Sorpresa (Settembre 2011)

Sorpresa

[sor-pré-sa] s.f.

1 Ciò che si verifica o si attua all’improvviso, in modo inatteso

 

Finalmente arriva un mese così intenso che per ricordare tutto ciò che è successo devi scorrere i social network a ritroso, ed è come se per ogni evento o novità guadagnassi le stelline di Super Mario: più ne hai, più vite ed energie possiedi. Tra le mani sento di averne in abbondanza. Vedi come brillano?

Mese di inizi, Settembre.
Mese in cui ti poni di fronte agli avvenimenti talvolta con raziocinio mai visto, altre con sfrontatezza, altre ancora lanciandoti, e non sai ben prevedere in che modo reagirai a ogni situazione.

Ci sono state delle sorprese.
Innanzitutto non sapevi che il filetto di tonno con le nocciole potesse essere così buono, ma l’hai scoperto a tuo vantaggio.
Che esiste un mondo. Un altro mondo. Lo osservi attentamente, cercando di abituartene, e intanto ne sperimenti gli innegabili benefici.
Non ti rendevi conto che è giusto essere circospetti. Eccome.
Che talvolta aspettare a lungo il soccorso stradale ha il suo perché.
Non sapevi che il silenzio di questa casa bolognese potesse essere tanto meraviglioso.

Poi arriva ciò che sai, ma non dai mai per scontato.
Le grigliate al lago con gli amici sono sempre immancabili, soprattutto se loro sanno preparare le braci.
Sai che puoi ancora ballare fino alle 5 di mattina.
E non c’è niente da fare: conosci sempre il miglior ristorante in cui portare gli amici e meravigliarli. Quei tocchetti di tagliata immersi nell’olio se li ricorderanno a lungo.
Sapevi che i Mogwai saranno incantarti, tra Autorock e Friend of the Night, ma anche che il pubblico del Magnolia Parade andrebbe percosso con una mazza ferrata per quanto poco è disciplinato e rispettoso.

Sapevi che ci saranno sempre troppi caffè giornalieri, nonostante i buoni propositi. Ci sarà tanto sushi e tante persone pronte ad accorrere per gustarlo.
Ci saranno canzoni che al primo ascolto ti trapassano il costato come una lancia, e che ti senti costretta a segnalare.
Che spesso darai al karma la colpa delle tue sviste e assurdità, e non alla tua testa tra le nuvole causa troppo multitasking.
Sapevi che adori scrivere, anche se non sei sicura del risultato.

Poi si vincono premi all’Instameet, si fa sbagliare fermata della metropolitana alle persone, si gustano caffè americani e cheesecake da California Bakery, brontosauri al Seven, crepe sui Navigli, fiorentine al BBQ, cocktail allo zenzero presso Lacerba, lardo di Colonnata e minestroni a casa di amici, popcorn al cinema.

Lo vedi quanto brillano, queste stelline tra le mie mani?
Super Mario sarebbe orgoglioso di me.

Published in: on ottobre 31, 2011 at 2:58 pm  Lascia un commento  
Tags: , ,

Decompressione (Agosto 2011)

È l’ultimo giorno di Settembre, quindi l’ultimo momento disponibile per parlarvi di Agosto.

Sono seduta al Panino Giusto dell’aeroporto Linate, in attesa per partire per Parigi, e qualcosa mi dice che sia il posto più adatto per parlare di un mese che ha visto la nascita di una nuova personale consapevolezza tra aeroporti, parole sconosciute, sveglie all’alba, mangiate colossali, ore su un pulmino su strade accidentate.

A inizio Agosto ho pianto le mie ultime lacrime di angoscia.
Ho raccolto tutto il mio coraggio e ho fatto ciò che andava fatto, sbattendo per l’ultima volta contro a un muro.

A inizio Agosto – qualche giorno dopo, ecco, ma era sempre l’inizio – ho pianto le mie prime lacrime di sollievo, una sensazione fremente partita dai piedi che mi ha scossa, e solo per aver compiuto pochi passi fisici!

In Agosto sono andata molto in piscina, prediligendo vasche totalmente in apnea, scivolando sul fondo, dove non senti niente se non qualcosa ovattato.

Poi si mandano email, si ride davanti a un computer, si esce con le fidate e adorate persone che sempre ci sono e ci saranno – senza dubbio!

È stata la fase di decompressione.
I muscoli si sciolgono, la mente si alleggerisce, e ciò che era costretto tra le catene si fa lieve.

E si parte.
Si prepara la valigia, si va in aeroporto, si passano ore in luoghi chiusi che sanno di aria condizionata.
Si incontrano persone nuove, persone diverse, si sperimenta e osserva, si assaggiano cibi e gustano bevande (ok, diciamo la verità: solo birre).

Non se ne ha mai abbastanza, di tutte queste cose, che ti strapazzano e ti fanno crollare nel sonno alla fine di ogni giornata. E se appunto il giorno dopo è programmata una sveglia così cattiva che solitamente ci si intristirebbe, stavolta non importa, anzi!

Bucarest, Sibiu, Brasov.
Non disfare mai quella valigia.
Aerei ad andare e tornare.

Poi Praga, in un hotel delizioso, ristoranti straordinari, luoghi letteralmente d’incanto, un Nazgul di notte, risate e, all’improvviso, la sensazione di avercela fatta a oltrepassare quanto basta quel dolore.

Ricaricarsi, rigenerarsi prima di ripartire.
Stiracchiarsi sornioni.

Adorare l’assenza di ansia e librarsi tra ciò che più piace.

Io in Agosto sono tornata a vivere.

Published in: on settembre 30, 2011 at 6:06 pm  Lascia un commento  
Tags: , ,

Viaggiare in Romania / Part. 1

Filarmonica nazionale (Bucarest)

Alla domanda “Perchè vai in vacanza in Romania?” ho sempre risposto con un “Perché non ci sono mai stata”, ma mentre ero in viaggio la reale motivazione si è dipanata.

Avevo bisogno di staccare totalmente.
Avevo bisogno di passare del tempo senza avere aspettative, senza pensare a cosa avrei dovuto vedere, trovare, fare, giorni in cui lasciarsi trasportare dalla corrente.

Ecco perché quando mi hanno fatto questa proposta ho accettato.

Il massimo della preparazione pre-partenza è stata leggere la pagina su Wikipedia, conoscere la storia del paese, dare una veloce occhiata ai cibi locali, scorrere sommariamente il programma e, ovviamente, fare la valigia.

Non avevo idea di cosa avrei trovato: son troppo piccola per ricordare la rivoluzione del 1989, sebbene al tempo le immagini siano state trasmesse in tv e ora si possano ritrovare su YouTube.
Tabula rasa, insomma.

Ogni mattina sono salita su quel pulmino e ho macinato centinaia di chilometri per strade sconnesse in stile “montagna russa” e semplicemente ho lasciato che i posti, le cose, le città mi sorprendessero di volta in volta, il che è stato terapeutico, ha avuto un ottimo effetto “decompressione”.

Ora la domanda è: “Com’è la Romania?”.
- Ho tentato di imprimere nella mia mente una formula esatta per descrivere i paesaggi e le città, e ciò che più gli si avvicina è: “Le campagne sembrano quelle dell’Olanda, vaste e piane, ma la profondità del cielo mi ha ricordato l’America. E le colline? Come quelle di Bologna, però ricoperte da boschi secolari. Bucarest? Un buon tocco di Oaxaca mescolato a Parigi, Madrid e alla riviera romagnola, con distese di tavolini fuori da ogni locale ma la totale decadenza dei palazzi dal secondo piano in su, come nella città messicana”.
Insomma, avete capito, no?
Ah! Se potessi, tornerei subito a Brasov.

- In Romania non hanno mezza idea di cosa sia il marketing applicato al turismo, credo. 
Voglio dire: il turismo in Romania non è incentivato e non è sfruttato. Prendiamo un esempio: Dracula, i vampiri. Storia infondata, e va bene, ma leggenda che non morirà così facilmente (e non in senso letterale)? Certo. Non credo sia saggio continuare a ripetere che “Noi con i vampiri e Dracula non centriamo nulla”. … ma come? Alimentate il fascino del racconto, se non altro! E invece no, i rumeni ci tengono proprio ad abbassare i toni. E così si finisce al castello di Bran e pare di essere a Mirabilandia, perché tutti sanno che non è il vero castello di Dracula, le guide lo ripetono fino all’esasperazione, e tutto il baraccone costruito attorno è degno dei migliori parchi giochi (ma senza souvenir in tema. Manco un paletto di frassino, manco un mantello bicolor. Cioè, voglio dire).
A pelle credo sarebbe necessario uno sviluppo delle possibilità turistiche rumene.

- Alcune briciole e alcuni tips.
La vita (e la birra, of course) costa pochissimo, per noi euro-muniti. Non pensate però di fare acquisti vantaggiosi: i prezzi di abbigliamento, tecnologia, ecc. sono equiparabili a quelli italiani. Quindi… .
Le autostrade sono due. O tre. Il resto della rete stradale è composto da statali non ben asfaltate su cui sobbalzare in continuazione. La gioia, dato che guidano come dei folli.
La cucina meriterà una dissertazione a parte, ma per ora dirò che non è tra le più leggere al mondo e che, sì, abbonda di aglio. Frutta e verdura sono sorprendenti: sono tanto più gustose, fresche, hanno un sapore genuino, sono lontane anni luce dai prodotti che talvolta si trovano in Italia, dal vago retrogusto di plastica.
Un consiglio: non capitate mai in una chiesa ortodossa il giorno in cui si festeggia il patrono.
In Romania è impossibile viaggiare con i mezzi pubblici: se avete intenzione di visitarla le opzioni sono affittare un’auto/pullman o aggregarsi a viaggi organizzati.
Gli hotel? Ottimi, a parte quello di Sighisoara. Sarà stata la vicinanza con la casa natale di Vlad Dracul, ma ammetto che il bagno arancione/rosso mi ha vagamente inquietata.
La mia colonna sonora? Lykke Li, Kate Bush e David Bowie, cosa voler di più?
Volete andare in vacanza in un posto in cui sarete certi di non incontrare frotte di turisti e decine di italiani? La Romania fa per voi.
Sibiu è deliziosa, sia di notte sia di giorno, ma Brasov… Brasov! Ah, splendida!
In Romania la connessione wi-fi free è ovunque, dai paesini più sperduti a ogni singolo ristorante: è notevole, è impressionante.
Infine, ci sono statue della lupa capitolina ovunque. A pensarci, da dove verrà mai il nome “Romania”? Abbiamo qualche idea.

Sibiu

In poche parole: la Romania è il paese perfetto per evadere, sospendere le congetture e lasciarsi meravigliare da una bellezza grezza, da persone gentilissime, da una cultura che nella maggior parte dei casi sa tanto di Medioevo, un intenso Medioevo che connota un paese uscito da appena un ventennio da un feroce regime comunista.
In ancora meno parole, anzi, in una? Sorprendente.

Published in: on agosto 29, 2011 at 5:42 pm  Lascia un commento  
Tags: , , , , , , ,

Faster (Luglio 2011)

Devo ancora parlarti di Luglio, S., e probabilmente il momento è giunto.

Ti ho parlato di uno schiaffo che, a inizio mese, mi ha schiantata a terra. Bam, sul terreno, un’altra volta.
Eppure sai cosa capita quando la superficie su cui posi i piedi è fatta di vetro percorso da crepe? A un certo punto si spacca, e così è stato: sono passata attraverso al dolore, sono andata oltre l’angoscia, sono in scesa così giù da giungere al mio inferno personale, come se avessi percorso tutti i gironi.
Tu sai cosa mi anima, e quindi capirai che dire “inferno” non è negativo, anzi: lo schiaffo ha risvegliato una parte assopita, quieta, quella più contraddittoria. Oh, quanto incarno bene le contraddizioni, io.

Sarà stata la musica ad aiutarmi? La situazione, il momento, lo sguardo glaciale?
Sta di fatto che precipitando mi sono elevata. S., tu mi capisci.
I fili di nylon che stringevano il mio cuore l’hanno infine trapassato e diviso in pezzi macilenti. Everytime you close your eyes, lies, lies.

Per questo mi sono alzata e all’inizio ho faticato a stare in piedi, è certo. Poi piano ho iniziato a incespicare, barcollando ho mosso dei passi, ho voltato le spalle e.

E ho iniziato a camminare, ad allontanarmi, a sfuggire, a mettermi in salvo. I passi si sono fatti più veloci.

E ho iniziato a correre. Correre, correre, correre via, sempre più rapidamente tanto che i pensieri atroci non hanno potuto rimanere aggrappati al mio cervello, correre e lasciare indietro brandelli decomposti. Correre, correre, liberarsi dalla polvere che si era posata sulla mia pelle, correre e saltare gli ostacoli, sorpassare, senza una meta, ma andare avanti, dannazione. Sentirsi senza rimpianti, stare sui propri piedi fieramente, e nemmeno rimorsi. Scoprire di preferire i secondi ai primi, al contrario di.

E non è stato facile: quanti rallentamenti, quanti tracolli! Eppure la corsa mi ha dato assuefazione.
Correre, correre, mettere due enormi punti, prendere decisioni, alleggerirsi, sentire che quella parte risvegliata non ha bisogno di un cuore integro, dettaglio sopravvalutato, ma di poliedricità di pensiero e visioni.

Durante la corsa ho incontrato attestati di stima, viaggi tra montagne – tra polenta e un’aria così frizzante e profumata che ti permette di immaginare non solo quali fiori la compongono ma anche i loro colori – e laghi – tra aoline e ruote bucate, cigni assassini e carlini/botoli, tra cocktail sulla sabbia e sdrai sulla riva -, speck e annunci, regali saluti e regali fotomontaggi, sushi e visite, persone che ricompaiono e una corsa in moto, ventilatori e televisori, una bolognese preziosa in visita a Milano, un’adorabile e inaspettata apparizione direttamente dall’estero e una conseguente caduta a terra – ma questa volta per la gioia -, bloody mary.

S., chi si ferma è perduto.
Luglio non è stato il mio Gennaio, non è stato il punto del nuovo inizio: troppo presto, troppo frastornata, troppo sofferente. C’è voluto ancora tempo per sentirsi davvero alleggeriti.
Ad Agosto, quindi, che ancora non è terminato ma.

Published in: on agosto 23, 2011 at 6:26 am  Lascia un commento  
Tags: , ,

L’arte della pesca (Giugno 2011)

Arduo per me è parlare di Giugno.
Ho rimandato così tanto la stesura del suo bilancio.
Evoca solo buio, silenzio e assenze, con qualche accecante lampo di luce come prediletta illusione.

Quindi siediti, S., e ascolta ciò che ho imparato in quei trenta giorni di tremore.
Infatti molto ho appreso sull’arte della pesca.

Ebbene sì, S., ti sorprenderà, ma seguimi con attenzione e dimmi se vaneggio.

Sai, ci sono persone che urlano.
Gridano, strepitano, si dibattono.
Forse non le vedi perchè il loro è un richiamo silente, ma se osservi bene gli occhi puoi distinguere quello sguardo colmo d’angoscia, patimento, e saprai d’aver un esempio.
Cosa puoi fare, per aiutarle?
Non saprei. Forse la loro missione è solo e proprio questa: urlare finchè le corde vocali non si spaccano, contorcere il cuore in corde da pescatore, impugnare il pugnale e infliggersi la tortura.
Così accade che, sottile e suadente, nella bocca della persona s’infili un amo, così piccino e brillante da sembrare un diamante.
E s’insinua, sempre di più, mentre il soggetto strepita, e scende per la gola, oltrepassa l’ugola, affonda nella trachea, giù per il costato, e va inesorabile, giunge l’obiettivo, s’aggrappa e.

Arriva al cuore.
C’è.
Una piccola torsione, l’aggancia.

Così lo strattona, e in pochi istanti l’anima di una persona è andata via, è stata rapita e annullata, resa inesistente.
Un, due, tre. Tanto basta, tanto è il limite, tanto necessita, S., per trasformare il suddetto soggetto.

Cosa se ne fa, l’amo, della conquistata preda?
Nulla.
Ella sparisce, una volta separata dalla carne.
E lascia l’involucro, a imperitura memoria.

Tu sei in lutto per la scomparsa di una persona. Un lutto estremamente lancinante, perché la confezione deambula scevra di ció che conoscevi.
Un fantasma vivo.

Che arte sublime, la pesca.

Giugno precede un Luglio e uno schiaffo incredibile, che ancora fa barcollare.

Giugno è il concerto de I Cani e i Verdena al MiAmi.
Giugno è il pizzico alle guance delle persone che ti chiedono “Ma mangi?”.
Giugno è la scoperta delle birre acide e la conquista del panetto di foie gras.
Giugno è parole di stima, fortissime e inaspettate.
Giugno è la lotta, la killer attitude, i colpi bassi ricevuti.
Giugno è il reliquiario dell’ultima pasta, degli ultimi segreti, delle valigie da riempire.
Giugno è un weekend a Modena, tra splendide Maserati e una strepitosa cena all’Osteria Francescana.
Giugno è il birrificio Lambrate e il “God save the intensification”.
Giugno è un viaggio a/r a Firenze.
Giugno è la settimana della moda e gli inviti per cui sentirsi privilegiati.
Giugno è un weekend a Civitanova e una mangiata colossale di cinghiale, tra amici che non si vedevano da troppo tempo, tra amici con cui ci si sente sempre a casa, tra chiacchierate fino alle quattro di mattina, risvegli a base di brioche alla crema, pranzi al mare, grida tra i binari e sei ore di treno. Tornare a Milano con le scarpe piene di sabbia.
Giugno sono le dieci cose più buone del mondo.

Giugno sono coloro che ti soccorrono ad ogni ora, in ogni momento, in ogni occasione e che, al crollo strutturale dovuto alla pesca di cui sopra, invece di tirarti su si abbassano al tuo livello e ascoltano i tuoi mormorii, i sussurri, i singulti.
E aspettano che certe ali nere riappaiano.

S., tale pesca è stata squassante.
E a fine Luglio ti racconterò cos’è accaduto poi.

Published in: on luglio 27, 2011 at 9:58 pm  Commenti (2)  
Tags: , ,

Tornare alle origini

20110715-111610.jpg

“Rivoglio le mie ali nere e il mio mantello”, Afterhours.

Eccoli.
Tornati.
A me.

Eccomi.
In tutto il mio oscuro splendore.

“Perché tu rendi coerenti tutte le tue contraddizioni”.

Published in: on luglio 15, 2011 at 9:17 pm  Commenti (1)  
Tags:

Le Liriche

Silvia,

è evidente che quando mi insegnavi a cantare e a muovermi sul palco tu ti sia dimenticata di dirmi che.

Che le eroine e i crudeli delle opere liriche non sono invenzione e.

E no, non c’è alcun disclaimer che precisa che i personaggi sono frutto di finzione, come.

Come Cio Cio San che viene abbandonata e compie harakiri, o.

O Tosca che uccide e si getta da Castel Sant’Angelo, e.

E Violetta e Mimì che muoiono di malattie invocando gli amati, Aida sepolta viva, Carmen trucidata sulla piazza, Nedda pugnalata sul palco. Infatti.

Infatti dovevi avvertirmi che non esistono solo la fiera e divertente Rosina, l’algida e bella Turandot, la furba Zerlina e le allegre ninfe russe.

Silvia, potevi solo dirmi, mentre mi truccavano, quando mi pettinavano, nel momento in cui stringevano i lacci dei costumi di scena, che tutte le liriche sono esistite davvero, e attenzione, fare tanta attenzione, piccolo animo melodrammatico, per non precipitare, e schiantare e sentirsi sussurrare, da tutte quelle tragiche maschere, parole di conforto.

Possibile che in tutte quelle ore in sala prove non ti sia mai venuto in mente, maestra?

Flauti magici, sogni di notte di mezz’estate, divinità e giullari di corte nulla possono per distogliere la mia testa da tutte loro, così disperate e così vicine, che sento assistermi con le loro storie.

Silvia, Silvia, avresti dovuto!

Published in: on giugno 29, 2011 at 8:52 pm  Lascia un commento  
Tags:

Cose su cui contare

Sono giunta a una conclusione.

La vita ti può deludere, le persone ti possono squarciare testa/cuore/corpo/psiche, la quotidianità è un delirio, il caldo che sta sopraggiungendo è infingardo, le zanzare ti possono anche risucchiare tutto il sangue dalle vene e “ommioddio io non posso andare avanti” ma! Ma.

Su una cosa si può sempre contare.
Sempre e comunque.
Comunque e ancora.

IL CIBO.

Ecco quindi la lista delle 10 cose più buone al mondo secondo la sottoscritta, redatte in una elegante piazzetta milanese con @Fraaaa, mentre i fari del palazzo di fronte ci stavano abbronzando.

Dimenticato qualcosa?

Published in: on giugno 28, 2011 at 7:55 am  Commenti (12)  
Tags: ,

Mancanze

Mi mancano i pranzi del giovedì, appuntamento fisso del dopoliceo.
Mi mancano le ore passate alla Feltrinelli, attendendo libri che non uscivano mai e ancora attendiamo.
Mi mancano le ricerche disperate dei pop corn alle undici di sera nel centro di Bologna.
Mi mancano le tavolate con l’angolo di gente vestita solo di nero.
Mi mancano i gufi corridori.
Mi manca il mio armadio monocromatico e di facilissimo abbinamento, giacché il nero si abbina benissimo col nero.
Mi mancano le fotografie assurde fatte ancora in analogico, e poi quelle in digitale.
Mi mancano le bruschettate feroci in quel della Romagna.
Mi mancano i cinema in massa, i cinema in pochi.
Mi mancano le grigliatone apocalittiche.
Mi mancano i cocktail con l’assenzio del Golem.
Mi mancano gli aperitivi del Transilvania, che ormai ha chiuso per lasciar spazio a un locale minimal. Disappunto.
Mi mancano le partite di football con panino salsiccia e cipolla più birra.
Mi mancano le sedute di D&D e Vampire the Masquerade.
Mi mancano le cioccolate e the caldi del bar Zamboni.
Mi mancano le scorribande in fumetteria.
Mi mancano gli ordini chilometrici ai ristoranti cinesi e le salviette volanti.
Mi mancano le maratone fantasy/sci-fi.
Mi mancano i ritrovi al Dragon Pub o all’Old Bridge, e i cheeseburger dell’Arnold Pub disperso nel modenese.
Mi mancano le prove a teatro, i costumi assurdi, i costumi pesanti, il trucco complicato, parrucche e parrucchiere, il bar al piano terra e le sue piadine meravigliose, i Pocket Coffee per reggere in scena, i silenzi dietro le quinte, la consapevolezza d’aver un pubblico di fronte ma l’impossibilità di vederlo, con tutti quei riflettori contro.
Mi mancano i canti.
Mi mancano i giochi con i fuochi, le evoluzioni un po’ pericolose, le scie nelle notti estive.
Mi mancano i raduni.
Mi mancano i weekend sui colli, in casa altrui, l’andare a dormire all’alba e lo svegliarsi solo per mangiare.
Mi manca tantissimo cantare in automobile senza ritegno alcuno.

Mi mancano le persone che hanno visto tutto ciò e che erano con me: siamo esplosi in troppe città, tante direzioni, inaspettate e imprevedibili, eppure ci siamo. Silenziosi, appostati, pronti a scattare al cenno dell’uno, al messaggio dell’altra, allo squillo da una parte, a GTalk, Skype e via dicendo ancora.
Potessi schioccare le dita ci farei ritrovare.

Mi mancano tanti dettagli di un periodo che mai avrei detto che mi sarebbe mancato e che, proprio per questo, mi lascia stupore, lacrime e magone.

Per ogni tipo di reclamo, insulto o “Ugooo”, sapete dove trovarmi.

Published in: on giugno 21, 2011 at 10:39 pm  Lascia un commento  
Tags:

La spesa

Non c’è niente da fare: per me il supermercato è un luogo di grande perdizione.
Io non resisto, soprattutto alle offerte. Butto sempre l’occhio, soppesando e valutando, cercando quegli articoli che solitamente compro.
C’è tanto marketing dietro, me ne rendo conto, l’ho anche studiato.
Per esempio, il prosciutto crudo. Ecco, non ci riesco, a lasciarlo lì, soprattutto quello buono. Salatino, saporito, morbido, che si scioglie, e non quelle fette di cartongesso messe sottovuoto, a prezzo ridicolo persino per essere chiaramente un prodotto realizzato per l’edilizia!

Tant’è che vado a fare la spesa.
Missione: comprare un cuscino (o guanciale, se volete, ma non quello che se magna).

Giungo alla cassa con la spesa più assurda che si sia vista: il suddetto cuscino (perchè sì, in due mesi che vivo da sola non l’avevo ancora comprato. Shame on me), il sopracitato prosciuttino crudo sbav sbav che sto mangiando ora e due bottiglie di birra tanto buona e tanto particolare che, insomma, non poteva essere lasciata lì. In Menabrea I trust, in Ichnusa I believe (e non vi dico “I” cosa per quanto riguarda la Bloemenbier).

Insomma, la spesa del single che vive da single, ma quel cuscino enorme?

Davanti a me c’è un ragazzo che ha preso 6 bottiglie di Menabrea, 4 di Ichnusa, due magnum di Leffe e due, due hamburger.
C’è una sorta di vicinanza mentale, perchè entrambi sappiamo di aver preso quelle birre perchè erano in offerta.

Lui osserva il mio bottino. Sorride appena. Mi guarda e proferisce tre parole e una virgola (sì, c’era anche la virgola ben espressa): “Guarda, ti stimo“.

Mi appunto la mia coccarda per la situazione assurda del giorno, arduamente conquistata, e me ne vado a casa.

Published in: on giugno 13, 2011 at 6:02 pm  Commenti (3)  
Tags: , , , ,
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.