Diet Coke feat. Duffy

Un giorno vai al concerto di Duffy, cantante del Galles ascesa al successo con Mercy.
E’ giovane, bionda e con una voce inconfondibile.
Cosa farà mai nelle pause tra una canzone e l’altra? Si accascerà sulla prima sedia che trova madida di sudore con un asciugamano in una mano e una serie di bevande energetiche nell’altra?
No, Duffy in realtà è Wonderwoman, e se ha due minuti liberi prende la prima mountain bike che trova e va a farsi un giro, che tanto dei controlli di sicurezza non c’è manco l’ombra.
Sarà il sorso di Coca Cola Light ad averle istillato quest’assurda idea?
Quindi inizia a pedalare in una città fantasma, cantando allegramente.
Vede un supermercato 24/24, e ci entra. Con la bicicletta. Eh, chi non lo fa? Forse non ha tempo da perdere. Non deve nemmeno essere la prima volta che combina una cosa simile, dato che il commesso, non appena la vede, sorride come se pensasse ‘Ancora tuuu?’.
Quindi si avvia a tutta velocità tra surgelati e merendine, spargendo canto e felicità.
… ma perchè proprio in un supermercato? Non ci è dato saperlo.
Esce, e viene notata da una ragazzina che, in auto con le amiche, si trucca. Forse perchè i suoi genitori non glielo permettono, e lei è così ribelle da aggirare il problema? Poi, quante sono in quell’auto? Andiamo avanti.
Continua a pedalare nelle vie deserte con uno stile che manco al giro d’Italia.
Ecco, forse si sta allenando a questo scopo!
Torna al teatro, abbandona il bolide scaraventandolo alla meno peggio, ed è ancora in tempo, ce la può fare, non sono ancora passati due minuti!
Tutto grazie alla Coca Cola Light! Hello you!
… ma ‘hello’ cosa?
Che senso ha questo spot?

Con la Coca Cola Light può rimanere così in forma da non stancarsi mai?

La chiave di lettura sta nel testo della canzone, ‘I’ve got to be me’ di Sammy Davis Jr.

I want to live, not merely survive
And I won’t give up this dream
Of life that keeps me alive
I gotta be me, I gotta be me
The dream that I see makes me what I am

I’ll go it alone, that’s how it must be
I can’t be right for somebody else
If I’m not right for me
I gotta be free, I’ve gotta be free
Daring to try, to do it or die
I’ve gotta be me

… Oh cara Duffy.
Vorresti dirmi che non sei contenta della tua vita?
Che vuoi essere libera?
Che vuoi essere te stessa?
Cioè, non sei felice di fare la cantante, ti senti costretta, devi scappare nelle pause del tuo concerto?
… ma io ti mando a lavorare in una piadineria romagnola a strisce bianche e rosse a Milano Marittima!

Non mi pare una scelta così azzeccata.

Analizziamo inoltre come hanno vestito la nostra artista:
- Maglietta a righe bianche e nere di pailettes.
- Shorts di jeans.
- Calze coprenti blu.
- Ballerine blu scuro.
- Cinturone rosso.
- Fascetta rossa attorno al collo.
… ma dove vuoi andare vestita così, tu?
Chi se ne è occupato? Chi è?

Ora passiamo alle note dolenti. Letteralmente.
Premetto d’aver adorato il suo primo singolo, Mercy: Duffy ha una voce particolare, insolita.
Eppure in questo spot risulta veramente fastidiosa, soprattutto nel finale.
La prima volta che ho visto questa pubblicità ero in cucina, e quando ho sentito l’attacco finale (‘I’ve gooot to be meee’) mi son venuti i brividi. Mi son affacciata in salotto e ho scoperto l’arcano.

Duffy, perchè hai accettato di girare questo spot? Che ti hanno fatto?
L’Agenzia Mother London ne è la realizzatrice, e proseguirà in questa campagna dal valore di 35 milioni di sterline che, oltretutto, ha come claim principale la frase “I’m no superwoman”. No, macchè, ma va. Credibilissima.

Non capisco. Probabilmente sono una voce fuori dal coro.

Published in: on marzo 26, 2009 at 2:26 pm  Commenti (10)  
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Moi Je Joue

A fronte dell’abnorme quantità di persone che son giunte a questo blog cercando il significato della canzone Moi Je Joue di Brigitte Bardot, soundtrack dello spot Miss Dior Cherie, mi rendo disponibile a dar lumi.

Jouer è un verbo francese che significa sia ‘suonare’ che ‘giocare’, e nella canzone è usato nella seconda accezione. Però è anche un sostantivo, ‘guancia’.
Quindi il titolo è traducibile con ‘Io gioco’, con una doppia affermazione del soggetto data la compresenza di Moi (Io) e Je (ancora io, prima persona singolare).

Quindi ecco la mia personalissima traduzione della prima strofa:

Moi je joue
Moi je joue à joue contre joue
Je veux jouer à joue contre vous
Mais vous, le voulez-vous?
De tout coeur
Je veux gagner ce coeur à coeur
Vous connaissez mon jeu par coeur
Alors défendez-vous

Io, io gioco.
Io gioco a guancia contro guancia
Voglio giocare vicina a voi
Ma voi, lo volete?
Con tutto il cuore
Voglio vincere questo cuore a cuore
Voi conoscete il mio gioco benissimo
Allora difendetevi!

Spero di esser stata utile.
Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ‘trasformata’ in un’insegnante?
Pensa te…

Published in: on marzo 25, 2009 at 1:01 pm  Commenti (10)  
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Miss Dior Cherie

Sofia Coppola e Francia.
Come non pensare al recente Marie Antoinette?

Lo spot della fragranza Miss Dior Cherie pare una versione leggera e primaverile di una memorabile scena del film in cui vediamo la giovane regina passare da scarpe (notate le All Star lilla al 10° secondo) ad abiti, da perfetti dolci a giochi.
Una riproposizione senza angosce e sentori di solitudini e disperazioni.


Il backstage della campagna

Rappresenta l’ideale giornata di una giovane parigina alle prese con le pasticcerie color pastello, le gite in bicicletta per le vie di una città che pare fossilizzata negli anni ’70, la spensieratezza che le permette di sollevarsi in aria tirata dai palloncini e di dondolarsi su un’altalena.

Pare quasi una bambola dell’atelier Dior, la modella Maryna Linchuk, che prova diversi occhiali da sole, corre per i boulevard alberati, passeggia tra fontane e ponti bianchi, si meraviglia davanti ai fiori.
Semplice, così scalza, acqua e sapone.
E che, ovviamente, grazie al profumo trova l’amore.
Facile, a Parigi, no?

Tutto appare luminoso, colorato in maniera delicata.
La canzone ‘Moi Je Joue’ di Brigitte Bardot sottolinea il tono giocoso e vivace dello spot.

Si addice bene al profumo, che si caratterizza per note di mandarino verde, foglie di fragola, violetta, gelsomino, popcorn al caramello, patchouli e muschio.

Lo spot si allinea allo stile scelto per Miss Dior Cherie.


Il backstage del penultimo spot di Miss Dior Cherie.

Le due modelle sono molto simili sia per aspetto fisico che per abbigliamento.
I colori scelti si mantengono sul pastello, con prevalenza del bianco e del rosa, che conferiscono una, a mio parere, azzeccata idea di freschezza.
La ragazza è sempre frizzante, vivace, libera.

Dior mantiene insomma una linea stilistica ben riconoscibile e, secondo il mio parere, affascinante.
Trovo che queste pubblicità siano piccole opere d’arte.

Apprezzo moltissimo la Parigi che hanno dipinto.
Sembrerà strano, ma io penso di averla vissuta anche così: con leggerezza e spensieratezza.
E’ una delle poche città che te lo permettono.
E non parlo delle numerose pasticcerie, dei macaron di Ladurée e delle vetrine perfette.
Mi riferisco a una sensazione. Lo spot sembrava quasi entrar in sintonia con me.
Mi ha colpita al primo passaggio.

Spot & Soundtrack

Sono una di quelle persone che mai, e dico mai, ha avuto l’abitudine di saltare le pubblicità, fossero televisive o radiofoniche.
Sono una di quelle persone che al cinema si sorbisce quasi volentieri i venticinque minuti di spot e trailer che precedono il film, commentando talvolta spietata talvolta entusiasta quei concentrati di messaggi.
Sono una di quelle persone che quando era piccola si è fatta regalare le compilation Top of the Spot contenenti le più memorabili soundtrack delle pubblicità.

Questo non vuol dire che l’invasione di ‘spot canterini’ debba farmi gioire.
Sono d’accordo sulla loro maggiore memorabilità, ma abbiamo raggiunto livelli di saturazione musicale niente male.

Tutti cantano.
Tutti.

I supermercati. Dal banco macelleria al reparto frutta e verdura.
Le persone in fila alla cassa (n.b. se un omino si azzardasse a mettersi a cantare a qualsiasi cassa di Bologna verrebbe tramortito in meno di cinque secondi dalle borsettate di una z’daura che mica ha tempo da perdere).
I McDonald con gli alpini che inneggiano alla genuinità del nuovo panino.
Le banche! … ma cos’hanno da cantare, le banche? “E’ la banca per meee! Fatta apposta per meee!”. Devono mettere in piedi un intero musical con settanta interpreti citando Broadway e Via Col Vento per promuovere le banche? … ma poi, che banca sarebbe?
I servizi telefonici. Possono inventarsi qualsiasi cantilena ma la mia top of mind non cambierà: i due omini baffuti con parrucca platinata e abiti rossi non li estirpa nessuno. Trovo particolarmente fastidiosa quella pubblicità cantata in presunto romagnolo, quella della scimmietta: in tal caso mi sfugge la simpatia che tal accetto dovrebbe tipicamente suscitare.
Il caso più clamoroso degli ultimi tempi riguarda quel buontempone di Little Tony che si presta come testimonial per la Danacol: il sottofondo è la sua ‘Cuore matto’ e consiglia di bere lo yogurt (o quel che è) per prevenire i problemi cardiaci, lui che ne ha avuti in passato. Che ansia! Ed è pure doppiogiochista: la stessa canzone era stata ripresa e adattata da un’altra banca.
A proposito: ultimamente vengono riproposti classici della canzone italiana con le parole cambiate a seconda dello scopo. Se ne sentiva il bisogno, forse?

Nella mia personale lista dei peggiori spot cantati vince quello di certi innocui e deliziosi biscottini ipercalorici che alcuni pubblicitari hanno posizionato nella giungla. Già così pare abbastanza assurdo, ma l’ultimo episodio di questa saga raggiunge l’insopportabile.
Chi hanno fatto cantare?
Un coccodrillo.
Perchè? mi domando, Perchè? Qual è l’attinenza, il nesso?

Avrei dovuto fare un rapido sondaggio al pubblico femminile che Sabato sera si è sorbito questo spot prima della proiezione de ‘Il curioso caso di Benjamin Button’.
Scommetto che almeno l’80% avrebbero preferito il suddetto rettile in versione ‘borsetta’.

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