa sia lo studio.

Quanto ho faticato a tenere la bocca chiusa! a non esprimere una clamorosa invettiva nei confronti di questi pareri!

Barbella ha concluso dicendo che ‘studium’ significa ‘passione’.
Ecco, allora io sono la più grandiosa delle superbe quando affermo di aver colto le parole di Barbella.
Sono superba e immensamente appassionata.

Published in: on novembre 19, 2008 at 6:02 pm  Commenti (3)  
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Cari creativi della Sky…

… voi sì che avete capito tutto, e per questo ci avete in pugno.
Le vostre pubblicità sono sempre molto originali e divertenti, ma questa volta vi siete superati.
Siete andati a scavare nel cuore di ogni italiano vissuto durante gli anni Ottanta e avete scovato il suo punto debole. Avete il coltello dalla parte del manico, e pare vi divertiate a punzecchiare e tormentare. Fate bene, è il vostro lavoro, certo, ma siete spietati.
Mi riferisco all’ultima pubblicità di Sky, quella del bambino con l’orsetto.
Questo bimbo se ne va in giro per negozi e vicoli del Bronx a cercare il piccolo orso di peluche perso, sotto la pioggia e al vento, attaccando i suoi volantini disegnati a mano, uno ad uno. Con l’orsetto che fa lo stesso.

Maledetti.
Con la vostra perspicacia avete compreso che mettendo insieme un essere teneroso, un po’ di pioggia, un bambino adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico e una soundtrack dolce con risvolti da grande film epico chiunque, e dico chiunque, inizierà a piangere come un vitello o, nel migliore dei casi, sentirà qualcosa affiorare dal marasma di ricordi.

Cosa?
La mitica pubblicità del gattino della Barilla.
Stessi elementi: un essere teneroso, un diluvio universale, una bambina adorabile, una situazione curiosa, qualche elemento fantastico (leggasi: che i genitori lascino che il povero micio entri in casa) e la mitica musica ‘quella-della-Barilla’, per intenderci.
Aveva funzionato al tempo, volete che non funzioni ora?
Assolutamente no! quindi ecco un’altra storia strappalacrime per noi spettatori dal cuore tenero e dalla lacrima facile.

Tutto ciò è subdolo.
E’ cattivo.
E’ adorabilmente geniale.
E’ perfido.

Creativi della Sky, siete veramente crudeli.
E io che mi ero appena dimenticata di quel gattino.

Published in: on ottobre 9, 2008 at 3:13 pm  Commenti (9)  
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