Se questa è una vetrina/5

Alzi una mano chi non ha mai giocato con i Playmobil (… mi spiace per voi).

Quegli omini di plastica con i capelli intercambiabili e pungenti, col sorriso letteralmente stampato in volto e dalla mobilità fisica pari alla mia, praticamente.
Io ne avevo in quantità, tutti gettati in una grossa scatola con qualche centinaio di Lego: sospetto che mio padre desiderasse una figlia architetto o ingegnere, da quanto mi spronava a costruire enormi case colorate (o navicelle spaziali, talvolta). Ovviamente i Playmobil erano i personaggi. (n.b. ben presto mio padre si è rassegnato alla mia assoluta incapacità con i numeri, sia chiaro).
Un passatempo ben poco femminile, forse.

Qualche tempo fa sono passata davanti al solito stravagante negozio di scarpe e sul momento sono rimasta perplessa: che ci facevano tutti quei Playmobil in vetrina?
L’effetto “madelaine di Proust” mi ha rapita in un mondo di ricordi.
Poi ho impiegato qualche istante a trovare il nesso e individuare le due scarpe.

… non si può non apprezzare tanta creatività! Quanto ci avranno messo a disporre tutti gli omini, la sabbia, le navi? E’ un peccato distruggerla.
Anche se non potrò mai entrarci senza fare un mutuo preventivo, adoro già quel negozio.

Il consiglio non richiesto del giorno: donne e tacchi

Signora. Donna, lady, madame, tizia.
Ragazza mia.

Nessuno ti costringe ad arrampicarti su zeppe di corda e tacchi a spillo.
Te lo assicuro, non è un dovere.
Quindi se non ci sai camminare, se non ti sei esercitata abbastanza, se sei passata dalla sneaker al tacco14 più plateau senza vie di mezzo e hai l’andatura di uno stambecco zoppo, desisti!

Non ti rendere ridicola: seguire la moda non è un imperativo.
Aggiungere qualche centimetro in più alla propria statura non è un buon motivo per rischiare le caviglie, che poi in centro le strade sono insidiose e sconnesse, e i sampietrini non ti sono amici.

Se poi devi inciampare proprio davanti a me impersonando una meravigliosa morte del cigno, io accorrerò in tuo soccorso sorreggendoti, ma tu non guardarmi con disprezzo, come se ti avessi appena sorpresa a rubare o come se conoscessi un tuo segreto inconfessabile.
La prossima volta osserverò analiticamente il tuo spalmarti al suolo e, in tal caso, non ti sorprendere se mi lascerò sfuggire un sorriso.

Così vedremo se ti metterai le infradito.
E io non dovrò preoccuparmi del tuo instabile incedere.

Jelly shoes

In principio furono le ciabattine da mare, in plastica pura al 100% con cui potevate arrampicarvi sugli scogli e sconfiggere le insidiose barriere coralline di conchiglie rotte dell’Adriatico.
Quelle ciabatte che dopo un anno dentro lo sgabuzzino diventavano un pezzo unico e quindi dovevi immergerle nell’acqua per farle rinvenire.
Quelle ciabatte che, utili quanto vuoi per difenderti dalle rocce insidiose, ti tiravano a fondo non appena t’immergevi in mare.

Un paio di anni fa fu Marc Jacobs a riproporre queste scarpe in versione fashion: nacquero le Jelly Mouse, ballerine in gomma lucida dai colori freschi e primaverili. ‘Jelly’ è un aggettivo decisamente azzeccato.
Rasoterra, sottilissime, temono i sanpietrini e qualsiasi ostacolo, ma sono così carine!

La scorsa estate c’è stata qualche imitazione, ma quest’anno si vedranno (e si vedono) ovunque.

Abbiamo il sandalo di Armani con cinturino alla caviglia.
Il mocassino di Cesare Paciotti.
Le ballerine di design Kartell e .normaluisa, Glue Cinderella.
Vivienne Westwood ha creato un’intera linea di jelly shoes, dalla ballerina alla decolletè in collaborazione con Melissa.
Anche Zaha Hadid si è lanciata nel PVC più sfrenato, sempre con l’aiuto di Melissa (che ormai si contraddistingue come leader creativo in questo campo).
Per non parlare di Fendi, Marni, Givenchy, …

Eppure nei negozi si trova sempre più spesso un particolare tipo di scarpa di gomma: una ballerina piattissima con un fiocco di tessuto gros grain e tre fori sui lati.
Le ho viste brandizzate Compagnia Italiana. O anche Cristina Lucchi. Lola Cruz. E così via.
Sono semplicissime e possiedono tutte le caratteristiche delle jelly shoes.
Con un vantaggio non da poco: costano tra i 30 e i 40 euro.

Tanti, direte voi, per una scarpa di gomma!
E se vi dicessi che per i suddetti mocassini di Paciotti vi chiedono 120 euro?
Per non parlare delle altre opzioni d’alta moda.

Eh, la gomma costa!
Trovo che prezzi così alti siano insensati, ma potreste dire “E’ il mondo della moda”, e avreste ragione. Brand batte qualità 10 a 0.

E ora mi rivolgo agli uomini: mettiamo caso che vogliate uno paio di quei sandali da mare di cui parlavo all’inizio.
Pensavate di sfuggire a quest’ondata fashion?
No. Qualcuno ha ben pensato di ricoprire le suddette scarpe di Swarovschi.
Volete vederle? Si possono trovare nel negozio Diesel di Rimini. La mia mente ha rimosso il nome di chi ha compiuto un tale scempio.

(p.s. Potreste appuntarmi ‘Non hai parlato delle Crocs!’. Ecco, per me un paio di orride ciabatte che si possono mettere in lavatrice non vengono considerate ‘scarpe’!)

Shopping & Shoes

Soundtrack: http://tinyurl.com/53mosv

Ritengo di assomigliare molto a Ally McBeal.
Non fisicamente, ovvio, ma nel pensiero, nel carattere e nella prodigiosa capacità di ritrovarsi involontariamente nelle situazioni più assurde.

Farò un esempio.

Mettiamo che, per puro caso, stia aspettando un paio di scarpe comprate online.
Sapendo che il pacco arriverà durante un certo giorno, io punterò la sveglia abbastanza presto per non farmi trovare dormiente o impreparata.
Attenderò quindi leggendo un libro, ascoltando la radio, pronta a scattare verso la porta non appena sentirò il campanello.

Ed eccolo, il campanello.
‘Signorina, ho due buste per lei’.
Due buste?
Mi precipiterò giù per le scale (prima quelle infidissime a chiocciola), veloce come il vento, incontrerò un vicino che mi rivolgerà uno sguardo perplesso, aprirò il portone, tenderò le braccia e…
… e mi ritroverò con due libri di fotografie che mia madre ha ordinato online.

Da qualcuno avrò pur preso, no?

Risalirò tutte le rampe (a chiocciola compresa) e tornerò delusa alle mie attività.
Fino a che…

… un altro campanello!
E via! mi fionderò un’altra volta verso il portone, pregustando il momento solenne e senza nemmeno incrociare alcun vicino ritenderò le mie braccia e…
… scoprirò che la postina si era scordata di farmi firmare la ricevuta.
Va bene.
Firmerò la ricevuta, e mentre risalirò la mia attenzione sarà catturata dall’aprirsi di una porta: quella del ‘vicino famoso il cui ultimo avvistamento risale a Natale’. E io sarò in tuta e infradito.
No, non può essere.
Infatti non è: mi sbaglierò e tornerò alle mie meste attività con due anni di vita in meno.

Intanto i telefoni staranno squillando all’impazzata che manco avessi vinto la lotteria: chi cerca case in affitto (e lo chiede a me), chi cerca qualcun altro (che non c’è), chi mi informa dell’arrivo di certi libri alla Sala Borsa (e vabbè).
Fino a che…

… il citofono suonerà.
Io, sospettosa, scenderò.
Noterò immediatamente la scatola voluminosa e, con un sorriso beato e la giusta devozione, non farò caso alle pessime battute del corriere.
Prenderò le mie scarpe e il mio spirito shopaholico sarà soddisfatto.

Mi pare tutto abbastanza assurdo.
Ecco (uno dei) perchè presumo di assomigliare molto a Ally McBeal.

Published in: on settembre 18, 2008 at 11:52 am  Commenti (2)  
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