2013: Imparare

Uno di questi giorni, mentre giravo per Bologna alla ricerca di quell’impalpabile necessità chiamata “ispirazione”, mi sono imbattuta in un pensiero rivelatore.

Si è presentato alla mia mente con lentezza, ha preso i suoi tempi attendendo che fossi pronta a considerarlo senza che il mio animo ferito lo cacciasse con sdegno.

Sono occorse una grande dose di leggerezza (articolo da sempre raro, da queste parti), una ingente quantità di buon cibo, qualche ora in piscina e due fattori ancor più importanti: la cupa bellezza di Bologna – che mi soggioga, mi fa contrarre e espandere il mio cuore a ogni dettaglio, vicolo, colore, sentore, vista, ricordo – e il rendersi conto di avere una seconda famiglia, una scelta, che mi accompagnerà per sempre e che, se mi ha sopportata per tutti questi anni, continuerà a farlo ancora a lungo.

Con alcune di queste persone ho fatto viaggi di centinaia di chilometri cantando a squarciagola, con un’altra sono stata abbandonata per errore nel mezzo di una campagna nel Belgio, con altre ho girato città e paesi, con tutte ho mangiato l’inverosimile, con altrettante ho bevuto un tantino (vogliamo ricordare Roma, per dire), alcune sanno che considero casa loro un rifugio di tranquillità e benessere e, nonostante le distanze e l’essere dispersi ai quattro angoli d’Italia, quando ci troviamo la sensazione è quella di non essersi mai lasciati.
Stare con loro è l’unico momento in cui abbasso le difese e so che non ho assolutamente nulla da temere. Ripeto: l’unico.

Quindi, tornando al principio, qual era questo pensiero tanto importante, che ogni giorno sto affinando e comprendendo?
Eccolo.

Tutto ciò di cui ho bisogno è già qui.
È già con me, è attorno a me, è alla portata delle mie mani, occhi, voce, braccia.

Ho passato anni a correre dietro un ideale perfetto e immutabile, a cercare un posto in cui sentirmi azzeccata, a incolparmi di ogni minimo errore, a impormi di essere egoista e finire col comportarmi in modo diametralmente opposto.

E così, quando riflettevo su quale buon proposito potessi formulare per il 2013, ho deciso di accantonare i “Andrò in palestra”, “Mangerò meglio”, “Berrò di meno” e “Sarò meno pessimista”, che ormai sono logori, con un intento ben più concreto: protendermi verso ciò che già mi circonda e Imparare.

Basta con le domande sulla natura umana, col cercare di carpire i caratteri e i significati dei comportamenti: ciò che desidero è avvolgermi nella bellezza.

Apprendere ogni giorno una cosa nuova, sperimentare, approfittare delle novità, non dire mai di no, e nell’eventualità di confrontarsi con l’ignoto buttarsi.

Sono le esperienze che hanno salvato un 2012 tendenzialmente tragico; sono stati i viaggi e i libri, i ristoranti e i film, le mostre e i festival, la musica e i telefilm, gli impegni di lavoro e le opportunità giunte tramite i blog, gli amici sapienti e divertenti.
Sono un dato di fatto, sono un punto di partenza.

Voglio essere vorace, e non fermarmi mai.
Voglio perdere il meno tempo possibile, e voglio che ogni piccola cosa sia fatta per il mio bene.
Voglio essere curiosa e ispirata.

Ho tutto ciò che posso desiderare alla mia portata e non sarò mai sola: ho una seconda famiglia pronta a sorreggermi in ogni momento.

E probabilmente non mi basterà a diventare più saggia, ma di certo mi avvicinerà al concetto di sicurezza.

Buon 2013 a tutti.

Published in: on gennaio 6, 2013 at 5:46 pm  Commenti (1)  
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Origini

Origini.

Ritorno alle origini, riprendo a scrivere in questo diario tanto sconclusionato quanto inutile nella blogosfera, ma di cui in questi mesi ho sentito parlar più volte al grido di “Perché non lo aggiorni più?”. Più seguito di quanto pensassi, insomma, e valvola di sfogo per eccellenza.

“Scrivi, che fa bene, scrivi! Non lo fai più?”, mi ha detto un amico di un lontano passato che ha scoperto in quale situazione sono ri-ri-riprecipitata (pattern, pattern!).
Certo che lo faccio: di cibo, di stile, di musica, su Twitter o Facebook, la scrittura rimane il mio mezzo di comunicazione prediletto. Scelgo ogni parola, ne soppeso la potenza, e se mi fisso ne scopro l’etimologia (ossessione del momento: “spirito”). Non son così abile, in altre circostanze.

Avevo bisogno di tornare alle origini e così stamattina, ritrovandomi a Bologna, mi sono alzata, sono venuta in centro, ho fatto colazione da Zanarini e mi sono diretta alla biblioteca Sala Borsa, dove ho preso dei libri e ho iniziato a studiare. Sociologia, per la precisione.

Tutto come un tempo, come quando stavo preparando la tesi di laurea e ogni mattina facevo così.
Tutto come ormai più di tre anni fa, come quando solo questo posto sapeva infondermi un’ispirazione e una palpabile carica di immaginazione e creatività, tra libri, manuali, penne, matite e teste chine su computer, saggi e fotocopie. È come mettere il cervello sotto carica, è un potere elettrico che mi scuote e anima.
Tutto come un tempo, quando molti fatti ancora non erano accaduti e non avrei mai sospettato che mi avrebbero riguardata, in positivo e in negativo.
Tutto come quando avevo un obiettivo preciso e una mente altrettanto contorta, ma non avevo queste esperienze appresso.

Perché continuo a mangiare, viaggiare, andare ai concerti, avere una percezione forse inconsueta della musica, e mi faccio sempre gli stessi propositi, ho desideri e volontà non ancora concreti, ma non sono ancora uscita dal tunnel del ritrovarmi in situazioni assurde e complesse e rimanerci decisamente schiacciata, perseguendo gli stessi tracciati e convincendomi che questa volta sarà diverso.
Non imparo mai.

Torno su questo blog perché qui c’è già scritta la genesi di uno di quei schianti, con parole dai riferimenti segreti, i momenti in cui ho perso lucidità, i mesi in cui ho smarrito l’orgoglio e l’appetito, il soffocare e lo schiocco di ribellione, tutto precisamente descritto e comprovato, avvenuto e testato, fino all’estate a Praga e la sensazione di essere guarita.

Inconsapevolmente ho scritto il mio manuale di auto-salvezza.
E questa volta, non importa quanto lusinghiero, invitante, falso, vero, tenero, convincente, deciso, bugiardo sia: non si torna indietro.

E sono io che non torno più.

Published in: on dicembre 7, 2012 at 1:32 pm  Commenti (1)  
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Sorpresa (Settembre 2011)

Sorpresa

[sor-pré-sa] s.f.

1 Ciò che si verifica o si attua all’improvviso, in modo inatteso

 

Finalmente arriva un mese così intenso che per ricordare tutto ciò che è successo devi scorrere i social network a ritroso, ed è come se per ogni evento o novità guadagnassi le stelline di Super Mario: più ne hai, più vite ed energie possiedi. Tra le mani sento di averne in abbondanza. Vedi come brillano?

Mese di inizi, Settembre.
Mese in cui ti poni di fronte agli avvenimenti talvolta con raziocinio mai visto, altre con sfrontatezza, altre ancora lanciandoti, e non sai ben prevedere in che modo reagirai a ogni situazione.

Ci sono state delle sorprese.
Innanzitutto non sapevi che il filetto di tonno con le nocciole potesse essere così buono, ma l’hai scoperto a tuo vantaggio.
Che esiste un mondo. Un altro mondo. Lo osservi attentamente, cercando di abituartene, e intanto ne sperimenti gli innegabili benefici.
Non ti rendevi conto che è giusto essere circospetti. Eccome.
Che talvolta aspettare a lungo il soccorso stradale ha il suo perché.
Non sapevi che il silenzio di questa casa bolognese potesse essere tanto meraviglioso.

Poi arriva ciò che sai, ma non dai mai per scontato.
Le grigliate al lago con gli amici sono sempre immancabili, soprattutto se loro sanno preparare le braci.
Sai che puoi ancora ballare fino alle 5 di mattina.
E non c’è niente da fare: conosci sempre il miglior ristorante in cui portare gli amici e meravigliarli. Quei tocchetti di tagliata immersi nell’olio se li ricorderanno a lungo.
Sapevi che i Mogwai saranno incantarti, tra Autorock e Friend of the Night, ma anche che il pubblico del Magnolia Parade andrebbe percosso con una mazza ferrata per quanto poco è disciplinato e rispettoso.

Sapevi che ci saranno sempre troppi caffè giornalieri, nonostante i buoni propositi. Ci sarà tanto sushi e tante persone pronte ad accorrere per gustarlo.
Ci saranno canzoni che al primo ascolto ti trapassano il costato come una lancia, e che ti senti costretta a segnalare.
Che spesso darai al karma la colpa delle tue sviste e assurdità, e non alla tua testa tra le nuvole causa troppo multitasking.
Sapevi che adori scrivere, anche se non sei sicura del risultato.

Poi si vincono premi all’Instameet, si fa sbagliare fermata della metropolitana alle persone, si gustano caffè americani e cheesecake da California Bakery, brontosauri al Seven, crepe sui Navigli, fiorentine al BBQ, cocktail allo zenzero presso Lacerba, lardo di Colonnata e minestroni a casa di amici, popcorn al cinema.

Lo vedi quanto brillano, queste stelline tra le mie mani?
Super Mario sarebbe orgoglioso di me.

Published in: on ottobre 31, 2011 at 2:58 pm  Lascia un commento  
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Decompressione (Agosto 2011)

È l’ultimo giorno di Settembre, quindi l’ultimo momento disponibile per parlarvi di Agosto.

Sono seduta al Panino Giusto dell’aeroporto Linate, in attesa per partire per Parigi, e qualcosa mi dice che sia il posto più adatto per parlare di un mese che ha visto la nascita di una nuova personale consapevolezza tra aeroporti, parole sconosciute, sveglie all’alba, mangiate colossali, ore su un pulmino su strade accidentate.

A inizio Agosto ho pianto le mie ultime lacrime di angoscia.
Ho raccolto tutto il mio coraggio e ho fatto ciò che andava fatto, sbattendo per l’ultima volta contro a un muro.

A inizio Agosto – qualche giorno dopo, ecco, ma era sempre l’inizio – ho pianto le mie prime lacrime di sollievo, una sensazione fremente partita dai piedi che mi ha scossa, e solo per aver compiuto pochi passi fisici!

In Agosto sono andata molto in piscina, prediligendo vasche totalmente in apnea, scivolando sul fondo, dove non senti niente se non qualcosa ovattato.

Poi si mandano email, si ride davanti a un computer, si esce con le fidate e adorate persone che sempre ci sono e ci saranno – senza dubbio!

È stata la fase di decompressione.
I muscoli si sciolgono, la mente si alleggerisce, e ciò che era costretto tra le catene si fa lieve.

E si parte.
Si prepara la valigia, si va in aeroporto, si passano ore in luoghi chiusi che sanno di aria condizionata.
Si incontrano persone nuove, persone diverse, si sperimenta e osserva, si assaggiano cibi e gustano bevande (ok, diciamo la verità: solo birre).

Non se ne ha mai abbastanza, di tutte queste cose, che ti strapazzano e ti fanno crollare nel sonno alla fine di ogni giornata. E se appunto il giorno dopo è programmata una sveglia così cattiva che solitamente ci si intristirebbe, stavolta non importa, anzi!

Bucarest, Sibiu, Brasov.
Non disfare mai quella valigia.
Aerei ad andare e tornare.

Poi Praga, in un hotel delizioso, ristoranti straordinari, luoghi letteralmente d’incanto, un Nazgul di notte, risate e, all’improvviso, la sensazione di avercela fatta a oltrepassare quanto basta quel dolore.

Ricaricarsi, rigenerarsi prima di ripartire.
Stiracchiarsi sornioni.

Adorare l’assenza di ansia e librarsi tra ciò che più piace.

Io in Agosto sono tornata a vivere.

Published in: on settembre 30, 2011 at 6:06 pm  Lascia un commento  
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Viaggiare in Romania / Part. 1

Filarmonica nazionale (Bucarest)

Alla domanda “Perchè vai in vacanza in Romania?” ho sempre risposto con un “Perché non ci sono mai stata”, ma mentre ero in viaggio la reale motivazione si è dipanata.

Avevo bisogno di staccare totalmente.
Avevo bisogno di passare del tempo senza avere aspettative, senza pensare a cosa avrei dovuto vedere, trovare, fare, giorni in cui lasciarsi trasportare dalla corrente.

Ecco perché quando mi hanno fatto questa proposta ho accettato.

Il massimo della preparazione pre-partenza è stata leggere la pagina su Wikipedia, conoscere la storia del paese, dare una veloce occhiata ai cibi locali, scorrere sommariamente il programma e, ovviamente, fare la valigia.

Non avevo idea di cosa avrei trovato: son troppo piccola per ricordare la rivoluzione del 1989, sebbene al tempo le immagini siano state trasmesse in tv e ora si possano ritrovare su YouTube.
Tabula rasa, insomma.

Ogni mattina sono salita su quel pulmino e ho macinato centinaia di chilometri per strade sconnesse in stile “montagna russa” e semplicemente ho lasciato che i posti, le cose, le città mi sorprendessero di volta in volta, il che è stato terapeutico, ha avuto un ottimo effetto “decompressione”.

Ora la domanda è: “Com’è la Romania?”.
- Ho tentato di imprimere nella mia mente una formula esatta per descrivere i paesaggi e le città, e ciò che più gli si avvicina è: “Le campagne sembrano quelle dell’Olanda, vaste e piane, ma la profondità del cielo mi ha ricordato l’America. E le colline? Come quelle di Bologna, però ricoperte da boschi secolari. Bucarest? Un buon tocco di Oaxaca mescolato a Parigi, Madrid e alla riviera romagnola, con distese di tavolini fuori da ogni locale ma la totale decadenza dei palazzi dal secondo piano in su, come nella città messicana”.
Insomma, avete capito, no?
Ah! Se potessi, tornerei subito a Brasov.

- In Romania non hanno mezza idea di cosa sia il marketing applicato al turismo, credo. 
Voglio dire: il turismo in Romania non è incentivato e non è sfruttato. Prendiamo un esempio: Dracula, i vampiri. Storia infondata, e va bene, ma leggenda che non morirà così facilmente (e non in senso letterale)? Certo. Non credo sia saggio continuare a ripetere che “Noi con i vampiri e Dracula non centriamo nulla”. … ma come? Alimentate il fascino del racconto, se non altro! E invece no, i rumeni ci tengono proprio ad abbassare i toni. E così si finisce al castello di Bran e pare di essere a Mirabilandia, perché tutti sanno che non è il vero castello di Dracula, le guide lo ripetono fino all’esasperazione, e tutto il baraccone costruito attorno è degno dei migliori parchi giochi (ma senza souvenir in tema. Manco un paletto di frassino, manco un mantello bicolor. Cioè, voglio dire).
A pelle credo sarebbe necessario uno sviluppo delle possibilità turistiche rumene.

- Alcune briciole e alcuni tips.
La vita (e la birra, of course) costa pochissimo, per noi euro-muniti. Non pensate però di fare acquisti vantaggiosi: i prezzi di abbigliamento, tecnologia, ecc. sono equiparabili a quelli italiani. Quindi… .
Le autostrade sono due. O tre. Il resto della rete stradale è composto da statali non ben asfaltate su cui sobbalzare in continuazione. La gioia, dato che guidano come dei folli.
La cucina meriterà una dissertazione a parte, ma per ora dirò che non è tra le più leggere al mondo e che, sì, abbonda di aglio. Frutta e verdura sono sorprendenti: sono tanto più gustose, fresche, hanno un sapore genuino, sono lontane anni luce dai prodotti che talvolta si trovano in Italia, dal vago retrogusto di plastica.
Un consiglio: non capitate mai in una chiesa ortodossa il giorno in cui si festeggia il patrono.
In Romania è impossibile viaggiare con i mezzi pubblici: se avete intenzione di visitarla le opzioni sono affittare un’auto/pullman o aggregarsi a viaggi organizzati.
Gli hotel? Ottimi, a parte quello di Sighisoara. Sarà stata la vicinanza con la casa natale di Vlad Dracul, ma ammetto che il bagno arancione/rosso mi ha vagamente inquietata.
La mia colonna sonora? Lykke Li, Kate Bush e David Bowie, cosa voler di più?
Volete andare in vacanza in un posto in cui sarete certi di non incontrare frotte di turisti e decine di italiani? La Romania fa per voi.
Sibiu è deliziosa, sia di notte sia di giorno, ma Brasov… Brasov! Ah, splendida!
In Romania la connessione wi-fi free è ovunque, dai paesini più sperduti a ogni singolo ristorante: è notevole, è impressionante.
Infine, ci sono statue della lupa capitolina ovunque. A pensarci, da dove verrà mai il nome “Romania”? Abbiamo qualche idea.

Sibiu

In poche parole: la Romania è il paese perfetto per evadere, sospendere le congetture e lasciarsi meravigliare da una bellezza grezza, da persone gentilissime, da una cultura che nella maggior parte dei casi sa tanto di Medioevo, un intenso Medioevo che connota un paese uscito da appena un ventennio da un feroce regime comunista.
In ancora meno parole, anzi, in una? Sorprendente.

Published in: on agosto 29, 2011 at 5:42 pm  Lascia un commento  
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Faster (Luglio 2011)

Devo ancora parlarti di Luglio, S., e probabilmente il momento è giunto.

Ti ho parlato di uno schiaffo che, a inizio mese, mi ha schiantata a terra. Bam, sul terreno, un’altra volta.
Eppure sai cosa capita quando la superficie su cui posi i piedi è fatta di vetro percorso da crepe? A un certo punto si spacca, e così è stato: sono passata attraverso al dolore, sono andata oltre l’angoscia, sono in scesa così giù da giungere al mio inferno personale, come se avessi percorso tutti i gironi.
Tu sai cosa mi anima, e quindi capirai che dire “inferno” non è negativo, anzi: lo schiaffo ha risvegliato una parte assopita, quieta, quella più contraddittoria. Oh, quanto incarno bene le contraddizioni, io.

Sarà stata la musica ad aiutarmi? La situazione, il momento, lo sguardo glaciale?
Sta di fatto che precipitando mi sono elevata. S., tu mi capisci.
I fili di nylon che stringevano il mio cuore l’hanno infine trapassato e diviso in pezzi macilenti. Everytime you close your eyes, lies, lies.

Per questo mi sono alzata e all’inizio ho faticato a stare in piedi, è certo. Poi piano ho iniziato a incespicare, barcollando ho mosso dei passi, ho voltato le spalle e.

E ho iniziato a camminare, ad allontanarmi, a sfuggire, a mettermi in salvo. I passi si sono fatti più veloci.

E ho iniziato a correre. Correre, correre, correre via, sempre più rapidamente tanto che i pensieri atroci non hanno potuto rimanere aggrappati al mio cervello, correre e lasciare indietro brandelli decomposti. Correre, correre, liberarsi dalla polvere che si era posata sulla mia pelle, correre e saltare gli ostacoli, sorpassare, senza una meta, ma andare avanti, dannazione. Sentirsi senza rimpianti, stare sui propri piedi fieramente, e nemmeno rimorsi. Scoprire di preferire i secondi ai primi, al contrario di.

E non è stato facile: quanti rallentamenti, quanti tracolli! Eppure la corsa mi ha dato assuefazione.
Correre, correre, mettere due enormi punti, prendere decisioni, alleggerirsi, sentire che quella parte risvegliata non ha bisogno di un cuore integro, dettaglio sopravvalutato, ma di poliedricità di pensiero e visioni.

Durante la corsa ho incontrato attestati di stima, viaggi tra montagne – tra polenta e un’aria così frizzante e profumata che ti permette di immaginare non solo quali fiori la compongono ma anche i loro colori – e laghi – tra aoline e ruote bucate, cigni assassini e carlini/botoli, tra cocktail sulla sabbia e sdrai sulla riva -, speck e annunci, regali saluti e regali fotomontaggi, sushi e visite, persone che ricompaiono e una corsa in moto, ventilatori e televisori, una bolognese preziosa in visita a Milano, un’adorabile e inaspettata apparizione direttamente dall’estero e una conseguente caduta a terra – ma questa volta per la gioia -, bloody mary.

S., chi si ferma è perduto.
Luglio non è stato il mio Gennaio, non è stato il punto del nuovo inizio: troppo presto, troppo frastornata, troppo sofferente. C’è voluto ancora tempo per sentirsi davvero alleggeriti.
Ad Agosto, quindi, che ancora non è terminato ma.

Published in: on agosto 23, 2011 at 6:26 am  Lascia un commento  
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L’arte della pesca (Giugno 2011)

Arduo per me è parlare di Giugno.
Ho rimandato così tanto la stesura del suo bilancio.
Evoca solo buio, silenzio e assenze, con qualche accecante lampo di luce come prediletta illusione.

Quindi siediti, S., e ascolta ciò che ho imparato in quei trenta giorni di tremore.
Infatti molto ho appreso sull’arte della pesca.

Ebbene sì, S., ti sorprenderà, ma seguimi con attenzione e dimmi se vaneggio.

Sai, ci sono persone che urlano.
Gridano, strepitano, si dibattono.
Forse non le vedi perchè il loro è un richiamo silente, ma se osservi bene gli occhi puoi distinguere quello sguardo colmo d’angoscia, patimento, e saprai d’aver un esempio.
Cosa puoi fare, per aiutarle?
Non saprei. Forse la loro missione è solo e proprio questa: urlare finchè le corde vocali non si spaccano, contorcere il cuore in corde da pescatore, impugnare il pugnale e infliggersi la tortura.
Così accade che, sottile e suadente, nella bocca della persona s’infili un amo, così piccino e brillante da sembrare un diamante.
E s’insinua, sempre di più, mentre il soggetto strepita, e scende per la gola, oltrepassa l’ugola, affonda nella trachea, giù per il costato, e va inesorabile, giunge l’obiettivo, s’aggrappa e.

Arriva al cuore.
C’è.
Una piccola torsione, l’aggancia.

Così lo strattona, e in pochi istanti l’anima di una persona è andata via, è stata rapita e annullata, resa inesistente.
Un, due, tre. Tanto basta, tanto è il limite, tanto necessita, S., per trasformare il suddetto soggetto.

Cosa se ne fa, l’amo, della conquistata preda?
Nulla.
Ella sparisce, una volta separata dalla carne.
E lascia l’involucro, a imperitura memoria.

Tu sei in lutto per la scomparsa di una persona. Un lutto estremamente lancinante, perché la confezione deambula scevra di ció che conoscevi.
Un fantasma vivo.

Che arte sublime, la pesca.

Giugno precede un Luglio e uno schiaffo incredibile, che ancora fa barcollare.

Giugno è il concerto de I Cani e i Verdena al MiAmi.
Giugno è il pizzico alle guance delle persone che ti chiedono “Ma mangi?”.
Giugno è la scoperta delle birre acide e la conquista del panetto di foie gras.
Giugno è parole di stima, fortissime e inaspettate.
Giugno è la lotta, la killer attitude, i colpi bassi ricevuti.
Giugno è il reliquiario dell’ultima pasta, degli ultimi segreti, delle valigie da riempire.
Giugno è un weekend a Modena, tra splendide Maserati e una strepitosa cena all’Osteria Francescana.
Giugno è il birrificio Lambrate e il “God save the intensification”.
Giugno è un viaggio a/r a Firenze.
Giugno è la settimana della moda e gli inviti per cui sentirsi privilegiati.
Giugno è un weekend a Civitanova e una mangiata colossale di cinghiale, tra amici che non si vedevano da troppo tempo, tra amici con cui ci si sente sempre a casa, tra chiacchierate fino alle quattro di mattina, risvegli a base di brioche alla crema, pranzi al mare, grida tra i binari e sei ore di treno. Tornare a Milano con le scarpe piene di sabbia.
Giugno sono le dieci cose più buone del mondo.

Giugno sono coloro che ti soccorrono ad ogni ora, in ogni momento, in ogni occasione e che, al crollo strutturale dovuto alla pesca di cui sopra, invece di tirarti su si abbassano al tuo livello e ascoltano i tuoi mormorii, i sussurri, i singulti.
E aspettano che certe ali nere riappaiano.

S., tale pesca è stata squassante.
E a fine Luglio ti racconterò cos’è accaduto poi.

Published in: on luglio 27, 2011 at 9:58 pm  Commenti (2)  
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Tornare alle origini

20110715-111610.jpg

“Rivoglio le mie ali nere e il mio mantello”, Afterhours.

Eccoli.
Tornati.
A me.

Eccomi.
In tutto il mio oscuro splendore.

“Perché tu rendi coerenti tutte le tue contraddizioni”.

Published in: on luglio 15, 2011 at 9:17 pm  Commenti (1)  
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Le Liriche

Silvia,

è evidente che quando mi insegnavi a cantare e a muovermi sul palco tu ti sia dimenticata di dirmi che.

Che le eroine e i crudeli delle opere liriche non sono invenzione e.

E no, non c’è alcun disclaimer che precisa che i personaggi sono frutto di finzione, come.

Come Cio Cio San che viene abbandonata e compie harakiri, o.

O Tosca che uccide e si getta da Castel Sant’Angelo, e.

E Violetta e Mimì che muoiono di malattie invocando gli amati, Aida sepolta viva, Carmen trucidata sulla piazza, Nedda pugnalata sul palco. Infatti.

Infatti dovevi avvertirmi che non esistono solo la fiera e divertente Rosina, l’algida e bella Turandot, la furba Zerlina e le allegre ninfe russe.

Silvia, potevi solo dirmi, mentre mi truccavano, quando mi pettinavano, nel momento in cui stringevano i lacci dei costumi di scena, che tutte le liriche sono esistite davvero, e attenzione, fare tanta attenzione, piccolo animo melodrammatico, per non precipitare, e schiantare e sentirsi sussurrare, da tutte quelle tragiche maschere, parole di conforto.

Possibile che in tutte quelle ore in sala prove non ti sia mai venuto in mente, maestra?

Flauti magici, sogni di notte di mezz’estate, divinità e giullari di corte nulla possono per distogliere la mia testa da tutte loro, così disperate e così vicine, che sento assistermi con le loro storie.

Silvia, Silvia, avresti dovuto!

Published in: on giugno 29, 2011 at 8:52 pm  Lascia un commento  
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Cose su cui contare

Sono giunta a una conclusione.

La vita ti può deludere, le persone ti possono squarciare testa/cuore/corpo/psiche, la quotidianità è un delirio, il caldo che sta sopraggiungendo è infingardo, le zanzare ti possono anche risucchiare tutto il sangue dalle vene e “ommioddio io non posso andare avanti” ma! Ma.

Su una cosa si può sempre contare.
Sempre e comunque.
Comunque e ancora.

IL CIBO.

Ecco quindi la lista delle 10 cose più buone al mondo secondo la sottoscritta, redatte in una elegante piazzetta milanese con @Fraaaa, mentre i fari del palazzo di fronte ci stavano abbronzando.

Dimenticato qualcosa?

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:55 am  Commenti (12)  
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