Jimmy Choo for H&M. Considerazioni.

Gentili signori Hennes e Mauritz,

sono sempre io, la vostra affezionata Sybelle, colei che con i suoi acquisti ha pagato l’istruzione ai vostri pargoli.

Vorrei parlarvi della vostra ultima grande idea, ovvero la capsule collection di Jimmy Choo.
Ha avuto molto successo, sicuramente maggiore di Comme des Garçons (non capita dalle folle) e Matthew Williamson (incomprensibile da chiunque): immagino che vedere i loro capi giungere fino ai saldi sia stato tragico.
Quindi avete investito verso un colpo sicuro: Jimmy Choo è nel vocabolario di chiunque abbia visto Sex and the City, Il Diavolo veste Prada e letto una qualsiasi rivista.
Le code e la ressa lo dimostrano: avere colpito nel segno. Se delle ragazze sono disposte a stare in fila fin dalle 2 di mattina del 14 Novembre e sottostare a severe norme pur di comprare un paio di scarpe…

Che poi, vogliamo parlare delle scarpe?
Per una collection invernale ci avete proposto sandali. E ripeto: sandali!
Voi istigate le giovini donzelle a indossare leggins e calze a vista, le spronate verso i malanni di stagione, le etichettate come prossime vittime della suina!
Non sono scarpe, sono minacce!
E non ditemi che “C’erano anche le scarpe chiuse” perchè quelle scarpe in finto rettile tempestato di cristalli e borchie non sono definibili come tali.
Non sapete inoltre la soddisfazione nel vedere che le uniche scarpe rimaste nel vostro negozio alle ore 19 erano le pumps tigrate. Ah!

Per il resto mi avete delusa: vogliamo parlare del rapporto qualità-prezzo?
Avete fatto pagare un’etichetta blu di 4 centimetri per 1.
Jimmy Choo, Manolo Blahnik, Salvatore Ferragamo non sono famosi solo per i modelli di scarpa: sono celebrati perchè quando si indossa una delle loro creazioni è il piede a sentire la differenza.
Ora ditemi come delle ragazze potranno camminare su quei tacchi su cui non è stato certo fatto lo stesso lavoro, create in maniera rudimentale, senza considerare equilibri e sagomature.
E i pellami? Alzo un sopracciglio, voi capirete.

Tutto questo a prezzi non ha H&M, è chiaro.

E ora la beffa.
Avete organizzato la vendita con minuzia: le prime 160 persone avrebbero ricevuto il braccialetto numerato e non avrebbero potuto acquistare più di un capo per tipologia.
Ecco, volete ridere? C’è gente che si è messa in coda all’alba, ha comprato le scarpe e le ha rivendute fuori dal negozio a prezzo raddoppiato. Non è triste?
Per non parlare di eBay: è ormai pieno delle sospirate creazioni a prezzi rimpolpati.
Io mi sentirei un po’ in colpa: ci sono persone che sfruttano le debolezze delle shopaholic.

Io avrei voluto i bracciali borchiati e le ballerine.
Davvero, mi sarei messa in fila presto (ma non così presto) e avrei aspettato.
Quando poi ho scoperto che non avrei potuto acquistare tutti i braccialetti per la regola sopracitata mi son innervosita: voi stessi li proponete così, in quella combinazione.
A questo punto vado dal mio fidato banchetto in Piazzola e mi faccio preparare un bracciale borchiato come si comanda.

Sono però disposta a perdonarvi.
Ho una proposta: fate una collezione con Vivienne Westwood.
Il nome non è così popolare da attirare le masse ma richiamerà un pubblico sicuramente sapiente.
Se poi contenete i prezzi ve ne sarei grata.

Ci vediamo da Sonia. Rykiel.

Yours,

Sybelle

Published in: on novembre 15, 2009 at 6:55 pm  Commenti (7)  
Tags: , , , , ,

Il bollettino della shopaholic

(Premessa: io ci provo a scrivere di pubblicità e Giappone. Ho i post già in testa. E’ che quando passeggio per Bologna noto talmente tante cose entusiasmanti sulla moda che mi parte un embolo e le dita si muovono da sole sulla tastiera. Quei post arriveranno eh.)

Care le mie shopaholic,
benvenute al consueto (ma quando mai?) appuntamento con la vostra personal shopper (ah sì?) di fiducia: per Bologna ho notato tanti dettagli degni di nota che sicuramente non gioveranno al vostro (nostro) portafoglio.

a) in un negozio di via Indipendenza (non faccio nomi perchè è sempre quello. A questo punto dovrebbe pagarmi) sono arrivate le jelly shoes di Vivienne Westwood-Melissa. Peep-toe col cuore, col fiocco e col globo sulla punta nonchè le strambe ballerine. Se sapete camminare su tacchi così alti o volete spendere una tal cifra per delle scarpe di gomma sapete dove andare.

b) da Mango quest’anno c’è una collezione basic adorabile: maglioncini e cardigan semplici ma con quei dettagli che li rendono originali. Abbandonate le maglie di Zara da 14,99 euro (che dopo tre mesi dovrete buttare via) e fateci un giro.Problema: la vestibilità di tali capi è veramente ridotta. Nel senso che se vi piace l’effetto sottovuoto siete a posto (ma in Spagna son tutte anoressiche? Ho dovuto comprare un cardigan di due misure in più). Se siete in crisi con la dieta e vi sentite enormi non andateci.

c) hanno aperto un secondo H&M a Bologna, in via Ugo Bassi. Mentre il primo ospita anche la collezione da uomo questo ha i capi per i bambini. E’ carino ma già faccio il conto alla rovescia: quando diventerà un carnaio?

d) il 14 Novembre esce la collezione Jimmy Choo da H&M. Immagino che lo saprete e che sarete già incatenate alle serrande. L’unica domanda è: caro Jimmy, ma visto che è inverno non sarebbe il caso di fare tante scarpe chiuse e non sandali? Sappiate che chi cercherà di sottrarmi i bracciali borchiati dovrà prima sconfiggermi (e a tal scopo basta sventolare una fiorentina alta cinque cm. Che ci volete fare…);

e) sempre da Mango sono arrivate le magliette firmate da Paulo Coelho. Lo so, il binomio Mango-Coelho perplimerebbe chiunque ma se vi piace lo scrittore…

f) domani, 20 Ottobre 2009, nel Benetton di Bologna si terrà l’evento della rivista Grazia: dalle ore 13 in poi potrete essere fotografate come se foste modelle in copertina (già immagino le orde di ragazzine aspiranti Amici). Credo che sia uno dei pochi motivi per cui entrare da Benetton: collezione veramente noiosa.

Per ora direi di aver concluso.
Vado a metter sotto chiave il portafoglio, promesso (certo, certo).

n.b. ho scritto questo post stamane sul treno. Dopo le recenti news non avrei mai potuto: ho la testa piena di ben altri stupendi pensieri.

Shopaholic VS Commessa

Una caratteristica delle shopaholiche è individuare, tra quantità enormi di merce in saldo, proprio l’unico articolo a prezzo pieno, magari il più costoso della nuova collezione. Se poi i negozi iniziano ad allestire le vetrine autunno/inverno proprio ora, capirete che il rischio è facile.

In via Rizzoli c’è un negozio che espone una maglia adorabile: grigia, lunga, con due taschine. Una sorta di gilet oversize, ecco, con una bellissima spilla appuntata (entrambi i nuovi must della prossima stagione). New collection, che lo dico a fare?

Il caso voleva che stamane io e mia madre fossimo in centro e, dopo aver cercato di risolvere una situazione tragica in totale fretta (ma cosa dico tragica: TRAGGICAAAH, così tanto che non la volete nemmeno sapere!), siamo entrate nel negozio in catalessi.

Ecco, mia madre è una di quelle persone che segue la moda pedissequamente. Non porta gli stivali in estate (grazie al cielo), ne’ i leggins (ci mancherebbe), e non osa il pitonato (), ma quando qualcosa va, deve andare. Non importa se non si addice alla corporatura: se è di moda, che sia! La gioia della commessa, che ho fatto impazzire e che mi ha fatta penare.

Infatti, notando come il gilet non si addicesse a ciò che indossavo, mi ha proposto di provare un paio di pantaloni. Va bene!
… allora perchè è arrivata prima con un cardigan, poi con un altro gilet viola e infine con due camice a manica lunga e un coprispalle?

Finchè non ha pronunciato le fatidiche parole: “Queste cose le puoi indossare con i leggins!”.
Oh my gosh. Sorridevo paralizzata
L’ha detto una volta. Due volte. Alla terza… “No, mi scusi, ho un odio ancestrale per i leggins, non li porto, proprio mi danno fastidio, non c’è speranza“. Balbettavo, praticamente, in preda al panico.

Finalmente si è decisa, e mi ha portato alcuni pantaloni.
Il primo: stretti e lunghi fino a sopra le caviglie, in perfetto stile ‘acqua alta a Venezia’.
(applausi di mia madre, sorriso compiaciuto della commessa)
Non è il mio genere… proprio no“.
Lei: “Beh, ma quando fa freddo li puoi infilare negli stivali!“.
Sgrano gli occhi: “… n… no, io non posso sopportare nemmeno quelli. A meno che debba fare equitazione. Non li porto“.
Lei è perplessa. Forse ha capito che, sebbene il supporto di mia madre fosse tutto dalla sua parte, io non le darò soddisfazione.
Provo i secondi pantaloni. Orrendi.
(applausi di mia madre, sorriso compiaciuto della commessa)
Lancio delle occhiate furiose a mia madre, che in codice vorrebbero dire ‘PIANTALA’.
Infine arrivo ai terzi: dei leggins, praticamente, ma più lunghi.
No, proprio non li sopporto, mi spiace, sono orrendi“.

Alchè lei, la commessa, l’acerrima nemica, mi guarda come se volesse dirmi “Ah BBella, non porti i leggins, non porti gli stivali infilati nei pantaloni, se non sei alla MModa puoi infilarti un sacco di iuta e sparire dalla mia vista!“.
Ah, magari avesse avuto il coraggio di pronunciare tali parole!

Ho immaginato uno schermo contapunti, un ring e noi a combattere per il buon gusto.

Fatto è che alla fine chiedo come mai la meravigliosa spilla non sia appuntata al gilet.
Ah, ma è separata!“.
… cioè, questo semplicissimo gilet costa un’eresia, vuoi pure dirmi che la spilla, unica cosa che lo rendeva speciale, non è compresa?
Beh, in realtà non è una sola spilla, ma sono due unite. Costano entrambe…
… troppo. Vagamente, eh.

Ho come l’impressione che la nuova collezione attenderà.

Se questa è una vetrina/6

Volete sapere com’è finita l’altro giorno con la maglietta di 5Preview?

La mostro a mia madre, curiosa di vedere cosa mi ha fatta quasi svenire per strada. Avevo gli occhi luccicanti come nei cartoni giapponesi, con stelle e scintille al posto delle iridi.
Lei la guarda e, perplessa, dice: “Sì, ok, ma ora mi devi spiegare che cos’ha di tanto straordinario questa t-shirt”.
Beffa! Oltraggio! Disappunto!
E via, le narro che “Non è moda, è design, è arte, non è solo una maglietta, ecc. ecc.”, un po’ alla Nigel de Il Diavolo veste Prada (adoro Stanley Tucci, a parte tutto). Poi mi ritiro in camera alla Sheldon Cooper, orgogliosa del mio acquisto e della mia sapienza in merito.

Oggi, nel mesto tentativo di fare un fax, passo davanti a Ratti di Bologna, e noto immediatamente una borsetta bianca piena di spille Chanel.
“Russia, inverno, Hermitage” sono le prime parole che mi vengono in mente, poi noto un commesso uscire e scattare delle fotografie proprio a ciò che sto osservando.
Quindi indietreggio, mi allontano un poco, e… meraviglia, stupore e incanto!

La visione totale di questa vetrina è straordinaria. Per una shopaholic, poi, è un colpo al cuore.
Improvvisamente comprendo i riferimenti artistici e storici, la scelta dei colori e delle forme, delle scritte e della struttura bianca.
Ogni dettaglio, dalle camelie sulle scarpe alla trama del tessuto, compone una storia.

Questa sì che è una vetrina!
… e il prossimo che osa dire che la moda non è arte dovrà fare quattro chiacchiere con la sottoscritta.
Sono combattiva e agguerrita.

Published in: on giugno 12, 2009 at 3:31 pm  Commenti (6)  
Tags: , , , , , , , , ,

Io confesso

Giuro di dire tutta la verità e nient’altro che la verità, di non nascondere scontrini esorbitanti, di essere sincera con me stessa e di riconoscere d’avere un problema.
Ciao, mi chiamo Sybelle e sono una shopaholic.

Se stamane avete visto una statua di sale in via Indipendenza, ero io.
Stavo guardando le magliette di 5Preview.
Io le bramavo. Le adoravo. Le desideravo da mesi.
In pieno stile irrazionalmente shopaholic, ovvero “Son magliette bianche con delle scritte, che sarà mai?”, no, la mia immaginazione va oltre tutto questo.
Si parla di ‘investimento simbolico’ nei confronti di certi oggetti, no? Ecco, io l’investimento lo faccio con un tir di pensieri accatastati.

Per qualche minuto sono riuscita a reggere la tentazione, allontanandomi dal negozio.
Sembravo piuttosto calma.

Poi ho avuto la bella idea di controllare (così, tanto per) il sito della 5Preview, e cosa leggo?
Che non produrranno più quelle magliette.

Il panico.
Medito sulle opportunità.
Pondero su quanti soldi ho nel bancomat.
Penso se, come, perchè, quando, con chi, quanto.
Qualsiasi cosa.

L’iPod Touch si blocca del tutto, non reggendo la quantità d’informazioni che sto cercando di carpire in tempi record.
Non si spegne, non si muove. Lo scuoto come una maracas, chissà, ma niente. Crash. Evviva.

E i miei piedi si muovono verso lo sportello bancomat.
Controllo il saldo.

Sì, ce la posso fare.

L’ora. Mancano cinque minuti alla chiusura del negozio.
Sfreccio tra ragazzine emo invornite e commensali del McDonald.

Giungo al negozio.
Suono il campanello, perchè in quel negozio devi suonare il campanello.
Mia madre ha la bella idea di chiamarmi in quel momento. La mia ansia aumenta.

Chiedo alla commessa di quelle magliette.
Me le mostra tutte. Cerca di vendermi quella di cui vedo grandi scorte alle sue spalle (se non la compra nessuno ci sarà un perchè, no?).
Io voglio quella esposta in vetrina, indossata dal manichino. Proprio quella. E’ l’ultima.

Me la porge e dice ‘Provala’.
Dove?
Dopo un po’ mi indica il piano di sopra. Eh grazie.
Il camerino è pieno di sandali Armani di gomma e per un attimo temo di essere nello sgabuzzino.

Provo la maglietta. E’ lei.
Scendo, la pago, me ne impossesso, è mia.

Esco dal negozio con aria totalmente stravolta, manco fossi tornata dalla guerra dei cent’anni.

Sono un caso disperato. Veramente.

L’ACCAF

Un nemico accomuna shopaholic e gente sana di mente: nessuno può evitarlo.
Lo si incontra appena si varca la soglia del negozio, e vi insegue come un cane col tartufo dell’Appennino.
Signore e signori, sto parlando della Commessa.
Nello specifico della Commessa del negozio d’abbigliamento.

Una figura dai poteri sovrannaturali: con uno sguardo conosce la tua altezza, il tuo peso, il tuo numero di scarpe, il tuo codice fiscale, l’indice di massa corporea e se proprio sei fortunato ti dichiara cos’hai mangiato a colazione.
Una persona il cui compito è uno solo: mentire.

E’ per questo che oggi fondo l’”ACCAF”, “Associazione Contro la Commessa Assolutamente Falsa”.

Mettiamo che hai visto una maglia. Ti colpisce, ti piace, chiedi di provarla.
Entri nel camerino, un cubicolo impolverato, e ti ci vuole mezzo secondo per capire che non ti sta bene, che sembri l’incrocio tra un paguro e una pentola a pressione.
Improvvisamente arriva Lei, la Commessa, che con una voce di tre ottave sopra al normale ti chiede: “Come andiaaamooo?“.
… ma come vuoi che vado?“, pensi. Il panico. Solo la tenda ti divide dalla vergogna.
Esci, lei ti osserva.
Tu SAI che in quel attimo si sta inventando qualcosa e infatti esclamerà un: “Oh, come ti dona il colore verde Alga dei fanghi Guam!“, oppure “Guarda, ma lo sai che quest’anno va tantissimo lo stile ‘Balena spiaggiata sulla sabbia della riviera romagnola?’“.

Se tu sei sano di mente non ci dovresti credere e non lo fai.
Eppure qualcuno ci casca.
Credo sia questo il motivo che spinge persone a strizzarsi in jeans a vita bassissima, a comprimersi in magliette di sei taglie più piccole del necessario, a osare la combinazione legging più maglia pitonata più borsa zebrata. Se gliel’ha detto la commessa…

Poi ci sono quelle che pur di venderti qualcosa ti propongono l’intero negozio, anche i capi più orrendi, in toni eccitatissimi.

Mettiamo che io, una persona che si veste per l’80% di nero, stia cercando una gonna.
Se me ne provo una e non mi sta è inutile che tu, povera commessa, mi proponga “Questa favolooosa gonna blu con l’edera rampicante e le farfalle!“.
… cioè, mi ci vedete con una gonna blu con l’edera rampicante e le farfalle?
Rispondo con un “Non è il mio genere“.
Lei continua “E questa in stile ‘quadro di Pollock’? E’ molto d’avanguardia!“. Nooo.
La stampa della Gioconda su seta?“. Manco se fosse dipinta a mano da Leonardo mi piacerebbe!
Aspetta, questa è veramente bellissima: in stile campagnola?“. … certo, vado a pascolare le pecorelle con Heidi.
Finchè non ha finito non c’è speranza che tu esca dal negozio.

Io capisco che voi dobbiate fare il vostro lavoro, è legittimo.

Però io voglio, pretendo, necessito di una commessa che mi dica la verità.
Desidero con tutte le mie forze che, quando esco dal camerino, lei mi dica, con aria disgustata “Eh no, eh! Fai proprio schifo!“.
Mi butterei ai suoi piedi e la seguirei in capo al mondo.

Aggregatevi anche voi all’ACCAF e combattiamo la menzogna!

Guida allo shopping da combattimento

Soundtrack: Nine Inch Nails > Just Like You Imagined
(colonna sonora di ’300′)

Battaglie campali, scontri feroci, attacchi epici, barricate, duelli, strategie oculate, e la volete sapere una cosa?
Penso che Napoleone in persona si arrenderebbe di fronte a un Sabato pomeriggio da Zara, quando aprono le gabbie delle shopaliche e nessuno ha più scuse per evitare un’innocua visita ai negozi.

Dovete sapere che dentro ogni shopaholica è sito lo spirito di uno spartano di 300: testarda, decisa, non arretrerà mai di fronte ai nemici, andrà dritta verso il suo obiettivo. Magari un po’ più vestita, ecco: dicono che il nude look non sia di moda.

Pensate che sia un fenomeno circoscrivibile a una setta di folli dalla carta di credito facile? Vi faccio un esempio tratto dal passato: pare che Marie Antoinette sia riuscita a dilapidare il patrimonio di un intero stato in scarpette e vestiti. E gioco d’azzardo, scandali ‘della collana’, feste, tempietti ellenici e una fattoria personale nel giardino di Versailles, ma questo non ci riguarda [n.b. da tutti questi particolari si potrebbero evincere due cose: 1) la sottoscritta è appassionatissima delle vicende di Maria Antonietta; 2) la sottoscritta ha visto almeno otto volte tutto Lady Oscar. Di cui è appassionatissima, ovviamente].
Avete visto il film di Sofia Coppola incentrato sull’ultima sovrana francese? Se sì avrete sicuramente presente quella che io chiamo ‘la scena memorabile’: alla regina vengono presentati scarpe, tessuti pregiati, stramberie modaiole come le piume di struzzo, il tutto circondato da macaron, soufflé, tarte au citron e champagne, bien sur.
Se fate ben attenzione individuerete anche un paio di Converse All Star lilla tra le richelieu e le decolleté.

Chiunque può fare shopping, ma la shopaholica si contraddistingue per l’acquisto compulsivo, le palpitazioni di fronte a una maglia dalla taglia e dal colore giusto e una memoria ferrea: se non è riuscita ad accaparrarsi l’oggetto del desiderio continuerà a pensarci per mesi. Anni.
Io sogno ancora una bellissima camicia da notte Oysho vista della collezione Halloween di almeno cinque anni fa, per dire.

La mia ‘esperienza’ in questo (spesso) dannato campo mi spinge a inaugurare così una serie di interventi sul famigerato mondo degli acquisti che, come avrete capito, ha una logica tutta sua.

Come?
Pensavate che lo shopping fosse una cosa carina, magari rilassante?
Beh, anche, ma spesso e volentieri lo shopping è guerra (che poi… ormai mi chiedo cosa non lo sia).
Quindi necessita di un suo manuale, una guida per evitare di inciampare in errori clamorosi e per uscire vincitori, brandendo il sacchetto giusto al momento giusto e nel modo migliore.

Se questa è una vetrina…

Soundtrack > Portishead – All mine

In via Portanuova c’è un piccolo negozio di scarpe.
Un giorno, mentre andavo da Stregate passeggiando lungo i portici sempre più bui, la mia attenzione è stata catturata da un cumulo di pietre e macerie posate elegantemente sopra un tavolo di vetro: tra la polvere grigia cosa spuntava? Un paio di scarpe dal tacco altissimo, dal colore vivace e dal prezzo che avrebbe presupposto una maggiore considerazione per quelle due poverine.

Ultimamente devono aver capito che compiere tali sacrifici è immorale.
E sono passati dalla parte opposta.
Così:

Non è forse deliziosa, questa presentazione?
Un paio di scarpe in una culla, e tutto ciò che serve per prenderne cura attorno.
Non è convincente?
Non è decisamente originale?
E non è un messaggio che colpisce ogni vera shopaholica?
Tornerò per vedere maggiori sviluppi.

p.s. Si necessita un aggiornamento al post di qualche giorno fa sulle riviste femminili.
Questo mese anche Marie Claire propone la costante lotta contro i chili di troppo e le braccia rilassate: lo fa con un numero diviso in due volumi per un totale di 888 pagine, e allegando un campione del nuovo mascara di Chanel.
Peso? Due chili e due etti.
Serviti in una comoda busta di plastica trasparente che si presta benissimo al sollevamento e trasporto.
Grazie, editori italiani. Grazie.

Published in: on ottobre 2, 2008 at 2:52 pm  Commenti (2)  
Tags: , , , , , , , , ,

Shopping & Shoes

Soundtrack: http://tinyurl.com/53mosv

Ritengo di assomigliare molto a Ally McBeal.
Non fisicamente, ovvio, ma nel pensiero, nel carattere e nella prodigiosa capacità di ritrovarsi involontariamente nelle situazioni più assurde.

Farò un esempio.

Mettiamo che, per puro caso, stia aspettando un paio di scarpe comprate online.
Sapendo che il pacco arriverà durante un certo giorno, io punterò la sveglia abbastanza presto per non farmi trovare dormiente o impreparata.
Attenderò quindi leggendo un libro, ascoltando la radio, pronta a scattare verso la porta non appena sentirò il campanello.

Ed eccolo, il campanello.
‘Signorina, ho due buste per lei’.
Due buste?
Mi precipiterò giù per le scale (prima quelle infidissime a chiocciola), veloce come il vento, incontrerò un vicino che mi rivolgerà uno sguardo perplesso, aprirò il portone, tenderò le braccia e…
… e mi ritroverò con due libri di fotografie che mia madre ha ordinato online.

Da qualcuno avrò pur preso, no?

Risalirò tutte le rampe (a chiocciola compresa) e tornerò delusa alle mie attività.
Fino a che…

… un altro campanello!
E via! mi fionderò un’altra volta verso il portone, pregustando il momento solenne e senza nemmeno incrociare alcun vicino ritenderò le mie braccia e…
… scoprirò che la postina si era scordata di farmi firmare la ricevuta.
Va bene.
Firmerò la ricevuta, e mentre risalirò la mia attenzione sarà catturata dall’aprirsi di una porta: quella del ‘vicino famoso il cui ultimo avvistamento risale a Natale’. E io sarò in tuta e infradito.
No, non può essere.
Infatti non è: mi sbaglierò e tornerò alle mie meste attività con due anni di vita in meno.

Intanto i telefoni staranno squillando all’impazzata che manco avessi vinto la lotteria: chi cerca case in affitto (e lo chiede a me), chi cerca qualcun altro (che non c’è), chi mi informa dell’arrivo di certi libri alla Sala Borsa (e vabbè).
Fino a che…

… il citofono suonerà.
Io, sospettosa, scenderò.
Noterò immediatamente la scatola voluminosa e, con un sorriso beato e la giusta devozione, non farò caso alle pessime battute del corriere.
Prenderò le mie scarpe e il mio spirito shopaholico sarà soddisfatto.

Mi pare tutto abbastanza assurdo.
Ecco (uno dei) perchè presumo di assomigliare molto a Ally McBeal.

Published in: on settembre 18, 2008 at 11:52 am  Commenti (2)  
Tags: , , , , , ,
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 47 follower

%d bloggers like this: