Alzi una mano chi non ha mai giocato con i Playmobil (… mi spiace per voi).
Quegli omini di plastica con i capelli intercambiabili e pungenti, col sorriso letteralmente stampato in volto e dalla mobilità fisica pari alla mia, praticamente.
Io ne avevo in quantità, tutti gettati in una grossa scatola con qualche centinaio di Lego: sospetto che mio padre desiderasse una figlia architetto o ingegnere, da quanto mi spronava a costruire enormi case colorate (o navicelle spaziali, talvolta). Ovviamente i Playmobil erano i personaggi. (n.b. ben presto mio padre si è rassegnato alla mia assoluta incapacità con i numeri, sia chiaro).
Un passatempo ben poco femminile, forse.
Qualche tempo fa sono passata davanti al solito stravagante negozio di scarpe e sul momento sono rimasta perplessa: che ci facevano tutti quei Playmobil in vetrina?
L’effetto “madelaine di Proust” mi ha rapita in un mondo di ricordi.
Poi ho impiegato qualche istante a trovare il nesso e individuare le due scarpe.

… non si può non apprezzare tanta creatività! Quanto ci avranno messo a disporre tutti gli omini, la sabbia, le navi? E’ un peccato distruggerla.
Anche se non potrò mai entrarci senza fare un mutuo preventivo, adoro già quel negozio.





