La NASIE (No Agli Stivali In Estate)

Lo so, è come sparare sulla Croce Rossa.
Allora perchè imperversano ancora, in grande numero, ovunque, senza sosta?

Non sto parlando di un’epidemia: ciò a cui mi riferisco sono gli stivali indossati in estate.
A meno che non viviate sulle Dolomiti, dove c’è la neve anche in Agosto e dovete scarpinare da una malga all’altra guidando una mandria di mucche, perchè voi, o donne, li indossate nei posti più caldi, dove l’umidità non lascia tregua?

Le mie ipotesi sono:
a) non sentite il caldo. Ne’ l’umido. Siete delle supereroine, insomma, dal piedino fatato sempre perfetto. Io vorrei tanto sapere cosa succede dentro quello stivale: avete installato l’aria condizionata? Avete inserito i ghiaccioli da freezer portatile, quelli che si usano quando si fanno i pic nic? Li avete immersi nell’acqua?
b) non vi siete accorte che è giunta l’estate. Eh, chi lo sa, magari il vostro calendario segna il 3 Gennaio, data in cui gli stivali sarebbero legittimati. Estate? E’ così lontana!
c) l’effetto ‘sauna’ vi giova;
d) volete essere sempre fesciòn e, se quest’anno vanno gli stivali all’indiana, che se ne comprino quindici da sfoggiare! Con punta, senza punta, aperti sui talloni, lunghi fino al ginocchio ma che lascino le dita scoperte: ce n’è per tutti i gusti. Evviva, no?
e) state andando a pescare. Nel centro di Bologna. Qualcosa si troverà per i canali, no? Avete ragione anche voi;
f) ve l’ha prescritto il medico. Eh, se bisogna…

Oggi fondo così la NASIE: No Agli Stivali In Estate.
Mi fanno caldo solo a vederli. Soffro per chi li indossa. Sono senza logica e morale.
O mi sfugge qualcosa? Qualcuno mi spieghi il perchè di questa mossa a mio parere assolutamente all’insegna del masochismo!

Published in: on luglio 6, 2009 at 3:57 pm  Commenti (18)  
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Se questa è una vetrina/5

Alzi una mano chi non ha mai giocato con i Playmobil (… mi spiace per voi).

Quegli omini di plastica con i capelli intercambiabili e pungenti, col sorriso letteralmente stampato in volto e dalla mobilità fisica pari alla mia, praticamente.
Io ne avevo in quantità, tutti gettati in una grossa scatola con qualche centinaio di Lego: sospetto che mio padre desiderasse una figlia architetto o ingegnere, da quanto mi spronava a costruire enormi case colorate (o navicelle spaziali, talvolta). Ovviamente i Playmobil erano i personaggi. (n.b. ben presto mio padre si è rassegnato alla mia assoluta incapacità con i numeri, sia chiaro).
Un passatempo ben poco femminile, forse.

Qualche tempo fa sono passata davanti al solito stravagante negozio di scarpe e sul momento sono rimasta perplessa: che ci facevano tutti quei Playmobil in vetrina?
L’effetto “madelaine di Proust” mi ha rapita in un mondo di ricordi.
Poi ho impiegato qualche istante a trovare il nesso e individuare le due scarpe.

… non si può non apprezzare tanta creatività! Quanto ci avranno messo a disporre tutti gli omini, la sabbia, le navi? E’ un peccato distruggerla.
Anche se non potrò mai entrarci senza fare un mutuo preventivo, adoro già quel negozio.

Il consiglio non richiesto del giorno: donne e tacchi

Signora. Donna, lady, madame, tizia.
Ragazza mia.

Nessuno ti costringe ad arrampicarti su zeppe di corda e tacchi a spillo.
Te lo assicuro, non è un dovere.
Quindi se non ci sai camminare, se non ti sei esercitata abbastanza, se sei passata dalla sneaker al tacco14 più plateau senza vie di mezzo e hai l’andatura di uno stambecco zoppo, desisti!

Non ti rendere ridicola: seguire la moda non è un imperativo.
Aggiungere qualche centimetro in più alla propria statura non è un buon motivo per rischiare le caviglie, che poi in centro le strade sono insidiose e sconnesse, e i sampietrini non ti sono amici.

Se poi devi inciampare proprio davanti a me impersonando una meravigliosa morte del cigno, io accorrerò in tuo soccorso sorreggendoti, ma tu non guardarmi con disprezzo, come se ti avessi appena sorpresa a rubare o come se conoscessi un tuo segreto inconfessabile.
La prossima volta osserverò analiticamente il tuo spalmarti al suolo e, in tal caso, non ti sorprendere se mi lascerò sfuggire un sorriso.

Così vedremo se ti metterai le infradito.
E io non dovrò preoccuparmi del tuo instabile incedere.

Jelly shoes

In principio furono le ciabattine da mare, in plastica pura al 100% con cui potevate arrampicarvi sugli scogli e sconfiggere le insidiose barriere coralline di conchiglie rotte dell’Adriatico.
Quelle ciabatte che dopo un anno dentro lo sgabuzzino diventavano un pezzo unico e quindi dovevi immergerle nell’acqua per farle rinvenire.
Quelle ciabatte che, utili quanto vuoi per difenderti dalle rocce insidiose, ti tiravano a fondo non appena t’immergevi in mare.

Un paio di anni fa fu Marc Jacobs a riproporre queste scarpe in versione fashion: nacquero le Jelly Mouse, ballerine in gomma lucida dai colori freschi e primaverili. ‘Jelly’ è un aggettivo decisamente azzeccato.
Rasoterra, sottilissime, temono i sanpietrini e qualsiasi ostacolo, ma sono così carine!

La scorsa estate c’è stata qualche imitazione, ma quest’anno si vedranno (e si vedono) ovunque.

Abbiamo il sandalo di Armani con cinturino alla caviglia.
Il mocassino di Cesare Paciotti.
Le ballerine di design Kartell e .normaluisa, Glue Cinderella.
Vivienne Westwood ha creato un’intera linea di jelly shoes, dalla ballerina alla decolletè in collaborazione con Melissa.
Anche Zaha Hadid si è lanciata nel PVC più sfrenato, sempre con l’aiuto di Melissa (che ormai si contraddistingue come leader creativo in questo campo).
Per non parlare di Fendi, Marni, Givenchy, …

Eppure nei negozi si trova sempre più spesso un particolare tipo di scarpa di gomma: una ballerina piattissima con un fiocco di tessuto gros grain e tre fori sui lati.
Le ho viste brandizzate Compagnia Italiana. O anche Cristina Lucchi. Lola Cruz. E così via.
Sono semplicissime e possiedono tutte le caratteristiche delle jelly shoes.
Con un vantaggio non da poco: costano tra i 30 e i 40 euro.

Tanti, direte voi, per una scarpa di gomma!
E se vi dicessi che per i suddetti mocassini di Paciotti vi chiedono 120 euro?
Per non parlare delle altre opzioni d’alta moda.

Eh, la gomma costa!
Trovo che prezzi così alti siano insensati, ma potreste dire “E’ il mondo della moda”, e avreste ragione. Brand batte qualità 10 a 0.

E ora mi rivolgo agli uomini: mettiamo caso che vogliate uno paio di quei sandali da mare di cui parlavo all’inizio.
Pensavate di sfuggire a quest’ondata fashion?
No. Qualcuno ha ben pensato di ricoprire le suddette scarpe di Swarovschi.
Volete vederle? Si possono trovare nel negozio Diesel di Rimini. La mia mente ha rimosso il nome di chi ha compiuto un tale scempio.

(p.s. Potreste appuntarmi ‘Non hai parlato delle Crocs!’. Ecco, per me un paio di orride ciabatte che si possono mettere in lavatrice non vengono considerate ‘scarpe’!)

Guida allo shopping da combattimento

Soundtrack: Nine Inch Nails > Just Like You Imagined
(colonna sonora di ’300′)

Battaglie campali, scontri feroci, attacchi epici, barricate, duelli, strategie oculate, e la volete sapere una cosa?
Penso che Napoleone in persona si arrenderebbe di fronte a un Sabato pomeriggio da Zara, quando aprono le gabbie delle shopaliche e nessuno ha più scuse per evitare un’innocua visita ai negozi.

Dovete sapere che dentro ogni shopaholica è sito lo spirito di uno spartano di 300: testarda, decisa, non arretrerà mai di fronte ai nemici, andrà dritta verso il suo obiettivo. Magari un po’ più vestita, ecco: dicono che il nude look non sia di moda.

Pensate che sia un fenomeno circoscrivibile a una setta di folli dalla carta di credito facile? Vi faccio un esempio tratto dal passato: pare che Marie Antoinette sia riuscita a dilapidare il patrimonio di un intero stato in scarpette e vestiti. E gioco d’azzardo, scandali ‘della collana’, feste, tempietti ellenici e una fattoria personale nel giardino di Versailles, ma questo non ci riguarda [n.b. da tutti questi particolari si potrebbero evincere due cose: 1) la sottoscritta è appassionatissima delle vicende di Maria Antonietta; 2) la sottoscritta ha visto almeno otto volte tutto Lady Oscar. Di cui è appassionatissima, ovviamente].
Avete visto il film di Sofia Coppola incentrato sull’ultima sovrana francese? Se sì avrete sicuramente presente quella che io chiamo ‘la scena memorabile’: alla regina vengono presentati scarpe, tessuti pregiati, stramberie modaiole come le piume di struzzo, il tutto circondato da macaron, soufflé, tarte au citron e champagne, bien sur.
Se fate ben attenzione individuerete anche un paio di Converse All Star lilla tra le richelieu e le decolleté.

Chiunque può fare shopping, ma la shopaholica si contraddistingue per l’acquisto compulsivo, le palpitazioni di fronte a una maglia dalla taglia e dal colore giusto e una memoria ferrea: se non è riuscita ad accaparrarsi l’oggetto del desiderio continuerà a pensarci per mesi. Anni.
Io sogno ancora una bellissima camicia da notte Oysho vista della collezione Halloween di almeno cinque anni fa, per dire.

La mia ‘esperienza’ in questo (spesso) dannato campo mi spinge a inaugurare così una serie di interventi sul famigerato mondo degli acquisti che, come avrete capito, ha una logica tutta sua.

Come?
Pensavate che lo shopping fosse una cosa carina, magari rilassante?
Beh, anche, ma spesso e volentieri lo shopping è guerra (che poi… ormai mi chiedo cosa non lo sia).
Quindi necessita di un suo manuale, una guida per evitare di inciampare in errori clamorosi e per uscire vincitori, brandendo il sacchetto giusto al momento giusto e nel modo migliore.

Se questa è una vetrina…

Soundtrack > Portishead – All mine

In via Portanuova c’è un piccolo negozio di scarpe.
Un giorno, mentre andavo da Stregate passeggiando lungo i portici sempre più bui, la mia attenzione è stata catturata da un cumulo di pietre e macerie posate elegantemente sopra un tavolo di vetro: tra la polvere grigia cosa spuntava? Un paio di scarpe dal tacco altissimo, dal colore vivace e dal prezzo che avrebbe presupposto una maggiore considerazione per quelle due poverine.

Ultimamente devono aver capito che compiere tali sacrifici è immorale.
E sono passati dalla parte opposta.
Così:

Non è forse deliziosa, questa presentazione?
Un paio di scarpe in una culla, e tutto ciò che serve per prenderne cura attorno.
Non è convincente?
Non è decisamente originale?
E non è un messaggio che colpisce ogni vera shopaholica?
Tornerò per vedere maggiori sviluppi.

p.s. Si necessita un aggiornamento al post di qualche giorno fa sulle riviste femminili.
Questo mese anche Marie Claire propone la costante lotta contro i chili di troppo e le braccia rilassate: lo fa con un numero diviso in due volumi per un totale di 888 pagine, e allegando un campione del nuovo mascara di Chanel.
Peso? Due chili e due etti.
Serviti in una comoda busta di plastica trasparente che si presta benissimo al sollevamento e trasporto.
Grazie, editori italiani. Grazie.

Published in: on ottobre 2, 2008 at 2:52 pm  Commenti (2)  
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Shopping & Shoes

Soundtrack: http://tinyurl.com/53mosv

Ritengo di assomigliare molto a Ally McBeal.
Non fisicamente, ovvio, ma nel pensiero, nel carattere e nella prodigiosa capacità di ritrovarsi involontariamente nelle situazioni più assurde.

Farò un esempio.

Mettiamo che, per puro caso, stia aspettando un paio di scarpe comprate online.
Sapendo che il pacco arriverà durante un certo giorno, io punterò la sveglia abbastanza presto per non farmi trovare dormiente o impreparata.
Attenderò quindi leggendo un libro, ascoltando la radio, pronta a scattare verso la porta non appena sentirò il campanello.

Ed eccolo, il campanello.
‘Signorina, ho due buste per lei’.
Due buste?
Mi precipiterò giù per le scale (prima quelle infidissime a chiocciola), veloce come il vento, incontrerò un vicino che mi rivolgerà uno sguardo perplesso, aprirò il portone, tenderò le braccia e…
… e mi ritroverò con due libri di fotografie che mia madre ha ordinato online.

Da qualcuno avrò pur preso, no?

Risalirò tutte le rampe (a chiocciola compresa) e tornerò delusa alle mie attività.
Fino a che…

… un altro campanello!
E via! mi fionderò un’altra volta verso il portone, pregustando il momento solenne e senza nemmeno incrociare alcun vicino ritenderò le mie braccia e…
… scoprirò che la postina si era scordata di farmi firmare la ricevuta.
Va bene.
Firmerò la ricevuta, e mentre risalirò la mia attenzione sarà catturata dall’aprirsi di una porta: quella del ‘vicino famoso il cui ultimo avvistamento risale a Natale’. E io sarò in tuta e infradito.
No, non può essere.
Infatti non è: mi sbaglierò e tornerò alle mie meste attività con due anni di vita in meno.

Intanto i telefoni staranno squillando all’impazzata che manco avessi vinto la lotteria: chi cerca case in affitto (e lo chiede a me), chi cerca qualcun altro (che non c’è), chi mi informa dell’arrivo di certi libri alla Sala Borsa (e vabbè).
Fino a che…

… il citofono suonerà.
Io, sospettosa, scenderò.
Noterò immediatamente la scatola voluminosa e, con un sorriso beato e la giusta devozione, non farò caso alle pessime battute del corriere.
Prenderò le mie scarpe e il mio spirito shopaholico sarà soddisfatto.

Mi pare tutto abbastanza assurdo.
Ecco (uno dei) perchè presumo di assomigliare molto a Ally McBeal.

Published in: on settembre 18, 2008 at 11:52 am  Commenti (2)  
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